Medusa

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Paradise Lost
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2017
Durata: 42:41
Voto: 3.5/5

Il tempo vola, e i Paradise Lost, grandi veterani e padri del doom metal britannico, hanno evidentemente deciso di correre un intero ciclo evolutivo. Fino a ritrovare le proprie radici. Una distanza da maratona. Tornano infatti a suonare doom metal purosangue, dove gli elementi dell’estremo, più precisamente del death metal, hanno casa senza alcuna vergogna. In realtà la transizione era iniziata con l’ottimo »Faith Divide Us,.. Death Unite Us« e, passando per gli album »Tragic Idol« e »The Plague Within«, l’innesto di elementi estremi nelle fondamenta doom del songwriting è andato crescendo e approfondendosi. Con »Medusa« però, sul piano della transizione stilistica e del ritorno alle radici, i Paradise Lost hanno chiuso il cerchio.

A dirla tutta, »Medusa«, che è già il quindicesimo album in studio dei Paradise Lost, sarebbe più che eccellente se a tratti non suonasse un filo prudente e non proponesse, per il raggio espressivo a cui la band ci ha abituati, certe idee che i pionieri del doom hanno già provato in passato. »Icon« e »Draconian Times«? Il nuovo »Medusa« si aggancia a loro senza fatica (vedi i brani The Longest Winter e/o Blood & Chaos). Una consapevolezza del genere era stata sfruttata con successo da »The Plague Within«, decisamente più vario sul piano delle idee. La produzione è di nuovo ruvida e rotolante, i giri di chitarra frustano in modo devastante mentre la loro cupezza letale si divora davanti a sé ogni raggio di luce. Da questo punto di vista »Medusa« suona senza compromessi e riempie l’ascoltatore di energia infernale. Nel mix solo il lavoro alla batteria del nuovo arrivato Waltteri Väyrynen, il ragazzo che di solito è considerato il collega di MacKintosh nei Vallenfyre, resta un po’ in secondo piano. Magari con questa osservazione faccio un torto alla band, perché i riff sono così dominanti e intransigenti che il ritmo perde in automatico il primato, ma rullante, cassa e tom si potevano comunque tirare su un pelo di più.   

Anche stavolta i Paradise Lost, con  una disinvoltura estrema, rievocano scenari di disperazione, apocalisse, caducità e piccolezza della vita umana. L’album è inoltre pieno di messaggi di critica sociale. I Paradise Lost restano dei cupi impietriti e dei malinconici senza pari, che preferiranno sempre regnare all’inferno piuttosto che servire in paradiso, su questo non ci piove. Le composizioni dei nuovi tempi funzionano quindi in modo superbo nella fusione di elementi doom e death metal, mentre il sound del nuovo album, per atmosfera funerea e per energia opprimente, riprende fedelmente quello di »The Plague Within«.

L’album »Medusa« si apre in grande stile. Con il brano più lungo della carriera dei Paradise Lost, un sinistro schiacciasassi doom/death metal di otto minuti e mezzo e un vero e proprio randello marcescente intitolato Fearless Sky. La sincerità dei giri di chitarra e del cantato/growl di Holmes mantiene anche nel nuovo album tutta l’autenticità della transizione compiuta. Oggi questa fusione di elementi doom e death nei Paradise Lost suona ovviamente più matura, e l’ispirazione ritrovata non manca, né in MacKintosh, che ha suonato nei Vallenfyre, né in Holmes, che canta nei Bloodbath. La sua combinazione di baritono cavernoso e growl funziona alla grande lungo tutto l’album, con una sicurezza costante. Speriamo che Holmes riesca a portare questa forma da studio anche sui palchi dei concerti.

Come dicevamo. Un ottimo nuovo album per la band, che però ogni tanto è tormentato solo dalla sensazione di voler andare un po’ sul sicuro, di offrire meno varietà del predecessore e di aver bisogno di qualche riff doom/death più memorabile e più famelico. Del resto »Medusa« porta contenuti che, rispetto al pedigree sperimentale per cui la band è da anni così nota e apprezzata, per i Paradise Lost sono un pestare l’acqua nel mortaio espressivo, cioè un girare a vuoto. D’altra parte però è un album che, dalla testa ai piedi, serve esattamente quello che i Paradise Lost nella loro essenza artistica originaria sono e che da sempre sanno fare meglio. Più sincero di così non si può!  Il vero fan di questa band ha l’album »Medusa« a casa da un pezzo. 

Paradise Lost – Blood & Chaos (video ufficiale):

Formazione

Nick Holmes – voce
Greg Mackintosh –  chitarra, tastiere
Aaron Aedy – chitarra
Steve Edmondson – basso
Waltteri Väyrynen – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Heather Mackintosh – cori nel brano n. 6
Steve Crobar – cori nel brano n. 2

Produzione

Jaime Gomez Arellano & Paradise Lost

Tracklist

01. Fearless Sky (8:30)
02. Gods Of Ancient (5:50)
03. From The Gallows (3:42)
04. The Longest Winter (4:31)
05. Medusa (6:20)
06. No Passage For The Dead (4:16)
07. Blood & Chaos (3:51)
08. Until The Grave (5:41)

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