Mary Rose : Feniks

0 213

Autoprodotto
Produzione: Toni Jurij
Anno di uscita: 2006
Durata dell’album: 54.09 min.
Genere: Hard Rock


Eh sì, alla fine è arrivato! “Feniks” – il secondo album dei leggendari hard rocker sloveni Mary Rose, di Postumia. Prima di passare all’analisi dettagliata del disco, ripassiamo qualche dato di base. Questo album si è fatto attendere tanto, ma proprio tanto. È il successore del debutto della band, “Rocks Off” del 1990. Tra il materiale ci sono anche due brani riarrangiati proprio da quel disco (Akcija, Vse in malo več), che ora hanno testi interamente in sloveno, come tutto il resto di “Feniks”. Ai dodici pezzi si aggiunge Farewell come bonus track, registrata nel 1993, solo pochi mesi prima che lo Studio Tivoli andasse in fumo, portandosi via per più di un decennio anche i sogni dei Mary Rose, che con “Feniks” ora rinascono dalle proprie ceneri. I pezzi erano stati registrati già questa primavera, ma la band, fedele al proprio perfezionismo, ha voluto far passare tutto il materiale per un nuovo mix e un nuovo mastering.

I Mary Rose ti servono un hard rock spogliato fino all’osso! Crauti e salsiccia. Alla slovena! Hard rock cresciuto alla scuola di Deep Purple e Rainbow, in veste moderna (Kralj za eno noč, Sam, Križ je s tabo, il “funky groove” di Krivda – attenzione, nel libretto manca una strofa nel testo di quest’ultima (a volte il refuso ci mette lo zampino): “Pometel sem vse črepinje, svojih norih sanj, odslej bi rad se brez strahu, zbujal v novi dan”). Perché ho aggiunto i Rainbow? Per evitare che qualcuno vada a cercare riferimenti nell’altro figlio importante dei Deep Purple, cioè i Whitesnake. Nei Mary Rose di blues non c’è praticamente un briciolo. Si trovano a meraviglia nell’epicità e nel bombastico classicheggiare delle grandi melodie che costruiscono, un marchio che ha segnato anche i già citati Rainbow. 

Riff aperti, ben curati, che ti entrano sotto la pelle al primo ascolto; il fulcro della band è sempre la melodia, la compattezza di pezzi costruiti “con capo e coda” e un impatto che va a braccetto con tutto il resto! Nei riff la chitarra va di pari passo con l’organo Hammond, e insieme costruiscono la gran parte del suono della band. La voce è pulita, esplosiva in ogni registro, dove mantiene la sua potenza praticamente intatta. A tratti tira verso B. Dickinson (Iron Maiden) e, quando in articolazione aggiunge un po’ di ruvidezza tagliente, verso il Dickinson di Seventh Son Of A Seventh Son. Žak è la soluzione ideale per i Mary Rose. La sua voce melodica porta epicità e pomposità, ma nei passaggi più calmi è così ben calibrata da riuscire a infilarci un pizzico di soul. 

La chitarra si porta dietro un po’ di scuola scandinava negli assoli. I soli sono puliti, precisi, a tratti estremamente veloci, ma sempre dentro l’abbraccio di una chiara melodia classica; di blues non c’è traccia, Alilovski governa i suoni con abilità e non li spreca a casaccio, gli assoli hanno una costruzione riconoscibile e non sono ammassi di raffiche di note sparate a tutta velocità dallo spartito (Petrucci, mi senti!!!). Ogni tanto Hammond e chitarra giocano in terze, il tipico trucchetto Rainbow / Purple, che però spezza con astuzia l’eventuale monotonia della ripetizione del riff di base e porta la dinamica sia dei pezzi sia del disco a un livello superiore, regalando a “Feniks” un pizzico di imprevedibilità. I ragazzi curano questa dinamica nelle parti strumentali centrali. Per esempio Izgubljen v času ha un classico riff esplosivo, mentre la parte strumentale centrale si spezza in una leggera linea jazzy. Sono tutte prove della maestria dell’intero quintetto, che unisce con grande sensibilità le proprie capacità a un innato senso della melodia. Nella formazione che ha registrato il disco i Mary Rose hanno decisamente trovato la chimica giusta. La band ha quei grossi “attributi inglesi” che il rock deve avere, quindi da questo punto di vista si può davvero parlare di un salto di qualità per la scena rock slovena. 

Ci sono anche delle deviazioni AOR! Il brano “Vse in malo več” segue lo spirito dei Journey; per produzione e approccio è molto più grezzo rispetto alla lucidatura e alla morbidezza dei Journey, una specie di versione europea dei Journey, vicinissima a quello che fanno gli scandinavi House Of Shakira, costruiti addirittura sull’eredità dei buoni vecchi Europe. Anche il brano “Zvezda” segue in gran parte queste coordinate. 

