Metaldays 2016 – secondo giorno!

0 8

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Jerneja Jerak, Sebastijan Videc
Video: Sebastijan Videc

Luogo: Sotočje, Tolmin, Slovenia
Data del concerto: 26.07.2016

Il main stage del secondo giorno l’hanno aperto i thrasher sloveni, vecchie volpi della scena: gli Eruption. Una formazione in cinque con parecchia strada alle spalle, che si è mostrata in grandissima forma e merita solo applausi. Nonostante l’orario presto e la pioggia che ha cominciato a cadere proprio all’inizio del set, sono riusciti comunque a tirare sotto il palco un bel po’ di gente. La voce collaudata e potentissima di Klemen si incastrava alla perfezione con il resto della band. Nessuno da bocciare, e la carica per far partire il secondo giorno c’era tutta. Senza dubbio gli Eruption possiamo metterli ai vertici del metal sloveno. (t: Klemen)

Dopo gli Eruption, la parte slovena è proseguita con una formazione in cinque a prevalenza femminile, i Mist. Un doom metal solido, con la bella voce di Nina Spruk, un po’ disturbato da qualche problema tecnico, di cui i Mist si sono scusati; si vedeva però che la cosa aveva lasciato il segno soprattutto sul chitarrista, nonché unico uomo del gruppo, Blaž Tanšek. Buona esibizione, senza grandi picchi, a parte la cantante, che sul palco è chiaramente a casa sua: di tremarella nemmeno l’ombra. Se la band continuerà così, per farsi riconoscere non ha niente da temere. (t: Klemen)

Il martedì per me è cominciato più o meno come il lunedì. Dopo una mattina calda e soleggiata, sopra le montagne hanno iniziato a addensarsi lentamente nuvoloni scuri e l’aria diventava di minuto in minuto più fredda e più buia. Con l’ombrello in mano mi sono avviato verso il main stage, dove di lì a poco sarebbero saliti i power metaller sinfonici scozzesi Gloryhammer – una band che avevo visto per la prima volta proprio al Metaldays nel 2013 e che mi aveva fatto impazzire. Il gruppo fa una parodia del power metal e canta di battaglie medievali, magia, draghi e unicorni; con l’ultimo album »Space 1992: Rise of the Chaos Wizards« spinge il tutto ancora più in là, visto che la storia si svolge nello spazio. Dal punto di vista musicale i Gloryhammer sono impeccabili e dal vivo è sempre un divertimento guardarli, peccato che quest’anno il temporale gli abbia accorciato il set non poco. Questo, ovviamente, non ha fermato i fan più scatenati, assetati di battaglie epiche e avventure, che per la mezz’ora successiva, nel fango e con martelli di plastica in mano, hanno combattuto contro unicorni gonfiabili lanciando urla di guerra al dio della pioggia. (t: David)

Sul palco piccolo sono saliti i power metaller melodici svizzeri Elferya, che avevamo già potuto sentire a mezzogiorno nel parcheggio stampa, dove con una prova acustica avevano messo su un set niente male. L’esibizione è stata un po’ rovinata da un acquazzone bello pesante, che evidentemente si è portato dietro anche qualche problema tecnico con l’audio. Spicca soprattutto la cantante, che ha dato prova di un ottimo range tra le note alte e il growl. Aggiunta simpatica anche la violinista, che completa bene i pezzi. Una delle poche band a cui piace collaborare con i fotografi, visto che hanno posato volentieri durante il concerto; vanno elogiati anche per la loro generosità, perché sono tra i pochi che durante il set hanno distribuito al pubblico magliette, CD e altri regali. Bravi per l’approccio positivo e la buona energia sul palco. (t: Klemen)

Sotto la pioggia, gli Elferya hanno passato il palco piccolo ai rocker progressive tedeschi Cryptex, che col metal in realtà c’entrano poco. Ciononostante sono stati un diversivo ben accolto della giornata sul palco più piccolo. Sul fronte dei generi oscillano parecchio: il repertorio andava dal progressive al rock classico, e a tratti c’erano persino venature dei buoni vecchi Lynard Skynard, con il pianoforte del cantante Simon Moskon. Esibizione da applausi, perché nonostante il tempo l’energia non è mancata e sotto il palco hanno richiamato parecchi curiosi di ritorno dalla spiaggia. (t: Klemen)

