Nadir’s Big Chance
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Hammill, Peter
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1975
Durata: 47:17
Voto: 4.5/5
“Nadir’s Big Chance” è stato il quinto album da solista del multitalentuoso Peter Hammill, il tuonante cantante dei Van Der Graaf Generator. Lo scienziato mancato e appassionato tra i cantanti si è divertito anche stavolta a giocare con un concetto delle scienze naturali, usandolo per il titolo di questo disco per molti versi rivoluzionario. Nadir, in arabo, indica il punto che si trova esattamente sotto i piedi, in direzione opposta allo zenit, ed è un termine usato anche in astronomia. Allo stesso tempo ha un significato molto più filosofico, addirittura religioso, perché indica il punto più basso della spiritualità di una persona. Molto probabilmente è proprio da qui che il cantante, chitarrista, pianista, compositore e scrittore più unico che raro è partito per dare un’idea dello stile di questo album, considerato uno dei suoi lavori solisti più duri ma anche più amati, che poco dopo l’uscita ha raggiunto lo status di culto tra gli appassionati di musica provocatoria e sperimentale.
Il disco nasce poco dopo la rimpatriata dei Van Der Graaf Generator, mentre si stavano preparando il capolavoro “Godbluff” (1975), e infatti anche stavolta ci suonano tutti i compagni di merende dei VDGG, cioè l’organista Hugh Banton, il batterista Guy Evans e il fiatista David Jackson. Tra una sperimentazione e una composizione di “Nadir’s Big Chance”, il ‘dottor lingua sciolta’ e i suoi soci, quasi senza accorgersene, in alcuni dei brani finiti sul disco hanno inventato uno stile musicale che oggi chiamiamo proto punk. Va detto che “Nadir’s Big Chance” è uscito a febbraio 1975, mentre il termine punk è stato usato ufficialmente per la prima volta a gennaio 1976.
Hammill, rocker progressivo, è stato quindi il primo musicista della storia a etichettare come punk la propria musica, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, mentre strimpellava con tre accordi di rock’n’roll basilare: una vera ironia delle ironie per chi conosce il punk, che fin dall’inizio ha coltivato un’insofferenza dichiarata verso tutto ciò che sapeva di rock progressivo. Del resto i VDGG, insieme ai King Crimson, erano una delle poche band prog che i punk non hanno mai osato attaccare, anzi, in segreto li stimavano pure. Il cantante dei Sex Pistols Johnny Rotten era così entusiasta di “Nadir’s Big Chance” che alla radio locale mandava in onda “The Institute of Mental Health, Burning” e “Nobody’s Business”.
Il proto punk, ovviamente, non è l’unico stile con cui Hammill (che oggi, comprensibilmente, rifiuta di persona questa etichetta) si è divertito su “Nadir’s Big Chance”: l’album è stilisticamente variegatissimo, com’è sempre stata tradizione di questo colorito e instancabile messaggero del post-apocalisse. Oltre ai pezzi proto punk di cui sopra ci sono “Been Alone So Long” e “Shingle Song”, due tra le più belle ballate della carriera di Peter, mentre negli altri brani pullulano le riconoscibili variazioni prog rock targate VDGG, con l’accento su brevi improvvisazioni.
La title track è una festa proto punk con un Hammill scatenato e indomabile nei panni del teppistello ribelle, con le folli volate di sax di Jackson in primo piano. Sperimentalismo senza briglie, elevato alla decima potenza. “The Institue of Mental Health, Burning”, che in origine risale al 1967, quando fu scritta insieme al batterista originale dei VDGG Chris Judge Smith, è un incrocio tra proto punk e poetica hammilliana di prima qualità, con tanti effetti al clavinet. Su questo disco Peter ha usato per la prima volta l’Hohner Clavinet D6, che userà con costanza anche nei futuri album dei VDGG, da “Godbluff” in avanti. Nello stesso stile da teppistello proto punk c’è “Nobody’s Business”, una vera orgia di fervore vocale e tonante di Hammill, con improvvisazioni sfrenate nel mezzo tra batteria, sax e organo.
“Open Your Eyes”, dove Banton incanta con uno strato frusciante di organo e ci aggancia gli scoppi di sax nel mezzo, ha un bel profumo di epicità da VDGG classici, il che vuol dire che fa ancora la felicità dei palati fini del prog vecchia scuola. Nelle ballate acustiche ma estremamente complesse “Been Alone So Long Ago”, “Pompeii” e “Shingle Song”, Peter, con un canto profondamente sensuale e malinconico, dimostra ancora una volta il suo sottile senso della delicatezza e del lirismo. Molti si dimenticano spesso di questo aspetto ‘benevolo’ del suo linguaggio musicale.
“Airport”, sostenuta da una potente carica melodica, è una prelibatezza epica con arrangiamenti sinfonici magnifici ed elementi folk grazie al flauto sbarazzino di Jackson, che ricorda un po’ certi capolavori dei primi VDGG, anche se per i loro standard finisce decisamente troppo presto. “People You Were Going To” è una versione interessante, rifatta da capo e nettamente migliorata, del primo singolo dei VDGG del 1968. La psichedelia originale ha lasciato il posto a una sfrontatezza glam rock che avrebbe approvato anche David Bowie.
In “Birthday Special” Hammill e soci continuano con la follia proto punk, il canto ribelle e sguaiato e lo ‘spaccaossa’ su una ricca base di sax e organo, cioè proprio lo stile che avrebbe conquistato la generazione più giovane di jeans strappati e nasi forati, esplosa con tutto il suo pompaggio mediatico e il suo kitsch a metà del 1976. La conclusiva “Two Or Three Spectres” è tra i brani più complessi del disco e si avvicina parecchio ad alcuni capolavori dei VDGG a cavallo tra i Sessanta e i Settanta.
“Nadir’s Big Chance”, feroce fusione di prog rock e proto punk, è una delle tappe più importanti e colorite della carriera di Hammill, e mette insieme uno spettro stilistico da restare a bocca aperta; ancora oggi, per questo, fa impazzire appassionati di musica che stanno su sponde completamente opposte. Peter, che insieme a “Fool’s Mate” (1971) considera “Nadir’s Big Chance” l’unico album pop rock della sua carriera, ha sempre sperimentato e cercato qualcosa di nuovo. Stavolta, divertendosi con i tre accordi del rock’n’roll basilare, ha flirtato quasi per caso con uno stile che avrebbe ricevuto il suo nome ufficiale solo un anno dopo. Chi vuole capire l’evoluzione della sua carriera solista e dei VDGG negli anni Settanta non può assolutamente ignorare l’importanza straordinaria che “Nadir’s Big Chance” ha avuto in questo processo.
Formazione
Peter Hammill – voce, chitarra, pianoforte, Hohner Clavinet D6, basso
David Jackson – sassofono, flauto
Hugh Banton – organo Hammond, basso
Guy Evans – batteria
Produzione
Peter Hammill
Tracklist
1. Nadir’s Big Chance (3:33)
2. The Institute of Mental Health, Burning (3:32)
3. Open Your Eyes (5:11)
4. Nobody’s Business (4:08)
5. Been Alone So Long (4:10)
6. Pompeii (4:21)
7. Shingle (4:14)
8. Airport (3:04)
9. People You Were Going To (5:05)
10. Birthday Special (3:34)
11. Two or Three Spectres (6:21)