Il grosso del sound dei Mary Rose, quello che forma la melodia, è ovviamente il sodalizio Kastelec / Alilovski. Si sente il tocco dei più grandi duetti del genere – Lord / Blackmore (anche se Alilovski con Blackmore non c’entra nulla, semmai con Rhoads, se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo), potenziato dalla voce unica e diabolicamente esplosiva di Žak. Quest’ultimo, dal vivo e ascoltandolo, ti toglie letteralmente il fiato, perché è davvero difficile, ma difficile sul serio, trovare oggi nel campo dell’hard rock melodico un cantante capace di affrontare la lingua slovena con una perfezione così rifinita. La bonus track Farewell, con i suoi versi in inglese, dimostra quale potenziale incredibile nasconda ancora Žak: se mi lancio nell’illusione di un possibile salto verso il mondo (che esiste!) per i Mary Rose, non hanno proprio nulla di cui preoccuparsi. Come dico, un cantante rock rifinito al massimo, uno che in Occidente si mangerebbe a colazione le band hard rock. 

Il culmine del disco è la parte centrale! La sequenza di tre brani “Strah pred užitkom”, “Zven tišine”, “Želja”! “Strah pred užitkom” sottolinea la perfezione dell’intesa tra tastiere e riff e ha in più sapidi arrangiamenti sinfonici, fusi alla perfezione nella struttura di base del pezzo, al servizio dell’atmosfera di cui sopra. Il pezzo si apre perfino alla maniera tipica dei Dream Theater, quindi qui i Mary Rose toccano il prog metal. Il brano ha un pre-ritornello progressivo e un ritornello epico, carico di rock. Perfezione pura in fatto di rifinitura, con raffiche di scale suonate a velocità folle e doppie armonie in terze qua e là. Segue “Zven tišine”, dove brilla il senso della sottigliezza di Žak e la parte iniziale, calma, ha un leggero soffio di soul, soprattutto perché il pezzo scorre su una delicata melodia di pianoforte classico, prima di esplodere in un classico ritornello rock, e la voce qui si butta di nuovo a pieni polmoni nella melodia epica. Insomma, un pezzo che ondeggia dinamico. I contrasti tra ritornelli e pre-ritornelli sono letteralmente trionfali in questo punto. Una power ballad eccezionale! Il settimo brano, “Želja”, ha un’aria mistica da Led Zeppelin del periodo medio-tardo romantico nel riff d’apertura, ma sofisticata e senza un briciolo di oscurità. I Mary Rose proseguono da maestri con un gioco arguto di onde dinamiche, tra le parti più sottili – affidate alle tastiere – che si alternano di colpo con la botta bombastica dei riff. Un altro pezzo a cui semplicemente non puoi più aggiungere né togliere nulla. 

Poi i ragazzi si rotolano dentro la malvagia e dissoluta Akcija, che ammicca nel modo più evidente alle coordinate sleaze/glam hard rock, e non c’è da stupirsi se pensiamo che si tratta della rielaborazione di un pezzo originale uscito per la prima volta nel 1990 su “Rocks Off”. Il lato più sottile del cantante Žak, già emerso in “Zven tišine”, viene messo in risalto ancora una volta nello “chanson d’impatto” “Najdražja”. La combinazione tra pianoforte classico e la sua voce è evidentemente una formula vincente. La struttura del brano dimostra ancora una volta quanto sia alto il profilo dei musicisti dei Mary Rose. 

I ragazzi nei versi non nascondono le fisse per i corpi femminili, cosa che al rock and roll sta più che bene. Però i testi non sono affatto banali, né sbracatamente diretti, e non c’entrano niente con il bar di terz’ordine. Esprimono una maturità in cui ai ragazzi il principio maschile-femminile è perfettamente chiaro; speriamo anche che lo insegnino con successo alle donne. 

I due versi qui sotto, da “Želja”, incarnano il tipico principio maschile-femminile della nostra creazione:

“Vse je lažje, zdaj ko veš, da sanje čuvam ti.
Ni strahu več, zdaj ko tu sem, lahko mirno spiš.”

(l’uomo ha una visione chiara attraverso cui creerà il suo obiettivo, la donna si abbandona a lui completamente, perché ha trovato sicurezza accanto all’uomo)

Con “Feniks” i Mary Rose tornano in grande stile, da trionfatori. Direi che con la rinascita di “Feniks”, dopo il tramonto con Martin Krpan, si torna finalmente a dare gloria e onore al sano hard rock melodico sloveno. Come unità, i Mary Rose tornano con “Feniks” come sinonimo ed esempio di solida coesione, con una visione e una direzione musicale chiare, e offrono un album che, al confronto con lavori simili di altre band rock slovene, spicca nettamente e con cui solo in pochi possono davvero competere. Allo stesso tempo, il dado è tratto e la sfida è migliorarlo. Insomma, un album che in Slovenia non deve e non può passare inosservato. Stavolta no!

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10

Tracklist:
1. Kralj za eno noč
2. Sam
3. Izgubljen v času
4. Vse in malo več
5. Strah pred užitkom
6. Zven tišine
7. Želja
8. Akcija
9. Krivda
10. Zvezda
11. Najdražja
12. Križ je s tabo
13. Farewell (bonus track)

Formazione:
Žanil Tataj Žak – voce, cori, chitarra acustica, viola, violino su Farewell
Eki Alilovski – chitarra, cori
Mitja Kobal- basso, cori
Davor Kastelec – tastiere, cori
Jure Doles – batteria, percussioni

Musicisti ospiti:
Klemen Ogrizek – batteria
Cveto Polak – basso
Davor Klarič – tastiere
Sašo Gačnik – tastiere
Primož Ogrizek – tastiere
Jernej Pahor – cori

Mary Rose – Sam (video ufficiale)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie