Conferenza stampa in vista del 12° Rock Otočec! (2008)

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Data dell’intervista: 30.05.2008

Lunedì 2 giugno, al KMŠ di Lubiana, si è tenuta la conferenza stampa che ha presentato l’edizione di quest’anno del Rock Otočec, la dodicesima consecutiva, in programma dal 27 al 29 giugno nella location ormai ben nota attorno al castello di Otočec. Davanti ai presenti hanno raccontato il loro punto di vista su musica, vita e festival, e dato le informazioni più importanti, l’organizzatore Franci Kek, Igor Vidmar (per gli Sham 69), Peter Lovšin (Pankrti), Janez Bončina – Benč, Tomi Meglič (Siddharta) e Igor Dernovšek (Niet). I ragazzi hanno parlato di band, di festival e anche del campionato europeo di calcio.

Franci Kek: Mi fa piacere che ci siamo ritrovati in tanti e che siete venuti voi dei media. Vedo che c’è ancora speranza per il rock’n’roll sloveno. Adesso vi presenteremo il Rock Otočec di quest’anno, che è già il dodicesimo di fila. Come sapete, prima di questa serie il Rock Otočec si era già tenuto nel 1976 e nel 1983. Siccome organizzarlo non è così semplice come pensano in tanti, allora si fece una volta sola. Siamo contenti di continuare a organizzare il festival e lo faremo fino alla pensione. Quest’anno il festival avrà, oltre ai protagonisti principali, anche una nota socialmente impegnata. Ovviamente non di politica interna, ma di respiro più ampio, sociale e globale. Restiamo comunque saldi sulle nostre posizioni contro la violenza e contro il consumo di droghe illegali. Quest’anno al Rock Otočec ci sarà un’attenzione particolare a quello che sta succedendo in Tibet. Sarà presente anche Zavod Dharmaling, mentre l’associazione Fokus richiamerà l’attenzione sui cambiamenti climatici. Dato che siamo nell’anno del dialogo interculturale, a questo tema dedicheremo uno spazio importante. Abbiamo preparato anche giochi di società e sportivi, che ai giovani piacciono più di tutto, musica a parte, e una gara di improvvisazione … Uno dei momenti più divertenti del Rock Otočec è anche quello che succede sotto il grande tendone della ristorazione. Certo, quello che succede dipende in gran parte da chi suona e da chi organizza, ma per l’atmosfera speciale sotto il palco il merito è soprattutto del pubblico. Quest’anno per il programma di domenica, quando suoneranno Sham 69, Siddharta e Pozdrav Azri, offriremo biglietti famiglia speciali, perché genitori e figli vorranno sicuramente sentire questi gruppi. E siccome quest’anno c’è anche la finale del campionato europeo di calcio, potremo seguire le partite in diretta sui maxischermi.
E adesso chiederei a Pero Lovšin, che ha suonato nel 1997, di raccontarci com’era suonare allora, quando era ancora più piccolo di adesso.

Peter Lovšin: Perché proprio il 1997? Ho suonato anche nel 1983.

Franci Kek: Il 1997 è stato il primo di questa serie. Allora io non c’ero.

Peter Lovšin: Direi che alla sesta ci si va volentieri. Se lo slogan del tour dei Pankrti è “N`č se ne premakne”, per il Rock Otočec è valso al contrario. Nel 1983 e nel 1997 il pubblico era più o meno lo stesso. Il 1983 è stata una splendida serata d’estate, nel 1997 invece “pisciava” dal cielo. È stato uno dei temporali peggiori della mia vita. Abbiamo aperto il set con “Moja mama je strela” ed è stato uno dei concerti indimenticabili che ho vissuto. Anche se eravamo gli ultimi a suonare, sotto il palco sono rimaste alcune migliaia di persone. Siamo stati fortunati. Il nostro dio è l’elettricità e ci ha dato una mano. I ricordi di ogni Rock Otočec sono belli.

Franci Kek: Grazie. Igor Vidmar ha portato gli Sham 69.

Igor Vidmar: Franci, grazie. Probabilmente avrete notato che l’anno scorso al Rock Otočec ho collaborato con il progetto “Evropot”, più d’avanguardia e a sostegno delle band nuove. Quest’anno ho deciso di invitare uno dei più grossi nomi del punk classico, ovvero gli Sham 69. Va detto che non è la formazione originale e che il leggendario Jimmy Pursey non è più nella band, anche se c’è stato fino al 2006. Nel gruppo ci sono ancora il chitarrista principale e autore della maggior parte dei pezzi Dave Parsons e il batterista Ian Whitewood. Il cantante è Tim V., che arriva dall’East London ed è un vero “growler”, in sloveno “tulež”. L’anno scorso è uscito il loro ultimo cd, intitolato “Western Culture” – Cultura occidentale. Soprattutto negli USA hanno raccolto critiche positive, il che è interessante, perché i critici e il pubblico americano, almeno per quanto riguarda rock’n’roll e punk, non si fanno infinocchiare. Quello che sentiremo è una versione potentissima di tutti i loro classici, che dagli inizi del punk e per tutti gli anni Ottanta sono stati una presenza fissa della scena punk e post-punk. Da quando si sono rimessi insieme suonano dal vivo e le recensioni sono positive. Anche i colleghi agenti ci hanno detto che gli Sham 69 non deludono e ci mettono il centodieci per cento. Sia il pubblico più vecchio che quello più giovane avrà un incontro con lo spirito del punk di vent’anni, trent’anni fa.