Dopo di loro sono saliti i vichinghi islandesi Skálmöld, che hanno fatto da colonna sonora perfetta ai fenomeni naturali sopra il festival, visto che gli inni di guerra islandesi si sposavano meravigliosamente con lo scontro tra Thor e Freyr tra le nuvole. La band brilla nei cori a più voci, a cui si unisce anche il batterista, e il loro mix di viking e folk metal suona freschissimo. Alla fine il pubblico li ha premiati con il battito di mani tipico dei tifosi islandesi ai recenti Europei di calcio, e gli Skálmöld, visibilmente soddisfatti e col sorriso stampato in faccia, hanno ringraziato tutti quelli che sono rimasti sotto il palco nonostante la pioggia – e non eravamo pochi. (t: David)

Gli inni di guerra di Gloryhammer e Skálmöld hanno evidentemente funzionato, perché prima del concerto dei Cattle Decapitation in cielo è tornato il sole. Gli americani a Tolmin avevano fatto impazzire tutti l’ultima volta sul secondo palco nel 2012, mentre l’anno scorso e quello prima erano stati costretti ad annullare. La band, che appartiene all’estremo dell’estremo del metal tecnico, è davvero ben rodata, cosa che si nota soprattutto nei brevi silenzi tra un passaggio e l’altro, cronometrati al centesimo di secondo; purtroppo stavolta l’audio ci ha messo lo zampino e il tutto risultava un po’ impastato. Si sentiva benissimo la voce lenta di Travis Ryan, ma il death metal tecnico, si sa, è il più sensibile alle condizioni sonore imperfette. Questo ovviamente non ha disturbato i fan sotto il palco, che si sono passati una testa mozzata, hanno fatto mosh e ruggito con tutto il fiato che avevano. (t: David)

Tra Cattle Decapitation e Insomnium ci siamo fatti un salto al palco più piccolo per i death metaller di Kranj Penitenziagite. Esibizione abbastanza solida, ma il quartetto non ha lasciato un’impressione particolarmente forte. La maggior parte della gente era già davanti al main stage, ma comunque un bel po’ di persone si è fermata a vedere gli sloveni. (t: Klemen)

Sul main stage, in contrasto con l’extreme death metal, hanno portato la loro variante più delicata e melodica i finlandesi Insomnium, che dopo l’uscita del loro capolavoro Shadows of the Dying Sun hanno guadagnato un’enorme popolarità. L’anno scorso la band avrebbe dovuto suonare a Lubiana, ma è stata costretta ad annullare l’intero tour; al momento sta preparando l’album concept Winter’s Gate, in uscita il 23 settembre e composto da un’unica lunga traccia. Probabilmente è per questo che non ci hanno servito nemmeno un minuto di materiale nuovo, ma ci hanno suonato i loro più grandi successi e noi tutti eravamo completamente rapiti. Gli Insomnium crescono di anno in anno e non possiamo che sperare di rivedere al più presto i malinconici finlandesi. (t: David)

Tra gli Insomnium e gli Arkona sul main stage ci siamo goduti sul palco più piccolo anche i doom/gothic metaller Weeping silence. Una formazione in sette, che a tratti ricorda i Within Temptation, ma di picchi non ne ha servito. Puntano evidentemente soprattutto sulla cantante Diane Camenzuli, che sorprende in positivo con la sua voce operistica. L’altro cantante, Dario Pace Taliana, purtroppo non ha lasciato un segno particolare. Come del resto il resto della band. Forse si salva il batterista Angelo Zammit, ma per il resto non c’è molto da dire su questo concerto. Dalla lontana Malta, però, si sono portati dietro un bel po’ di entusiasti, che esibivano con orgoglio la propria nazionalità soprattutto con la bandiera in prima fila. 

