Moonlejada 2013, ancora una volta ambasciatrice della Musica (2013)

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Luogo: Lubiana / Gala Hala / Slovenia
Data del concerto: 09.03.2013
Numero di spettatori: 200 – 250
Prezzo del biglietto: 8 € prima delle 21:00 / 10 € dopo le 21:00

Un bel po’ di rumore radicale, energia grezza, messaggi lucidi? Quando spunta uno di quei cretini che, ubriaco fradicio, rompe le scatole ai musicisti sul palco? Quando sai che i Nikki Louder (i più assidui di tutti) ti serviranno ancora una volta un live da re? Tutto questo la Moonleejada te lo dà sempre: è il festival dell’etichetta Moonlee Records, che più o meno una volta all’anno mette in piedi una serata con gli artisti sotto la sua ala. Per l’edizione di quest’anno, oltre ai Nikki Louder, erano annunciati i nostri Trus!, i croati Cripple And Casino, i loro connazionali Analena e i macedoni Bernays Propaganda. I primi, purtroppo, hanno dovuto cancellare l’esibizione per malattia, e così forse si è perso anche un po’ di quella varietà più radicale del festival, anche se la qualità no. Le altre quattro band, infatti, pescano (sicuramente molto più dei Trus!) almeno un po’ dall’eredità del post-hardcore e del post-punk, e diciamo che i Bernays Propaganda stanno su quella seconda sponda, più morbida, di questo tipo di alternative. E si è sentito parecchio anche dal vivo.

Ad aprire il festival, quindi, i croati Cripple And Casino. Quartetto classico con voce femminile, quest’anno hanno pubblicato un nuovo disco, intitolato With High Regards (la recensione di RockLine puoi leggerla QUI), che dice già molto sull’ottima forma della band – e dal vivo l’hanno confermato. Anche se si appoggiano a schemi post-hardcore e screamo piuttosto tipici, a tratti un po’ sciacquati, non si può negare che abbiano un’energia unica e la capacità di entrare in sintonia con il pubblico. Dal punto di vista tecnico mancava una voce un po’ più alta, perché il canto di Petra è uscito asciutto, spinto sullo sfondo, e alla fine questo rovina un po’ l’impressione generale, visto che le band Moonlee sono band che puntano molto anche su testi forti e pieni di messaggi. Dalla serata ci si aspettava quindi qualcosa in più, anche se come atto d’apertura è stato più che gradito.

Sul palco sono saliti poi i padroni di casa Nikki Louder. Sono una di quelle band che a ogni live è semplicemente brava. Proprio non ci riescono, ecco, a essere scarsi. E nemmeno nella media. Il fatto è che la band batte senza sosta i soliti quattro locali sloveni, ma il trio ha ancora dentro tutta quell’energia primordiale, quel fascino originario che hanno le band giovani. Qui c’è quindi una giovinezza perenne unita a tanti anni di esperienza, che probabilmente dà come risultato live così rodati e così belli. Stavolta hanno letteralmente travolto i Cripple and Casino: più radicali, più concreti, e di sicuro più interessanti, più personali, più unici; semplicemente migliori. Soprattutto c’è più sperimentazione, specie con i vari effetti del frontman Blaž Sever, che porta le masse sonore enormi dentro oscillazioni folli; qui si va fuori dai binari di tutti i generi »post-», verso un noise rock davvero originale, che non ha problemi a misurarsi con la scena mondiale. È stato anche il momento di quel cretino ubriaco di cui sopra, che è salito sul palco a rompere le scatole al trio; per fortuna la band ha reagito in modo impeccabile e ha portato a casa l’esibizione fino alla fine. I Nikki Louder pubblicheranno presto anche un nuovo disco – il nuovo album Golden Men lo presenteranno in anteprima il 19. 4. alla Menza pri Koritu.

Poi è toccato al quartetto di Zagabria ormai di culto, gli Analena. Un’altra formazione che si muove nelle acque del post-hardcore, ma che, a differenza dei Cripple And Casino, per via di un momento più ballabile e di schemi melodici a 4 accordi finisce spesso dalle parti del »pop-hardcore«. Gran parte del pubblico arrivava dalla Croazia, e la maggior parte erano fan degli Analena, che alla Gala Hala si sono probabilmente fatti vedere solo per loro. Con i Cripple And Casino, però, qualche parallelo in più si può tirare – anche qui in primo piano c’è la cantante, che però varia di più vocalmente rispetto a Petra. Non c’è solo il canto screamo, ma anche uno più convenzionale (e allo stesso tempo non convenzionale per il genere di riferimento), quel canto melodico, da pop, che usano nei pezzi più ballabili, per cui in certi brani la band sembra una band pop-punk un po’ dozzinale. È molto interessante, perché altre volte si butta in uno screamo / post-hardcore davvero radicale, in quel suono grezzo, primordiale, a volume altissimo e soprattutto anti-commerciale, che grida alla rivolta. Questa oscillazione tra una melodia quasi da cliché e il rumore radicale è stata forse la cosa più memorabile della loro esibizione.

Come headliner della serata, e a ragione, sono saliti sul palco i post-punker macedoni Bernays Propaganda. Anche loro quest’anno hanno pubblicato un nuovo album, intitolato Zabraneta Planeta (la recensione di RockLine puoi leggerla QUI). In mezzo a tutto quel rumore, i Bernays Propaganda, nonostante il volume alto, hanno rappresentato il lato un po’ più morbido della serata. Riff più marcati, linee di basso corpose, una storia sonora che non si perde dietro a distorsioni eccessive o all’effetto caos cercato a tutti i costi… e una voce più leggibile, la terza femminile della serata. I Bernays Propaganda hanno messo insieme in qualche modo il meglio degli elementi della serata di Mr. Moonlee – una melodia intelligente, atipica, ballabile, ma con abbastanza sperimentazione da restare intrigante e magnetica, un rumore in cui non anneghi, una storia che, nonostante il caos occasionale, resta sempre leggibile. Una band che ti porta davvero negli anni ’80 del secolo scorso e ti ricorda l’apice del post-punk, quando la musica popolare era intrisa di alternativa intellettuale, quando l’intelligenza alta era la norma e gli standard del gusto musicale erano semplicemente alti, ma vicini a tutti. I macedoni hanno quindi chiuso la serata nel modo migliore possibile.

Moonleejada 2013 ci ha messo davanti un’altra splendida pleiade di band sotto la sua ala, dando al contempo speranza a tutti quelli che sfidano con l’indipendenza l’industria (musicale) capitalista. Moonlee Records rappresenta tutto ciò che nella musica è autentico, importante e, in fin dei conti, bello, e la Moonlejada ogni volta lo dimostra di nuovo.

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