Nell’indimenticabile bollore del momento! (2008)

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Luogo: Divadlo Arena / Bratislava / Slovacchia
Data del concerto: 30.05.2008
Spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 1.500,00 SVK (50,00€)

Rinforzati da un nobile nettare di luppolo slovacco e da salsicce slovacche, ci siamo ritrovati faccia a faccia con la band alle 20.00 in punto al teatro Divadlo Arena, un posto che contiene al massimo 1200 persone. Con nostra grande gioia, stavolta niente band di supporto. La sala ha in fondo delle gradinate con le sedie, così le anime più tranquille hanno anche un bel po’ di spazio di manovra per la meditazione auricolare.

Era fantastico rivedere questi quattro venerabili monumenti, che hanno lasciato un segno indelebile nel rock e hanno spinto orde di giovani in giro per il mondo a seguirli, ispirati, nella loro musica. A sorprendere per primo è stato John Wetton. Un anno fa gli hanno messo tre bypass, eppure ha cantato con una freschezza incredibile ed è stato un vulcano sul palco. La sua voce era quella leggendaria voce da John Wetton, la voce che ogni gruppo vorrebbe avere. Direi quasi angelica, miracolosamente melodica, ma allo stesso tempo vellutata ed emotiva. Wetton era in forma in tutti i registri. Il tastierista Geoffrey Downes alla sua sinistra, circondato da nove tastiere, di sicuro più ricco di qualche nobile chilo, oltre a costruire l’celebre essenza drammatica e atmosferica della band si occupava delle tipiche armonie vocali al vocoder, mentre “mister Gufo” Steve Howe, alla destra di Wetton, ha suonato quasi tutto il concerto con la sua Gibson ES-335 “sunburst” nella sua inconfondibile postura, che comprende ovviamente un suono del tutto unico e, naturalmente, un abbigliamento speciale da professore di fisica atomica all’accademia (pantaloni a mezza gamba, camicetta nei pantaloni). Per i toni aggiuntivi, soprattutto acustici, gli è bastata una chitarra tecnologicamente moderna, una Line 6 della serie Variax. Tutti e tre gli elementi sono legati in modo integrale al drumming deciso e compatto dell’incredibile Carl Palmer, la cui dimostrazione di potenza, velocità, arguzia, controllo straordinario e precisione ha funzionato in modo impeccabile anche a Bratislava per tutto il tempo.

Gli Asia, che a Bratislava hanno tenuto la loro ultimissima data di quest’anno, hanno aperto il concerto con un po’ di sorpresa, con il brano più breve Daylight (“Alpha”, 1983). Che in Slovacchia concerti del genere scarseggino lo ha dimostrato il pubblico stesso, che fin dall’inizio ha liberato una quantità enorme di decibel, e l’umore generale è salito ancora di un gradino con il proseguimento, Only Time Will Tell (“Asia”, 1982). La band ha offerto un suono eccellente. Un paio di volte la chitarra di Steve Howe ha un po’ coperto le tastiere di Downes, ma per la maggior parte dello show il suono è stato incredibilmente dinamico, pulito, bilanciato e, soprattutto, ci traspariva quel “tocco” incredibile, carismatico e unico di questo quartetto, che mandava scariche di brividi lungo la spina dorsale. Praticamente non c’era pausa tra i pezzi in cui uno dei membri non presentasse il brano successivo e non mettesse in risalto il collega che ha dato il contributo maggiore alla sua esecuzione. Galateo inglese senza paragoni.

La band ha buttato altra benzina sul fuoco con Wildest Dreams, poi mister Gufo ha annunciato il primo brano del nuovo disco “Phoenix”, intitolato Never Again. Anche se il nuovo disco, in termini di espressione artistica, non fa piovere meteoriti sulla Terra, il brano suonato dal vivo, insieme alla sua sorellina An Extraordinary Life, arrivata in scaletta un po’ più tardi, ha dimostrato che dal vivo anche il materiale di “Phoenix” può crescere in tutti quegli attributi che noi, incapaci di abbassare i criteri dell’opera degli Asia sotto quelli del 1982 e del 1983, cerchiamo e pretendiamo con tanto ardore.