Il palco è poi passato ai pagani russi Arkona, molto amati da noi, come si vedeva già all’ingresso del main stage, dove la ressa era davvero enorme. Il festival era strapieno e la massa di gente ballava allegra su ritmi e melodie slave. Dai colleghi ho sentito che l’audio non era proprio il migliore, ma a me sembrava tutto a posto: probabilmente il punto in cui ti trovavi ha influito molto sul tipo di suono che ti arrivava. Masha con la sua presenza carismaticissima teneva costantemente alta l’energia e noi presenti ci sentivamo come un’unica, enorme famiglia slava. Un concerto di altissima qualità, passato in un lampo, e gli Arkona me li rivedrò di sicuro volentieri. (t: David)

Dopo gli Arkona russi sul palco è salita una formazione reggae/punk/metal interessantissima, gli Skindred. Avevano già suonato l’anno scorso e evidentemente hanno fatto impazzire il pubblico, tanto che gli organizzatori gli hanno riservato uno slot tra i momenti clou della serata sul main stage. Un mix interessantissimo di tutto e di più, si potrebbe dire, visto che si va dal rock al metal, dal reggae al punk. In mezzo il tutto viene mescolato alla grande anche con l’elettronica, che tra un pezzo e l’altro inserisce il loro DJ Dan Sturgges. Il loro set è condito alla grande dall’energia sul palco, dove nessuno dei membri spicca sugli altri. Il ruolo principale va chiaramente al cantante Benji Webbe, maestro nel dialogo con il pubblico. Durante il loro concerto l’area davanti al main stage era già bella piena. E il pubblico è stato servito a dovere. Lo slot tra i momenti clou della serata se lo sono assolutamente meritato e speriamo di non vederli per l’ultima volta. Anche se magari non rispondono proprio alla definizione di metal. Davvero complimenti a tutti. (t: Klemen)

Prima di andare al palco piccolo sono riuscito a restare per quasi metà del concerto dei reggae metaller Skindred, che l’anno scorso avevano suonato nel primo pomeriggio. Grazie alle reazioni entusiaste si sono guadagnati il posto di prima band di punta del main stage e, a essere sincero, è stato davvero difficile staccarsi, perché il set era tra i migliori fino a quel momento. Speravo di non pentirmi della scelta e, quando sono arrivato al secondo palco, il sorriso sulla faccia mi si è allargato ancora di più. I Melechesh ci hanno fatto di nuovo impazzire con il loro mix unico di thrash, black e death metal con una forte influenza della cultura sumera. Ha fatto impazzire anche il batterista di sessione, lo sloveno Simon Škrlec, che ha suonato il materiale in modo davvero impeccabile e può tranquillamente competere con i mostri della batteria che si sono seduti prima di lui sullo stesso sgabello. I Melechesh dal vivo sono costantemente a un livello altissimo e mi aspetto che la band continui a crescere e a farsi conoscere – lo stesso auguro anche a Simon. (t: David)

Sul main stage, intanto, era arrivata l’ora della guerra. I Marduk con il loro blitzkrieg hanno occupato il palco principale e trasformato il festival in un enorme campo di battaglia. Gli svedesi usano il black metal come base per mostrare com’è la guerra nei suoi aspetti più crudi e brutali. La batteria si è trasformata in mitragliatrici, le chitarre in bombardieri e il basso ci ha trascinati in strette trincee piene di fango. Mortuus è in forma smagliante e la sua voce è semplicemente spaventosa. L’invasione si è conclusa con l’abbandono del main stage. Hanno decisamente lasciato una buona impressione, visto che il festival era pieno e hanno ricevuto un applauso davvero lungo; la loro interpretazione del black metal è affascinantissima e la consiglio caldamente a tutti. (t: David)

Il secondo giorno sul palco piccolo l’hanno chiuso i black metaller serbi The Stone. Per l’ora tarda e la stanchezza della maggior parte dei fan del black metal dopo la devastazione dei Marduk, l’area era un filo meno piena di quanto i serbi meritassero, visto che hanno suonato a un livello altissimo. L’audio non era perfetto, ma il volume esagerato in qualche modo ha rafforzato ancora di più la sensazione di dolore che i musicisti e il cantante mascherato hanno portato sul palco. Una chiusura buia e dolorosa del secondo giorno – il black metal ha raso al suolo Tolmin, la notte ci ha presi nel suo abbraccio freddo e oscuro e siamo tornati tutti nei nostri rifugi sicuri, aspettando l’alba e l’ottimismo di un nuovo giorno. (t: David)

testo: David Bordon & Klemen Udovč

 

 

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie