“Namaste bitches!” (2015)
Autori: Rok Klemše, Primož Novak
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Vienna / Arena / Austria
Data del concerto: 11.03.2015
Spettatori: 750
Prezzo del biglietto: 27,00€
»Blame Canada!« cantava la mamma di Kyle nella volgare epopea South Park: Bigger, Longer & Uncut, arrivando ad accusare il Canada di non essere nemmeno un vero paese. Sarà anche così, ma grazie a dio possiamo dare la colpa al Canada anche per aver regalato al mondo Devin Townsend, uno dei musicisti più originali in circolazione, che nonostante vent’anni di carriera e altrettanti album (se non di più) semplicemente non si esaurisce. Lo ha dimostrato ancora una volta con l’attuale doppio disco Dark Matters (la recensione la trovi QUI), in cui ha reincontrato il suo alter ego Ziltoid, e già che c’era ci ha buttato dentro, così, en passant, anche un album dei DTP.
Devin sapeva benissimo chi portarsi in tour. Pochi si avvicinano al suo modo unico di fare musica, ma uno di questi è senza dubbio quel gruppo di svitati norvegesi che sono gli Shining, probabilmente l’unica band al mondo che da progetto jazz acustico da camera è approdata alle acque di un mix schizofrenico di jazz e black metal. E se non li conosci, niente può prepararti a loro: sui primi accordi del mastodontico Blackjazz di The Madness and the Damage Done è rimasto a bocca aperta persino il nostro redattore, pure lui abituato a tutto. Heh. In una buona mezz’ora i norvegesi hanno spinto l’Arena in un mondo avanguardista senza via d’uscita, fatto di follie in cui, al posto delle carte soldato della Regina di Cuori di Alice nel Paese delle Meraviglie, a darti la caccia sono forme di free jazz apparentemente inconciliabili, blast beat, chitarre dissonanti e tastiere psicotiche e spezzate. A comandare il tutto, come un Cappellaio Matto d’eccezione, c’è Jørgen Munkeby, che accentua ulteriormente la sensazione generale di essere finito in una scena di Qualcuno volò sul nido del cuculo quando si mette il sassofono al collo e ne soffia fuori i suoni più impensabilmente deviati (anche se nel progetto di Devin, Casualties of Cool, dove ospita il brano Moon, dimostra di essere capace perfino di calma). Sì, durante la loro esibizione, in mezzo a tutto quel caos, ti senti davvero come se ti inseguisse per l’Overlook Hotel uno Jack Nicholson psicotico, e dopo una buona mezz’ora gli Shining ti lasciano mentalmente a pezzi.
Dopo il folle quintetto norvegese era il momento di una mezza svolta. Lo slot era riservato ai principali alfieri americani del djent, i Periphery. I Periphery non hanno un legame diretto con il jazz come gli Shining, ma nella loro musica si colgono parecchie virtù jazzistiche, che sono la base di ogni gruppo che prende esempio dai Meshuggah. La band ha logicamente puntato sui pezzi dell’ultimo doppio album Juggernaut: Alpha & Omega (recensione QUI). Dopo un breve brano strumentale, il gruppo ha sparato Icarus Lives dal disco d’esordio, con cui, nonostante il suono iniziale scadente, ha mostrato di essere in gran forma. L’audio è migliorato un po’ col passare dei minuti, ma la perfezione non è arrivata. Anche se la batteria era troppo alta, gli altri strumenti si distinguevano comunque bene. In ogni caso si vedeva che i membri sono molto ben affiatati. Qui va fatta una nota soprattutto per i tre chitarristi e il bassista, incredibilmente sincronizzati e sempre perfettamente consapevoli di quale linea devono suonare. Di energia ne aveva più di tutti l’iperattivo Mark Holcomb, mentre i chitarristi Misha Mansoor e Jake Bowen e il bassista Adam Getgood a tratti sembravano un po’ stanchi. Probabilmente è anche colpa del lungo tour iniziato negli USA, con la band che dopo una breve pausa è partita alla volta dell’Europa. Nonostante i segnali di stanchezza, il gruppo ha portato a casa in modo convincente il suo set di 45 minuti. Errori grossi non se ne sono sentiti, anche il cantante Spencer Soltelo, la cui voce è il vero pomo della discordia, ha fatto la sua parte a un ottimo livello. Dietro le pelli brillava il pazzo Matt Halpern, che col suo senso del ritmo ha mostrato di essere un batterista di livello mondiale. Da quello che si è visto, i Periphery sono in grado di fare un live migliore. Sull’affiatamento non c’è nulla da dire. Anche il suono delle chitarre è davvero potente. Servirebbe solo qualche cambiamento nel repertorio, che puntava su pezzi più semplici, a tinte metalcore, da Juggernaut. Ma per aspettarci qualcosa di più dovremo attendere che i Periphery siano i protagonisti del tour.
