Neil Peart e la sua visione del mondo nei testi dei Rush
Il musicista canadese Neil Ellwood Peart, che ci ha lasciati troppo presto il 7 gennaio 2020, è sempre stato noto, tra gli appassionati che le bacchette le impugnano davvero, per una tecnica batteristica fuori dal comune, che già agli inizi gli ha procurato un bel po’ di imitatori. I fan del leggendario trio prog rock canadese Rush, invece, lo venerano non meno come autore di testi straordinario.
Peart ha scritto tutti i testi dei Rush dal secondo album “Fly By Night” (1975) fino all’ultima fatica in studio “Clockwork Angels” (2012). Qui trovi i dieci testi di Peart più profondi e rappresentativi, quelli che, secondo molti fan di lunga data, riflettono meglio di tutti la sua filosofia di vita. Questo significa che stavolta abbiamo lasciato fuori i suoi testi fantasy e fantascientifici, pur piuttosto complessi, che negli anni Settanta hanno segnato alcuni dei pezzi più celebri dei Rush. La selezione dei dieci testi non segue una classifica di qualità, ma l’ordine cronologico: dal più vecchio al più recente, con quelli che rispecchiano meglio la filosofia di vita, le esperienze e le convinzioni personali di Peart.
- Anthem – Fly By Night
Know that your place in life
Is where you want to be
Don’t let them tell you that
You owe it all to me
Keep on looking forward
No use in looking round
Carry your head above the crowd
And they won’t bring you down
Il testo del pezzo d’apertura di “Fly By Night” (1975) è stato uno dei primi contributi di Peart dopo il suo arrivo nei Rush nel 1974, quando prese il posto del batterista originale John Rutsey (1952-2008). Titolo e testo di “Anthem” sono ispirati all’omonimo racconto lungo della scrittrice e filosofa russo-americana Ayn Rand. Una figura controversa, spesso discussa, che con la sua opera letteraria ha influenzato in modo decisivo anche i testi di Peart per il celebre concept album “2112” (1976). Negli anni più maturi, Peart ha preso le distanze del tutto dalla sua filosofia individualista, liberale o meglio neoliberale. Prima di allora, tra i fan, è passato a lungo per un musicista conservatore o addirittura per un sostenitore dei repubblicani americani. In interviste successive, Neil ha attribuito quell’abbaglio alla ricerca di “sé stesso” tipica della giovinezza, e di un sistema di valori e di etica a cui aggrapparsi.
- Closer to the Heart – A Farewell to Kings
And the men who hold high places
Must be the ones to start
To mold a new reality
Closer to the Heart
The Blacksmith and the Artist
Reflect it in their art
Forge their creativity
Closer to the Heart
Philosophers and Plowmen
Each must know his part
To sow a new mentality
Closer to the Heart
You can be the Captain
I will draw the Chart
Sailing into destiny
Closer to the Heart
“Closer to the Heart” è stato il primo brano che i Rush hanno messo insieme per l’album “A Farewell to Kings” (1977) ed è ancora oggi uno dei loro più amati. Per un po’, prima dell’uscita, era stato scelto come titolo non ufficiale del disco. Peart ha sottolineato più volte che la maggior parte dei testi di “A Farewell to Kings” affronta i vari problemi della società umana, mentre “Closer to te Heart” nei suoi versi propone soluzioni concrete a questi mali. Una parte del testo, secondo Peart, è stata ispirata da un verso dello scrittore e giornalista Peter Talbot, amico di lunga data della leggendaria band canadese.
- Losing It – Signals
Some are born to move the world —
To live their fantasies
But most of us just dream about
The things we’d like to be
Sadder still to watch it die
Than never to have known it
For you — the blind who once could see —
The bell tolls for thee
Il testo di “Losing It”, da “Signals” (1982), parla degli ultimi anni del mitico scrittore americano Ernest Hemingway: la sua solitudine, il tormento e lo scivolamento in uno stato mentale difficile che alla fine lo ha portato al suicidio. Contiene anche una morale: non sempre essere famosi e ricchi, o essere uno che “muove il mondo”, è una bella cosa, perché tanti ricchi e famosi in realtà soffrono moltissimo, anche se la maggior parte dei comuni mortali vorrebbe essere al loro posto, soprattutto oggi. I Rush hanno suonato dal vivo questo pezzo, spesso trascurato, solo nel 2015, durante il tour R40 Live con cui hanno festeggiato i quarant’anni dall’arrivo di Peart nella band nel 1974.
- Red Sector A – Grace Under Pressure
I hear the sound of gunfire at the prison gate
Are the liberators here, do I hope or do I fear?
For my father and my brother, it’s too late
But I must help my mother stand up straight
Are we the last ones left alive?
Are we the only human beings to survive?
Are we the last ones left alive?
Are we the only human beings to survive?
Sul testo di Peart per “Red Sector A”, dall’album “Grace Under Pressure” (1983), avrebbe un sacco di cose interessanti da raccontare il suo compagno di band, cantante e bassista Geddy Lee, visto che si ispira alla storia vera di sua madre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e all’Olocausto. Nei suoi versi, però, “Red Sector A” non si riferisce solo ai lager nazisti e all’Olocausto: è una critica a tutti i campi e le riserve politiche della storia umana e una condanna di qualsiasi sistema repressivo disumano.
- Territories – Power Windows
The whole wide world
An endless universe
Yet we keep looking through
The eyeglass in reverse
Don’t feed the people
But we feed the machines
Can’t really feel
What international means
“Territories” è stata la critica feroce di Peart al nazionalismo e all’isolazionismo, in linea con la maggior parte dei testi di “Power Windows” (1985), tutti piuttosto critici verso la società e intrisi di temi da Guerra Fredda. Nel 1985 la Guerra Fredda era ancora la realtà di tutti i giorni e nessuno immaginava che quattro anni dopo sarebbe crollato il Muro di Berlino. Questo testo, uno dei più trascurati della storia dei Rush, è di un’attualità incredibile oggi, in tempi in cui la storia sembra ripetersi in modo tragico e piuttosto ironico.
- Time Stand Still – Hold Your Fire
Summer’s going fast–
Nights growing colder
Children growing up —
old friends growing older
Experience slips away
“Time Stand Still” è stato il primo testo di Peart per l’album “Hold Your Fire” (1987). Stavolta si tratta di uno dei suoi testi più personali, in cui guarda indietro agli anni passati con i Rush, alle loro tournée, per lo più lunghissime, e ai tanti voli in aereo, durante i quali erano spesso costretti a trascurare famiglia e amici. Anche se Peart criticava questo senso di distacco come conseguenza dei lunghi tour e ne approfittava per dare una stoccata alle storture dell’industria musicale, uno dei versi di “Time Stand Still” contiene anche un messaggio: non dobbiamo restare prigionieri del passato né farci schiacciare dalla nostalgia.
- The Pass – Presto
Someone set a bad example
Made surrender seem all right
The act of a noble warrior
Who lost the will to fight
…
No hero in your tragedy
No daring in your escape
No salutes for your surrender
Nothing noble in your fate
Il testo di “The Pass”, dall’album “Presto” (1989), parla di un amico di Peart, mai nominato, che una volta, durante un giro in moto insieme, aveva pensato in modo infantile al suicidio in autostrada. Anche grazie al testo, il brano è diventato il più apprezzato di “Presto”, sia tra i fan sia tra i membri della band, e nel disco successivo dei Rush ha avuto un seguito.
- Bravado – Roll the Bones
If we burn our wings
Flying too close to the sun
If the moment of glory
Is over before it’s begun
If the dream is won —
Though everything is lost
We will pay the price,
But we will not count the cost
When the dust has cleared
And victory denied
A summit too lofty
River a little too wide
If we keep our pride —
Though paradise is lost
We will pay the price,
But we will not count the cost
And if the music stops
There’s only the sound of the rain
All the hope and glory
All the sacrifice in vain
If love remains
Though everything is lost
We will pay the price,
But we will not count the cost
“Bravado” è stato una specie di seguito di “The Pass”, dal disco precedente, ed era il pezzo preferito di Peart su “Roll the Bones” (1991). Qui è tornato a toccare le sciocche fantasie suicide del suo compagno di moto, che evidentemente lo hanno perseguitato a lungo. Allo stesso tempo Peart, che con le religioni organizzate non aveva niente a che fare ma, nonostante questo, non temeva la morte, ha ribadito che la vita umana è preziosa e unica, e quindi non dobbiamo mai arrenderci e toglierci la vita.
- Faithless – Snakes & Arrows
I don’t have faith in faith
I don’t believe in belief
You can call me faithless
But I still cling to hope
And I believe in love
And that’s faith enough for me
Il testo di “Faithless”, dall’album “Snakes & Arrows” (2007), è forse la resa dei conti più esplicita di Peart con le religioni organizzate. Ateo convinto, per cui credere nella vita dopo la morte era una cosa assurda, se la prende con i dogmi delle religioni organizzate e rivela che a lui è sempre bastata la sua fede personale: la fede nell’amore. Probabilmente non avrebbe apprezzato granché i tanti commenti alla notizia della sua morte del tipo “ora suona la batteria nel paradiso del rock”, visto che non ha mai creduto ai dogmi religiosi sull’aldilà.
- The Garden – Clockwork Angels
The measure of a life is a measure of love and respect
So hard to earn, so easily burned
In the fullness of time
A garden to nurture and protect
…
The future disappears into memory
With only a moment between
Forever dwells in that moment
Hope is what remains to be seen
“The Garden” è l’atto conclusivo dell’ambizioso concept dell’ultimo album dei Rush, “Clockwork Angels”, per molti versi ispirato al classico di Voltaire “Candido”. Dopo mille avventure e prove, il protagonista del concept di “Clockwork Angels” “va in pensione” lontano da un mondo impazzito, smette di viaggiare e vagabondare per potersi dedicare in pace alla cura di un giardino, metafora della sua realizzazione personale, della scelta di vivere di amore e rispetto e della fine della corsa al benessere materiale. Più di un fan dei Rush ha intravisto nel testo anche un presagio del ritiro, cioè dello scioglimento del celebre trio canadese, avvenuto ufficialmente nel 2018.
Menzioni d’onore: Something Or Nothing, Cygnus X-1 Book II: Hemispheres, Free Will, Witch Hunt, Subdivisions, Kid Gloves, Manhattan Project, Mission, Everyday Glory, Resist, Ghost Rider.
Autore dell’articolo: Peter Podbrežnik