Melodrom al Cankarjev dom
Luogo: Linhartova dvorana (Cankarjev dom) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 28.10.2007
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: 17,00€ 13,00€ 7,00€
Il bianco e nero si è attaccato a tutto ciò che ha a che fare con i Melodrom. Sia nell’immagine esteriore della band, sia nella coreografia live: tagliente, precisa, rifinita e allo stesso tempo semplicissima. Certo, con qualche urlo isolato di rosso sangue o di viola vellutato. Sembra che per i Melodrom nulla sia lasciato al caso, tutto è pensato e costruito al millimetro. Compreso questo show: due blocchi da un’ora esatta. Allora c’è da stupirsi se anche la loro musica suona un po’ in bianco e nero? Una colonna sonora monocromatica per un film che non è ancora stato girato.
Lungo il loro percorso di influenze ed esperienze, i Melodrom si sono concentrati soprattutto sul rumore industriale come base sonora. Già nell’omonimo esordio ci flirtavano senza vergogna, e con l’album dell’anno scorso, The Guide, hanno approfondito ancora di più il rapporto. Entrambi i dischi, più qualche pezzo ancora inedito, sono stati presentati quasi per intero, in una veste un po’ rinnovata, anche stavolta nella Linhartova dvorana del Cankarjev dom. E suoni e immagini a cui abbiamo assistito, alla fine, ci stavano davvero bene in un posto così.
Parte I (con ospiti)
La serata è partita con la formazione allargata: ai cinque membri ufficiali, per i primi quattro brani, si sono uniti due musicisti ospiti, Boštjan Gombač al theremin e Jaka Jarc al contrabbasso elettrico. Soprattutto il suono del theremin ha spinto l’intero immaginario del rumore industriale ancora qualche passo più in là. Uno strumento la cui presenza sarebbe più che benvenuta nelle prossime uscite della band. Anche se il suono che creavano era già bello pieno, forse a renderlo ancora più pieno avrebbe contribuito un contrabbasso standard, col suo corpo imponente e cavo – collegato all’elettricità, invece di uno strumento completamente elettrico, che a livello sonoro è un po’ più vicino al basso elettrico.
L’idea di partenza è stata portata a termine con successo: la prima parte doveva rappresentare il lato più delicato della serata, e lo si è capito bene anche dall’arrivo dell’altra ospite, Jelena Ždrale al violino, che col suo suono caldo faceva scorrere le melodie tra il naturale e l’artificiale. O anche tra l’emotivo e il meccanico. Purtroppo a tratti un po’ troppo in sordina.
Ci stava bene anche la proiezione video statica sullo sfondo, con motivi di qualcosa di intrecciato, a volte pizzi, a volte qualcosa di più astratto. Tutti i pezzi hanno preso una nuova lucentezza, e alcuni sono sbocciati in modo particolare, per esempio l’iniziale Taking Pictures e lo strumentale senza titolo (da The Guide – #13), suonato in modo eccezionale con l’aggiunta di theremin e contrabbasso, e poi Zasebne Sobe e altri ancora. Con l’aggiunta della viola.
Parte II (con un ospite)
Dopo la pausa (per i fumatori) la band torna sul palco senza ospiti, con l’eccezione del brano Duet, che secondo le parole di Mina stavolta è tornato a essere davvero un "duetto". E anche se, a livello tematico e nel nero uniforme, ricorda un po’ il duetto tra Einsturzende Neubauten e Meret Becker in Stellamaris, ha comunque abbastanza carica e carisma propri per vivere secondo le sue regole. Nel pezzo, attorno al secondo microfono, stavolta si aggirava Jaka (Jarc), prima contrabbassista, che del resto è anche la metà originale del duetto nella versione su disco. Cosa c’è tra i due lo si capisce dal testo, ma cosa c’era dietro di loro? Oltre a un suono molto più aggressivo e quasi del tutto elettrico (Polona, che nella prima parte era rimasta sempre seduta al pianoforte, per la seconda si è spostata alle tastiere elettriche, anche il suono del basso era quasi assente, visto che Jaka aveva lasciato il suo contrabbasso, e Miha, che di solito si occupa delle linee di basso nella band, si dedicava molto più intensamente alla programmazione di suoni prodotti artificialmente), dietro di loro c’era anche una proiezione video incomparabilmente più attiva. I motivi intrecciati e muti sono stati sostituiti da urlanti sagome umane, che a tratti assumevano volti quasi riconoscibili e che, in sincrono con la musica, si allungavano da qualche parte tra una marcia, un ballo e una rissa, un fumo di sigaretta espirato e una resa molto plastica del masticare. La musica a tratti ammiccava a una disco leggera, altrove a un’atmosfera claustrofobica e repressiva: immaginatevi Siouxie & the Banshees in Eraserhead. Un vero negativo della prima parte dello show: se tutto è comunque intrappolato in uno schema in bianco e nero, il primo era bianco e il secondo trasudava nero. O magari proprio il contrario, con qualche variazione nel mezzo.
Insomma, quello che nella prima parte, soprattutto grazie agli strumenti aggiuntivi, poggiava su una forma almeno in apparenza più libera e senza dubbio più sottile, che richiama alla mente la deriva creativa dei Tindersticks, nella seconda si è trasformato in un attacco sonoro simile a quello dei Depeche Mode, quando la malinconia sconfina nel territorio dell’esperimento sonoro sintetico. Ha fatto la sua parte in questo cambio anche la scelta dei pezzi: mentre la prima parte era dominata soprattutto da brani dell’album Melodrom, nella seconda si sono concentrati soprattutto su The Guide, e a emergere di più sono stati l’iniziale Start The Fireworks, Anything Goes e la conclusiva Counting Days. Come abbiamo saputo, la band sta per pubblicare un mini-album che raccoglierà cinque brani per lo più già usciti, ma riarrangiati, e che hanno eseguito anche stasera nella loro nuova veste. I pezzi virano così un po’ di più verso il remix, e alcuni sono stati tradotti dall’inglese allo sloveno, cosa che forse dà loro l’impronta più forte.
Era prevedibile con quali brani avrebbero chiuso le due parti, la prima con September, la seconda con Counting Days, cioè con i due più grandi successi, mentre a sorpresa, tra i due pezzi suonati nel bis, hanno eseguito anche Industrial Girls, che al momento non è ancora su nessun disco. Quel pezzo era una specie di spartiacque tra il suono dell’esordio e quello del suo successore, allora ancora immateriale. Ha sempre raccolto parecchi applausi dal pubblico, tanto che per un po’ era piuttosto strano il motivo per cui non l’avessero messo su The Guide, poi è diventato chiaro che per ora non rientra in nessuna cornice finora costruita, tranne quella del concerto, dove è una vera stellina luminosa, come si è dimostrato ancora una volta.
Nel complesso, quindi, un risultato lodevole, che nella sua manica nera ha ancora un sacco di assi di riserva.
Scaletta
FORMAZIONE:
Mina Špiler – voce
Matevž Kolenc – chitarra
Miha Žargl – basso, programmazione
Polona Janežič – pianoforte, tastiere, percussioni
Matej Nolda – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Boštjan Gombač – theremin
Jaka Jarc – contrabbasso elettrico, voce (duetto)
Jelena Ždrale – violino