Stranci – vecchie conoscenze (2011)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 17.06.2011
Gli Stranci sono una band alt rock slovena che due anni fa ha pubblicato il suo secondo album in studio, “Kirjetukinor?”. Oltre a una carica rock n’ roll genuina e sfacciatamente tagliente, il disco offre anche una concretezza di contenuti palpabile, mentre i momenti di acume negli arrangiamenti dimostrano che gli Stranci sono un quartetto di musicisti rodati, che sa esattamente cosa vuole. Vi presentiamo la chiacchierata con il cantante Peter Schmidt e il batterista Dare Gozdnikar.
RockLine: Tra il vostro esordio in studio e il nuovo disco “Kirjetukinor?” sono passati ben quattro anni.
Pero: Sì. Quando si tratta di scrivere il materiale non abbiamo mai fretta. Quando creiamo, vogliamo che le idee arrivino da sole. Non vogliamo forzare qualcosa che non funzionerebbe se non venisse da noi. Su questo non ci diamo mai scadenze. In questi quattro anni, poi, abbiamo cambiato anche bassista, e la fase di registrazione è stata piuttosto lunga: abbiamo rimaneggiato più volte il suono finché non ne siamo stati completamente soddisfatti. Nell’ultimo anno prima dell’uscita dell’album abbiamo girato tra tre studi prima di chiudere la faccenda.
Dare: Abbiamo registrato dall’estate 2008, e l’uscita era pronta a novembre 2009.
RockLine: Vi siete fatti notare in modo più deciso alla fine del 2008, quando il brano Rdeča raketa è finito sulla compilation di Val 202 “Imamo dobro glasbo”.
Dare: Ci siamo iscritti al bando, abbiamo compilato tutti i moduli richiesti, la giuria ci ha scelti. Tutto qui. Era la prima compilation di Val 202, con una selezione di band molto bella.
Pero: Rdeča raketa è stata poi registrata un’altra volta con il coro Kombinat, e quella versione l’abbiamo inserita nel disco. In fondo all’LP abbiamo aggiunto anche la versione radiofonica editata, come bonus track. È la stessa versione che c’è sulla compilation di Val 202.
Dare: L’idea del coro Kombinat ci è sembrata azzeccatissima. Un testo incisivo, tratto dai versi di Srečko Kosovel, con un coro funziona benissimo. Conosciamo le ragazze del coro da tantissimo tempo. Questa collaborazione per noi è in realtà del tutto naturale.
RockLine: Il vostro album, nel mare di dischi che, a spanne, si possono ficcare nel calderone dell’alternative rock sloveno di oggi, è uno di quelli che spiccano dalla marea media di uscite alt rock, in mezzo alle quali sei costretto a pescare le perle. Offre infatti concretezza, tangibilità e messaggi ricchi, un vero intelletto da arrangiatori che tocca davvero chi ascolta e lo scuote. Unisce in modo acuto momenti di sana presa in giro e la sporca immediatezza del rock n’ roll. Si sente che dietro a tutto questo c’è una band matura che sa cosa vuole ottenere. Potete raccontare, ciascuno per sé, la strada degli Stranci fino a questo punto? Fino all’uscita dell’album “Kirjetukinor?”
Pero: Con il chitarrista Matjaž collaboro da tantissimo. È arrivato come bassista nella formazione dei Baby Zdravo, e dopo che ci siamo sciolti mi ha invitato nei Lokalne pizde, dove suonavo la batteria. Nel frattempo Matjaž aveva già pubblicato per conto suo un album di un progetto che si chiamava Stranci. Poi ha deciso di provare a portare la musica sul palco, e per questo gli servivano dei musicisti; così sono entrati in contatto Dare e Matjaž…
Dare: Sì. Sul Salamonov oglasnik ho trovato un annuncio: cercavano un batterista. Allora mi ero appena trasferito da Lubiana a Celje. In quel periodo avevo di nuovo sentito la voglia di mettermi in gioco attivamente con la batteria in una band, e così è andata.
