Mind Business
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: N'toko
Etichetta: Call And Response Records
Uscita: 2013
Durata: 37:06
Voto: 4/5
Non dico di ingoiare proprio tutto, ma devo ammettere che dopo anni di rifiuto del rap, delle rime a mitraglia, del flow ritmico semplice e rudimentale senza orpelli melodici, sto entrando in una fase di ammorbidimento graduale e di accettazione di ciò che un tempo per me era inaccettabile. Dopo aver assorbito la sostanza fluida dei fumosi Cypress Hill e dei Run DMC, col tempo sul mio player si sono fatti largo anche gli acrobati rap di casa nostra, tra i quali, dopo Klemen Klemen, Trkaj e Kosta, sul piedistallo del migliore, del più possente e – per me – del vincitore premiato con l’oro c’è posto per uno solo, carismatico in modo insuperabile e intellettualmente superiore: N’Toko. Il rimatore di Novo mesto per eccellenza è creativo, succoso e diretto come l’impatto di una cometa potentissima, un meteorite che spazza via i pianeti della banalità consumista urbana e dell’ottusità, e con il suo costante potenziamento degli standard dell’hip-hop sloveno il giovane della Carniola Inferiore si guadagna già all’inizio il titolo di miglior freestyler, il più velenoso di tutto il versante prealpino. La prima voce dei Moveknowledgement, pur con un sacco di lavoro per la band madre, ha ancora abbastanza palco per costruirsi un universo solista tutto suo, nel quale – dopo il dominio totale della scena slovena (dopo album come Cesarjeva nova podoba, Dobrodelni koncert ob koncu sveta e Parada ljubezni c’è davvero ancora qualcosa da aggiungere a standard di qualità e di critica diretta impostati in modo così superiore, se mi concentro solo sui prodotti che sputano rabbia eruttiva nella lingua madre slovena? La domanda è ovviamente retorica …) – il passo logico è uscire dai confini del pollaio sloveno, troppo stretto. N’Toko è uno che dietro la placida superficie della maschera di un uomo contemplativo, tagliente ma rispettosamente calmo, ribolle di passioni che lo spingono su binari tutti suoi. Dopo l’innamoramento per l’India, da qualche anno c’è un amore ancora più grande: il Giappone, impero del sol levante, del bushido e del codice dello zen più puro. Dopo i dischi meno chiacchierati Ex-Shanti / Future Shanti e Fight Like A Girl, stavolta N’Toko ha deciso di riprendere il filo interrotto dei suoi pensieri e di spremere fuori una nuova valanga di urla sul groppone di una società spersonalizzata, impoverita sul piano intellettuale ed emotivo, del nuovo ordine mondiale neocapitalista.
Prendere le distanze dalla struttura concettuale compatta, cucita su misura, che contraddistingue l’eccellente Parada ljubezni ha portato a un nuovo esperimento mentale, che mette alla prova i limiti del lecito in un universo dove N’Toko è il demiurgo di se stesso, creatore del mondo e degli orizzonti, ma allo stesso tempo anche critico attivo, osservatore della creazione, sfidante di se stesso e iconoclasta della propria intoccabilità. Mind Business è molto meno ostinatamente ermetico: è un collage a mosaico, sfilacciato e frammentato, con abbastanza leggerezza da pista, un pizzico di suoni retro alla Atari degli anni ottanta dimenticati e, oltre al neofuturismo del kitsch pop giapponese fatto di neon, Pokemon, manga e cultura anime, nel complesso c’è ancora abbastanza di idealistico, raffinato e filosoficamente curato alla maniera del grande N’Toko. La dualità di presente e futuro si intreccia in modo splendidamente metafisico, e il suono è una sostanza che permette di uscire di continuo dalla sfera dell’adesso verso qualcosa di esterno, magari familiare, ma sempre spostato in un futuro indefinito. È la ricetta sci-fi di N’Toko; sul piano della produzione, stavolta le texture sonore sono nettamente minimaliste e perfette per un discorso da club underground, mentre su tutto dominano paesaggi mentali di insoddisfazione vocalizzata, messa in parole, verso lo status quo, verso il restare impantanati in un punto morto, dove N’Toko, proprio come con i Moveknowledgement, si dà ali ampie per una fuga totale dalla gravità di un mondo fatto di preoccupazioni, leggi fisiche e cornici picchettate di ciò che è stereotipicamente consentito.
