Nasce l’erede legittimo dei Dire Straits (2012)
Autore: Aleš Podbrežnik
Luogo: Monaco di Baviera / Muffathalle / Germania
Data del concerto: 17.03.2012
Spettatori: 700
Prezzo del biglietto: 28,00€
I The Straits sono, di fatto, la continuità odierna dei Dire Straits. Prego? Attacco provocatorio, no? Dopo il 1995, quando Mark Knopfler ha sciolto i Dire Straits senza troppo clamore e casino, zitto zitto, come un topolino, non è successo niente di particolarmente degno di nota, a parte il fatto che il nostro stregone della chitarra «Markus» è andato avanti con la sua carriera solista e ha «stuzzicato» per bene i nostalgici dei Dire Straits nei suoi tour, con un repertorio che pescava sempre tra i classici della band. Del resto, qualcuno forse ricorda la sua indimenticabile tappa del 03.05.2005 a Lubiana, quando il Tivoli scoppiava dalle cuciture (reportage di RockLine QUI)? Tra poco saranno sette lunghi anni, e quasi 17 dall’addio ai Dire Straits.
Gli anni passano, e nemmeno Knopfler riesce più a vantarsi, nei lavori in studio, di quella freschezza eclettica traboccante che lo aveva incoronato nella lega dei chitarristi rock più influenti e riconoscibili di tutti i tempi. I Dire Straits, intanto, riposano nel forziere impolverato degli archivi rock, come un’ape che si illude di accoppiarsi «a vuoto» sul fiore di un’orchidea… Ma i ricordi vivono. Poi arriva il 2011, e all’ex compagno di Knopfler nei Dire Straits, nel bene e nel male, il tastierista Alan Clark, ne ha davvero abbastanza! Mette insieme un settetto, lo battezza The Straits e decide che con la sua compagnia suonerà dal vivo i classici dei Dire Straits! Senza Mark Knopfler in formazione. Per fortuna ottiene la piena approvazione di Knopfler a eseguire dal vivo i classici dei Dire Straits, il che significa che ai The Straits sono garantite piena legittimità e continuità dell’eredità dei giganti del rock. E credetemi. Clark ha messo in piedi una formazione con i fiocchi!
I The Straits si sono presentati per la prima volta a un pubblico europeo più ampio come gruppo spalla dei giganti del rock americano The Eagles, e alcuni di voi hanno già visto il loro concerto a Graz, lo scorso giugno. A bocca spalancata e lingua per terra, immagino. Le recensioni entusiaste sulla rilettura dei classici dei Dire Straits da parte dei The Straits sono state tante, e i fan più scatenati e i testimoni oculari del concerto hanno saputo garantire in modo convincente che Terence Reis è un’ottima approssimazione di Mark Knopfler. Quel brontolio carezzevole in un’esecuzione impeccabile, e poi il suono, gli assoli di chitarra, le particolarità del tocco chitarristico unico e inconfondibile di Knopfler, studiati in ogni minimo dettaglio. Ovviamente questo fa venire una curiosità tale da uccidere anche il gatto, se ce ne fosse bisogno!
Nuovo tour europeo (stavolta a marzo), nuova occasione. Questa volta i The Straits sono i protagonisti assoluti della serata, il che significa quasi due ore di classici dei Dire Straits dal vivo. Ma prima presentiamo la band! A guidarla è Alan Clark! Il tastierista che ha lasciato il segno sulle opere più celebri dei Dire Straits, e che è accompagnato dal sassofonista Chris White – cioè l’autentico sax dei Dire Straits – dal batterista fisso di Tom Petty & The Heartbrakers Steve Ferrone, dall’anello più importante della situazione, Terence Reis, che deve calzare le impegnative scarpe di Knopfler, dal bassista Mick Feat, dal giovane tastierista aggiuntivo, percussionista, corista e chitarrista acustico Jamie Squire e dal chitarrista aggiuntivo Adam Phillips, che è subentrato come sostituto di Phil Palmer!
