McDonald And Giles
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: McDonald And Giles
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1971
Durata: 45:23
Voto: 4/5
A fine dicembre 1969, poco dopo la fine del tour nordamericano, con lo scioglimento della formazione originale dei titani del progressive rock King Crimson succede qualcosa che ancora oggi molti dei loro fan rimpiangono. I principali “colpevoli” dello split del leggendario collettivo, entrato nell’immortalità soprattutto grazie al capolavoro prog rock pionieristico “In The Court Of The Crimson King” (1969), furono il geniale polistrumentista Ian McDonald e quel batterista fuori dal comune che risponde al nome di Michael Giles, citato una volta da Stewart Copeland (The Police, ex-Curved Air) come il suo modello numero uno. Giles, in realtà, aveva dato una mano come musicista ospite ai suoi ex compagni anche sul loro secondo album “In The Wake Of Poseidon” (1970), e da lì si è portato dietro, in questo effimero progetto con McDonald, suo fratello Peter al basso.
Il loro primo e unico album insieme, intitolato semplicemente “McDonald And Giles”, gode ancora oggi, a ragione, di uno status di culto tra i seguaci dei King Crimson, mentre all’epoca dell’uscita non ebbe grande eco, nonostante la presenza ospite del leggendario tastierista e cantante Steve Winwood (ex-Spencer Davis Group, Traffic, Blind Faith) nella sezione “Turnham Green”. Il motivo principale per cui McDonald lasciò i King Crimson fu il disaccordo con il loro boss, il chitarrista Robert Fripp, sulla direzione musicale futura: certe tendenze ambient sempre più cupe, guidate da pezzi come l’inquietante epopea “Mars” (poi ribattezzata “Devil’s Triangle”), proprio non gli andavano a genio.
Ian, ex membro di una banda militare, a sua detta ha sempre voluto fare la musica più positiva possibile. Con “McDonald And Giles” ha messo in pratica proprio queste aspirazioni: pur mantenendo una spiccata complessità strutturale nei singoli brani, il disco riflette il lato più delicato, melodico e pastorale dei King Crimson originali, quello per cui Fripp negli anni successivi avrebbe avuto sempre meno orecchio. In alcuni pezzi, per un attimo, rivive la stessa atmosfera malinconico-pastorale che si poteva respirare sul leggendario esordio dei King Crimson, anche se i due polistrumentisti si sono sforzati di ridurre al minimo queste somiglianze. Per questo, per esempio, nel disco non si trova traccia del mellotron, il che, considerato il ruolo pionieristico di McDonald nell’uso di questo mitico strumento a tastiera, è una bella sorpresa. I due promettenti compagni di musica hanno rovesciato nel loro complesso calderone sonoro un sacco di elementi diversi di folk, blues, rock classico, sinfonismo e jazz. Hanno investito tantissima energia in armonie vocali dal suono sacrale e in numerosi arrangiamenti sinfonici romantici. Le voci se le sono spartite fra loro, e hanno avuto la fortuna di essere due cantanti piuttosto solidi.
I due sodali, furbi come volpi, mostrano le loro doti di compositori e strumentisti già nell’epopea d’apertura “Suite in C”, divisa in varie sezioni avventurose. Con l’intro psichedelico, le voci eteree e la melodia pastorale alla chitarra acustica, strizza un po’ l’occhio a certe cose dei Beatles tardi, tipo “Strawberry Fields Forewer”, mentre i maestosi arrangiamenti sinfonici alle tastiere e l’inserimento spiritoso del flauto ricordano la pratica di alcune band della cosiddetta scena di Canterbury. Durante la sezione “Turnham Green” arriva in soccorso mister Winwood con un assolo splendido all’organo e al pianoforte, che per un po’ porta il pezzo in acque decisamente più complesse, dove non mancano parentesi strumentali piene di spirito d’avventura. I suoi Traffic, nello stesso periodo, stavano registrando in uno studio lì vicino il disco di culto “John Barleycorn Must Die” (1970), quindi per Steve non fu un problema unirsi per un attimo anche a due vecchie conoscenze in sala. Certi passaggi attraverso gli inserti di fiati fino ad ipnotici arrangiamenti orchestrali sono eseguiti davvero alla grande e non farebbero vergognare nemmeno i King Crimson, anche se per tutto il tempo resta in piedi un’atmosfera allegra e positiva.