L’ingresso nel mondo di totale fascinazione per la bidimensionalità della cultura pop parte a sorpresa da una matrice registrata del discorso del guru indù Swami Vivekananda, un estratto del suo intervento dell’11 settembre 1893, che creò un punto di contatto, un ponte tra il pensiero occidentale e quello orientale; dopo quell’atto di fusione intellettuale è seguito un secolo di irradiazione, di globalizzazione. I confini spariscono, restano solo quelli nelle teste e, sì, sky is the limit. Un pizzico di provocazione nelle parole di Swami Vivekananda »Greetings, people of America …« apre i registri di quello che viene dopo, dove N’Toko non si rivolge al mondo come un piccolo sloveno ai piedi del Triglav, ma già con il brano The Baddest si mette alla pari con la concorrenza mondiale e, sì, è »the baddest rapper you ever gonna see«. Il paradigma mentale è tagliente, d’acciaio, incazzato, sicuro di sé e potente, e N’Toko pianta senza riserve i paletti del suo dominio e lo difende con minimalismi sonori e con la sua presenza verbale a coltello, diretta. Senza freni e senza gabbie, No Brakes srotola i retroscena di un ragazzo che non ha mai forzato per stare in cima alla classifica della popolarità, mentre già al terzo atto del disco N’Toko veleggia in un mondo nostalgico di storia sonora recente. La cantabilità da MTV delle melodie rap, che guardando Yo Raps avevo saltato apposta, adesso preme da tutti i pori. Il concerto per la pace nel mondo, nell’universo intero, con il brano velenoso, pericolosamente sfacciato e zeppo di parolacce Smile, si sposta nelle sfere dello sfigatissimo commercio consumista di icone, religione, ortodossia, che nel mondo fisico ora scorre attraverso la rete, più reale della realtà. Qui N’Toko è subdolamente cinico e, come ha detto in un’intervista davvero ottima, lo riassumo pure io: “Il 2013 lo vivo esattamente così: come un mondo che vorrebbe cambiamenti, ma in realtà non ha idea di cosa farsene di se stesso. Kanye West è un urlo di questo. Se dovessi spiegare come funziona la società urbana moderna, come ragiona, direi che è proprio questa schizofrenia di Kanye West,” è arrivato il momento di regolare i conti con tutti. Il minaccioso e inquietante Mind Business suona come una coerente rielaborazione di Public Enemy e Cypress Hill su un groove infernale della Dolenjska, che però non porta l’etichetta di un’origine geopolitica e di radici, ma erige un baluardo per se stesso, per la libertà del proprio pensiero e per l’intoccabilità del proprio universo cognitivo. »My mind is my business!«, affila N’Toko sul rimbombo della base ritmica, e non ha nessuna intenzione di sottomettersi né al diktat dei media né al richiamo delle pecore nel gregge della razza umana; dotato di una spina dorsale tutta sua e inflessibile, il giovane critico sociale, che tiene lo specchio alla società e al tempo in cui viviamo, un tempo in cui tanti non riescono a pensare con i loro due emisferi cerebrali tra l’orecchio sinistro e il destro, si pone a difesa di se stesso e di tutti i liberi pensatori (e di chi pensa attivamente). Il seguito, con il brano 1989, è un contrasto di leggerezza, sognante, quasi inafferrabile come un’apparizione, un fluire frattale di impressioni da un tempo che non tornerà mai più, ma al cuore si sente ancora il filo d’acciaio del nucleo, del seme di tutto ciò che accade e di com’è adesso, dove N’Toko mostra per un attimo l’epicentro del mondo che l’ha reso ciò che e chi è oggi. In mezzo si intrufola Dr. Dre, poi 99 palloni gonfiati, immagini di periferia dove un ragazzo, in un mondo straniero, in uno stato di totale solitudine e alienazione, si fonde con se stesso, e la genesi di una grandezza fuori serie è cominciata per poi nobilitarsi.
