Martin Barre: 50 Years of Jethro Tull

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Etichetta: The Store for Music
Data di uscita: 6/11/2020
Produzione: Martin Barre
Durata dell’album (2CD): 109.51 min
Genere: Art Rock
Voto: 8.5/10


Martin Barre è il chitarrista che, con la sua attività e soprattutto con un modo di suonare tutto suo, è il pilastro troppo spesso trascurato di tutte le peculiarità musicali delle icone del prog rock agreste britannico Jethro Tull. Il perché di tanta disattenzione è sotto gli occhi di tutti. Se sei il collaboratore di lunga data di Ian Anderson, un personaggio dal carisma gigantesco, vivi per forza di cose alla sua ombra. Va così. Anche se sei Martin Barre, uno dei maghi della chitarra più ingiustamente ignorati, uno di quelli che a cavallo tra i sessanta e i settanta hanno posato le fondamenta dell’ascesa e della popolarità del prog rock. Se vuoi convivere con un flauto e una voce come quelli di Ian Anderson, devi essere un tipo speciale. Uno speciale e conciliante. E per Anderson Martin Barre era esattamente questo. Ma per questo è dovuto restare nell’ombra. Be’, almeno caldo non ha mai avuto. Scherzi a parte. L’anno scorso Barre ha festeggiato 50 anni di attività musicale. E ha deciso che di ombra ne aveva abbastanza. Con Anderson (purtroppo) non collabora più da un po’ di anni e restare nell’ombra, per Barre, era diventato davvero superfluo.

Martin Barre, che ha pubblicato qualche lavoro solista più che dignitoso – l’ultimo, “Road Less Travelled”, è uscito due anni fa (recensione su RockLine) -, l’anno scorso ha quindi pensato all’uscita dell’album «50 Years of Jethro Tull». Il documento contiene due CD di classici dei Jethro Tull suonati di nuovo e riarrangiati. Con questo materiale è partito anche per un tour e, che ci crediate o no, il 18. 10. 2019 si è fermato perfino in Slovenia. Nel Collio sloveno (recensione del concerto su RockLine). Era la sua prima tappa in Slovenia dopo l’11. 5. 2000, quando i Jethro Tull si erano esibiti alla Hala Tivoli di Lubiana. Già. Il tour era dedicato ai festeggiamenti per i 50 anni di vita e opere di Martin Barre. Perché recensiamo l’album solo adesso? Perché a novembre di quest’anno è stato ristampato. È uscito di nuovo. Con una copertina diversa, più rappresentativa, e per la non meno oscura etichetta The Store for Music. Gli appassionati sloveni di Barre e dei Jethro Tull dovranno ovviamente ordinarlo tramite i negozi online, ma stavolta conviene parecchio di più, perché costa quasi la metà della versione dell’album del 2019, che si può ancora comprare attraverso il negozio online ufficiale di Martin Barre (la versione autografata sul suo shop costa addirittura 45,00Ł). Ma non è solo la copertina. Nella ristampa sono state aggiunte quattro esecuzioni dal vivo di brani dei Jethro Tull: Warchild, Bungle In The Jungle, Heavy Horses e Songs From The Wood, che arrivano dal concerto del Martin Barre Band del 20. 5. 2019 al The Wildey Theatre (città di St. Louis, stato americano dell’Illinois). Perché sul secondo dischetto e non sul primo, che per il contenuto dei due dischi avrebbe avuto più senso? Semplice. Perché sul secondo era rimasto ancora abbastanza spazio.

