Morning Phase

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Beck
Etichetta: Capitol Records
Uscita: 2014
Durata: 47:00
Voto: 4.5/5

Il dodicesimo album in studio del cantautore, compositore, polistrumentista, arrangiatore e produttore americano Beck Hansen, intitolato »Morning Phase«, chiude il cerchio. Chiude un capitolo nell’invidiabile storia musicale di questo apprezzato artista. È un nuovo documento personale e a cuore aperto, in cui il maestro della fusione di suoni e stili  sforna 11 brani rilassati, sorretti in modo più marcato dal suono acustico, che lo riporta nel sound (e persino nello stile!) di uno dei lavori migliori della sua carriera, »Sea Change« (2002). Se le opere passate di Beck sono segnate da una serie di album con cui l’artista ha sempre sfidato e spiazzato il pubblico, entusiasmandolo a colpi di shock mentre si dedicava al suo personalissimo mix di generi, il nuovo disco è soprattutto un passo prudente e dosato con leggerezza nel suo percorso creativo! Con questo album Beck non porta il suo linguaggio musicale, da sempre in continuo cambiamento, a un nuovo gradino evolutivo, ma naviga sicuro in acque già collaudate, già battute in passato. Con nuove leve e nuovi approcci di produzione e arrangiamento che, sul piano della maturità, superano decisamente la portata di »Sea Change«. 

Questo non significa che »Morning Phase« sia per Beck una specie di suicidio artistico. Tutt’altro. L’album »Morning Phase«, come suggerisce già il titolo, è scritto e creato »direttamente dal letto«. In realtà »Morning Phase« suona come un »Sea Change« rinfrescato e rivitalizzato per i tempi nuovi. Sul nuovo disco con Beck collabora un bel mucchio di musicisti, ed è curioso, visto che abbiamo nominato »Sea Change«, che nella squadra ci siano anche quattro musicisti che avevano già lavorato con Beck proprio su »Sea Change«: Justin Meldal-Johnsen, Joey Waronker, Roger Joseph Manning Jr e Smokey Hormel. Tra l’altro, sono anche da anni membri della band che accompagna Beck nei tour.  A completare i parallelismi e il filo diretto con »Sea Change« c’è anche il fatto che Beck ha usato nel nuovo album brani che aveva scritto già nel 2005 a Nashville! Ha riutilizzato vecchie registrazioni per tre brani, che poi sono diventati Blackbird Chain, Country Down e Waking Light. Beck ha registrato la maggior parte dell’album già all’inizio del 2013, e in appena tre giorni; poi, nella seconda metà dello stesso anno, il materiale è passato attraverso rifiniture e potenziamenti di suono e arrangiamento.

Nel nuovo album non c’è traccia di depressione o di lutto. Entrambi sono sostituiti da un senso di malinconia, che l’atmosfera intensifica attraverso la melodia dell’accompagnamento così come l’espressività vocale di Beck. Il nuovo disco propone alcuni trucchetti (ormai non più nuovi per Beck) per fondere elementi country e folk nel carattere musicale, come mostrano per esempio i brani Say Goodbye, la parte iniziale di Blue Moon e Country Down. Nell’album spiccano i momenti catturati in Morning (con l’introduzione strumentale Cycle), e poi Unforgiven, Don’t Let It Go, Wave, Blackbird Chain e Waking Light, che letteralmente fluttuano su morbide tende di strati sonori sovrapposti l’uno all’altro. In questa ricca scenografia sonora di accompagnamento è incastonata la voce di Beck, che stavolta è stata abbondantemente lavorata in produzione con effetti »echo«. Sembra che la sua voce arrivi dall’aldilà, o che sia una voce di beatitudine che ti parla nei sogni. Proprio i brani citati portano in questi momenti un tocco di psichedelia e cerebralità, e funzionano alla grande se ti ci abbandoni e ti lasci guidare, staccando il ratio (a quel punto la sincerità del messaggio della musica può farti sentire perfino un formicolio sulla pelle). E siccome stavolta Beck costruisce il paesaggio sonoro su una tinta del tutto naturale delle tempere sonore che usa, certi momenti dell’album si possono addirittura accostare ai gruppi pionieri a cavallo tra la fine dei Sessanta e i Settanta. Due momenti così sono ad esempio Blackbird Chain e Waking Light, che si possono collegare ai Pink Floyd del periodo in cui creavano la musica per il film »Obscured By Clouds«.