La band, che non riconosce più il materiale dall’album “Aqua” (1992) fino a “Silent Nation” (2004), ha rimediato a questa lacuna regalando ai presenti una vera piccola enciclopedia musicale. Ha richiamato alla perfezione le origini musicali dei suoi membri. Nel frattempo ci siamo lanciati in un’avventura attraverso la storia del rock. Gli Asia, in quanto ex (e anche attuali) membri di Yes, King Crimson, ELP e The Buggles, ci hanno ricordato da dove arriva davvero la loro musica. Prima hanno cavalcato il classico degli Yes Roundabout, dove ha sorpreso quanto fenomenalmente la voce di John Wetton si sia incastrata nell’essenza stessa del classico. Steve Howe è ovviamente allenato oltre ogni limite e l’ha suonata praticamente a occhi chiusi. Qui le tastiere di Downes erano in una posizione un po’ troppo subordinata, ma la band ha rimediato subito, buttandosi sul fantastico classico Time Again, poi Downes è rimasto da solo sul palco e ha suonato la parte strumentale del classico Cutting It Fine, chiamata Bolero.

Steve Howe non troverebbe la sua soddisfazione personale e la sua pace interiore se almeno una volta per concerto non mostrasse la sua celebre chitarra acustica Martin. Dopo un breve riscaldamento e un assaggio di soluzioni jazz, si sono sentite le celebri note del classico ragtime Clap e il pubblico è andato in estasi totale.

I momenti più interessanti sono arrivati quando il ruolo da protagonista sul palco è passato al carismatico John Wetton. Prima la band si è dedicata alla versione acustica di The Smile Has Left Your Eyes. Howe ha preso in grembo la sua chitarra e si è divertito con lo slide. A emergere, però, è stata la voce di Wetton, tipicamente malinconica e sensuale. A seguire avrebbe dovuto esserci Voice Of America, che però nella seconda metà del tour europeo la band ha sostituito con il classico dei King Crimson Book Of Saturday. Sul palco John Wetton era completamente solo, a fargli compagnia una chitarra acustica a 12 corde. Un brano straordinario, che si è infilato giù sotto la pelle: il tocco del timbro e dell’approccio di Wetton è incredibilmente particolare e concreto, Book Of Saturday gli stava cucita addosso.

Adesso si faceva sul serio. Open Your Eyes, compatta, incredibilmente affiatata e dal suono perfettamente bilanciato, è stata seguita dal probabile apice del concerto, il classico degli ELP Fanfare For The Common Man, dove Palmer, con le sue martellate intense, e Downes, con l’indimenticabile motivo principale di Emerson, hanno messo in scena un vero paradiso per tutte le anime nostalgiche. Ma non era finita. Subito dopo tutti e quattro hanno preso una bella rincorsa e, in linea con la loro etica progressiva, sono andati incontro a una jam straordinaria, dominata da un’incredibile comunicazione tra i fuochi incrociati degli assoli di Howe e Downes. Una vera follia da streghe, che ha lasciato i presenti a bocca aperta.

Una nuova atmosfera all’orizzonte è nata navigando sul mellotron del classico dei King Crimson In The Court Of The Crimson King, un brano che i King Crimson ormai da un pezzo non suonano più, ma potrebbero. Quello che i King Crimson non fanno più, per dovere, lo hanno fatto magistralmente gli Asia, regalandoci questa esperienza indimenticabile. Il gran finale è stato aperto dal classico dei The Buggles Video Killed The Radio Star, che Wetton, con spirito e nel solco della tradizione di Trevor Horn, ha iniziato usando un megafono, mentre nel ritornello a prendere il comando è stato il vocoder di Downes. In linea con l’epoca in cui è nato il pezzo, Downes si è conciato con una giacca argentata luccicante e i relativi occhiali da sole. 

