Ni časa za preroke
Artista: Lapanja, Dejan
Etichetta: Sedvex
Uscita: 2009
Durata: 44:12
Voto: 4/5
Dejan Lapanja è uno che di certo non è un pivello della musica. Parliamo di un polistrumentista con un bel pedigree, almeno per gli standard sloveni. Evidente amante del jazz fusion e in generale dell’improvvisazione e della sperimentazione, fa parte di Ulixes, Salamandra Salamandra (traduzione italiana: salamandra pezzata) e del collettivo di improvvisazione Bast, mentre in passato ha suonato anche in Projekt mesto e Olivija. Di lui hanno un sacco di cose belle da dire anche Laibach, Terrafolk, Vlado Kreslin, Vlatko Stefanovski, Vasko Atanasovski, The Fool Cool Orchestra, con cui ha collaborato in passato, e tanti altri. Insomma, il ragazzo ha già macinato parecchi chilometri.
“Ni časa za preroke” dimostra che stavolta l’uomo giusto è finito nel paradiso dello studio. Eh già. Lapanja ha suonato tutto da solo, su questo album. Tutti gli strumenti, la voce solista in ogni brano e, già che c’era, ha pure prodotto il disco. Inutile dire che tutti gli arrangiamenti sono roba sua. Avere tutta questa forza e questo know-how concentrati in una sola persona è senza dubbio un bene sotto più punti di vista. Il più banale: risparmi un sacco di soldi rispetto al solito. Degli altri parliamo più avanti.
Davanti a noi c’è un album molto personale. I versi si danno la mano in modo coerente per tutto il disco, dialogando con la confezione degli arrangiamenti. Logico. Tutto nasce da un’unica testa, il che riduce al minimo il rischio che nell’esprimersi ci si pesti i piedi a vicenda. Si tratta di un album rock più leggero, detto alla buona, che da un lato nella sua leggerezza può suonare quasi pop – mainstream, ma Lapanja non ci trova affatto la sua soddisfazione. Fa un gran bene il dosaggio degli elementi jazz rock fusion, che accompagnano questo disco a ogni passo. Jazz rock fusion? Se non te ne sei accorto prima, la conclusiva “Cvet” ti dirà tutto.
Già solo l’accompagnamento strumentale, l’intreccio a collage di sfondi dalla chiara connotazione organica sulla linea tastiere, basso e chitarra che sostengono la voce, soprattutto nei momenti più immediati, conferma l’uso sapiente del talento del musicista: prende un impianto melodico banalmente prevedibile e lo potenzia e lo consolida sfruttando alla grande lo spazio espressivo a disposizione, per poi coronare il tutto con la creazione di scenografie sonore succose, a fare da accompagnamento. È un elemento importantissimo del disco, grazie al quale l’album funziona, con tutta la sua chiarezza, anche nei punti che potrebbero sapere di cliché: sempre mosso, dinamico, ondulato, spiritoso e frizzante. È un album giocoso e tremendamente sciolto. L’amore per il jazz e per la sperimentazione qui, semplicemente, giocano un ruolo fondamentale. Per questo il disco saprà conquistare sia chi fatica a digerire la superficialità della musica mainstream di oggi e cerca in un discorso musicale un messaggio più profondo, sia tutti quegli ascoltatori meno esigenti, a cui non va di scervellarsi troppo quando sintonizzano le frequenze delle radio. Il brano ideale da mandare in rotazione sulle radio più popolari in Slovenia è, per esempio, “Se ne sekiram več”. In un’impalcatura pop sono dosati con sensibilità alcuni elementi jazz, e così questa “canzoncina” mantiene intatto tutto il suo interesse. Un altro candidato azzeccatissimo di questo album, con un approccio compositivo completamente diverso da “Se ne sekiram več” e che potrebbe godere anche lui di una rotazione più frequente sulle radio di casa, è “Cesta srca”, con il riuscito duetto della cantante Martina Furlan. In questo pezzo la traccia rock della chitarra elettrica è un elemento importante, che addensa il contenuto espressivo complessivo del brano.
“Ni časa za preroke” non è Kreslin, non è Mežek, non è Predin, non è Smolar. E nemmeno Plestenjak – Dio ce ne scampi! È un album speciale, ed è chiaro che non è appesantito dalle influenze musicali dei grandi nomi della scena mondiale che scuotono l’ispirazione creativa dell’autore. Anzi. È proprio questa leggerezza a permettere a Dejan di fare di ogni brano del disco un’istantanea autentica della sua ispirazione del momento e della fantasia musicale del suo individuo.
“Ni časa za preroke” offre una musica a più strati. Lapanja sfrutta sapere e talento per rafforzare e dosare, con le pennellate d’arrangiamento giuste, motivi di base costruiti in modo minimalista. Il suono caldo, leggero e naturale in tutto e per tutto porta con sé una bella sostanza e il giusto equilibrio tra i vari ingredienti. Su queste scenografie di base dal suono naturale spesso si innesta alla perfezione la chitarra elettrica con i suoi assoli, che danno al disco una connotazione rock importante. È un album che ti ripagherà con contenuti musicali ricchi, espressivi e stratificati e con un’ascoltabilità altissima, perché è un prodotto che potrai ascoltare a tempo indeterminato e che, nella sostanza, non si consumerà certo dopo qualche giro nel tuo lettore CD. Un risultato che merita tutta l’attenzione e che consigliamo caldamente nel panorama musicale sloveno. Sa di Slovenia da capo a piedi! Se il mainstream sloveno fosse in salute, oggi questo album ne farebbe senza dubbio parte.
Formazione
Dejan Lapanja – voce, cori, chitarra elettrica e acustica, basso, batteria, pianoforte, sintetizzatori, ukulele, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Vid Arnejšek – cori nel brano n. 4
Martina Furlan – voce nel brano n. 5.
Severa Gjurin – voce nel brano n. 6.
Matej Magajne – chitarra elettrica nel brano n. 11.
Produzione
Dejan Lapanja
Tracklist
1. Saj tudi sonce zaslepi
2. Tu in zdaj
3. Se ne sekiram
4. Hitiva hitiva
5. Cesta srca
6. Ples
7. Barve samote
8. Kar se večno zdi
9. Iluzija
10. Adamora
11. Cvet