Moveknowledgement: dal ballo al punk e ritorno (2011)

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Kino Šiška / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 17.06.2011

Le statistiche non mentono: una band con un sacco di talento, buone idee e un nucleo creativo solido può sopravvivere dieci anni, incidere quattro dischi e consolidare la propria posizione sulla scena di casa come uno dei pilastri dell’alternativa. Stiamo parlando dei Moveknowledgement e del fuoco sacro che si portano dietro, in una forma sempre cangiante e sempre fresca, dal primo disco Sun Sun, passando per Ant People e Listen To Nebukadnezar, fino alla freschezza appena riconoscibile di Pump Down!!! Il quarto album è stato anche il pretesto per l’incontro di giugno tra vecchie e nuove generazioni di fan del dub su base rock, nel tempio lubianese della cultura urbana alternativa, il Kino Šiška. Prima del battesimo del fuoco e della messa in scena sul palco del gran lancio del quarto figlio da studio, nel backstage, un piano sotto il palco, abbiamo piazzato il microfono sotto il naso a Miha Šajina e al gutturale oratore e maestro delle parole, il cantante N’Toko, che per voi, lettori di Rockline, hanno svelato lo stato d’animo e la rinascita della band dai mille volti e caratteri, ma con una sola anima salda come il granito: Moveknowledgement.

È un onore e un piacere poter assistere, dopo il 2007, a un nuovo capitolo live della storia dei Moveknowledgement, stavolta tra le mura del Kino Šiška. Che cosa è successo a voi nel frattempo? Avete avuto tempi parecchio turbolenti: tu, N’Toko, sei stato in giro per il Giappone per tutto questo tempo. Com’è andata con la band nel suo insieme e come hanno funzionato i flussi di comunicazione tra voi?

Miha Blažič – N’Toko: In realtà bene. L’ultimo giro è stato questo: abbiamo registrato tutto poco prima che partissi. Nel frattempo i materiali li ha mixati Miha Šajina. Siamo sempre rimasti in contatto per tutto quello che riguarda le cose puramente tecniche, ci scambiavamo i file e io registravo le mie parti in Giappone. Insomma, siamo stati in contatto parecchio.

L’era digitale permette comunque di stare su Skype e sistemare le cose subito via internet. La differenza stava, almeno se mi rifaccio all’intervista che avete fatto per Polet, nel principio stesso del lavoro. In cosa si distingue la scrittura dei pezzi per Pumpdown da quella dei dischi precedenti?

Miha Šajina: Per il disco precedente, Listen To Nebukdanezar, posso dire che i pezzi sono nati in modo un po’ più spontaneo, da certe jam che avevamo accumulato, e poi da quel mucchio abbiamo scelto qualche punto luminoso da rifinire. Stavolta invece metà del disco ce l’avevamo già nel computer, registrata a frammenti, un’idea grezza, e poi quelle bozze le abbiamo portate in sala prove, dove abbiamo davvero finito il tutto. Comunque sia, stavolta il computer ha avuto un ruolo bello importante nella nascita del disco.

Quanto tempo c’è voluto per la genesi dell’album, dalla prima idea alla forma finale?

N’Toko: Alcuni pezzi erano già finiti ai tempi di Nebukadnezar, cioè già dal 2007, già in quel tour suonavamo qualche pezzo nuovo, e adesso, dopo il tour, sono finiti anche sul disco. Quelli hanno più di quattro anni.

Sono i pezzi che abbiamo già potuto sentire sul palco estivo di Metelkova e al Kapa festival?

N’Toko: Sicuro, sì! Quindi poi, in realtà… Forse direi che metà sono nati negli ultimi due-tre mesi. Negli ultimi due anni, perlopiù. Qualcosa l’hanno scritto i ragazzi mentre io non c’ero, qualcosa l’abbiamo impostato insieme nell’ultima fase prima del lavoro in studio. I pezzi sono nati mentre chiudevamo la storia di Nebukadnezar e aprivamo un nuovo capitolo con un nuovo disco. La pausa per riflettere creativamente era quindi più che necessaria perché nascesse qualcosa di nuovo.

