Mass Funeral Evocation
Autore: Rok Klemše
Artista: Lik
Etichetta: Wall of Sound
Uscita: year_month
Durata: 35:21
Voto: 4.5/5
Sono passati quasi trent’anni da quando i Nihilist hanno spinto per la prima volta a 11 il pedale Boss HM2, e la bandiera del death metal svedese sventola ancora alta nel cielo. Però nel genere si è aperto un bel buco da quando i Dismember, uno dei grandi quattro del death metal svedese, se ne sono andati in pensione troppo presto. A riempire quel vuoto ci hanno pensato gli stoccolmesi Lik, e con l’esordio Mass Funeral Evocation ci sono riusciti più che bene.
E siccome il death metal è il mio primo amore, le farfalle nello stomaco le ho sentite già alle prime note del killer Serum 141. Solo che i Lik dimostrano il loro amore più o meno come Hannibal con quello che si ritrova nel piatto. I paragoni, soprattutto con i Dismember, sono chiari e netti, ma il pasto che servono i Lik è comunque fresco e si digerisce con gusto. Non aspettarti chissà quali innovazioni, però il mix tra il classico suono da motosega che taglia le ossa, il leggendario Sunlight studio e le soluzioni melodiche del sound di Gothenburg è potente come non se ne sentiva da un pezzo.
Il pregio dell’esordio del Cadavere svedese non è solo questo, ma qualcosa che quest’anno è riuscito soltanto a un pugno di uscite death metal – una raccolta di pezzi tremendamente forte. Tra i dieci cadaveri del disco, ognuno potrebbe fare da singolo di punta, il che non vuol dire che ci sia qualche piccola canzone »radio friendly«, anzi: è un attacco crudo da macelleria di riff fantastici (uno spettro di riffing migliore quest’anno toccherà cercarlo con la lente!), voce malata e testi »cheesy« da urlo. I Lik infilano un killer dopo l’altro come un serial killer con le sue vittime. Ognuna è una storia a sé, eppure è un tassello di un puzzle più grande che, nel suo insieme, mostra il quadro brillante di una mente depravata.
Veloci incursioni di guerriglia da tre-quattro minuti che in poco tempo offrono un sacco di roba, e Mass Funeral Evocation, con i suoi trentacinque minuti, ha la durata ideale per un album death metal perfetto. I Lik sono ben consapevoli dei limiti che il retro death metal traccia, ma nella loro marcia insanguinata questo li frena poco, perché nei punti giusti ravvivano le cose. L’eccezionale epopea sulla carneficina della prima guerra mondiale, Le morte homme, con il suo passaggio melodico centrale è un grande omaggio agli Iron Maiden (più o meno come i Dismember li hanno omaggiati in Under A Bloodred Sky) e un potente promemoria degli anni più gloriosi del sound di Gothenburg; Endless Oceans of Blood con il suo ritornello contagioso ricorda gli At the Gates; Necromancer arriva in sordina con un elaborato tremolo picking, accanto all’ultra pesante Skin Necrosis, con un testo che non rifiuterebbero nemmeno i Cannibal Corpse, in cui pelle e arti si staccano a pezzi dal corpo (»Ugh, there goes my thumb!«). L’esordio di poco più di mezz’ora dei Lik si chiude con un crescendo morboso, l’epico mattone death Trail of Entrails, lasciandosi dietro soltanto un oceano infinito di sangue.
I Lik non riscaldano vecchi cadaveri, ma lo sguardo svedese sul death metal in Mass Funeral Evocation suona convincente e fresco come non accadeva dai tempi di Indecent And Obscene. Nel debutto dei Lik tutto è andato al suo posto – un mix perfetto di stile stoccolmese e di Gothenburg, un riffing convincente, una voce depravata il giusto e testi ancora più depravati fanno di Mass Funeral Evocation uno dei candidati più forti a disco (death) metal dell’anno!
Formazione
Mathias Blom – basso
Christofer Barkensjo – batteria, voce
Niklas Sandin – chitarra
Tomas Akvik – voce, chitarra
Tracklist
1. Serum 141
2. Le morte homme
3. Ghoul
4. Death Orgasmic
5. Sickening
6. Endless Oceans of Blood
7. Behold the Beheaded
8. Necromancer
9. Skin Necrosis
10. Trail of Entrails