Pero: Matjaž ci ha raccolti da tutte le parti e abbiamo iniziato a lavorare sul suo materiale. Era il suo materiale. Tutto. Musica e testi. Così è nato il primo disco. Con questo “Kirjetukinor?”, invece, gli Stranci si sono presentati per la prima volta come coautori del materiale e di un disco che abbiamo creato insieme, come band. Forse per questo suona più diretto e più incisivo. È vero poi che siamo tutti gente che, con l’eccezione del bassista, che ha la metà dei miei anni, ha un bel po’ di chilometri sulle spalle, e abbiamo tutti alle spalle parecchie esperienze, buone e cattive, progetti riusciti e falliti, eccetera… Con gli Stranci ci approcciamo in modo sincero e con tutta l’anima. In questo gruppo lavoriamo senza alcun peso. Si tratta di svago e piacere, non di caccia a gloria e ricchezza. Questo ci unisce, e devo ammettere che siamo davvero una squadra eccellente.
Dare: La sincerità è la prima cosa, solo quella conta. Con gli Stranci non c’è posto per nessuna finzione. Qui non si scherza. Cioè, se voglio caricaturare, si scherza, ma dev’essere una cazzeggiata seria, tipo “dai, cazzeggiamo, ma sul serio!”
RockLine: È uno degli assiomi di base di un sano messaggio rock n’ roll. Ti faccio una domanda alla “fan adolescente”. Da dove viene la scelta del nome Stranci?
Dare: Allora, rispondo con un caso di xenofobia da manuale. È successo che, mentre trattavamo per suonare in un locale, trattando e trattando, il concerto non l’abbiamo ottenuto perché abbiamo testi anche in serbocroato. Cioè, quel momento ex-Yu, tradotto nella versione slovena, e in più la band si chiama pure Stranci: hanno deciso di no e la cosa non è andata in porto. Perché non Multiball, perché non Siddharta? Quei nomi suonano ancora più banali e ancora più slegati dalla geografia di questa zona, che una volta era la Jugoslavia comune. Mi sembra che dietro a questa domanda ci sia una fobia inculcata.
RockLine: Lo ammetto. Quando ho preso l’album in mano e ho letto il nome della band, ho pensato che fosse la solita minestra riscaldata in stile Zakonišče prepeva e simili lagne, e invece l’album mi ha spiazzato del tutto, soprattutto per la maturità degli arrangiamenti….
Dare: Bene, almeno l’hai ammesso da solo. Oggi in questo senso il problema è proprio quello. La prima cosa che conta sono l’aspetto esteriore e il nome della band. Resta da chiedersi quanta gente oggi metta davvero al primo posto la musica.
Pero: Quando il nostro nome è “andato avanti”, cioè quando da un progetto concepito con modestia la cosa ha davvero preso piede, il nome si è caricato di un sacco di significati in più. Anche se in origine è una parola serba e croata, in sloveno sei sempre un po’ “da parte”, “di lato”, sei marginale. Più tardi ci siamo inventati la variante “Stranci – vecchie conoscenze”, che è tipica della sloveneità, del carattere della nostra nazione.
Dare: Poi il nostro bassista ha cominciato a scrivere anche “Vie traverse” sul suo blog. Avevamo anche l’idea, per il nostro decimo anniversario, di cambiare nome da “Stranci” a “Starci” (cioè “i vecchi”). Era un’idea seria, ma abbiamo pensato che si sarebbe trascinata dietro troppe cose, troppo lavoro in più….
Pero: Secondo me il nome Stranci è azzeccatissimo, perché mantiene sempre un pizzico di provocazione. Un sacco di band inglesi hanno nomi inglesi che non hanno né capo né coda, e nessuno ci mette becco.
Dare: Assolutamente d’accordo. Ogni volta che pronunciamo la parola Stranci, tutti ci inciampano, e questa domanda su da dove venga il nome Stranci sta diventando per noi un’esperienza sempre più divertente.
RockLine: Poco tempo fa avete girato un videoclip per il brano Veliki črni bik. È un’ottima animazione cinematografica. Potete svelare il retroscena e come siete arrivati a una scelta del genere?
