Michael Abdow: Heart Signal

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Autoproduzione
Data di uscita: 24/4/2020
Durata dell’album: 43,34 min
Genere: Progressive Metal/Art Rock/Jazz Fusion
Voto: 10/10
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Michael Abdow è un chitarrista americano che qualche tempo fa è entrato in pianta stabile nei Fates Warning, leggende del progressive metal, e che dà una mano anche nei progetti solisti del suo compagno di band e cantante Ray Alder. Tra l’altro, il 23/1/2018 lo stesso Michael è passato con i Fates Warning anche a Lubiana, all’Orto bar. Ma al di fuori degli impegni coi Fates Warning, Michael Abdow è anche un’anima artistica estremamente creativa. Quest’anno ha registrato e pubblicato il suo quarto album solista in studio, intitolato «Heart Signal». L’ha messo su in modo che suoni come se a suonare fosse una vera band, quindi niente disco in cui fa tutto un uomo solo. A formare il trio insieme a Michael ci sono due musicisti di altissimo livello: il bassista Tony Franklin (The Firm, Blue Murder, Whitesnake) e il batterista Shawn Deneault dei Santa Mamba.

Con questo nuovo lavoro in studio, uscito in autoproduzione, il brillante talento Michael continua ad approfondire, allargare e coltivare le qualità espressive dei tre album precedenti, mantenendo uno standard altissimo di artigianato musicale, impreziosito da una bella dose di eclettismo. Si tratta di un disco interamente strumentale, di una fusione eccezionale, in cui il fondersi di spunti di genere e la grande varietà di idee sono messi insieme con tanta furbizia che, nonostante un certo «sciolto lasciarsi andare», il risultato è compattissimo e si lascia ascoltare alla grande. Le strutture dei motivi, tutte le scorribande sosoliste e la giocosità infinita di rotture ritmiche sempre frizzanti trovano un’intesa reciproca davvero notevole. Il disco è manna dal cielo per chi ama tutto ciò che sa di progressive e che parla in modo unico. Chi legge ha bisogno di un minimo di orientamento e, visto che dobbiamo accettare il male necessario chiamato «incasellamento», l’etichetta più credibile per questo lavoro è ‘art metal’ e ‘art rock album’. O, per dirla chiara e tonda: ‘aspettati l’inaspettato’. Di sicuro è un prodotto progressive, sostenuto con forza da elementi jazz, decorazioni neoclassiche e perfino accenni di world music. Il travaso tra questi elementi è così compatibile che, nonostante la complessità tecnica, il disco sprigiona una scorrevolezza e un’accessibilità fuori dal comune. Da questo punto di vista, sa farsi apprezzare con gentilezza anche da chi è meno esigente in fatto di musica.

Anche «Heart Signal» è un cumulo straordinario di pura avventura nel mondo libero e senza briglie di una fusione brillante di strutture motiviche, che all’inizio ti arriva come una jam interamente strumentale, ma che in realtà è messa su carta con una concentrazione e una concisione eccezionali, governate da una finissima meccanica di cinetica filigranata, fatta di passi dosati al millimetro nel mettere in fila le strutture.

Su questo disco Abdow fa capire più di una volta quanto sia velenosamente affilata la sua aura tecnica, impeccabile e senza briglie. Nello sviluppo di velocità ultrasoniche dentro le scorribande soliste, ti toglie il fiato a ogni passo. Ma il suo ego trip non ha alcun problema, anzi: il tipo bilancia di continuo queste sfuriate con maestria, con parti dei brani molto ascoltabili, in cui i motivi compatti sono sostenuti anche da loop programmati. Ancora di più spicca l’uso dei delay e della memorizzazione dei motivi: Michael sovrappone strati sonori suonati uno sull’altro e ottiene così contrasti d’atmosfera che ti afferrano e che raggiungono un alto livello di compatibilità reciproca. Michael approfondisce questa presa atmosferica anche dosando certi motivi con linee di note dosate con precisione che, con il supporto di un uso estetico del sustain, sviluppano un’eco lamentosa, e così in alcuni punti si arriva perfino a un possibile momento di effetto cerebrale, quasi esoterico (ma devi saper staccare la ragione). Quando in queste parti alle linee si uniscono le chitarre, con le linee contrastanti del basso «fretless», l’effetto diventa ancora più intenso.

Accanto ad Abdow ci sono Tony Franklin e Shawn Deneault. «Heart Signal» non è un album «one man band». È un album di trio! Le linee di forza energetiche e i contributi creativi di tutti e tre gli strumenti si manifestano in un apporto del tutto paritario. Gli strumenti si completano a vicenda per contrasto e raggiungono un livello altissimo di ascolto reciproco. La fusione è «gigantesca», gigantesco è anche il «groove» che nasce dal contrasto tra i tre elementi del quadro sonoro, tutti messi in risalto in modo espressivamente alla pari. In alcuni momenti dei brani si sconfina in modo più netto nel territorio della fusione jazz-rock, come ad esempio nella conclusiva Nature Of Play, mentre in The Hand That Take Abdow e i suoi compari tornano nei paesaggi del progressive metal, sviluppando un fraseggio leggero (in frammenti appena rintracciabili) che richiama qualche simpatia anche con quello che fanno (stavolta a distanza di anni luce) i Fates Warning. Tutti i brani raggiungono una scioltezza enorme e il genere metal può essere sostituito in un attimo, nello stesso punto, dal jazz-rock (e viceversa). Il disco parla così in modo del tutto eclettico, e questo è un fascino in più, perché nel suo insieme è difficile da paragonare a qualsiasi altra cosa. Di sperimentazione ce n’è a vagonate, ma soprattutto è strepitoso il fatto che il trio provi una pletora infinita di tempi e tonalità ritmiche diversissime, unite da passaggi spezzati in chiave progressive. È quel criterio «progressive» che non smette di entusiasmare chi ascolta e che ti toglie il fiato a ogni passo di questo lavoro. Fiato tolto nel senso che, in strutture marcatamente complesse, il trio riesce comunque a creare una compattezza altissima. Frammentazione zero. Nella sperimentazione nemmeno un punto «si sfalda».

Michael Abdow ha ‘tirato fuori da sé’ un album che – senza falsa modestia – è un risultato di altissimo livello. Porta con sé tutto ciò che cerca l’ascoltatore più esigente, ma soprattutto, tra sperimentazione e fusione, raggiunge un equilibrio brillante tra complessità tecnica, dinamica che ti afferra nel susseguirsi di svolte d’atmosfera e un alto grado di ascoltabilità. Qualcosa di molto difficile da ottenere in un album progressive, art e jazz fusion (strumentale) che va a caccia di esperimenti stuzzicanti. Un album che premia chi ascolta dall’inizio alla fine. A ogni nuovo giro nel lettore CD.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Weight Of The World (12:16)
2. Heart Signal (04:49)
3. We Live Here (05:43)
4. Heavy Drifter (04:25)
5. The Hand That Takes (04:51)
6. Cherry Blossom Descent (04:08)
7. Synthetic Origins (02:21)
8. Nature Of Play (04:56)

Formazione:
Michael Abdow – chitarra, tastiere, programmazione
Tony Franklin – basso “fretless”
Shawn Deneault – batteria, percussioni

Michael Abdow – Heavy Drifter (video ufficiale)
Michael Abdow – Heart Signal (audio ufficiale)
Michael Abdow – “Heart Signal” (copertina dell’album)
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