Monster Magnet alla Cvetličarna

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Luogo: Lubiana
Data del concerto: 21.11.2008
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 35 €

22 novembre – il giorno in cui in Slovenia si sono fermati altri rocker leggendari. Stavolta toccava alla formazione stoner Monster Magnet, che negli anni Novanta era considerata uno dei nomi più grossi del rock e scalava le classifiche con hit come Space Lord, Dopes to Infinity, Powertrip, Twin Earth, The Right Stuff, Zodiac Lung, Negasonic Teenage Warhead e Heads Explode. Il momento di massima gloria è passato, ma i Monster Magnet non si arrendono, e infatti l’anno scorso hanno pubblicato anche un album niente male, 4-Way Diablo. Potremmo dire che questo è il tour europeo di 4-Way Diablo. Oltre ai Monster Magnet, in tour ci sono altre due band più giovani – Pilgrim Fathers e Nebula.   

Per scaldarci ci hanno pensato gli ottimi inglesi Pilgrim Fathers. Una band giovane, che mescola hard rock, post rock e space rock. Le chitarre sono per lo più alte e ronzano a tutto volume, mentre quel fascino unico lo mettono le mini tastiere e vari effetti, di cui ogni tanto si occupava il cantante con un aggeggino. Il loro set è stato energico, vario, con la musica piena di svolte drammatiche – certe parti sono pura follia hard rock, ma subito dopo può arrivare un pezzo che dimostra che l’eredità di vari space rocker alla Hawkwind è ancora viva. Ci sono un sacco di parti post rock ipnotiche che però non ti fanno addormentare: con la loro energia ti portano via e ti rinvigoriscono lo spirito (come un buon brodo di manzo della domenica). Il loro concerto è stato davvero bello, sono musicisti eccellenti e il cantante è un vero frontman, pieno di carisma e presenza scenica. L’unico lato negativo: il set è stato troppo corto. A fine serata arrei quasi detto che per me i Pilgrim Fathers sono stati il top della serata e che li avrei guardati volentieri come headliner. Hanno avuto la sfortuna di suonare per primi, quando in sala non c’era praticamente ancora pubblico. Hanno mostrato una bella dose di originalità, buona presenza scenica e riff pesanti.

Poi è toccato agli stoner Nebula. Da noi ormai sono vecchie conoscenze e prima della loro esibizione la sala si è riempita per bene. Gli americani hanno messo in piedi un set dinamico, pieno di melodie cantabili  e di difficili linee di chitarra e assoli. Si vede che il chitarrista prende un sacco in prestito da Jimmy Hendrix. Si nota soprattutto negli assoli, ma anche in certe parti più melodiche. Si potrebbe dire che la loro versione di stoner rock ha un colore più bluesy, proprio per lo stile chitarristico. Questo set non mi ha preso quanto quello dei Pilgrim Fathers, ma in sala l’atmosfera era decisamente migliore e più carica di energia rock. Una buona scelta come spalla dei Monster Magnet.

Ovviamente, però, aspettavamo tutti Dave Wyndorf e i suoi compari. Per l’attacco c’è toccato aspettare un bel po’, ma ognuno ha trovato qualcosa per far passare il tempo (io mi ero portato il mio Nintendo). Quando poco prima delle dieci gli americani sono finalmente saliti sul palco, il pubblico era già bello caldo, sia per i set precedenti sia per la dolce birretta e il vinello.

Più o meno tutti gli occhi erano puntati su Dave Wyndorf, che è rimasto l’unico membro originale della band. Accanto a lui c’è anche lo storico chitarrista Ed Mundell, che è diventato a sua volta un pilastro del gruppo. Wyndorf personalmente mi ha sorpreso con il suo aspetto, perché negli ultimi anni ha messo su, fin troppo chiaramente, un bel po’ di chili. Le foto di qualche anno fa mostravano un tipo in forma smagliante, e adesso all’improvviso un colpo così. Ho letto che Wyndorf qualche anno fa è andato in overdose di certi farmaci e a quanto pare il tutto ha avuto un grosso effetto sia sulla sua psiche sia sul fisico. Ma vabbè, non è importante: non siamo venuti a guardare lui, siamo venuti a goderci (soprattutto) la sua musica.

Il concerto è stato abbastanza prevedibile. I Monster Magnet hanno suonato tutte le loro hit e tutti i pezzi con i ritmi più martellanti. Ovviamente a “bruciare” di più sono stati Space Lord e Negasonic Teenage Warhead, suonati più o meno come su disco, cosa che non si può dire di tutti i brani. I ragazzi si sono tirati fuori un paio di volte arrangiamenti un po’ rimaneggiati, dimostrando che un live può essere molto più di una semplice presentazione del prodotto da studio. Era prevedibile anche che non suonassero le cose più sperimentali del periodo in cui Wyndorf si era appassionato alla musica psichedelica, ma proprio lì sono venuti buoni i Pilgrim Fathers, che hanno riempito il vuoto. Proprio quando ci eravamo abituati ai Monster Magnet, loro volevano già salutarci. Come mai? È passata appena una buona ora. Dopo cinque minuti di insistenza siamo comunque riusciti a farli tornare e i ragazzi sono rimasti sul palco un’altra mezz’ora, arrivando così al minimo sindacale decente di musica: un’ora e mezza.        

Con i suoi testi rabbiosi e i suoi gesti Wyndorf ha mostrato che capitalismo e politica continuano a non andargli a genio. Il tipo non ha mai fatto finta di non adorare la vita da rockstar, ma di sicuro gli dà ai nervi l’ipocrisia di certi che fanno i finti tonti. Forse i Monster Magnet non sono più un nome grosso come una volta, ma i messaggi di Wyndorf sono ancora attualissimi. Gli altri membri della band sono perfettamente affiatati. A tratti si sentono addirittura tre chitarre (quando si unisce anche Wyndorf), la sezione ritmica è solida e Wydorf ogni tanto aggiunge qualche effetto. Anche la sua voce è ancora buona come sempre.

Tutti e tre i set sono andati bene anche dal punto di vista del suono. Nessuno strumento sovrastava gli altri e anche la voce si sentiva bene per tutto il tempo. L’unica band ad avere qualche leggero problema sono stati i Pilgrim Fathers, con la voce un po’ troppo bassa. Un altro problema più grosso è che il volume è stato nettamente troppo alto per tutta la sera e più di una volta ho dovuto tapparmi le orecchie, che mi fischiavano per bene ancora un paio di giorni dopo il concerto.

Dopo l’album 4-Way Diablo la band ha deciso di fare anche un tour europeo, nonostante Wyndorf avesse detto che non avrebbe suonato dal vivo molto, ma che si sarebbe concentrato di più sul comporre. Forse era l’ultima occasione per vedere all’opera questi leggendari stoner, e secondo me ci hanno servito uno spettacolo davvero solido. Anche le due band di supporto meritano di dividere il palco con i Monster Magnet. L’intera serata è stata organizzata e suonata molto bene e non ci resta che sperare in altri incontri del genere.

 

Testo: Rok Podgrajšek

Foto: Mojca Perdih

 

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