Matej Magajne Band: Usoda bikarbona

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Autoproduzione
Data di uscita: 3. 3. 2021
Produzione: Dejan Lapanja
Durata dell’album: 43.04 min
Genere: Blues Rock/Jazz Rock Fusion
Voto: 8.0/10


I Matej Magajne Band sono un quartetto in attività da due anni e mezzo. A fondarlo, come hai già letto in apertura, è Matej Magajne: uno dei chitarristi rock, blues rock e anche jazz e rock fusion più interessanti della scena slovena, con uno degli approcci più riconoscibili allo strumento. Come membro fisso di Feedback, Salamandra Salamandra, Poltrona Express e Bakalina velika, in passato Matej ha messo in mostra un arsenale musicale davvero eccezionale. Ti conquista sempre con la sua incredibile sensibilità, con quel feeling che accompagna ogni nota, che sia «tirata», regalata, picchiata o «strappata» come gli pare: il paesaggio sonoro che la sua chitarra dipinge, fatto di sfumature organiche e colorate, è una specie di calamita che ti attira a sé e non ti molla più dal suo magico gioco.

Un chitarrista così espressivo ha bisogno anche di ottimi compagni di viaggio. Ottimi? Direi proprio eccellenti. Con Matej suonano infatti altri tre musicisti che lo conoscono benissimo da anni, soprattutto per le collaborazioni passate. Il batterista Gašper Peršl è un fuoriclasse del jazz, e non a caso collabora anche con i nomi più grossi della scena musicale slovena, come Vlado Kreslin; il bassista Andrej Klavžar è uno stretto collaboratore di Matej nei Feedback, i fusionisti jazz e blues rock di Tolmin; il tastierista Žiga Kovačič, che di recente ha trovato casa tra gli idrijani Divje jezero, fa coppia con Matej anche nei Poltrona Express. Insomma, tutti e quattro sono in sostanza strumentisti. Perché lo sottolineo? Perché «Usoda Bikarbona», il debutto dei Matej Magajne Band, è anche e soprattutto un album vocale.

«Usoda Bikarbona» è dunque un disco che cerca più compattezza, più formato, pur senza rinunciare al momento beffardo, lucido e vivace del dialogo strumentale tra i musicisti, che c’è ed è ben chiaro. Stavolta però le cose si piegano spesso anche alla logica dell’interpretazione vocale. La voce è di Matej Magajne, e si sente che in quel ruolo ci entra davvero di rado. Lo si avverte soprattutto nella metrica, dove (per via di qualche ingorgo di parole) il canto a tratti suona come una predica, come parlato. Lo mette subito in chiaro l’opener Kako je možno. I testi sono profondi nei messaggi e invocano la riconciliazione, la ricerca di un nuovo contatto con madre natura, di pace interiore, anche di spiritualità, ma è subito chiaro che l’interpretazione vocale è frutto della logica di musicisti che da anni lavorano come strumentisti puri: per questo il canto è il lato più debole dell’album. Anche perché Magajne non è prima di tutto un cantante, e perché cantare in sloveno e ottenerne musicalità richiede un po’ più di strada che con l’inglese. Raggiungere la metrica giusta con lo sloveno è insomma più complicato. Eppure è proprio la lingua slovena a dare a questo disco un tocco in più di originalità. Usarla fa infilare in automatico nel contenuto musicale elementi di pop e di cabaret. Una mossa quasi logica, visto che il gruppo cercava uno scarto artistico, una deviazione rispetto alle band e ai progetti per cui i membri del quartetto sono noti. Per questo l’integrazione della voce ha senso ed è un ingrediente voluto: i musicisti volevano «staccarsi» dai loro standard creativi. Ma non è detto che sia riuscita in modo brillante.

Il quartetto non nasconde la sua passione per la scoperta della fauna delle cimici slovene: la copertina dell’album, fronte e retro, è tappezzata di esemplari di cimice rossa (Pyrrhocoris apterus) che, da buona xilofaga, ama starsene anche nel legno marcio, e che nei 43 minuti di musica porta un tocco di lucidità e ironia, il che è un’ottima cosa. Il brano Pijača è il momento che racchiude in un colpo solo l’essenza dell’artigianato musicale del gruppo. C’è tutto. Un’interpretazione dei testi beffarda. Non manca nemmeno la vena teatrale di Matej che celebra messa alla maniera di «padre Celestino». Nella seconda metà il pezzo vira verso il blues rock e la jazz rock fusion, e lì Matej brilla con un assolo magnifico. Sì. Il tutto sa di Feedback. Anche la quarta traccia, Kovanje, potrebbe stare benissimo su un qualsiasi disco dei Feedback, soprattutto per l’intreccio brillante e divertente di improvvisazioni soliste tra chitarra e organo Hammond. Vivace e gioioso. A seguirla, per molti versi, c’è Tablature, a cui però la band ha aggiunto la voce. In questo brano il gruppo sviluppa una musicalità particolarmente affascinante soprattutto dopo i due minuti e mezzo, con una marea di inserti solisti strazianti, ora dell’organo Hammond, ora della chitarra di Matej, mentre nei passaggi Gašper Peršl si libera con più slancio. È uno dei pezzi più interessanti e riusciti di tutto il disco. In generale, quando entra in scena la parte strumentale, il gruppo, con il susseguirsi dei motivi guida, riesce a sviluppare anche quella componente rara tra i musicisti rock sloveni. Cioè la mistica. Na kavču è in sostanza un blues rock salato da giri improvvisativi, un dialogo di altissimo livello tra chitarra e tastiere che evoca il «white blues boom» britannico della seconda metà dei Sessanta. Križana gora va a caccia di sentimento folk rock. Lo sviluppo vario dei brani sul disco farà vibrare soprattutto gli ascoltatori più esigenti.

Il suono è piacevolissimo. Caldo, vivo, organico, analogico. In tutto il suo schietto splendore. Registrato «in one take» e senza nessun ritocco kitsch a posteriori. Sincero e fedele alla realtà, come pochi prodotti del 2021. In questo senso ha perfino un sapore retro-nostalgico. Ti porta dritto nelle vibrazioni dei Settanta. Con la massima facilità.

Il quartetto è una squadra di musicisti eccellenti che, in questa nuova combinazione, hanno trovato un sacco di gioioso divertimento nel creare il disco. Peccato che li abbia beccati la pandemia di Covid-19 e che toccherà aspettare un bel po’ per rivedere la band sui palchi. Una cosa sola: la voce. Qui c’è ancora margine, e andrà limata e affinata nei prossimi lavori, perché la sostanza musicale scorra con ancora più fluidità e compattezza (coerenza). Per il resto, «Usoda bikarbona» offre una borsa piena di sostanza musicale, che porta il marchio degli interpreti descritti nel primo paragrafo di questa recensione: il che vuol dire che con loro non si scherza affatto e che nel complesso è un risultato musicale di qualità.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Kako je možno
2. Vodovje
3. Pijača
4. Kovanje
5. Tablature
6. Kaj bo zraslo?
7. Na kavču
8. Križana gora

Formazione:
Matej Magajne – chitarra, voce
Žiga Kovačič – tastiere
Andrej Klavžar – basso
Gašper Peršl – batteria


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