La Muffatfthalle di Monaco di Baviera è il posto ideale per band del calibro dei The Straits, che si prevede riempiano qui i loro concerti con circa 1500 persone. In passato la sala si è sempre dimostrata un luogo dalle caratteristiche acustiche eccellenti e affidabilissime – non a caso, a fine 2007 le leggende canadesi dell’art rock Saga hanno registrato qui l’album dal vivo e DVD «Live In Munich» (recensione di RockLine QUI, reportage di RockLine QUI)! La location non avrebbe potuto servire meglio l’esecuzione di un altro concerto di perfetto livellamento sonoro e di una performance come quella che i The Straits hanno evocato stavolta.
Il gruppo spalla, il cantautore britannico John Allen, ha chiuso il suo set in 40 minuti; purtroppo ce lo siamo perso, arrivando alla Muffathalle appena 5 minuti prima dell’inizio del concerto dei The Straits. La sala si oscura, la band guidata da Alan Clark sale sul palco, il pubblico la accoglie con ovazioni fragorose. Parte il sipario di sintetizzatori, e quella frase inconfondibile di xilofono suonata dal sintetizzatore di Clark, accompagnata dalla dolce carezza del sax soprano di White, risveglia i presenti! Private Investigations. Entra la prima frase della chitarra flamenco di Terence Reis e risucchia piano piano i presenti in un mondo unico di magia…. Non vorrei montare troppo la cosa, ma è un dato di fatto. Terence, se vuole, nella parte vocale può essere praticamente una copia identica di Mark Knopfler. Tecnicamente è senz’altro molto più preparato, come si è visto più avanti nel concerto, ma se chiudevi gli occhi e ti concentravi solo sulle orecchie, ti ingannavi con facilità pensando che sul palco ci fossero davvero i Dire Straits con Knopfler in testa. La pelle d’oca ti ricopre il corpo in un attimo! In una situazione così non può andare diversamente, ed è l’indicatore base che siamo venuti al concerto giusto! Già l’apertura ha confermato che i The Straits hanno mantenuto quello che promettevano. Dalla prima all’ultima battuta, con la ricca scenografia sonora costruita dai ragazzi sul palco, la voce marcata «Knopfer-like» di Terence Reis, l’indimenticabile suono urlante e stradistorto di Adam Phillips nel finale del pezzo, con quel «lick» struggente e penetrante che riporta il brano al motivo del battito nudo di un cuore nella sala in penombra, per poi esplodere in un crescendo conclusivo! Vicinissimo all’originale, quasi trionfale.
https://www.youtube.com/watch?v=6q9zUJks11o
Lo scarto vocale di Reis rispetto a Knopfler lo ha confermato già la successiva Walk Of Life, perché nei registri medi e appena più alti Reis non riesce più a cogliere del tutto il timbro di Knopfler. Il pubblico si è intenerito ancora di più e si è lasciato andare del tutto con questo evergreen dei Dire Straits sparatissimo in radio, ma soprattutto la parte iniziale del concerto ha portato una rivelazione interessante: i The Straits, negli arrangiamenti, hanno messo molto più in evidenza il ruolo del sassofono, visto che Chris White è stato di fatto impegnato intensamente negli assoli in ogni singolo pezzo. Già in Private Investigations ha infilato a metà il suo assolo, e con questo attributo il contenuto di tutti i brani del repertorio risulta «abbellito». Così il carattere degli originali è cresciuto ancora ed è stato potenziato.
Un classico dopo l’altro. Uno dei picchi del concerto è arrivato già nella primissima parte dell’esibizione, quando la band si è lanciata nella strepitosa Telegraph Road e Reis ha impugnato per la prima volta (nell’intro del brano) anche la chitarra «national steel». È identica a quella che compare sulla copertina dell’album dei Dire Straits «Brothers In Arms» (con la palma sul corpo). Quindi non è una dobro, ma una «national steel». La differenza è relativamente piccola. La dobro produce il suono di solito con un solo cono metallico di risonanza, mentre la «national steel» può farlo anche con tre. La dobro ha di solito il corpo in legno, mentre il corpo della «national steel» è di solito interamente in metallo.
https://www.youtube.com/watch?v=eF4ITRqd-uM
La «national steel» è rimasta così nelle mani di Reis, perché è seguita Romeo And Juliet, una delle più belle ballate d’amore che il rock abbia mai regalato (mi è scappato, perché poco dopo in scaletta è arrivata anche la fragile Your Latest Trick, vestita di brezza hawaiana, con l’indimenticabile motivo guida di Chris White e il dolce condimento erogeno dell’assolo di sax!!!). La band ha riarrangiato un po’ Romeo And Juliet, suonandola all’inizio in modo decisamente più morbido della versione originale, per poi riprendere nella parte finale il passo dell’originale, ma soprattutto, come già detto, con Chris White di nuovo ampiamente coinvolto al sax! Magico.
