Korn: The Nothing
Etichetta: Roadrunner Records
Data di uscita: 13. 9. 2019
Durata dell’album: 44:20 min
Produzione: Nick Raskulinecz
Per i Korn, la band nu metal californiana, è quasi un miracolo essere riusciti a restare in piedi nonostante tutto. Il gruppo ha attraversato cambi di formazione e ha sperimentato un sacco a livello musicale, cosa che i fan non hanno certo apprezzato. Qui il pensiero va soprattutto agli esperimenti con il dubstep. Il nu metal in sé non è più popolare da un pezzo, e solo pochi gruppi sono riusciti a restare a galla. I Korn riempiono ancora i palazzetti e possono praticamente vivere di musica, che al giorno d’oggi è senza dubbio un successo. Ma i Korn sono anche una band parecchio operosa: gli album escono con regolarità e ormai alle spalle hanno già il tredicesimo disco in studio.
Il precedente The Serenity of Suffering ha fatto tornare la fiducia a parecchia gente. I Korn non solo hanno mantenuto l’oscurità, ma a livello di stile e di suono il disco ricordava i tempi d’oro della band, quelli di Issues (1999) e Untouchables (2002). Evidentemente i Korn hanno cominciato a rendersi conto di essere tornati in carreggiata e hanno fatto di tutto per restarci.
Per The Nothing hanno deciso di tenersi la loro botta caratteristica, rendendo però il tutto ancora più cupo. Anche se i Korn sono famosi per essere una band bella tetra, viene da chiedersi: come si fa a renderla ancora più cupa? I Korn hanno sempre dimostrato la loro oscurità con testi personali e morbosi, chitarre accordate bassissime, effetti di ogni tipo e anche l’uso delle tastiere. La band aveva promesso un altro album dominato dalle chitarre, con l’oscurità ancora più presente nei testi. Per il cantante Jonathan Davis il 2018 è stato un anno che gli ha ribaltato la vita: prima è morta la madre, poi l’ex moglie, scomparsa per un’overdose. E questo, senza dubbio, si sente nel disco.
Che il disco sarà cupo lo annuncia già l’opener The End Begins, in cui Davis suona la cornamusa scozzese e la sua voce è decisamente morbosa. Come primo assaggio i Korn propongono Cold, che però non sembra poi così oscura. È un classico pezzo da mazzate alla Korn, con un ritornello potente. Di sicuro, però, si sente subito che sulla produzione la band non ha risparmiato nulla. Ogni strumento si sente, il suono è alto, chiaro e pieno. Come si conviene a un disco dei Korn, del resto.
Pian piano, brano dopo brano, esce fuori il vero volto di questo album. Ma i Korn non hanno certo cambiato rotta: restano coerenti con il loro stile. Più oscurità si percepisce già in You’ll Never Find Me, grazie a una parte calma e alla voce emotiva di Davis. Jonathan Davis sa ancora come convincere con il suo canto. Ha un timbro tutto suo e anche con le linee vocali non gli manca mai la fantasia. I Korn hanno dimostrato la loro oscurità nella carriera già un’infinità di volte, quindi in The Nothing la conferma arriva soprattutto dai testi. Un ottimo esempio è quello di Idiosyncrasy:
Crawling down the path, I’m helpless, reaching for the light I see
Every time I get too close, the light proceeds ahead of me
Taking deep, I take a step, standing up, I take a breath
Running towards the light, I feel the fingers wrapped around my neck
God is making fun of me
He’s laughing up there, I can see
All’inizio dell’album non sembra affatto che il disco sia così tetro. Sembra piuttosto un tipico album dei Korn. Ma quando i Korn rallentano il ritmo e passano a un tempo più doom metal, Davis emerge ancora di più. Un buon esempio è Can You Hear Me, soprattutto il ritornello:
Can you hear me? ‘Cause I’m lost
And I may never come back again
And while my heart keeps holding on
I know I’ll never be the same again
Più ci si avvicina alla fine, più si ripresenta lo stesso problema dei dischi precedenti: l’album ha un pezzo di troppo e nemmeno questi emergono dalla media. Da segnalare senza dubbio H@rd3r, per la sua parte bella potente. In chiusura i Korn offrono la solida This Loss e il morboso outro Surrender to Failure.
Sull’esecuzione e sul suono non c’è niente da ridire. La voce di Davis resta ancora l’unicità della band. I chitarristi Head e Munky sono sempre due pilastri, con le loro chitarre martellanti e il gusto per gli effetti. Il bassista Fieldy si è sempre distinto per il suo suono inconfondibile e per le sue linee. Il batterista Ray Luzier, invece, ha di nuovo regalato un’ottima dinamica ritmica che, con la sua fantasia e la sua varietà, dà al disco un’impronta speciale. Si sente che la band funziona come un blocco unico, quindi è difficile indicare dei favoriti.
Con The Nothing i Korn sfornano ancora una volta un lavoro prodotto alla grande, pieno di botta e anche di oscurità. È un disco che farà felici i fan della band. Non è un capolavoro, ma il gruppo ha alle spalle una dozzina di album, quindi mantenere un livello così alto è comunque degno di rispetto.
8/10
Tracklist:
- The End Begins
- Cold
- You’ll Never Find Me
- The Darkness is Revealing
- Idiosyncrasy
- The Seduction Of Indulgence
- Finally Free
- Can You Hear Me
- The Ringmaster
- Gravity Of Discomfort
- H@rd3r
- This Loss
- Surrender To Failure
Formazione:
Jonathan Davis – voce
James ‘Munky’ Shaffer – chitarra
Brian ‘Head’ Welch – chitarra
Reginald ‘Fieldy’ Arvizu – basso
Ray Luzier – batteria