Napalm Death – ribelli eterni, e con ottime ragioni (2010)
Autore: Sandi Sadar Šoba
Luogo: Menza pri koritu, Metelkova, Lubiana
Data dell’intervista: 24.11.2010
Sono un anello fondamentale della catena evolutiva del metal e, nella scala che porta a fondere lo sviluppo musicale in un tutt’uno, stanno a metà strada tra l’HC più genuino e la parte estrema del metal. Negli anni Ottanta sono comparsi i primi germi di quello che oggi conosciamo come Napalm Death, ma trent’anni dopo l’intero codice genetico della band è completamente cambiato, stravolto. È rimasto solo il marchio, il nome, per colpa del quale nulla è più com’era prima del loro primo assalto sonico. È arrivato Scum, seguito da una valanga infernale di dischi eccezionali – From Enslavement to Obliteration, Harmony Corruption, Utopia Banished, poi Fear, Emptiness, Despair, Diatribes e via dicendo. Oggi, 22 anni dopo l’esordio che ha fissato gli standard del grind, sono ancora qui a difendere i colori della critica sociale con il disco Time Waits For No Slave. Dell’evoluzione, dell’ultimo album, dell’essenza della band e del nucleo ideologico che le dà forza e fascino nonostante tutto il tempo passato, ha parlato, in occasione del loro ritorno a un anno di distanza, il cantante, leggendario oratore gutturale Mark Barney Greenway. Lo scenario della breve chiacchierata è stato il backstage della Menza pri koritu, epicentro alternativo della scena HC e punk, che ultimamente ospita sempre più nomi metal brillanti, importanti e soprattutto avanguardistici. Stavolta Barney, solo per RockHard e per voi, fedeli lettori di RockLine, si è ritagliato un momento prima del concerto e ci ha lasciato sbirciare nel cuore e nella testa di un napalmiano fedele e ribelle.
Per prima cosa vorrei sottolineare che per noi è davvero un onore e un piacere avervi di nuovo in Slovenia, dove il primo contatto con il pubblico è stato stabilito già da un pezzo. Le aspettative quindi ci sono, e soprattutto: quali sono?
Mark Barney Greenway: Guarda, per principio non mi azzardo ad aspettarmi niente, perché preferisco farmi sorprendere. Quando hai delle aspettative sulle persone, devi restare realista. Siamo imprevedibili e facciamo sempre e solo quello che ci va di fare. Per questo non mi lascio andare a pensieri così convenzionali. Sono carico, mi sa, come sempre prima di salire sul palco e suonare un concerto. L’importante è esserci, cazzo, no?
Quindi, cosa servirete al pubblico stasera: soprattutto roba vecchia o qualcosa di più napalmiano e moderno?
Barney: In realtà – visto che è passato un bel po’ da quando abbiamo creato e pubblicato il disco (Time Waits For No Slave N.d.T.) – non sentiamo nemmeno il bisogno di dedicarci solo ai pezzi più recenti. Vi serviremo un set misto di brani vecchi, con solo due o tre pezzi più nuovi. Il resto saranno vecchi classici che non suonavamo da un po’.
Proiettili grind da Scum?
Barney: Ci sarà qualcosa da ogni periodo.
Fenomenale. Concentriamoci sul vostro selvaggio percorso fin qui, sul viaggio dei Napalm Death. L’anno prossimo saranno esattamente 30 anni da quando la band è nata. Tu sei nel gruppo, se escludiamo la pausa di un anno tra il 1996 e il 1997, ininterrottamente dal 1989. Che pensieri hai sull’evoluzione e sull’essenza di quello che i Napalm Death sono davvero?
Barney: È passato un bel po’ di tempo, sì. Senza andare sul epico: non ci sono molte band che possono vantare una vita così lunga. E di sicuro non ce ne sono molte che possono vantare una sequenza di suono così distintiva e continua, che prosegue dal primo disco in poi. Secondo me noi Napalm suoniamo ancora parecchio come sul primo disco. Non alla lettera, ovviamente, ma il nucleo di base, quello attorno all’HC veloce e caotico, è ancora piuttosto simile e immutato. Certo, ci sono tanti nuovi sapori e ingredienti musicali, ed è naturale, ma non abbiamo cambiato la band di proposito e per intero, perché non l’abbiamo mai voluto né abbiamo mai puntato a farlo. Siamo tutti convinti che l’idea di base della band sia suonare musica veloce e caotica. Mi piace l’eticità della band, la sua criticità e il rifiuto di piegarsi alle aspettative commerciali. Tutto qui!
A quanto pare di materia prima per la critica ce n’è fin troppa, e voi vi ispirate agli eventi sociali e politici di oggi.
Barney: Si tratta più di osservazioni sociali generali che di singoli aspetti della politica. La politica sotto molti aspetti è una totale stupidaggine, un piccolo concetto ristretto che ha un enorme significato per una manciata di persone, mentre per la maggioranza non significa proprio niente.
Gran parte della crisi dei valori che affrontiamo oggi, e che dura da un bel po’ – per questo siamo da un pezzo in una buia epoca di recessione, crisi e pressione sul piccolo individuo comune – nasce proprio da lì …
Barney: Non è per forza concepita solo dal punto di vista politico.
Allora a cosa puntate in questi tempi, in cui il materiale per scrivere, criticare e opporsi al marciume del sistema non manca di certo?