Nella sala è risuonata una vera e propria leccornia AOR rock con The Heat Goes On, in cui hanno inserito un fantastico assolo di batteria di Palmer, dove il tipo ha tirato fuori una bella dose di ruvidità feroce e un’incredibile tecnica sui piatti. A un certo punto ha afferrato un tamburello, dopo aver distratto la folla con un infernale martellare sui pedali della doppia cassa, e quando il tamburello non lo interessava più l’ha scagliato alto in aria alle sue spalle, dritto contro lo schermo di proiezione. Un concerto degli Asia non sarebbe un vero concerto senza il loro evergreen Heat Of The Moment, dove la sala si è infiammata oltre ogni misura. La band ha allungato la parte finale del pezzo non solo con l’ormai standard jam solista conclusiva, ma anche lasciando stavolta alla sala slovacca, rumorosissima, un bel po’ di ripetizioni del ritornello da cantare.

Nel bis i ragazzi hanno messo in scena un’altra indimenticabile esperienza rock targata Asia, con un’esecuzione fenomenalmente affiatata di Soul Survivor, e dopo due ore di concerto davvero bravuroso ci hanno infine lasciati. Questi vecchi volponi esperti, con i loro indescrivibili chilometri di musica e di esperienza alle spalle, hanno davvero portato in sala quello per cui la gente era venuta. Pane e giochi. La gente proprio non voleva capire che il concerto era finito. La solita routine di queste esperienze in Austria, Italia e Germania vuole che la gente si dilegui in fretta dalla sala verso casa. Stavolta invece il pubblico ha continuato a far casino e a richiamare la band sul palco per un bel po’. Purtroppo non è successo.

Gli Asia hanno sorpreso moltissimo. Il fatto e la consapevolezza che Wetton sia di nuovo evidentemente in ottima forma vocale e in buone condizioni per quanto riguarda la salute valgono oro. La band ha già annunciato per il 2009 qualche concerto in Gran Bretagna. Ora seguirà un meritato riposo, poi la dedizione ai progetti solisti e poi il cerchio si chiuderà per ripartire da capo. Così va il mestiere. Alla fine l’attesa di vedere gli Asia dal vivo nella formazione originale è finita una volta per tutte.

Che in Slovacchia il pubblico dei concerti sia ancora “indietro coi tempi” lo ha confermato un’esperienza spiacevole, una presa di coscienza e un dato di fatto legati alla cura per i rappresentanti dei media mentre fanno il loro lavoro. Bisognava andare in battaglia. Di che si trattava? In sala davanti al palco non c’era uno spazio apposito per i fotografi. Così nessuna delle teste più calde nelle prime file ti lasciava passare in prima fila per fotografare due pezzi senza flash e poi, ovviamente, “sparire” rapidamente da lì, come richiesto dal management. I nostri fratelli slovacchi da questo punto di vista sono ancora terribilmente testardi, semplicemente non lo capiscono, magari non sanno nemmeno che esistono il web musicale o la stampa cartacea e roba simile, che si sforzano di portare la musica più vicina ai loro lettori. Per questo suggerirei agli organizzatori, per il resto molto intraprendenti, attivi e reattivi, di affrontare in futuro questo problema in modo serio e completo in locali di questo tipo, perché l’atteggiamento del pubblico verso i rappresentanti dei media che vogliono scattare foto normali li mette di fatto in pericolo fisico. È stato così anche durante il concerto degli Asia. E non è uno scherzo. Beh, anche da noi in Slovenia ci capita spesso di assistere a incidenti del genere (Buongiorno Cvetličarna Mediapark!), in cui l’organizzatore ti prende per il naso e allo stesso tempo ti mette seriamente in pericolo.

Setlist

1. Intro
2. Daylight
3. Only Time Will Tell
4. Wildest Dreams
5. Never Again
6. Roundabout
7. Time Again / Bolero
8. Clap
9. The Smile Has Left Your Eyes
10. Book Of Saturday
11. Open Your Eyes
12. Fanfare For The Common Man
13. Without You
14. An Extraordinary Life
15. In The Court Of The Crimson King
16. Video Killed The Radio Star
17. The Heat Goes On
18. Heat Of The Moment
—bis—
19. Sole Survivor

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