Dare: Tutto è preso dal primo lungometraggio d’animazione sloveno. L’hanno disegnato Zvonko Čoh e Milan Erič, si chiama “Socializacija bika”. Abbiamo chiesto a entrambi gli autori, con un pizzico di timore reverenziale, se potevamo prendere in prestito i motivi, visto che è la loro opera d’autore, a cui hanno lavorato per ben 10 anni. L’opera è uscita nel 1998, quindi hanno iniziato a disegnare nel 1988. Il testo del brano l’ha scritto il poeta Tomislav Vrečar. Il pezzo è uscito sulla compilation “Rokerji pojejo pesnike ’06”. Abbiamo ottenuto tutti i permessi, e anche quelli della persona che ha adattato il tutto. È Marko Radosavljevič, ed è stato lui a montare il tutto. È nata una storia completamente nuova, ribaltata.
Pero: La storia nel cartone è del tutto diversa da quella del video. Marko ha ripreso in modo eccellente certi inserti, certe sequenze di questo cartone, e li ha uniti in modo da creare una storia completamente diversa. Questo toro ci è piaciuto un sacco fin dall’inizio, per come è animato.
Dare: È anche un videoclip che si stacca dalla “democrazia” generale slovena nel fare video, dove c’è l’inquadratura della band che suona il pezzo e in più una ragazza a cui “succede qualcosa” nelle scene. L’idea era che la band si vedesse il meno possibile nel video; abbiamo minimizzato la cosa fino a togliere del tutto la band dal video, ottenendo così un’animazione totale.
RockLine: Come reagisce il pubblico sloveno agli Stranci, soprattutto dopo l’uscita dell’album “Kirjetukinor?”
Dare: La domanda è se si possa davvero parlare di un pubblico. Noi abbiamo un gruppo fedele di persone che va regolarmente ai nostri concerti, e basta. Per il resto, le reazioni, soprattutto al nuovo album, sono per lo più molto, molto buone e positive.
RockLine: Qual è la vostra percezione della cultura rock slovena e dello stato generale delle cose nel 2012? Questo spazio, anche nei tempi nuovi, è ancora aperto e comprensibile? Voi come lo sentite?
Pero: Sai com’è… questo spazio per me è ancora troppo aperto. Oggi ogni individuo è bombardato da una tale quantità di informazioni che è davvero difficile separare il grano dal loglio. Anche l’offerta di concerti è diventata così ampia che c’è troppo di tutto e la gente non mostra nemmeno grande interesse ad andare ai concerti. Come se la gente fosse un po’ satura di tutto e, di conseguenza, facesse ancora più fatica a scegliere in una tale massa di informazioni.
Dare: L’altra faccia della medaglia è che molte cose sono gonfiate artificialmente, e dietro ci sono etichette e media. Alla radio, per dire, hai le liste “power play”, per cui le etichette sganciano soldi e decidono quale musica verrà trasmessa. Le etichette pagano perfino le riviste musicali per spingere certe band.
Pero: È pura manipolazione. Quelli della radio dicono: “Eh, noi passiamo quello che la gente ascolta!”. Sbagliato. È il contrario. “La gente ascolta quello che passiamo noi!” Altre scelte non ne ha. A volte sulle radio commerciali senti lo stesso pezzo anche cinque volte al giorno. Oggi è molto più difficile farsi largo che solo qualche anno fa. Tutte queste nuove band, alternative, new wave, punk, tutte le nuove band che hanno un senso innato per esprimere il proprio acume d’autore, un tempo si potevano vedere e conoscere nei programmi in televisione. Oggi è molto più difficile. Però in Slovenia abbiamo band eccellenti. Quindi non si può dire che in Slovenia non ci sia niente da ascoltare. Ma la gente non ci arriva, o ci arriva con molta più fatica, alle band interessanti per i contenuti, rispetto a una volta.
RockLine: Miro Mutvar e il suo programma “Ljubljanska rock fronta” su Radio Ljubljana sono, per esempio, un altro di quegli isolotti di resistenza indipendenti e non conquistati, di sfida e di fede incrollabile nel rock.
Pero: Miro Mutvar con il suo programma è in realtà una stella luminosa.
Dare: Sì. Siamo stati ospiti nel suo programma. L’ultima volta, quando ha festeggiato il compleanno, l’abbiamo chiamato in diretta e gli abbiamo fatto gli auguri. Del resto anche sulla radio nazionale trovi ancora qualcosa di intelligente, per esempio Val 202, coi programmi “Na sceni” e “Na Pediestal”. Quindi in sostanza anche noi vorremmo avere la sala piena, cioè in questo caso ragioniamo in modo commerciale. Ma la prima cosa è l’amore per il fare musica, quello che investiamo negli Stranci lo facciamo per la nostra anima e il nostro piacere. Una volta, dopo un concerto, una ragazza è venuta da noi e ha detto: “Siete la band migliore del mondo per me!” Per me personalmente è la cosa che conta di più.
