Un’eminenza dietro i tamburi: il signor Carl Palmer! (2008)
Autore: Jernej Vene
Data dell’intervista: 30.05.2008
RockLine: Quanto sei soddisfatto di come sta andando il tour con gli Asia?
Carl Palmer: Abbiamo cominciato il 1° aprile in Inghilterra, dove abbiamo suonato tredici concerti, poi sono arrivati il tour americano e quello giapponese. La parte europea è partita da Bilbao, in Spagna, e poi, passando piano piano per il sud della Francia, siamo arrivati a Bratislava, dove c’è l’ultimo show. Dopo 53 date ci fermeremo per un po’.
RockLine: Avevate delle aspettative particolari per l’uscita del nuovo album Phoenix?
Carl Palmer: Assolutamente no. Il disco l’abbiamo fatto perché sentivamo che era la scelta giusta. Abbiamo iniziato a scrivere i pezzi nel 2006, lo stesso anno in cui ci siamo divertiti un sacco in tour in America. Verso la fine del 2007 ci è sembrato che fosse il momento giusto per entrare in studio e registrare del materiale nuovo. Il lavoro è filato via liscio e veloce, ci siamo goduti ogni momento. Non abbiamo avuto nessun problema a trovare un’etichetta (Frontiers Records n.d.r.). Abbiamo fatto il disco per mostrare dov’è oggi gli Asia. Dal vivo suoniamo i pezzi del primo album, due del nuovo Phoenix e alcuni che in un modo o nell’altro hanno segnato i nostri percorsi musicali. Con Phoenix non ci siamo fatti illusioni di arrivare in cima alle classifiche, perché sappiamo che i tempi sono cambiati e le cose non sono più quelle di una volta. Il successo più grosso, comunque, lo stiamo avendo in Giappone.
RockLine: Finito il tour andrai negli USA?
Carl Palmer: No, a metà giugno suono a Leonberg, in Germania, con la mia formazione, il Carl Palmer band. Suonerò per tutta l’estate. Gli Asia andranno negli USA verso la fine dell’anno, ma non è ancora tutto confermato. Posso dirti però che ad aprile 2009 gli Asia faranno sei concerti in Gran Bretagna.
RockLine: Come incastrate in scaletta i pezzi delle vostre carriere che non sono nati sotto il nome Asia?
Carl Palmer: È semplicissimo. Abbiamo deciso di suonare un brano per ciascun membro, quello per cui è conosciuto fuori dagli Asia. Ovviamente il pubblico deve conoscerlo bene. Ci sembra una mossa organica, naturale. Spesso cambiamo i pezzi, perché possiamo suonare di tutto, visto che alle spalle abbiamo una lunga storia musicale. Quindi non c’è motivo di non suonare più brani dal repertorio di Yes, Emerson, Lake & Palmer o King Crimson.
RockLine: Abbiamo sentito dei problemi di salute del cantante e bassista John Wetton. Come sta?
Carl Palmer: Dopo il triplo bypass sta bene. Se vai sul mio sito (www.carlpalmer.com) puoi leggere che anche a me hanno messo uno stent al cuore (dispositivo per dilatare i vasi sanguigni n.d.r.). Stiamo bene tutti e due.
RockLine: Tante band hanno successo in Giappone per tutta la carriera, mentre nel resto del mondo vengono presto dimenticate. Il pubblico lì è davvero così diverso dagli altri?
Carl Palmer: Sì, lì è tutto completamente diverso da qui. Certo, la gente è come tutti gli altri: la tua musica gli piace oppure no. Non comprano quello che non gli piace. Lì ci sono davvero tantissimi concerti. Nel centro di Tokyo gli Asia possono fare un concerto per 4500 persone. La sera dopo possiamo suonare di nuovo, per 2500 spettatori. Vengono perché gli piacciamo. Ci siamo stati l’anno scorso e la risposta è stata incredibile. A quanto pare ci hanno preso a cuore già la prima volta che siamo stati lì, cioè all’inizio degli anni Ottanta. Nessuno sa perché, va così e basta.
RockLine: Che futuro avranno gli Asia?
Carl Palmer: Non andremo in pensione, abbiamo pubblicato Phoenix, quello è il nostro futuro. Alla fine dell’anno e all’inizio del prossimo saremo di nuovo sui palchi, e la prossima estate magari suoneremo negli USA. Nel frattempo ci dedicheremo ai nostri progetti. È anche questo lo scopo degli Asia: suoniamo insieme per un po’, poi ci occupiamo d’altro e dopo torniamo agli Asia. Magari nel 2009 toccherà ai concerti degli ELP, chi lo sa?
RockLine: Com’era l’atmosfera in studio durante la registrazione di Phoenix, visto che non suonavate insieme da tanti anni?
Carl Palmer: Lascia che ti spieghi: la Gran Bretagna non è grande, in tutti questi anni ci siamo sempre visti, perché se giri per i palchi becchi subito qualche faccia nota. Soprattutto a Londra incontri in un attimo gente che non vedevi da una vita. Viviamo tutti nei dintorni di Londra e avevamo fatto parecchi concerti, quindi entrare in studio non è stato difficile. Poi abbiamo interrotto le registrazioni e dopo qualche giorno siamo tornati al lavoro. Nessuna pressione, da questo punto di vista.
RockLine: Grazie e in bocca al lupo!
Carl Palmer: Di niente!
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