Meat Loaf (27. 9. 1947 – 20. 1. 2022)

foto: Dave Hogan/Getty Images
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Meat Loaf, uno dei cantanti hard rock e heavy metal più amati e di maggior successo commerciale, nonché attore di cinema, è morto a 74 anni.

La notizia l’ha data il suo agente, che in un comunicato ufficiale ha scritto: “Abbiamo il cuore a pezzi nel dover annunciare la scomparsa dell’unico e inimitabile Meat Loaf, morto questa notte, circondato dalla moglie Deborah, dalle figlie Pearl e Amanda e dagli amici più cari.

“La sua incredibile carriera, lunga oltre sei decenni, gli ha fatto vendere più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo, e ha recitato in più di 65 film, tra cui “Fight Club”, “Focus”, “Rocky Horror Picture Show” e “Wayne’s World”. Il suo album “Bat Out of Hell” resta uno dei dieci più venduti di tutti i tempi.”

“Sappiamo che per molti di voi è stato importantissimo e apprezziamo enormemente tutto il vostro affetto e il vostro sostegno, mentre piangiamo la perdita di un artista così ispirante e di una persona meravigliosa. Vi ringraziamo per la comprensione e per il rispetto della nostra privacy in questo momento.”

Meat Loaf, all’anagrafe Marvin Lee Aday, nato a Dallas, in Texas, a fine settembre 1947, ha iniziato la carriera esibendosi nei musical. Ha recitato in Hair, ha affiancato John Belushi come sostituto negli spettacoli comici di Lemmings (National Lampoon) ed è stato parte del cast originale di Los Angeles di “The Rocky Horror Picture Show” (1975), dove nella fase di produzione del film ha interpretato il ruolo di Eddie.

Nel mondo della musica è entrato quattro anni dopo, pubblicando il primo album insieme al cantante Shaun “Stoney” Murphy, che in seguito ha proseguito la carriera cantando con Bob Seger e Eric Clapton, e negli anni Novanta per un breve periodo anche con i Little Feat. L’album è uscito per l’etichetta Rare Earth. Nel 1976 Meat Loaf ha prestato la voce solista a cinque brani dell’album “Free-for-All” di Ted Nugent.

Ma il suo vero debutto è considerato l’album “Bat Out Of Hell”. Un disco nato in tanto tempo e con ‘parecchi dolori del parto’. La sua genesi risale al 1972, quando Jim Steinman scrisse alcune canzoni per un musical su Peter Pan. Poco alla volta si sono trasformate in quella raccolta di brani che più tardi avrebbe conosciuto tutto il mondo. Le etichette erano scettiche, e la situazione l’ha salvata all’ultimo momento il musicista e produttore canadese Todd Rundgren, che Steinman ha definito ‘l’unico genio vero con cui abbia mai lavorato’. Quando Rundgren ascoltò i pezzi destinati a “Bat Out Of Hell”, si rotolò per terra dalle risate. Si disse che proprio per questo doveva incidere quel disco, perché all’epoca era concepito in modo totalmente fuori moda.

Per scegliere i musicisti, Rundgren si affidò alla sua band Utopia, al batterista Max Weinberg e al pianista Roy Bittan della E Street Band di Springsteen, e l’album ha visto la luce il 21. 10. 1977 per la Cleveland International.

Ma per il successo Meat Loaf ha dovuto aspettare ancora un po’. Sei mesi dopo l’uscita, il programma televisivo britannico “Old Grey Whistle Test” ha avuto l’audacia e il coraggio di mandare in onda un filmato dell’esecuzione dal vivo della title track di nove minuti. La reazione è stata clamorosa ed entusiasta, così hanno deciso di trasmetterlo di nuovo una settimana dopo. A marzo 1978 l’album è così entrato nelle classifiche dei dischi più venduti della Gran Bretagna. Pensateci. Era il periodo in cui il punk era in piena ascesa. Nella stessa settimana in cui Never Mind The Bollocks dei famigerati Sex Pistols si fermava al 31° posto, Bat Out Of Hell ‘si arrampicava’ fino al 60°.

In un anno in cui il music business e l’industria stavano vivendo una trasformazione enorme, “Bat Out Of Hell” sembrava, rispetto alle tendenze del momento, del tutto fuori luogo e sbagliato. Si presentava teatrale e gonfiato, e per giunta in un periodo in cui il punk, sulle ali delle ‘anti-rockstar’, disegnava senza freni nuovi ritratti di una realtà amara. Forse la chiave del successo stava proprio lì. Era un ‘antidoto’ divertente al nichilismo punk, e Meat Loaf è diventato in un certo senso la nuova rockstar.