Franci Kek: Grazie. Gli Sham 69, nel loro tour europeo, una settimana dopo il Rock Otočec suoneranno anche all’Exit. Janez Bončina – Benč è uno di quelli per cui siamo molto contenti che suoni al Rock Otočec di quest’anno, perché ha sempre avuto in squadra musicisti che contano.

Janez Bončina – Benč: Devo dire che sono molto contento di suonare al Rock Otočec di quest’anno, perché mi sembra quasi un obbligo per tutti i musicisti venire a suonare lì. Lì si mescolano e si fondono davvero le diverse energie di quello che succede da noi nel rock. L’esibizione al Rock Otočec è stata il motivo per cui ho radunato intorno a me una squadra così. Hanno dato il loro contributo anche i giovani con cui lavoro, perché hanno cominciato a scoprire quello che noi avevamo già scoperto. E vale anche il contrario: quelli della mia generazione scoprono quello che fanno i più giovani. Il Rock Otočec è l’occasione ideale per mostrare questo scambio di energia. Se alle spalle hai un bagaglio così, una passeggiata nel tempo, tra le mode e tutto quello che ho vissuto, adesso tutto questo sarà insieme su un solo palco. Soprattutto se accanto hai gente che è in grado di suonarlo. È qualcosa di speciale. Mi sembra che ci dovrebbero essere più Rock Otočec così. È un legame che dice cos’è la musica e che cosa unisce le persone. Anche se incontri gusti di ogni tipo, è tutta una grande famiglia.

Franci Kek: Grazie. Hai detto che il Rock Otočec è stato il motivo per cui hai messo insieme una squadra così. Dopo due anni di richieste, nel 1998 si sono rimessi insieme anche i Buldožer. L’anno scorso, a sorpresa, hanno suonato i Pepel in kri. Tomi, oltre a me, è quello che c’è stato più volte al Rock Otočec. Forse anche i Dan D. Mi ricordo la loro prima esibizione (dei Siddharta, n.d.r.) nel 1999. Allora me ne parlò Dragan Bulič e, grazie alla sua insistenza, li invitammo a partecipare. E già allora i Siddharta arrivarono col pullman, avevano le magliette, i manager, i buttafuori … Suonarono alle 16:40 e, per quanta gente c’era in quel momento, impazzirono tutti. L’anno dopo, la domenica, erano la band principale insieme a Magnifico.

Tomi Meglič: Grazie, ben detto. Allora il Rock Otočec era il palco più grande su cui avessimo mai suonato. Forse è anche per questo che questo festival ci è piaciuto ancora di più e merita rispetto. Soprattutto per la tradizione che ha. Per i Siddharta è rimasto impresso nella memoria, perché allora non avevamo dimestichezza con palchi del genere e di sicuro si vedeva. Però abbiamo investito nel far nascere qualcosa. Ed è nato. Il Rock Otočec è stato il vero trampolino di lancio. Siamo contenti che, dopo tutte queste reunion, possiamo mettere in contatto il pubblico più vecchio con quello più giovane. Mi aspetto una gran festa. Anche se quel giorno c’è pure la finale del campionato europeo di calcio, spero che ci diano un orario che mi permetta di vederla anch’io. Di più faticherei a dire. Sottolineo solo il rispetto che nutro per il Rock Otočec. Sono felice che un festival così esista anche da noi.

Franci Kek: Grazie. L’hai detto anche meglio di me. Già dal 1999, da quando sono comparsi i Siddharta, aspettavamo che spuntasse una band giovane capace di riempire, se non uno stadio, almeno la Hala Tivoli o Križanke. Ne sono comparse due. Non giovani, certo, ma comunque. Sono i Pankrti e i Niet. Due nuovi acquisti per la scena slovena, o meglio per gli organizzatori, che sono felicissimi quando in Slovenia ci sono più musicisti di qualità possibile. Quando si è cominciato a parlare della reunion dei Niet e di Križanke, ero un po’ scettico. Parlando con altre persone, mi hanno detto: vedrai che sarà pieno, perché i ragazzini conoscono le loro canzoni e non vedono l’ora che tornino sulla scena. Ed è successo proprio così pochi giorni fa. A Križanke c’era un sacco di gente, e un sacco ne era anche fuori. Oltre ai Pankrti, abbiamo guadagnato anche i Niet.

Igor Dernovšek: Grazie. Io personalmente vorrei che ci fossero più band giovani capaci di riempire Križanke e che tra i giovani ci fosse più spirito ribelle, che tu sia punk o hip-hopper. Evidentemente il trend è che noi band più vecchie dobbiamo tornare. Per noi, comunque, è sicuramente un grosso punto a favore. Al Rock Otočec suoneremo per la prima volta. È un palco più grande di quello di Križanke? Con circa cinquanta minuti sarà il nostro secondo concerto più lungo. Speriamo di divertirci bene come ci siamo divertiti a Križanke.

Franci Kek: Grazie. Lasciate che elenchi ancora qualche gruppo di quest’anno. Tide, che dopo il Rock Otočec partono per un tour in Italia, Zablujena generacija. Interessanti saranno anche Interceptor e Sarcazm, che suoneranno insieme. Hanno preparato pure una sorpresa. Poi ci sono Tribute 2 Love, Jinx, Lord Bishop. Probabilmente mi sono scordato di qualcuno. Il programma con gli orari è sul nostro sito. Abbiamo avuto qualche problema anche con il rifacimento del sito, perché avevamo trovato un programmatore così bravo che non aveva tempo, e quindi siamo stati costretti a cercarne un altro. Direi che è tutto, siete invitati al rinfresco. Grazie.


Trascritto dalla registrazione audio da Lea Lesar

Foto: Lea Lesar

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