Zajeban dan a Kranj con i Don Mentony Band (2014)
Luogo: Kranj / Izbruhov bazen / Slovenia
Data: sabato, 12.04.2014
Una vera giornata piovosa d’aprile. E pure storta, per giunta! I Don Mentony Band, di nuovo in pista, hanno finalmente pubblicato a inizio marzo, dopo 14 anni di siccità, il nuovo album in studio. Capitanato dal veterano della scena rock ‘n’ roll slovena, il leggendario Janez Zmazek Žan, il quintetto ha dedicato marzo e aprile a una manciata di concerti promozionali. È stato curioso vedere come la ciurma di RockLine abbia sempre rincorso la band con una sfortuna nera sulle date dei concerti. Il concerto al club Lukna nel villaggio di Prečna, vicino a Novo mesto, per esempio, è stato bloccato di nuovo pochi giorni prima della data annunciata! La fortuna ci ha sorriso quindi proprio per l’ultima data confermata della band. A Kranj.
Oltre a Janez Zmazek Žan a chitarra e voce, nella formazione ci sono solo veri maestri del mestiere. L’ottimo batterista Žiga Kožar (Moonlight Sky Trio), il bassista Klemen Teran, il chitarrista Luka Vehar (The Dreams, E.V.A.) e il fisarmonicista Boštjan Dorič! Anche questa serata ha confermato che la scena dei club in Slovenia si sta spegnendo su tutta la linea. Dubito che c’entri qualcosa il concerto in contemporanea dei The Drinkers al Klubar (centro di Kranj)! Quando sono saliti sul palco i B.A.K.S. di Kranj, nella sala, che può contenere 1100 persone, c’erano poco più di 50 teste, per giunta perlopiù amici e conoscenti della band. I B.A.K.S. non se ne sono preoccupati più di tanto e si sono messi di buzzo buono a suonare il loro materiale originale. Due chitarre creano un suono massiccio e grasso, accordato in modo volutamente un po’ gracchiante! Ci sono una batteria cinetica sullo sfondo e basso/voce in prima linea. Il loro materiale originale dal tipico melos sloveno, con cui a tratti si avvicina al melos della filosofia dei Siddharta e ai primi Anavrin, mentre qualche riff sa tuonare in apertura in stile Tide, anche se sono solo associazioni, giusto perché leggendo vi facciate da soli un’idea di dove vadano a parare i B.A.K.S. Esibizione corretta, ma gli assoli della chitarra di destra non si sentivano proprio durante il concerto.
I Don Menotny Band, protagonisti della serata, sono arrivati sul palco solo alle 23:10. In sala la gente era decisamente meno di cento. I ragazzi aprono la prima parte del concerto con tre classici che dovrebbero infiammare il pubblico decimato: Ko noč zamenja dan, Dost mam e To je moje življenje. La band ci ha conquistati subito con una sicurezza e un’intesa sul palco impeccabili, anche se aveva alle spalle la data di Postumia e di certo non sembrava freschissima, come ha mostrato più tardi soprattutto la voce di Zmazek, sempre più debole verso il culmine del concerto. Nella parte iniziale della fisarmonica di Dorič non si sentiva proprio nulla. Si è fatta notare per la prima volta nella title track del nuovo album appena uscito, «Zajeban dan» – recensione di RockLine QUI, a cui sono seguite Ne grem se več, Lahko si za, lahko si proti, poi Mojca, che ha il potenziale per diventare presto un pezzo popolarissimo (tutti la chiedono alla band per le loro Mojca) e Vrag naj te vzame. Il primo set si è chiuso con il divertente classico Marjetka.
Il grande capo e visionario musicale della band, Janez Zmazek Žan, resta il guru del suo gioco. Oltre alla sua voce virile e ruvida, «spaccata sugli angoli», ci ha di nuovo conquistati con il carattere unico del suo modo di suonare la chitarra. Con un tocco e un suono di chitarra che sul palco sa creare solo lui. Il tipo resta dannatamente abile e, in senso musicale, negli assoli piazza sempre le note esattamente al posto giusto: nessuna nota suona di troppo. Žan usa un suono di chitarra molto diretto, diciamo decisamente penetrante. Alla sua sinistra c’era lo splendido Luka Vehar, che due giorni prima al Glej di Lubiana aveva suonato con i The Dreams, i «The Alman Brothers Band sloveni». Vehar è più morbido. Diciamo tecnicamente più rifinito, con dita che possono anche correre più veloci. Il contrasto tra i due chitarristi è il fascino speciale dei rinnovati Don Mentony Band, ed è un gran piacere seguire il lavoro di entrambi. C’è poi la sezione ritmica straordinaria e compattissima formata da Klemen Teran e da uno dei batteristi più completi e versatili della giovane generazione slovena, Žiga Kožar. Della grande succosità si occupa poi, novità, Boštjan Dorič, con l’inserimento spiritoso di parti di fisarmonica nell’accompagnamento.
Nei suoi interventi tra un brano e l’altro Žan resta il solito brontolone sarcastico. Ha di nuovo intrattenuto i presenti con qualche osservazione «diretta» e il suo collaudatissimo umorismo nero: «Fuori vendiamo il nostro nuovo CD a 87,00€, e in più vi regaliamo due prosciutti pasquali», e quando uno dei rosei e allegri tipi di Kranj è arrivato al bordo del palco per sfoggiare il nuovo album della band appena comprato: «Beh, ancora 20.000 così e ce la facciamo a tirare avanti»!
Dopo quindici minuti di pausa i ragazzi sono tornati sul palco per consegnare anche la seconda parte, dove hanno infilato un classico dopo l’altro! Il concerto è scorso attraverso A štekaš, Nekam bom šel, Z občutkom, Nikol si nam odpustu, Sedem let, Zdaj sem pa miško, Lenoba, Rekla je ne, Na obali, e naturalmente non hanno dimenticato Mrho, con cui hanno chiuso la parte regolare del concerto. Nel bis suonano di nuovo Mojca, che si stacca dal resto del materiale soprattutto per il voluminoso «stereo chorus groove» che Žan aggiunge per l’occasione al suono della chitarra. Un pezzo sbarazzino che, speriamo, riporterà la band a farsi sentire di più sulla scena musicale slovena.
Con la sua figura essenziale, l’insostituibile Janez Zmazek Žan, la band resta una delle storie musicali più originali e particolari nate in Slovenia. È bello rivederli più spesso sui palchi. Se c’è qualcuno che capisce cos’è il «mojo», cos’è il rock ‘n’ roll e cos’è il blues, uno dei primi indirizzi a cui bussare per la risposta resta Janez Zmazek Žan. Tanto di cappello alla band per una serata davvero bella e divertente a Kranj, e spero di rivederci presto, alla prima occasione.
testo: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik


































