Medvode profanata e decadente! (2015)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Klub Jedro, Medvode
Data del concerto: 27.11.2015
Al diavolo luci e tutto il kitsch natalizio con cui ci stuprano ormai da metà novembre! Nel giorno/sera in cui a Lubiana e Maribor è partita ufficialmente la follia consumista di dicembre, un centinaio di teste ha preferito dirigersi al Jedro di Medvode, dove l’ingresso nel beato periodo natalizio è stato profanato con successo dal menage-a-trois formato da Skrun, Morost e Dekadent.
Medvode l’ha profanata per prima, con mezz’ora di ritardo, un trio dell’alta valle dell’Isonzo che si chiama, come altrimenti, Skrun. Relativi novellini della scena di casa, fin dalla nascita macinano diligentemente chilometri live, e sul palco ormai si sente eccome. Gli Skrun suonano un mix piuttosto personale di sludge, groove e death metal, in cui non è difficile cogliere influenze diverse, dalle band della scena di NOLA e dai Pantera fino ai Morbid Angel. Il punto di forza del trio di Tolmino è un suono massiccio, pesante, e il RUMORE che tre strumenti e una voce sono capaci di produrre, tanto quanto i cafoni texani americani con la loro grappa fatta in casa. Verso la fine gli Skrun sono forse diventati un filo monotoni, ma probabilmente c’entrava il fatto che si stavano ancora scaldando per la serata di venerdì. Ad ogni modo hanno convinto con un’esibizione energica e una visione parecchio personale del frullato di generi. E punto in più per il suono particolare del basso, che ricorda soprattutto il »blower bass« di Blacky (Voivod). Aspettiamo di farci profanare dal debutto, che è già in lavorazione!
I Morost di Lubiana li avevamo beccati da poco all’Ort, ma stavolta la band si è presentata per la prima volta con il nuovo bassista. Žan è stato sostituito da Andrej Škof (ex-Eruption), e a Medvode i Morost hanno suonato per intero, dalla A alla Z, il loro debutto Solace In Solitude, che si è già ben insediato nelle orecchie del pubblico di casa. La ragazza e i ragazzi in meno di un’ora ci hanno portati di nuovo, con maestria, tra le nebbie delle paludi di Lubiana, intessendo come sempre l’atmosfera da brividi di questa passeggiata con un affiatamento eccellente e un suono massiccio di black/death/groove metal. Che i vecchi membri il mestiere lo conoscano è chiaro come il sole, quindi i riflettori erano puntati soprattutto su Škof, che ha dimostrato di essersi inserito più che bene: le linee di basso ora suonano più convincenti di prima (in alcuni punti sono persino un po’ rimaneggiate), e Škof ha portato nell’immagine di una band piuttosto statica un po’ di dinamica e vitalità scenica di cui c’era un gran bisogno. Human Debris, Thorp Afield e Mitos hanno convinto come ogni volta, ma ho seguito con ancora più interesse la novità conclusiva (suonata senza Škof), che indica come i Morost stiano virando verso acque un filo più prog, e sarà davvero interessante sentire cosa porterà il secondo album, che sta lentamente prendendo forma.
Quattro anni buoni dall’uscita di Venera: Trial & Tribulation sono passati in un lampo, e da allora i Dekadent nemmeno sui palchi sono stati proprio una presenza fissa. Che mancassero parecchio era chiaro già dalle prime note dell’inno d’apertura Dissident Dream, che ha dimostrato come i ragazzi guidati da Artur Felicijan non fossero in una forma così buona da un bel pezzo. I Dekadent si sono lanciati furiosamente in un set di un’ora in cui hanno scosso Medvode con pezzi del debutto The Deliverance of the Fall, di Venera e del nuovo album Veritas, che in realtà è il motivo del loro ritorno sui palchi. Ci siamo quindi beccati una bella dose delle novità Dead Mountain, Pasijon e di quella che spicca di più, la delizia epica Valburga, che entusiasma con un testo convincente in sloveno. Artur stavolta ha convinto con un’ottima prestazione vocale, in primis con urla eseguite alla grande e growl profondi (un po’ meno con le voci pulite, un filo dolorose), ma in generale la band è sembrata un blocco affiatatissimo sotto la bacchetta del fenomenale drumming di Tine Horvat. Avevo visto i Dekadent dal vivo l’ultima volta quattro anni fa a Kranj, e non era stato proprio il loro momento migliore. Ma i ragazzi non si sono tirati indietro e stavolta hanno dimostrato di appartenere alla vetta della scena metal slovena, e il loro approccio unico al black metal, in cui vita e morte, buio e luce, amore e odio si intrecciano senza via d’uscita, è tornato a brillare con tutta la sua forza.
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