Newman: Ignition

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Etichetta: AOR Heaven
Data di uscita: 27.03.2020
Produzione: Steve Newman
Durata dell’album: 54.44 min
Genere: AOR / Melodic Rock
Voto: 9.0 / 10


Steve Newman è un polistrumentista, produttore, compositore, cantante e arrangiatore britannico con un sacco di chilometri musicali alle spalle. Il progetto, partito in sordina in un periodo in cui il tipo aveva ormai perso ogni speranza che l’interesse per il rock classico potesse mai tornare, e poi cresciuto fino a diventare i Newman, negli anni si è trasformato in un nome molto stimato e rispettato nella cerchia ristretta dei fedelissimi dell’AOR e del rock melodico. Oggi i Newman sono da un bel po’ una band che può salire sul palco quando vuole. Dal punto di vista musicale sono una specie di incarnazione del vivace battito AOR degli anni Ottanta, e ancora oggi suonano e compongono secondo quella ricetta old school ben affilata dell’epoca, quando si cercava la chiave per fondere alla perfezione rock e pop, cosa che negli Ottanta andava fortissimo. In questo senso la musica dei Newman è una cavalcata nell’eredità delle band che rappresentavano la fioritura britannica dell’AOR, tra cui Outside Edge, Aviator, Freefall, Heartland, Outfield, Kick, Strangeways e, ovviamente, gli FM (ancora in attività e ottimi), che hanno intenzione di pubblicare un nuovo album a metà di quest’anno.

Nel 2015, con l’album »The Elegance Machine«, i Newman si sono cimentati con un sound più duro, come c’era da aspettarsi. Due anni dopo, con »Aerial«, hanno sfornato un disco che ha aggiunto a quel sound ancora più contagiosità ultramelodica di altissimo livello, riequilibrando di nuovo le forze sonore. Il nuovo album »Ignition« segue il predecessore e si ripresenta con una qualità complessiva solida. Significa che i pezzi sono tutti, uno dopo l’altro, »buoni come minimo, se non meglio«. Un musicista esperto come Steve Newman, con tutta la sua esperienza e i suoi alti e bassi vissuti, difficilmente sbaglia in fase di composizione. Non si discosta dalle coordinate musicali ormai fissate e i fan della band saranno ancora una volta entusiasti, anche se il nuovo album non sorprende più di tanto.

La prima cosa che fa drizzare le »orecchie«, quando infili »Ignition« nel lettore, è il suono. La produzione. Il primo pezzo, secondo i parametri dei Newman sonoramente »imbronciato«, è End Of the Road, che sorprende con un riff di chitarra spinto in avanti e una linea di basso penetrante, ma poi l’album si »fa una passeggiata« molto equilibrata verso un suono abbondantemente appoggiato sulle tastiere, che fanno compagnia alle frasi di chitarra (già nel secondo brano, Chasing Midnight). E non è finita. La title track sorprende con un’aura pop, dove le chitarre sono completamente defilate e il pezzo ondeggia su pastelli di tappeti sintetizzati, mentre a fargli da contrappeso c’è un beat di basso funky. Una mossa che non stupisce. Molto prima di mettere in piedi i Newman, Steve Newman si era già cimentato col pop nei Cloud 10. Quando tutti hanno mollato da un pezzo uno stile del genere, questo è il tipo di brano che per ogni fanatico dell’AOR segna il limite della sopportabilità, e Steve Newman porta l’ascoltatore esattamente fino a quel limite, in molti punti ispirato da gente tipo gli Outfield. Un ottimo cambio di atmosfera, ovvero di dinamica, nel disco. Poi arriva il superbamente pomposo Worth Dying For, dove il fraseggio chitarristico torna a dominare.

Benvenuti negli Ottanta, insomma. Di norma tutti i pezzi sono anche furbescamente corredati di cori teatrali multi-armonici, standard obbligatorio dell’AOR che i Newman maneggiano ancora una volta da maestri. Il culmine del »giocare« con i pastelli multi-armonici stavolta sta nella brillantemente teatrale To Go On Loving You. E quindi? I picchi emotivi sono tutti, uno dopo l’altro, incastonati in ritornelli bombastici che al primo ascolto ti entrano sotto la pelle in un attimo. Ci sono ancora due brani che vale la pena segnalare e che, in mezzo a tutto il bene che c’è nel disco, spiccano parecchio: Moving Target e Life In the Underground (il titolo di quest’ultimo allude proprio a ciò che l’AOR è diventato oggi).

Missione compiuta quindi anche con »Ignition«. Steve Newman ha di nuovo fatto un ottimo lavoro con le voci. Non ha mai brillato più di tanto su questo fronte, ma stavolta le voci suonano addirittura meglio del previsto. Negli anni è diventato anche un ottimo cantante, che mantiene un mordente inconfondibile anche sulle note alte.

L’album mantiene una consistenza qualitativa eccezionale e, come tale, andrà di nuovo a bussare con grande efficacia al cuore di tutti i nostalgici AOR anni Ottanta. Aspettiamo i nuovi FM, ma fin da ora posso scrivere senza problemi che »Ignition«, dodicesimo album in fila dei Newman e, tra l’altro, uno dei migliori della loro carriera, entra di diritto nella top delle uscite di quest’anno in questo genere arcaico. Un album di riciclo straordinariamente riuscito di un involucro AOR ben collaudato, che stavolta, con Steve particolarmente ispirato, è venuto fuori in modo semplicemente brillante. Un album che ascolti con piacere dall’inizio alla fine e poi, ovviamente, rifai la stessa cosa senza problemi e senza remore. E ancora. E ancora. Attenzione! Bisogna però essere dei fanatici AOR doc, altrimenti non scampate all’attacco di »zuccherino«.

autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. End Of The Road (4:14)
2. Chasing Midnight (4:44)
3. Ignition (3:55)
4. Worth Dying For (4:30)
5. To Go On Loving You (5:15)
6. Moving Target (4:21)
7. Last Chance (4:29)
8. Life In The Underground (5:07)
9. Wild Child (4:40)
10. Promise Me (4:34)
11. The Island (5:07)
12. Welcome To The Rush (3:47)

Formazione:
Steve Newman – voce, chitarra, basso, tastiere, cori
Rob McEwen – batteria, percussioni
Dave Bartlett – cori
Mark Thompson-Smith – cori

Newman – Chasing Midnight (audio ufficiale)
Newman – Worth Dying For (audio ufficiale)
Newman – “Ignition” (copertina)
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