Grande e sfrontato, con la splendida bombasticità pomposa dei brani, con messaggi di amore adolescenziale e di rischio senza compromessi, a volte anche sconsiderato, a ogni costo, “Bat Out Of Hell” all’epoca sembrava in qualche modo assurdo, perfino ridicolo, perché le tendenze di allora non prevedevano certo storielle di primi baci, primi amori, perdita dell’innocenza e roba simile….

Eppure, col tempo ogni brano di quell’album è diventato un singolo di successo, e il disco si è trasformato in un fenomeno a sé. Allo stesso tempo è passato alla storia come uno dei più venduti della musica, battendo nelle vendite perfino “Thriller” di Michael Jackson, la cui produzione era costata dieci volte di più.

“Bat Out Of Hell” è diventato il terzo album più venduto di sempre, con 50 milioni di copie. Ha passato 500 settimane nella classifica britannica ed è considerato uno dei dischi più venduti che in classifica non hanno mai visto il primo posto. Il seguito “Bat Out Of Hell II” ha regalato a Meat Loaf il single I’d Do Anything for Love (But I Won’t Do That), che è arrivato al numero uno nelle classifiche di ben 28 paesi e nel 1993 è diventato l’hit più venduto sul suolo britannico.

Ma l’enorme successo dell’album ha presentato il conto. Il sodalizio tra Meat Loaf e Jim Steinman si è incrinato, tra litigi su come pagare conti e prestiti, fino alla rottura. Il successore previsto, “Bad For Good”, è diventato l’album solista di Steinman, che però è tornato a lavorare sul materiale per il disco successivo di Meat Loaf, “Dead Ringer”, uscito nel 1981. In tutto il mondo ha scalato le classifiche, e la title track in duetto con Cher, Dead Ringer For Love, nella classifica britannica dei singoli più venduti è arrivata al quinto posto.

Nella sua carriera Meat Loaf ha pubblicato dodici album in studio e, pur vivendo tutti all’ombra del debutto “Bat Out Of Hell”, compreso il terzo capitolo “Bat Out Of Hell III: The Monster Is Loose” del 2006, tutti sono riusciti a entrare nelle classifiche dei dischi più venduti e a infilare nuovi successi, e si distinguono anche per una serie di collaborazioni interessanti. Tra gli altri hanno collaborato con Meat Loaf:  Mick Ronson, Cher, Rick Derringer, Nicky Hopkins, Roger Daltrey, Pat Thrall e Sammy Hagar.

Accanto alla carriera musicale, non è passata inosservata quella d’attore. Il tipo ha recitato in oltre 40 film, tra cui “Fight Club” del regista David Fincher, uscito nel 1999. Purtroppo la sua creatività era frenata da salute e condizione fisica. Già nel 1978, cadendo dal palco durante un concerto a Ottawa, si era rotto una gamba. Sono noti tre concerti, nel 2003, 2011 e 2016, in cui è svenuto. Nel 2019 è caduto di nuovo dal palco, ma stavolta si è rotto la clavicola. Meat Loaf ha dovuto anche subire un’operazione d’urgenza dopo che, per un nervo schiacciato, aveva iniziato a soffrire di spondilolistesi (fusione spinale). Si tratta di una condizione in cui una delle ossa della colonna (una vertebra) scivola dalla sua sede sulla vertebra sottostante. La sua salute ha cominciato a peggiorare anche nella seconda metà della vita per la dipendenza da droghe e l’eccessivo consumo di alcol.

Il suo partner di “Bat Out Of Hell” Jim Steinman è morto l’anno scorso.

La causa della morte di Meat Loaf non è nota.

1 commento
  1. Matija dice

    Uh, RIP, Meat Loaf. V mnogih pogledih je velikan. Zame med top 3 vokali in top 3 frontmani. In Bat Out Of Hell je seveda med tistimi redkimi albumi za čisto desetko.

    Vesel sem, da sem možakarja uspel videti na delu, kakšno desetletje nazaj v Münchnu, v celoti je odigral BOOH album. Žal pa je bil takrat skoraj čisto brez glasu, a legenda je pač legenda.

    Sicer pa si lepo napisal, za razliko od slovenskih mainstream medijev, kjer tovrstne novice o smrti rock zvezdnikov običajno napiše nekdo, ki ne pozna niti njihove glasbe niti življenjske zgodbe. In potem pač malo napaberkujejo tu in tam. V primeru Meat Loafa denimo v najboljšem primeru poznajo I Would Do Anything For Love, o Bat Out Of Hell pa napišejo, da je med 35 najbolje prodajanimi albumi v ZDA, pa niti duha in sluha o tem, da je med top 5 na svetu.

    Sem pa vesel, da novice niso ignorirali na Blabbermouthu, tako kot so ignorirali novico o Steinmanovi smrti.

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