La nota di analisi sociale è presente in ogni fibra del disco, ma si sente che nella sua gita discorsiva N’Toko si gode soprattutto, liberamente, ciò che per lui personalmente conta di più: il proprio piacere e il gioco con i propri demoni dell’inconscio. »Nothing is impossible,« aggiunge Lion, che in modo sanguinario, a colpi di macete, fa a pezzi tutti i monumenti omofobi di questo mondo gretto, tutti i trendismi, i marchi, mentre l’iconoclasta pop N’Toko sottolinea che tra la sottomissione totale ai trend pop e gli estremismi fascistoidi, nonostante l’apparente incompatibilità, c’è in comune così tanto che basta un solo passo per sconfinare nelle sfere del nuovo ordine mondiale di robot piatti e programmati, incapaci di avere un loro vocabolario con cui saper descrivere, riuscire o voler descrivere i propri desideri, voglie o piani per il futuro. Consegniamo la responsabilità nelle mani degli altri ed ecco il grido della crisi d’identità dell’uomo del XXI secolo: l’uomo che non sa affrontare la propria responsabilità. Dopo il collage musicale del brano Nagoya, proprio questo lato si dispiega senza riserve con il brano Minor Celebrity, dove N’Toko bacchetta tutti quei cagasotto corporativi gonfiati che, dopo la prova dello status di star e i primi milioni di copie vendute, sulla scia di West continuano a conquistare il mondo e i portafogli di giovani ciechi con la propria linea di vestiti, il proprio reality show accessibile 24 ore su 24 via internet, blog, e con un comportamento stupidamente bestiale abbassano il livello intellettuale di tutti quelli che sanno solo imitare. N’Toko si stima troppo per una roba simile e non riesce a cedere ai cliché da due soldi, anche a costo di non avere in tasca milioni e scalinate pavimentate d’oro in una villa assurdamente costosa … Ed è proprio questa la linea di demarcazione: N’Toko ha abbastanza (auto)critica, intelletto e senso di ciò che è giusto e di ciò che non lo è. URL è un trip intermedio di completamento sulla groppa dell’America e del NWO, mentre il perdere il proprio filo mentale è il costrutto di un raffinato ingranaggio del dominio mediatico, che avvelena anche gli ultimi brandelli di una coscienza sana, incorrotta e consapevole della modestia. La morale è andata a farsi benedire, ma devo dire che preferisco seguire la forza di pensiero di N’Toko, che nonostante un futurismo faticoso porta nella direzione del ritorno a se stessi, piuttosto che soccombere a un qualche filo servile e tiepido che programma in modo proprio idiota le masse di adolescenti zombificati! La conclusiva Staycation porta una splendida gita in un ambiente meno familiare, nello stato di zen totale. Una linea pulita di ritmi spezzati, lievi asincronie e aggiunte che sale di produzione in produzione fino alla conclusione finale: sotto la forma plastica di leggerezza, kitsch, neon, zuccherosità, c’è molta più essenza di quella che vi ha servito finora MTV o il vostro DJ preferito …
La ribellione è il risultato normale, ma solo se avete seguito il filo del disco e non vi siete limitati a schiumare di rabbia per una ritmica davvero minimalista e retro. Mind Business fissa nuovi standard anche per il marchio, il trademark, rappresentato dal nome N’Toko. Il disco è ancora sopra lo standard per quanto riguarda la qualità dell’insieme, ma forse non è forgiato per colpire alla prima nota e al primo ascolto, il che però lo rende ancora più piacevole. Concordo che sia sempre difficile competere con picchi superiori, ma penso che a N’Toko non importi nemmeno se è riuscito o meno a superare il suo disco precedente. L’essenza che offre è maledettamente attuale e incisiva e al dischetto, a parte la frammentarietà e l’apparente semplicità sonora, non si può rimproverare di essere insensato, confuso o scalcinato. Mind Business è diverso da tutto ciò a cui eravate abituati da parte del giovane genio creativo, il che dimostra che il ragazzo è ancora in una fase di crescita evolutiva e di fioritura e che con sé stesso non ammette mai mezze misure né incoerenze. I trendismi e le cornici cliché delle aspettative del pubblico sono irrilevanti. N’Toko è il proprio Deus Sive Natura e il proprio metro di misura. Gli altri non gli servono per competere. Una volta ho letto da qualche parte una splendida domanda: se si considera un ‘alfa dell’indie’, e lui ha risposto di essere troppo vecchio per un ruolo del genere e che in questo mondo animale di competizione dovrebbe essere qualche soggetto più giovane a scalzarlo dal ruolo di alfa. Di giovani ce ne sono a bizzeffe, ma il rivale non è ancora all’orizzonte. Almeno per ora non c’è un eroe capace di incrociare i suoi denti da latte con un veterano temprato che, a quanto pare, ha ancora un sacco da dire! E che sia così ancora per molti anni, possiamo augurarcelo di cuore!
Formazione
N’Toko – musica & rime
Ospiti musicali:
Seijiro Murayama – batteria nel #3
Zanzano & Kaneko Yuki – esecuzione del brano #9
Produzione
Igor Vuk & Beckoning
Tracklist
1. Future Perfect
2. The Baddest
3. No Brakes
4. God Helps God
5. Smile
6. Mind Business
7. 1989
8. Lion
9. Nagoya
10. Minor Celebrity
11. URL
12. Dunk
13. Staycation