Martin Barre aveva già pubblicato nel 2018 l’album «Live at Factory Undeground». Di nuovo per un’etichetta oscura. La scaletta era composta da brani dei Jethro Tull, pezzi della sua carriera solista e perfino qualche cover di altri artisti. Ecco, in questa nuova compilation il primo disco è di nuovo intitolato «Live at Factory Underground». Stesso posto, stessa band al suo fianco: Dan Crisp (voce, chitarra), Alan Thomson (basso, cori) e Darby Todd (batteria), solo con una scaletta diversa. Dal titolo della compilation avete già capito di che si tratta. Jethro Tull. Ma travestiti negli arrangiamenti. Adattati. La compilation risponde alla domanda di come suonerebbe più o meno la band senza il flauto di Anderson. Quindi non per forza del tutto senza Anderson (alla voce), ma in primo luogo senza il suo flauto. Soprattutto il primo disco, che è un live elettrificato. La chitarra si prende il centro assoluto della scena e viene portata così vicina all’ascoltatore che ti rendi conto di quanto sia importante Martin Barre per i Jethro Tull e di come la band, senza il suo stile unico, non sarebbe mai stata in grado di sviluppare quell’eclettismo e di raggiungere quella crescita artistica (conclusa alla fine dei settanta) che incarna il suo opus musicale così particolare. Dan Crisp suona alla grande. Anche a livello vocale, anche se è a miglia di distanza da Anderson. I brani guadagnano in durezza rock e a tratti riemerge più sentimento blues. Al centro di tutte queste curiosità teatrali c’è ovviamente Barre. Con il suo approccio del tutto personale all’uso della chitarra nel rock e nel blues. Stavolta lo senti vicinissimo, a portata di mano. L’inserimento di un pezzo come Teacher è stavolta quasi scontato. È una delle rare canzoni dei Jethro Tull che già nell’originale non contiene il flauto e che Anderson ha sempre odiato. La chimica funziona. Il quartetto collabora a meraviglia e si sente che è molto affiatato e calibrato l’uno sull’altro. In ogni caso hanno «coperto» con grande efficacia la mancanza del flauto, che era anche il primo e fondamentale scopo. Sul primo disco ci sono soprattutto alcuni pezzi davvero interessanti, tra cui  Sealion, Back to the Family e Steel Monkey. Tutto suona familiare, eppure diverso. Fresco. Personale. Per tutti i veri fan dei Jethro Tull decisamente molto invitante. Rispetto all’originale è tutta un’altra storia, che però parla a un pubblico che la conosce benissimo.

Il secondo CD è ancora più audace nelle sue mosse rivoluzionarie di riarrangiamento. Anche questo è dal vivo in studio, solo che è completamente acustico. Lo scarto dagli originali è quindi molto più radicale e per i puristi può risultare perfino irritante. La qualità non è affatto sacrificata, perché con la nuova struttura degli arrangiamenti guadagna tante altre qualità, nuove e positive. A reggere questa diversità appena scoperta e affascinante sono soprattutto le due voci femminili (Alex Hart, Becca Langsford), che conquistano con la loro dolcezza e perfino con un tocco di mistero (Life is a Long Song, Cheap Day Return). Di nuovo, i brani mantengono quella nota pastorale, «antica» e anche celtico-folk che accompagna gli originali dei Jetho Tull, solo che a tratti stavolta è addirittura intensificata. Parlano quindi da un’altra prospettiva musicale e di nuovo «ti prendono». Un esperimento riuscito in tutto, un gioco bellissimo e raffinatissimo con gli originali. Tra le scelte sorprende l’inserimento di Under Wraps. Tratta dall’omonimo album con cui a metà degli anni ottanta l’ostinazione di Anderson ha seppellito definitivamente i Jethro Tull classici, con il nuovo vestito d’arrangiamento è diventata finalmente ascoltabile.

Quindi? Obbligatorio per tutti gli amanti dei Jethro Tull. L’esperimento è riuscito e speriamo che a Barre, che pochi giorni fa ha compiuto la venerabile età di 74 anni, porti ancora più visibilità. Per quanto riguarda il suo contributo (in generale) alla mappa mondiale del rock’n’roll. La sua chitarra è sempre stata essenziale per i Jethro Tull. Anche se la chitarra di un musicista tranquillo e conciliante, nei suoi anni migliori di attività, ha sempre dovuto parlare dal fondo. La compilation «50 Years of Jethro Tull» è un esperimento colorato, divertente, coraggiosissimo e riuscito, che avvicina talenti inaspettati e le particolarità del tocco chitarristico del mago Martin Barre. Lo avvicina a un palmo di naso.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
CD 1 – Live At Factory Underground
1. My Sunday Feeling
2. For A Thousand Mothers
3. Hymn 43
4. Love Story
5. Sealion
6. Song for Jeffrey
7. Back To The Family
8. Nothing To Say
9. Hunting Girl
10. Teacher
11. Steel Monkey
12. Nothing Is Easy
13. New Day Yesterday
 
CD 2 -Studio Tracks
1. Wond’ring Aloud
2. Someday The Sun Won’t Shine
3. Life Is A Long Song
4. Cheap Day Return
5. Under Wraps
6. One White Duck
7. Still Loving You Tonight
8. The Waking Edge
9. Home
10. Locomotive Breath
11. Slow Marching Band
12. Warchild (Bonus)
13. Bungle In The Jungle (Bonus)
14. Heavy Horses (Bonus)
15. Songs From The Wood (Bonus)

Formazione:
Martin Barre – chitarra, mandolino, mandola, organo Hammond, flauto
Dan Crisp – voce, chitarra
Alan Thomson – basso, cori
Darby Todd – batteria
Becca Langford – voce
Alex Hart – voce
John Carter – voce nel brano The Walking Edge
Paddy Blight – contrabbasso
Josiah J – tastiere
Frank Mead – assolo di flauto nel brano Home

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