I Moveknowledgement hanno quindi vissuto in questo periodo molte fasi di muta. Dal primo disco Sun Sun e dal conio sperimentale di un linguaggio comune, Ant People lasciava intuire cosa sarebbe successo dopo, Nebukadnezar è la fioritura completa e il rinascimento del vostro suono, mentre Pump Down fa un bello scarto e si allontana apposta dalla strada tracciata. Come mai avete scelto contorni più luminosi e un suono un po’ più amichevole per chi ascolta?

Miha: Secondo me perché Nebukadnezar era in pratica una zuppa scura, con pochi ritornelli. Una parte del metodo di lavoro l’abbiamo mantenuta, ma ci siamo dati l’obiettivo di provare qualcosa di nuovo e di affrontare sfide nuove. La sfida era davvero buttare giù un po’ di pezzi da tre minuti, con dei ritornelli pazzeschi, che fossero un po’ più alla portata anche di un pubblico più ampio. Non volevamo fare musica solo per i critici che si fanno le seghe su questa roba, ma avvicinarci alle masse. E poi abbiamo scoperto che non è così facile. Questi pezzi in realtà li abbiamo arricchiti molto di più, anche se sembrano molto più semplici e pop, quindi Miran Rudan è un vero fenomeno a dire tante cose a tanta gente in così poco tempo…

N’Toko: Ci sono voluti dieci anni per imparare a scrivere un pezzo da tre minuti. (risate)

Proprio questa riduzione dei ricchi strati e delle stratificazioni della musica è stata quindi una grossa fatica per voi come band.

N’Toko: Sicuro! Soprattutto in una band che funziona a democrazia, dove tutti e cinque i membri decidono insieme e portano le proprie idee, è difficilissimo mettere insieme qualcosa di compatto e ben arrangiato! Forse anche perché ci conosciamo da un bel po’ e suoniamo insieme da parecchio, adesso sappiamo scendere a compromessi meglio rispetto agli inizi e ai primi passi.

E come fa a funzionare questo principio di democrazia in una band? Con tanti creativi serve sempre il consenso, o ogni tanto uno dei membri la spunta?

Miha: Sicuro che ogni tanto qualcuno la spunta, ma ci conosciamo davvero da così tanto tempo e siamo così amici che sappiamo quando stiamo andando insieme verso qualcosa di buono. Se qualcuno fa una cosa buona, non pensiamo nemmeno di metterci uno contro l’altro per qualche ego. Come ho già detto, qui il computer ha aiutato un sacco, probabilmente. Due membri si trovano e registrano qualcosa, e il computer ubbidisce e incolla quello che serve su una specie di matrice. Non hai un batterista e uno che ti rompe con “né questo, né quello”, ma il computer ubbidisce bravo e fa tutto come si deve… (risate)

David Cvelbar: Il batterista l’hanno messo a tacere… (risate)

Miha: Eh sì, certo! (risate)

Però il batterista è l’unico ad avere la foto a colori sul disco…

Miha: Assolutamente! (risate)

E allora, qual è l’idea dietro Pump Down come nome e come concept del disco? Io sono entusiasta della storiella che avete infilato sulla copertina come se fosse un articolo, ma raccontatela con parole vostre e dal vivo…

N’Toko: È venuta fuori in modo parecchio casuale, perché non avevamo un concept d’insieme prima di registrare. Però per tutto il tempo avevamo la sensazione di stare facendo davvero un disco da ballo, con un sacco di elettronica. Il precedente era più dubbeggiante, stavolta invece ci siamo nutriti di elettronica, e da lì è arrivata l’ispirazione che forse al cuore del disco nuovo ci fosse un po’ di anni Novanta e techno che si incontrano con l’hip-hop. Quell’estetica sta un po’ sullo sfondo. Poi però, quando abbiamo ascoltato quello che avevamo registrato, abbiamo capito che non somigliava per niente all’elettronica, anzi, dall’inizio alla fine aveva vinto il rock’n’roll! (risate) L’idea però è rimasta: restare dentro un’estetica di musica da ballo ingenua, e da lì anche il titolo Pump Down. La storia che ha messo insieme la band, invece, pesca dai titoli dei pezzi, da cui si insinua il contenuto. Per tutto il tempo c’è questa sensazione sci-fi nei pezzi, e sia nel suono che nei testi trovi una direzione. Se metti insieme tutti gli elementi, esce fuori qualcosa come Pump Down…

Miha: Poi puoi solo dirti “Pump Down! Non c’è altra strada!”.

