Mask Of Liberty
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Raggalution
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2014
Durata: 48:14
Voto: 3/5
Il settetto di Kranj Raggalution è, come già suggerisce il nome, una nuova realtà dedita a coltivare l’eredità della roots reggae. Di band così, nel nuovo millennio, ce ne sono sempre meno, tanto che ormai portano addosso l’etichetta di »specie in via di estinzione«, quindi è una gran bella scoperta vedere che anche nel nostro piccolo paese si creano le condizioni giuste per far nascere un gruppo con un carattere reggae davvero concreto. La squadra dei Raggalution, nata nel 2011, è arrivata in un lampo al debutto in studio, il che vuol dire che i ragazzi sono allineati sulla visione musicale della band. È un ottimo e importante punto di partenza, una solida pietra angolare su cui il gruppo può costruire con sicurezza il proprio nome e sviluppare e coltivare nuova musica originale.
»Mask Of Liberty«, come debutto in studio, è una creatura sincera, che con astuzia ed efficacia fa rivivere le opere dei nomi più importanti nella popolarizzazione della reggae, con Bob Marley in testa. Trattandosi di un settetto, è chiaro che i Raggalution funzionano come una mini orchestra, con il prevedibile accento sui fiati (la ttromba) e un meccanismo ritmico bello rinforzato, visto che lo schema reggae classico della »cinetica ritmica monodimensionale« viene sempre ravvivato dalle percussioni. La »gamba del basso« è ben in evidenza, calda, dal suono elastico e voluminoso, e inserisce con efficacia nella struttura dei brani linee melodicamente mosse, cosa particolarmente gradita nei passaggi di transizione. Dal punto di vista della produzione, il suono è davvero ben calibrato, con una dinamica fatta di contrasti e sfumature pastello dei mattoncini sonori che, in una disposizione equilibrata, rende bene questa simbiosi.
Nonostante lo stato irreparabile di spoliazione dello spirito dei valori morali della società di oggi, frutto del fatto che l’uomo, per un’avidità senza confini, ha perso già da tempo il contatto autentico con madre natura, i Raggalution restano grandi idealisti. Nei testi sostengono esattamente ciò che sostenevano i pionieri della popolarizzazione della reggae ai tempi della »lontana preghistoria«. Rivoluzione, fratellanza, Zion, e usano anche un linguaggio spiccatamente »verde« (ecologista) (il brano Natural), mentre qualche verso è sicuramente dedicato all’accensione delle profumate sigarette di erba »cantante« . Insomma, l’album è l’impronta del dolore degli artisti davanti alla realtà del nostro tempo e del nostro spazio, e nei versi si riflette come rivolta contro la classica ingiustizia di chi prospera con una manciata di persone sulle spalle della massa, in gran parte truffata. La storia, in un modo o nell’altro, non ci insegna niente. Fino all’ultimo atomo di ossigeno. Quando anche quello sarà respirato fino in fondo, pianeta e galassia saranno liberati dal virus chiamato umanità, e la natura riprenderà la sua missione e troverà in futuro un padrone più premuroso di quanto si sia dimostrato l’uomo.
I Raggalution sono musicisti molto bravi e abili. Le forme prevedibili su cui si regge la reggae le ravvivano di continuo con introduzioni, parti centrali e finali più lunghe, dove al centro dell’attenzione ci sono gli arrangiamenti dei fiati, mentre la chitarra sorprende spesso con ornamenti che non sono per forza tipici della reggae e che reggerebbero senza problemi anche un’integrazione in ambito rock. È evidente l’uso di effetti sonori nel modo di suonare la chitarra, come il condimento con il wah-wah, il chorus pieno di riverbero, il delay. Queste spezie rendono volentieri più fitto il paesaggio sonoro e ravvivano la dinamica dei brani e dell’album. Il lavoro strumentale è eccellente e rappresenta il pilastro principale del valore musicale di questo disco. La voce è, come ci si aspetta, da predicatore e ben condotta sul modello dell’inglese giamaicano. In Overpowa è cupamente apocalittico-visionario, e in generale ha spesso lo sguardo oscuro, in sintonia con il peso del messaggio dei versi. Overpowa è l’esempio perfetto di come i Raggalution raggiungano una grande credibilità compositiva, anche nei momenti dell’album più impegnativi da arrangiare. Il brano, una piccola mini suite epica, cosa che nella reggae è più un’eccezione che la regola, mantiene per tutto il tempo un carattere elaborato nel legame tra strofa e ritornello, nonostante nei lunghi passaggi strumentali si veda chiaramente come i membri della band abbiano dedicato attenzione particolarmente precisa e scrupolosa alla creazione di un ricco intreccio di elementi strumentali del paesaggio sonoro.
“Mask Of Libderty” è un debutto molto bello e di qualità per i Raggalution. I ragazzi non reinventano la rivoluzione musicale. Si muovono con sicurezza nella forma della roots reggae, ma con la loro dedizione e, diciamo pure, con una grinta creativa riescono a dare la netta sensazione di un lavoro fatto di confessioni sincere e dal cuore, ed è proprio questo il loro asso nella manica principale, quello che convince e porta l’ascoltatore dalla loro parte. Vista la ricca e stratificata spezia strumentale degli arrangiamenti dei brani dell’album, è chiaro anche che i Raggalution, di norma, vanno ascoltati dal vivo, ai loro concerti.
In futuro non sarebbe male pensare a integrare altri ambiti musicali, perché il pericolo di restare ancorati allo schema della roots reggae può portare a sensazioni ingrate di auto-replica, o di replica di forme musicali già masticate e rimasticate e per questo prevedibili, oltre che a cadere nella sensazione di genericità. Basterebbe anche un’integrazione leggera, ma »avventurosamente esplorativa«, di altre sfere musicali »in tracce«, che porterebbe sicuramente il lato espressivo e autoriale del gruppo, in futuro, a un livello qualitativo ancora più alto.
Formazione
Luka Bedene – voce
Nejc Košnik – batteria
Leon Slabe – tromba, cori
Jure Grahek – tastiere
Žiga Fazarinc – chitarra
Mak Sever – basso
Jernej Jenko – percussioni
Produzione
Darjan Kruševac
Tracklist
1. Dredda Lion
2. Sacred Knowledge
3. Voice Of Jah
4. Overpowa
5. Puppet Master
6. Migrate To Zion
7. Bud Burn
8. System’s Eye
9. Wicked City
10. Natural