L’ottima ballata pastorale “Flight Of The Ibis” ha una melodia e un ritmo simili a quelli del classico dei King Crimson “Cadence And Cascade”, ma con un testo completamente diverso. Una combinazione di accordi delicatissima alla chitarra acustica, accompagnata da voci corali ipnotiche, regge la melodia romantica e l’ambient pastorale. La successiva ballata d’amore “Is She Waiting?”, con la sua melodia commovente e il canto, rappresenta un raro momento apertamente malinconico del disco, anche se è lontanissima da quella malinconia fatalista che McDonald e Giles mostravano da membri dei King Crimson. “Tomorrow’s People-The Children Of Today” è un classico antipasto prog rock diviso in due parti, in cui ti godi un sacco di cambi di sezioni strumentali e di atmosfera. L’uso spiritoso dei fiati e l’armonia vocale melodica scorrono attraverso un fraseggio chitarristico bluesy, a cui segue uno straordinario assolo di batteria. Quest’ultimo, in futuro, ha avuto un destino tragicomico: è stato usato più volte, manipolato in studio, come base ritmica per alcuni rapper americani. Ovviamente oggi l’album non vende di più per questo. I palati fini del prog si leccheranno i baffi anche per l’inserto di trombone, lo spiritoso assolo di flauto e i magnifici arrangiamenti orchestrali alle tastiere con cui il duo magico arricchisce una semplice melodia centrale alla chitarra.
La composizione migliore, quella con cui i due hanno più che giustificato la loro fama di pionieri del prog rock, di compositori sopraffini e maestri dei propri strumenti, è però la super epopea conclusiva “Birdman”, oltre 21 minuti divisi in sei sezioni completamente diverse tra loro. Il testo metafisico, nella sua inconfondibile maniera poetica, l’ha firmato nientemeno che l’autore dei testi dei King Crimson originali, Peter Sinfield. “Birdman”, nonostante la lunghezza epica, passa in un lampo, perché le singole sezioni sono abbastanza mosse a livello ritmico, varie e piene di svolte improvvise, mentre nonostante la complessità restano sempre in piedi motivi piacevolissimi, per lo più pastorali, che ti godi dall’inizio alla fine. Giles, con i suoi tanti passaggi complessi e l’uso di alcune soluzioni poliritmiche, conferma in tutto il suo splendore la fama di leggenda della batteria di cui, visto il suo basso profilo pubblico, oggi si parla troppo poco, mentre McDonald dimostra ancora una volta, in modo entusiasmante, la sua versatilità strumentale.
“McDonald And Giles” è un documento eccellente di due musicisti leggendari, che hanno dimostrato con successo di cavarsela alla grande anche in acque soliste. Il loro approccio più leggero e ambientalmente più luminoso, pur mantenendo la complessità tipica della loro ex band, ha partorito un album di culto, migliore della maggior parte degli esordi solisti degli ex membri dei King Crimson. Nonostante i tanti pregi di cui si fregia l’unico prodotto di questo duo da sogno, anche oggi resterà interessante soprattutto per gli amanti dei King Crimson e forse per qualche entusiasta del prog rock a cui piace rivivere i tempi in cui il prog era ancora nel pieno della sua fioritura giovanile. Purtroppo è stato anche il loro unico lavoro, e a fargli da padrino, in primis, è stato lo scarso successo commerciale. McDonald è poi diventato membro della formazione originale dei campioni dell’AOR Foreigner, con cui ha registrato i primi tre album, dopodiché si è dato da fare come musicista ospite e ha registrato l’album solista “Driver’s Eyes” (1999). Giles, che non ha mai amato la pubblicità eccessiva, nel 1978 ha registrato l’album solista “Progress” (uscito solo nel 2002), ha collaborato qua e là come musicista ospite e poi si è ritirato per diversi anni dal music business. Entrambi, molti anni dopo, hanno unito di nuovo le forze come membri dei 21st Century Schizoid Band, una tribute band formata da ex membri dei King Crimson, ma questa è già un’altra storia.
Formazione
Ian McDonald – chitarra, pianoforte, organo, sassofono, flauto, clarinetto, voce
Michael Giles – batteria, percussioni, voce
Peter Giles – basso
MUSICISTI OSPITI:
Steve Winwood – organo, assolo di pianoforte su “Turnham Green”
Michael Blakesley – trombone su “Tomorrow’s People”
Produzione
Ian McDonald e Michael Giles
Tracklist
1. Suite in C including Turnham Green, Here I Am and others
2. Flight of the Ibis
3. Is She Waiting?
4. Tomorrow’s People – The Children of Today
5. Birdman involving The Inventor’s Dream (O.U.A.T.), The Workshop, Wishbone Ascension, Birdman Flies!, Wings in the Sunset, Birdman – The Reflection