Quindi con quei tre punti esclamativi esortate la gente a tirare il disco giù dalla rete, a “pompare” il disco dalla rete?

N’Toko: Altro che lettera! (risate)

Miha: Proprio così, che lo pompino, e poi se ne approfittano troppo, pomperemo giù anche loro… (risate)

Il disco è freschissimo e il pubblico del Kino Šiška lo sentirà per la prima volta. Cosa possiamo aspettarci, quindi, come seguito live di quello che seminerete oggi?

N’Toko: Adesso siamo arrivati bello a zero, eh. Finora, ogni volta che registravamo un disco, ne avevamo già un altro in cantiere, perché andavamo avanti piano con la scrittura durante la produzione, mentre adesso abbiamo registrato tutto quello che abbiamo fatto in questi anni e non abbiamo nemmeno un pezzo in magazzino. Tutto quello che facciamo da domani in poi è un puro, splendido mondo nuovo, quindi siamo aperti a tutte le idee nuove. Forse siamo persino un po’ inclini a buttarci nel progetto Moveknowledgement Freepop Orchestra…

Proprio lì volevo arrivare. I contorni luminosi di Pump Down fanno pensare più ai contorni luminosi della Freepop Orchestra. Quanto ha preso il sopravvento il bit luminoso della Freepop Orchestra sulla vecchia materia oscura dei Movknowledgement? Significa che il prossimo passo logico è abolire i Moveknovledgement in quanto tali e tenere solo la Freepop Orchestra?

Miha: No. Quello è in pratica solo un elemento dance più estremo, di cui abbiamo bisogno tutti, e una volta all’anno lo sfoghiamo al Klub Gromka e siamo tutti contenti e ci divertiamo. Siamo tutti un po’ presi male, o meglio bene, per il dance, e così va. L’altra cosa legata a questo disco è forse che un paio di elettronici sloveni si metteranno a remixarlo, perché quest’idea c’è sempre stata. Tutti più o meno facciamo i DJ la notte, e l’idea è sempre stata di poter far girare tutti questi pezzi rock in versione dance. In autunno, se va tutto bene, la cosa potrebbe vedere la luce e uscire. Dovrebbero remixare Rocktex, Novia, Nataša Muševič, Poll A Rock, New Wave Syria, quindi si prospetta una riedizione interessante dei pezzi in veste nuova.

In questo periodo hai fatto parecchio il DJ anche tu, in giro. Metterai le mani anche su qualche remix?

Miha: Io penso che ci proveremo tutti! Cercheremo di trovare la nostra espressione e un nuovo contatto con la musica tramite le manopole, poi vedremo…

Allo stesso tempo non si può ignorare che tu, N’Toko, sei un artista solista molto prolifico. Di recente è uscito il tuo nuovo disco solista. Come convivono la tua strada solista e quella dei Movknowledgement, per quanto riguarda il tempo che riesci a dedicare alle tue personalità musicali?

N’Toko: Per ora posso dire che il problema non sarebbe nemmeno tanto il tempo, quanto la mia presenza fisica. Ormai è la seconda volta di fila che ho un po’ fregato la band con una lunga assenza, perché in quel periodo il gruppo non poteva fare concerti. Mi sembra il lato negativo principale. Non c’entra il fatto che mi piace fare roba solista, quanto il fatto che mi piace viaggiare, ed è una parte grossa della mia vita.

In questo periodo sei riuscito a presentare al pubblico giapponese i Moveknowledgement in questa forma, l’idea stessa e la musica della band? Magari è in arrivo presto un’avventura di gruppo nel paese del Sol Levante? Magari un tuffo nell’oceano di possibilità insospettate e un’immersione in un flusso mentale del tutto diverso?