RockLine: Com’è l’interazione ai concerti tra pubblico sloveno e band?
Dare: Più ci allontaniamo dalla parte centralizzata del paese, cioè più siamo lontani da Lubiana, meglio ci va. A Lubiana oggi è davvero più difficile per noi ottenere un concerto che in qualsiasi altra parte della Slovenia. Ci contattano i proprietari dei locali, gli organizzatori, e poi si mettono a “tirare sul prezzo” su 150,00€, 200,00€, e alla fine ti senti pure dire: “Beh, per le spese di viaggio darei….”. Che diavolo, e allora perché ci contattano? Un rapporto rispettoso verso le band oggi, in questo senso, non c’è. E più ti sposti da Lubiana verso la periferia, meglio è, perché fuori Lubiana puoi ancora sentire un rapporto di rispetto, di genuinità.
Pero: Cambia anche la risposta del pubblico. Suoni per esempio a Cerkno, e poi a Lubiana. Un’interazione completamente diversa.
Dare: Ne abbiamo viste di tutti i colori. Dal concerto in cui nessuno del pubblico ha nemmeno applaudito e in sala si sentiva cadere uno spillo, a quello in cui la gente non ci ha lasciati scendere dal palco per più di mezz’ora dopo il concerto. È successo che c’era troppa poca gente e gli organizzatori ci hanno mandati a casa. Eravamo lì al locale dalle cinque del pomeriggio, avevamo fatto il soundcheck, abbiamo aspettato fino a mezzanotte, abbiamo chiesto se potevamo suonare, e l’organizzatore ha detto: “No no, andate pure a casa”. Ci hanno dato pure 30,00€. Un gesto eccezionale. Non solo per noi, ma per tutta la cultura rock slovena (con un pizzico di sarcasmo n.d.r.).
RockLine: Frase fatta. Quali sono i piani per il futuro?
Pero: Divertirci. La prima cosa è che siamo qui per il nostro piacere. Per il resto, in autunno andiamo in studio, abbiamo pronti 8 pezzi nuovi. La cosa è avviata. Sappiamo cosa registreremo, con chi lo registreremo, resta solo da definire le tempistiche. Sull’album sono previste di nuovo collaborazioni, ma succederanno spontaneamente, quindi non posso annunciarti gli ospiti già adesso.
Dare: Il piano è pubblicare il nuovo album a maggio dell’anno prossimo e celebrare così il decimo anniversario della nostra esistenza.
RockLine: Potete già anticipare eventuali scostamenti espressivi e sonori rispetto all’album “Kirjetukinor?”
Pero: Hmmm, non è così semplice. Il nuovo brano Veliki črni bik indica già a grandi linee dove ci muoveremo. Questo brano suona un po’ diverso da quelli di “Kirjetukinor?”, posso anticipare che il nuovo album sarà più vario, molto più eterogeneo del suo predecessore.
RockLine: Visto che parlate di questa varietà. Nella band siete in quattro. Caratterialmente, siete in sintonia nei gusti musicali, o ci sono differenze?
Pero: Siamo quattro musicisti molto diversi. Ognuno ascolta roba completamente diversa, ognuno sta appollaiato nel proprio angolo di questo universo rock. Ma quando ci troviamo insieme, nessuno si fa problemi per queste differenze…
Dare:… e quando abbiamo finito di suonare insieme, ci diciamo: “Ma chi diavolo ascolterà mai ‘sta roba!?” ah, ah, ah,….
Rockline: Avete in mente qualche giovane band slovena che meriti attenzione per il suo acume autoriale?
Dare: Personalmente vorrei segnalare Mr. Vontone, sentiti da poco, poi ci sono per esempio Last Day Here, molto interessanti, che continuano ad allargare i propri orizzonti musicali. Tra i più vecchi cito anche i nostri amici di lunga data Shyam. Li rispettiamo molto.
Pero: Anche questa nuova scena indie rock è interessante, ci sono per esempio We Can’t Sleep At Night e Arčibald Arčibald.
foto: Nina Grad
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