Una serata da anime all’Orto bar (2014)
Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak
Luogo: Lubiana / Orto Bar / Slovenia
Data del concerto: 13.04.2014
Numero di presenze: 50
Prezzo del biglietto: 20€ in prevendita, 25€ il giorno del concerto
Visto che il tema della serata di domenica all’Orto Bar era parecchio esotico, conviene prima di tutto spiegare cos’è il visual kei. La parola kei significa stile, quindi visual kei, ovvero “stile visivo”, non è un genere musicale in senso stretto, ma un movimento musicale basato sull’immagine delle band. I generi che si trovano al suo interno sono molto vari: dal punk, rock e heavy metal fino al pop e all’elettronica. Le origini risalgono agli anni Ottanta, e la parola stessa pare derivi da uno degli slogan della band metal X Japan, “Psychadelic violence crime of visual shock”. Nel 1986, con l’idea di diffondere il visual kei, a Tokyo e Osaka nacquero anche le etichette Extasy Records e Free-Will. Tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta la popolarità delle band visual kei crebbe a vista d’occhio, e i loro album si vendevano in cifre record, a milioni di copie. Con lo scioglimento di alcune delle band principali, però, verso la fine dei Novanta l’interesse iniziò a calare. Con l’arrivo del nuovo millennio ha ricominciato a salire, e le band nate intorno al 2005 qualcuno le ha ribattezzate direttamente ‘neo visual kei’. Nonostante le critiche secondo cui le nuove band badano più all’aspetto che alla musica e oggi suonano tutte uguali, negli ultimi anni si nota un boom di popolarità, sia in Giappone che nel resto del mondo.
Gli Heidi. hanno suonato insieme per la prima volta nel febbraio 2006 a Tokyo. Il pubblico li ha fatti suoi dopo l’esibizione al concerto in memoria di hide; hide era il soprannome di un musicista giapponese che a fine anni ’80 aveva aperto nuove strade con la sua band metal X-Japan, per poi imporsi con la carriera solista come uno dei pionieri del visual kei e diventare, tra i giovani, l’idolo della ribellione contro la società tradizionale giapponese. Dopo due album usciti in Giappone, nel 2009 la band ha firmato con l’etichetta Gan-Shin e con il terzo disco ha iniziato a conquistare anche il vecchio continente. Già l’anno dopo gli Heidi. hanno firmato con una casa discografica ancora più grossa, la Geneon Universal Entertainment, e con l’uscita del quarto album hanno cominciato a puntare anche al mercato americano. La loro musica è finita negli anime e anche in un film che racconta di un giovane contadino che sogna di diventare una star del visual kei, e i membri della band hanno recitato pure in ruoli secondari. Il loro album più recente, Alpha, è uscito a settembre 2012.
Devo ammettere che col visual kei non avevo mai avuto a che fare. Per questo, domenica sera, l’attesa di vedere cosa ci avessero preparato i ragazzi dall’Estremo Oriente era ancora più alta. Già entrare in sala è stato in qualche modo strano, perché ancora prima del concerto, sotto il palco, si accalcava una folla composta soprattutto da ragazze. Per un attimo mi è sembrato di essermi addormentato e risvegliato in un anime giapponese, pieno di giovanissime con pettinature coloratissime e occhioni enormi. Purtroppo la sala era per lo più mezza vuota, cosa che attribuisco al fatto che questo stile e la band stessa sono poco conosciuti, oltre al prezzo dei biglietti relativamente alto, che ha sicuramente scoraggiato anche i curiosi che avrebbero magari dato un’occhiata al concerto. Qualche minuto dopo le nove, quando la band è saltata sul palco, il pubblico, poco numeroso, è letteralmente esploso. Il pavimento di legno della sala ha tremato come mai prima d’ora – e non solo all’inizio, ma per tutto il concerto, durato quasi due ore. Se il pubblico non è riuscito a salutare la band con i numeri, bisogna riconoscere che ha compensato la mancanza con l’energia. E come se non bastasse, nella seconda parte dello show una collaboratrice giapponese della band ha dato una carica extra a quel pugno di fan ormai un po’ sfiniti, che hanno spremuto fino all’ultimo atomo di forza. Dal punto di vista visivo la band forse non è tra le più stravaganti; il chitarrista scalzo porta il viso dipinto (una versione soft del corpse paint), il bassista salta in giro con una gonna a quadri e pantaloni con le gambe diverse, e il batterista, col trucco, non mostra sul viso nemmeno un tratto maschile. Per tutto il tempo la band flirta più che apertamente con il pubblico femminile, che si è portato a casa anche dei souvenir sotto forma di plettri e bacchette personalizzati. La musica, invece, è tutta un’altra storia. L’inizio è stato molto esplosivo, con ritmi metal e rock (combinazione di Fender Precision Bass e Stratocaster con amplificatori Marshall) nelle strofe, che poi si trasformavano in melodie pop giapponesi nei ritornelli, quelli che ricordavano di più proprio i cartoni animati giapponesi. Nel corso del set la musica è passata a ritmi un po’ più delicati, con più pop e punk, per poi tornare a indurirsi nel finale. Secondo me gli Heidi. hanno regalato il concerto più interessante di quest’edizione dell’Ortofest.
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