È difficile indicare i picchi. C’è Telegraph Road, con un’energia molto simile a quella dello stampede finale di Sultans Of Swing, poi l’intima Communique, e ancora Brothers In Arms con un’indimenticabile parte di chitarra dalle impressioni sensibilissime (con incluso il motivo d’apertura al flauto di Chris White!). Se proprio dovessimo scegliere tra gli inserimenti meno riusciti in scaletta, sarebbero forse Two Young Lovers e Walk Of Life, di cui avrei fatto volentieri a meno nel repertorio, sostituendole con Love Over Gold, Once Upon A Time In The West o Where Do You Tink You’re Going?.
Un’esecuzione raffinatissima di musicisti straordinari, con un riempimento eccezionale dello spettro disponibile del quadro sonoro, tanto che in sala senti cadere uno spillo sul palco. Intesa, sintonia. Non vale più la pena sprecare parole: dovete provarlo voi, alla prima occasione. Quella sera la band ha eseguito dal vivo per la prima volta in assoluto un pezzo completamente nuovo, e RockLine ne era stato testimone già al soundcheck della band alla Muffathalle, verso le cinque del pomeriggio. Il brano originale Jesus Street, con un profilo melodico graziosissimo che ti conquista «al primo ascolto», è un annuncio importante: sta bollendo in pentola il disco d’esordio della formazione. Se verrà portato avanti con lo stesso stile di questo brano, nei The Straits avremo con tutta probabilità un erede competente e in evoluzione dei Dire Straits. Non è tutto. La band ha in canna in realtà già due pezzi originali: il secondo è Looking For America, che hanno provato anch’esso al soundcheck, ma ha bisogno ancora di un po’ di tempo per essere rifinito e inserito così nel repertorio dal vivo.
https://www.youtube.com/watch?v=gC11hC5EmXg
Voglio sottolineare anche la chiusura della parte regolare del concerto con la immancabile Sultans Of Swing. Qui il concerto ha raggiunto il suo crescendo, e la band ha incoronato ancora una volta in modo magistrale il proprio affiatamento dopo la parte tranquilla a metà del brano, piazzando un finale in crescendo, condito da un intreccio succoso di assoli e da un’intesa straordinaria nella comunicazione tra le melodie guida, soprattutto tra il sax di White e la chitarra di Reis.
Dopo la prevedibile Money For Nothing e la bella sorpresa della frizzante, organica e luminosa Portobello Belle (entrambe nel bis), in cui la «national steel» di Reis ha di nuovo «cantato» a pieni polmoni, i ragazzi dopo quasi due ore di show ci hanno salutato lasciandoci in estasi. Suono perfetto, esecuzione perfetta! Qui non si scherza. Credibili e degni in tutto, camminando nelle scarpe dei Dire Straits. Non so dove stia il motivo per cui Mark Knopfler non ne voglia più sapere di ridarci i Dire Straits, ma se non dovesse succedere mai più, d’ora in poi intere generazioni di fan possono dire basta alla faticosa ricerca di un’esecuzione dal vivo della musica dei Dire Straits. Sono nati i The Straits! Terence Reis è davvero un asso nella manica! Con lui i The Straits possono svilupparsi artisticamente in modo solido, spensierato e flessibile, e intanto, a tutta velocità, portare in scena il grande repertorio di leggende del rock! Belle prospettive per il futuro, insomma!
Scaletta
- Private Investigations
- Walk of Life
- Telegraph Road
- Romeo and Juliet
- Tunnel of Love
- Your Latest Trick
- Communique
- Two Young Lovers
- Jesus Street
- Brother in Arms
- Sultans of Swing
—bis— - Money for Nothing
- Portobello Belle
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