Nana Milčinski e il suo Še ena pomlad (2012)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / SiTi Teater / Slovenia
Data del concerto: 14.12.2012
Presenze: 120
Prezzo del biglietto: 15,00€
Nana Milčinski è un nome ormai ben radicato nel battito culturale e artistico della Slovenia. È nota per la lunga e fertile collaborazione con l’Anton Podbevšek Teater di Novo mesto. Frutto di questo sodalizio sono, per esempio, gli spettacoli »Hamlet 60 minut« e quello nato in tandem con i Siddharta, intitolato »Livingstonov poslednji poljub« (2010).
Il lavoro musicale per l’album in studio »Še ena pomlad« è una fusione di Nana con i giorni dell’infanzia passati insieme al nonno – che non è nessun altro che Fran Milčinski Ježek. Un lavoro davvero coraggioso, una sfida artistica audace, che all’inizio avrà sicuramente fatto venire a Nana un po’ di tremarella, mentre si chiedeva se ce l’avrebbe fatta oppure no. Ma a quanto pare è arrivato il tempo della maturità, che le ha sussurrato che il momento giusto era arrivato adesso! Man mano che i brani di »Še ena pomlad« prendevano forma negli arrangiamenti, con contorni sempre più nitidi, hanno steso una pista perfetta, pronta ad accogliere l’atterraggio dell’esposizione vocale di Nana Milčinski. Un’esposizione di straordinaria morbidezza, con un tocco di verginità immacolata, dolcezze sensuali e amorevolezza.
SiTi Teater! Sono le otto di sera. Evidentemente in questo tempio della cultura, che da poco ha spalancato le porte anche a gruppi che fondano il proprio linguaggio sonoro soprattutto su un timbro acustico e organico, vanno a letto con le galline. Anche il venerdì sera. Tra gli impegni quotidiani a cui non si poteva rinunciare, lo spettacolo l’abbiamo infatti preso per la coda. E c’era comunque di che vedere e vivere!
Sul palco Nana ha provato per appena la seconda volta di fila una formazione da concerto che, oltre alla sua voce, comprendeva Anže Langus Petrovič »Dagi« al basso, “Plestenjakov” Martin Štribernik a tastiere e fisarmonica e uno dei più grandi stregoni della batteria sloveni, Sergej Ranđelović. Ragazzi navigatissimi, per quanto riguarda i chilometri macinati tra studio e concerti. Una band di accompagnamento potentissima, che raramente sbaglia un colpo quando sale sul palco. Anche se come gruppo sono ancora dei novellini sul palco – il primo spettacolo questa formazione l’ha suonato di recente a Kranj. A casa hanno lasciato quindi il chitarrista Matej Mršnik, che a quanto pare tra soundcheck e prove si è rivelato non essere un elemento indispensabile nella reinterpretazione live dei pezzi dell’album »Še ena pomlad«. Anche in uno dei brani più belli della serata, Zamorjena pesem, non si è sentita la mancanza della chitarra, anche se in quel punto sarebbe stata più che gradita.
Nell’ora e un quarto di durata del concerto, il quartetto guidato da Nana ha passato in rassegna l’album »še ena pomlad« in lungo e in largo, e Nana ha condito l’esibizione con dei recital, tra cui un ricordo rivissuto e amatissimo, una citazione che un tempo le dedicò il nonno: »O novica mila, naša Nana je shodila«. Nemmeno suo fratello Juš Milčinski è rimasto fuori dal copione. Mentre sua sorella navigava romantica attraverso una pleiade di emozioni ribollenti, lui ha appesantito lo spettacolo di umorismo, regalando due recital a tutto sangue con un pizzico di satira comica, firmati dal nonno (»Psihiatrija« e verso la fine »Birkratizem s kravato«), e ha sciolto in un sorriso i volti di un centinaio abbondante di spettatori che per gran parte della serata se n’erano stati in un’ipnosi muta.
La scenografia era nobilitata da uno schermo di proiezione sul fondo che, mentre Nana snocciolava i suoi versi, con l’aiuto della visualizzazione ha portato i presenti dritti al cuore dell’essenza di quei versi riportati in vita. Particolarmente emozionanti sono stati i racconti che hanno introdotto i brani Sedi, sedi mi v naročje, nata dopo che Fran Milčinski aveva litigato con la compagna di una vita e, uscito a prendere una boccata d’aria dopo la »tempesta« in casa, aveva ascoltato la storia di un senzatetto di passaggio, e subito dopo quello di Božič 1944, che Fran dedicò alla stessa prescelta – cioè alla nonna di Nana Milčinski.
È difficile indicare i picchi dell’esibizione. Tutti i brani hanno una forza straordinaria nel messaggio e sono incisi in un ottimo equilibrio tra la cornice musicale e la duttilità dell’interpretazione vocale di Nana. Il “sussurro” dolce di Nana ha toccato i presenti in modo particolarmente intenso soprattutto nei pezzi più quieti: Zakaj greš mimo, Solze na oknih, Pisemce.
La band ha confermato di sentirsi alla grande nel bis, quando ha rifatto ancora una volta Dragi e subito dopo Zaljubi se v življenje. Soprattutto quest’ultima è stata eseguita con un filo di intensità in più rispetto alla parte regolare del concerto, e nel suo carattere scintillava abbondantemente anche un sentimento funk, soprattutto grazie a una maggiore plasticità delle linee melodiche spiritose del bassista Dagi. Sergej resta l’infallibile pastore del drumming jazz, che anche stavolta ha brillato con la sua precisione perspicace da orologio svizzero e, soprattutto nei momenti più tranquilli del concerto, ha confermato il suo senso innato per la plasticità della morbidezza. Martin Štribernik ha creato uno dei momenti più belli del concerto, in combinazione con l’interpretazione calzante come un guanto di una Nana totalmente dentro il brano, quando ha preso in mano la fisarmonica, che in Sedi, sedi mi v naročje è diventata parte integrante del dialogo con la voce di Nana.
Quella buona ora è volata via in un battito di ciglia. Il quartetto ha infatti dato un concerto di straordinaria forza interpretativa. Ha creato un mondo musicale speciale nella sala del SiTi Teater, un mondo come quello catturato in modo unico dall’album »Še ena pomlad« e che solo Nana Milčinski può far rivivere. Un’esperienza unica e magica per ognuno di noi è dunque la fusione della figura e dell’opera del grande Fran Milčinski Ježek attraverso la lingua di sua nipote. Il mondo di quest’uomo era straordinario e la ricchezza delle sue opere è molto, molto avanti rispetto al suo tempo. Il dente del tempo non può scalfirle. Possiamo dire che in questo modo la visione artistica e confessionale di Ježek ha preso una nuova dimensione di autenticità a tutto sangue e un omaggio fuori dal comune, che grazie all’interpretazione di Nana Milčinski possiamo goderci in modo unico anche noi.
Scaletta
1. Čakam nate…
2. Zakaj greš mimo
3. O novica mila (narrazione)
4. Dragi
5. Ne laže pa ne, Ciciban
6. Psihiatrija (Juš Milčinski)
7. Oj, moj fant
8. Pomlad (narrazione)
9. Pesem o vetru
10. Ko ura bo odbila
11. Birokratizem s kravato (Juš Milčinski)
12. Zaljubi se v življenje
13. Solze na oknih
14. Sedi, sedi mi v naročje
15. Božič 1944
16. Srce (narrazione)
17. Pisemce
18. Zamorjena pesem
—bis—
19. Dragi
20. Zaljubi se v življenje
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