Nonostante i brani siano impostati in modo molto semplice, la strutturazione dell’insieme sonoro è estremamente approfondita. Come ho accennato prima, stavolta Beck ama stendere, attraverso la ripetizione di un dato motivo, un nuovo strato sonoro sopra quello esistente, addensando via via il quadro musicale. Si tratta dell’inserimento graduale di tanti suoni, come sintetizzatori, organo Hammond, dulcimer e poi archi. Visto che al centro restano sempre le melodie vocali di Beck,  questo elemento dell’arrangiamento lavora »da dietro le quinte«, ma allo stesso tempo è importantissimo, perché con esso Beck ottiene una spiccata dinamica sonora dell’album e un forte contrasto tra i diversi stati d’animo! Una deviazione speciale dell’album arriva con il brano Turn Away, dove si insinua un pizzico della melodia e del modo di comporre (armonie vocali, melodie, uso delle chitarre acustiche) di Simon & Garfunkel, mentre Country Down si può collegare ai momenti più delicati del vangelo musicale di Neil Young.  L’intero dossier sonoro dell’album viene spezzato da un solo suono »ruvido«. Si trova in coda al disco! Nel finale di Waking Light. Su di esso Beck stende un suono crudo e iperdistorto di chitarra elettrica, che chiude l’album. In pratica si tratta di una rivitalizzazione di »Sea Change«, il legame tra i due album non si può proprio ignorare, e Beck dimostra che con la sua crescita artistica da autodidatta è diventato, con gli anni, anche uno dei maestri del suono e dei produttori più raffinati, tanto che, rispetto a »Sea Change«, si è lasciato alle spalle perfino Nigel Godrich.

È un album estremamente ascoltabile, profondamente espressivo e sentito e, nonostante le sensazioni psichedeliche, quanto mai concreto e coi piedi per terra. Le strutture sonore organiche che lo costruiscono sono dolci, fragili, »morbide«. Anche se la melodia dell’album è appesantita da un senso di malinconia, il disco funziona come una specie di redenzione personale di Beck, un’illuminazione. Non si avverte nemmeno un briciolo di depressione o di abbattimento personale. È un album leggero, con mosse di arrangiamento rilassate ma sonoramente solide e compatte, in cui Beck segue sempre con concisione e grande eleganza la fine meccanica di un addensamento compatibile di pastelli sonori. Anche se non è un album che, come ci si aspetterebbe, dovrebbe di nuovo »scuotere« e »shockare« l’ascoltatore secondo la nota formula beckiana della fusione eclettica, stavolta Beck ha consegnato un disco rilassato ma musicalmente ricco, pieno di atmosfera psichedelica e sognante, condito ogni tanto con elementi country e folk. Un documento che forse sorprende proprio perché, a differenza di tutti gli album passati di Beck, non sorprende. 

Formazione

Beck Hansen – voce, chitarra acustica (brani n. 2, 3, 4, 5, 8, 9, 11 e 12), chitarra elettrica (brani n. 9 e 13), tastiere (brano n. 2), pianoforte (brani 3, 5, 6 e 13), sintetizzatore (brano n. 13), organo (brano n. 13), basso (brani n. 5 e 11), collage sonoro (brano n. 3), tamburello (brano n. 4), ukulele (brano n. 5), charango (brano n. 5), celesta (brano n. 9), dulcimer (brano n. 11), armonica a bocca (brano n. 12), xilofono (brano n. 13)

MUSICISTI OSPITI:
Joey Waronker – batteria (brani n. 2, 3, 5, 8, 12 e 13), percussioni (brani n. 2, 3, 5 e 9)
Roger Joseph Manning, Jr. – pianoforte, sintetizzatori, Rhodes, clavinet, organo Hammond B3, voci di accompagnamento
Stanley Clarke – contrabbasso (brano n. 2), basso (brano n. 3)
James Gadson – batteria (brani n. 4 e 6)
Cody Kilby – chitarra (brano n. 4)
Bram Inscore – basso (brano n. 4)
Fats Kaplin – banjo (brano n. 4)
Justin Meldal-Johnsen – basso (brani n. 6, 8, 9 e 13)
Smokey Hormel – chitarra acustica (brani n. 6 e 8), chitarra elettrica (brani n. 9 e 12), archetto elettronico (brano n. 6)
Stephanie Bennett – arpa (brani n. 6 e 11)
Steve Richards – violoncello (brani n. 7 e 8)
Roger Waronker – pianoforte (brano n. 8)
Jason Falkner – chitarra (brani n. 9, 12 e 13)
Matt Mahaffey – organo (brani n. 9 e 13)
Greg Liesz – “pedal steel” (brani n. 9 e 12)
Matt Sherrod – batteria (brano n. 9)

Produzione

Beck

Tracklist

1. Cycle (0:40)
2. Morning (5:19)
3. Heart Is a Drum (4:31)
4. Say Goodbye (3:29)
5. Blue Moon (4:02)
6. Unforgiven (4:34)
7. Wave (3:40)
8. Don’t Let It Go (3:09)
9. Blackbird Chain (4:26)
10. Phase (1:03)
11. Turn Away (3:05)
12. Country Down (4:00)
13. Waking Light (5:02)

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