Barney: Anche per Time Waits For No Slave i miei obiettivi restano gli stessi. Bisogna mettere in luce ed esprimere il lato umano di tutto questo. Sarebbe importante passare a una prospettiva umanitaria su tutta la faccenda. I diritti umani sono ancora l’asse centrale di tutto. Quanto alla recessione, in realtà non ne ho parlato granché, ma ovviamente la vivo e la sento anch’io, come individuo inserito nella società. So che sono tempi duri per la gente. Ho gli strumenti per aiutare le persone? Sono abbastanza preparato per giudicare la situazione in cui ci troviamo? Penso che questo vada oltre il nostro raggio d’azione …
Ma i Napalm Death possono tranquillamente lanciare una critica durissima su tutto questo, e ci sono tante persone, noi compresi, che l’ascolterebbero volentieri …
Barney: Certo, le banche e le istituzioni finanziarie hanno un potere schiacciante rispetto a quello che un singolo individuo può fare. Queste persone che guidano e gestiscono l’intera società e le vite, diciamo, della gente piccola, dei piccoli Paesi che già di loro farebbero fatica a sopravvivere … poi arrivano queste istituzioni finanziarie e distruggono tutta l’esistenza. È una follia, ma il mondo gira così. I sistemi sostengono queste istituzioni. Quindi è impossibile opporsi con successo di colpo. Io credo che arriverà il momento in cui l’intera struttura sociale dovrà essere rivoltata e cambiata. Può darsi che questi pilastri dell’arroganza moderna crollino presto. A suo tempo tutti dicevano che l’Impero Romano era invincibile ed eterno, e invece guarda: è collassato e si è sgretolato. I sistemi e certe “ricchezze” vanno e vengono. Può passare il tempo di una o due generazioni, ma in futuro i cambiamenti arriveranno. E una delle forze trainanti è che oggi sempre più persone hanno sempre meno, che si tratti di beni materiali o del diritto di protestare. L’élite, che è piuttosto ristretta, un sottile strato di potenti, accumula nelle sue mani sempre più potere. È quasi impossibile sostenerlo, e un assetto del genere per sua natura non può durare in eterno. Che sia giusto o no, molto spesso è del tutto irrilevante. È qualcosa che per sua stessa necessità succederà in futuro. Questa distruzione e questo cambio stanno nel cuore del sistema, perché l’uomo bianco e la sua sete di massimizzare i beni sono una cosa potentissima. Qualcosa dovrà succedere. La gente non sopporterà lo sfruttamento all’infinito. Semplicemente non lo accetterà come un dato di fatto!
È passato un anno da quando avete pubblicato il vostro ultimo disco (Time Waits For No Slave N.d.T.). L’ispirazione per il prossimo è già nata e magari ci state già lavorando?
Barney: Inizieremo a lavorarci l’anno prossimo, e le prime idee le metteremo sul tavolo già a gennaio. La registrazione è prevista per maggio o giù di lì …
Per riprendere una curiosità: oggi nella band avete un solo chitarrista, mentre una volta ce n’erano due (dopo l’addio di Jesse Pintado nel 2004 tutto il lavoro di chitarra lo fa solo Mitch Harris N.d.T.). Pensate di allargare di nuovo la formazione in futuro?
Barney: No, dopo l’addio di Jesse l’idea era sul tavolo, ma Mitch in realtà riesce a fare il lavoro di entrambe le chitarre. Visto che ha dimostrato di esserne all’altezza, non abbiamo nemmeno bisogno di cercare qualcun altro. Siamo tutti più o meno impostati e calibrati allo stesso modo e andiamo molto d’accordo. Ci sentiremmo strani e fuori posto se in questa nostra famiglia entrasse qualcuno di nuovo, visto che noi quattro siamo già così uniti. Siamo in un’ottima sintonia. Non dico che non torneremo su questi dubbi, ma adesso non serve pensarci, e se non c’è bisogno di fare qualcosa, che senso avrebbe fare altro?
Ormai si avvicina il momento in cui dovrete prepararvi per l’esibizione di stasera, quindi ancora un paio di domande. Prima di tutto: quali sono i piani a breve e a lungo termine, vostri come band e come singoli?
Barney: Quello a lungo termine è ovvio – abbiamo intenzione di registrare e creare un nuovo album, cosa che faremo per almeno il prossimo semestre, dopodiché ricominciano i concerti, i tour e i viaggi. Questo per quanto riguarda la band sul lungo periodo. Sul breve: penso che sia proprio il disco. Abbiamo comunque in calendario un festival in Estonia a luglio dell’anno prossimo, quindi …
Ma questo suonare ininterrotto non vi toglie energie, non vi sfinisce?
Barney: No, non è sfiancante. È solo una sfida per la mentalità e per la preparazione fisica. Il lavoro ci dà gioia di continuo. Dopotutto siamo i Napalm Death …
E per finire un ultimo pensiero, le tue parole, parole di una leggenda del metal, per i nostri lettori.
Barney: So che può sembrare ripetitivo e trito, ma lo dico lo stesso: grazie di essere stati con noi per tutto questo tempo. Nei momenti belli e in quelli brutti, ai concerti, e per continuare a seguirci. Dopo tutti questi anni siamo ancora qui. In questo tempo ci sono stati parecchi alti, ma anche bassi, ma noi non molliamo. In gran parte perché siamo decisi e determinati a seguire la nostra missione, ma in gran parte anche grazie al sostegno di voi che siete con noi o dall’inizio o da qualche anno. Niente è scontato e per questo vi siamo sinceramente grati, e vi assicuriamo che la strada dei Napalm Death proseguirà anche in futuro. Grazie a voi!
intervista condotta da: Sandi Sadar Šoba
testo tradotto e curato da: Sandi Sadar Šoba
L’intervista è nata dalla collaborazione tra RockHard Slovenija e RockLine.
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