N’Toko: L’imprevisto che ti può capitare in Giappone è anche scoprire che altrove può essere ancora molto più difficile farcela, rispetto a qui, nel mondo della musica. Lì le band alternative hanno a disposizione molti meno mezzi e soldi di quelli che abbiamo noi qui, nonostante la situazione non proprio rosea… Mi sono chiesto spesso, visto che già da solo, quando vado lì e non ho altre spese oltre a me stesso, faccio fatica a starci dentro e un tour in Giappone non mi si ripaga, quanto sarebbe pazzesco se i Moveknowledgement suonassero lì. In quella scena spaccheremmo di sicuro! Poi mi fermo e comincio a sommare le cifre di quanto costano cinque biglietti aerei e cinque biglietti del treno veloce per una qualche tratta… Lì i conti non tornano e di soldi non ce ne sono, è tutt’al più una spesa, e poi bisogna togliere i soldi per l’affitto dei locali dove potremmo suonare… Anche questa consapevolezza può fare bene, perché ho visto band forse migliori di noi, ma sicuramente più affermate e con più esperienza, che possono solo sognare di suonare in posti come il Kino Šiška e con le condizioni che abbiamo qui noi. Suonano in certi buchi come da noi in Slovenia non ne abbiamo praticamente più… Mi ha dato davvero tanta motivazione e penso che non dobbiamo montarci la testa. Quando vedi che là ci sono tizi due categorie o più sopra di noi che non hanno nemmeno la metà delle nostre possibilità, quindi… Quando stasera salirò sul palco, la felicità e la consapevolezza di questa scoperta saranno solo più grandi, e di conseguenza anche il piacere, e spero anche il rendimento…

E cosa viene dopo, quando avrete girato la Slovenia con le quattro date di questo Pump Down tour? Dopo il Kino Šiška, Kranj, Lent e Mostovna, cosa c’è? Avete in programma di setacciare anche i festival o magari qualche posto fuori dai confini del nostro paese?

Miha: La nostra patria europea comune l’abbiamo già battuta parecchio: Francia, Ungheria, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia… Adesso torniamo alle radici e abbiamo intenzione di visitare posti che finora abbiamo un po’ trascurato. In tutta la nostra carriera live non so se abbiamo fatto più di tre concerti nell’ex Jugoslavia. Visto che volevamo fare un disco dance, e a mio parere è uscito molto punk, ci sembra che questa musica sia fantastica e adatta anche da presentare ai Balcani, perché la Jugo era piena di punk e allora fioriva alla grande, la cosa mi sembra mega, più che andare in Europa, in Inghilterra o in Francia. Andiamo un po’ in Serbia, Macedonia, Bosnia… Posso confermare che ora ci sono dei contatti in corso, e più concretamente si stanno aprendo cose in Serbia, dove dovremmo fare un paio di date e presentarci in un mini tour, e ci fa davvero piacere, sinceramente e di cuore, andare a suonare in posti dove non siamo mai stati!

E la promozione video? Average Bear è già disponibile in un videoclip molto rudimentale, che vi presenta come minimalisti estetici. Avete in programma altri video e, se sì, quale regista (più o meno affermato) avete in mente per una collaborazione del genere?

Miha: In pratica è già tutto più o meno sistemato. Il video si girerà proprio qui al Kino Šiška, dove ci hanno offerto lo spazio, e dovremmo girarlo a fine agosto. Le idee ci sono già, è tutto più o meno elaborato, ci sarà anche dell’animazione, e il video lo gireremo presumibilmente per il pezzo Hands, in versione accorciata. Il pezzo dura sei minuti e mezzo, e un video così lungo sarebbe insensato e costoso. Abbiamo messo insieme una squadra partigiana, che lo farà con pochi mezzi e a un buon livello. Qualcosa dovremo sganciare solo per il montatore, e siamo di nuovo entusiasti di fare qualcosa di fresco. Il senso del video, non voglio dire troppo e svelare, è che ci prenderemo di nuovo in giro da soli e ci presenteremo come dei cretini.

E che ci si diverta a tutta…

Miha: Che ci si diverta a tutta!

Ultima domanda. Piani a breve e a lungo termine, e un saluto ai nostri lettori.

N’Toko: Quali sono i nostri piani a lungo e a breve termine? A breve: sopravvivere al concerto (risate), farci una bella festa di qualità, e poi festeggiare che il battesimo del fuoco è andato e che abbiamo messo insieme un disco di qualità. Poi ancora qualche data estiva, fare il video, registrare e pubblicare i remix, e poi setacciare ancora un po’ i club sloveni.

E magari vederci fra dieci anni e festeggiare insieme il ventesimo compleanno della band…

Miha: Sarebbe fenomenale. Speriamo!

Dejan Slak: Dopo che saremo tornati dall’America… (risate)

 

foto: Aleš Podbrežnik

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