Se c’è qualcuno che incarna l’instancabilità, quello è senza dubbio Devin Townsend. L’uomo (o forse no?) dal 2009 semplicemente non conosce il semaforo rosso, evidentemente è in un’infinita onda verde senza fermarsi mai. In poco più di sei anni ha messo in fila la bellezza di sette uscite in studio (tre delle quali doppie) e chilometri incalcolabili sui palchi di tutto il mondo. È un bene o un male? A ciascuno il suo, ma una cosa come “troppo Devin Townsend” semplicemente non esiste. Come da tradizione, mentre aspettava che la band salisse sul palco, l’Arena bella piena si è divertita con un collage sgangherato di fotomontaggi del volto plastilinoso di Devin, e il valzer di un’ora e un quarto che ci ha fatto girare i canadesi è partito con lo strumentale Truth e subito dopo con uno dei pezzi migliori, più veloci e più incisivi del nuovo disco, Fallout. Qui Devin ha lottato ancora un po’ con la voce, cosa che ha ammesso candidamente, ma già durante la devastante Namaste (dall’album Physicist, in cui, in una luce “townsendiana” diversa, aveva riunito la formazione degli Strapping Young Lad), che ha regalato il momento più metal del set, Townsend urlava come una belva. Ma a farsi vedere nella luce migliore in quel momento è stato Ryan van Poederooyen, che per gioco si è infilato nei scarpe scarponi di Gene Hoglan e ha massacrato piatti e grancassa come se ci fosse una scommessa in ballo. A ogni pezzo la band si scaldava e suonava sempre meglio, e Townsend anche nel seguito ha sorpreso con un’ottima scelta di brani, pescando più indietro nel suo passato. Con la meravigliosa Night è tornato addirittura all’inizio della sua carriera solista, al leggendario Ocean Machine, e con Storm a uno dei suoi album migliori, Accelerated Evolution. Con un tesoro in studio così ricco è davvero difficile sia scegliere sia aspettarsi il proprio pezzo preferito, ma stavolta Townsend ha offerto la giusta dose di vecchio e nuovo. Il tutto con un’esecuzione di altissimo livello, a cui si avvicinano in pochi, e che nessuno raggiunge se si parla della sincera presenza scenica di Devin, sempre sinceramente grato a ogni singolo membro di un pubblico ancora più grato, per non parlare dell’umorismo sgangherato, a cui può tener testa solo Mikael Åkerfeldt. Del suo ultimo album Z2 Devin stavolta ha presentato solo March of the Poozers, dal groove contagioso, che parla di piccoli, fastidiosi esserini extraterrestri dall’aspetto di un ottantenne con lo scroto vizzo, e durante la scema Lucky Animals tutta la sala, come sempre, agitava per aria le jazz hands. Per quanto ti senta scemo, agiterai le braccia esattamente come il tizio che ti sta accanto con la maglietta dei Manowar. Senza la magica Life non dovrebbe finire nessun concerto di Devin, a regalare una sorpresa ci ha pensato di nuovo la vecchissima Christeen, e Devin, invece di lasciare il pubblico a urlare per il bis, che tanto arriva comunque, preferisce prendere la parola e offrire una splendida, struggente versione solista della bellissima Ih-Ah! Troppo presto è poi arrivato il saluto con l’epica Kingdom, e la fine troppo rapida è stata anche l’unico difetto di questa serata di sana follia in compagnia di Townsend e della sua banda di zotici canadesi.
Testo Periphery: Primož Novak
Testo Shining, Devin Townsend: Rok Klemše
Quest’anno Devin Townsend arriva per la prima volta anche al Metaldays! Non perdetelo lunedì 20.7.2015 a Tolmin!
Setlist
SHINING:
1. The Madness and the Damage Done
2. Fisheye
3. Healter Skelter
4. ?
5. I Won’t Forget
PERIPHERY:
1. Intro
2. Icarus Lives!
3. Make Total Destroy
4. The Scourge
5. Psychosphere
6. 22 Faces
7. The Bad Thing
8. Alpha
9. Graveless
DEVIN TOWNSEND PROJECT:
1. Truth
2. Fallout
3. Namaste
4. Night
5. Storm
6. Hyperdrive
7. Rejoice
8. Addicted!
9. March of the Poozers
10. Lucky Animals
11. Heatwave
12. Life
13. Christeen
14. Ih-Ah!
15. Kingdom
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