Nice ‘n’ Greasy

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Atomic Rooster
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: 1973
Durata: 42:20
Voto: 3/5

Quando nel 1973 i leggendari alfieri britannici del prog rock d’impatto Atomic Rooster pubblicarono il loro quinto album in studio »Nice ‘n’ Greasy’, con gli inconfondibili fraseggi di organo e piano del mitico tastierista e capobanda Vincent Crane (1943-1989), non somigliavano più in nulla al gruppo che aveva iniziato il proprio cammino come uno dei ponti più rumorosi e cupi per atmosfere tra prog rock e hard rock. Già nel precedente »Made in England« (1972) Crane aveva spinto i suoi compagni di viaggio verso una direzione sonora soul e funk, e nell'”americanizzazione” del suono gli aveva dato una bella mano lo splendido cantante Chris Farlowe (Colosseum).

Nonostante la nuova rotta gli avesse fatto perdere un sacco di vecchi fan, e il successo commerciale sperato non si vedesse nemmeno da lontano, Crane era ancora deciso a conquistare le radio britanniche e soprattutto americane. I continui cambi di formazione, poi, non aiutavano di certo. Stavolta, prima delle registrazioni, se n’era andato il chitarrista Steve Upton, sostituito da John Goodsall (poi nei Brand X). Il chitarrista prog rock/jazz rock di culto Goodsall, tecnicamente senza dubbio il miglior chitarrista della storia di questa leggendaria band, per motivi sconosciuti si presentò al pubblico con il nome di Johnny Mandala.

Su »Nice ‘n’ Greasy« gli Atomic Rooster si sono spinti ancora più a fondo nelle acque del funk, con qualche sprazzo di blues e di rock duro nel mezzo, il che di per sé non sarebbe male, se Crane e soci fossero stati almeno un po’ più ispirati nella scrittura dei pezzi. Certo, nessuna composizione è brutta, ma nessuna, con la possibile eccezione di »Can’t Find a Reason«, lascia all’ascoltatore un’impressione emotiva profonda, a parte l’ammirazione per le doti virtuosistiche di strumentisti eccezionali e per la voce soul potente e stratificata di Farlowe.

L’opener »All Across The Country« è un blues rock un po’ assonnato in cui l’approccio vocale di Farlowe si trova a meraviglia, mentre Goodsall con i suoi passaggi di chitarra fulminei dimostra alla grande perché sia stato una delle gemme chitarristiche più ingiustamente ignorate di tutti i tempi. Crane nel frattempo brilla con variazioni di gusto all’Hammond e, con l’aiuto dei bpm dinamici di Ric Parnell alla batteria, dà un bel po’ di movimento ritmico a un pezzo altrimenti del tutto nella media. In »Save Me«, versione completamente riarrangiata del classico degli Atomic Rooster »Friday the 13th«, che nell’originale si trova sul loro debutto del 1970, il leggendario tastierista imita il suono di un sassofono con l’ARP. Lo sostengono passaggi di chitarra funky, un ritmo spezzettato e una prestazione vocale drammatica. Quando un gruppo comincia all’improvviso a riarrangiare sé stesso, ovviamente, non è mai un buon segnale.

»Voodoo in You«, ibrido di quasi sette minuti tra rock duro e funk e cover dell’originale di Jackie Avery, è uno dei momenti più interessanti del disco, dove brilla di nuovo la voce di Farlowe, struggente e straordinariamente elastica, mentre il tempo resta lento per gran parte del brano. A condire il tutto con un’ossatura strumentale complessa e variegata ci pensano magistrali assoli di chitarra, piano e organo, che grazie a Goodsall portano nel pezzo perfino un pizzico di jazz. Alle linee di basso decise ha pensato la felice trovata di Crane di usare la pedaliera del basso. »Goodbye Planet Earth« è funk rock puro, dove Farlowe torna a brillare nei panni di un cowboy irritabile appena svegliatosi davanti a un bicchiere di whisky vuoto, mentre alle sue spalle girano motivi ritmici ripetitivi.

»Take One Toke« è un pezzo funky un po’ più interessante, perché contiene variazioni di chitarra, piano e batteria elaborate con intelligenza, che testimoniano bene la grandezza di tutti e tre i virtuosi. Farlowe, come da copione, regala un’altra dimostrazione fino in fondo emotiva delle sue straordinarie doti vocali. »Can’t Find a Reason« è una bella ballata d’amore con splendidi arrangiamenti orchestrali firmati Crane e un Farlowe carismatico nel ruolo della “star” assoluta. Qui si sente come mai nel resto del disco perché qualcuno, nel corso della carriera, abbia amato tanto paragonarlo a Tom Jones. L’strumentale dinamico »Ear in the Snow«, grazie alla riuscita fusione di funk, blues e jazz, è di tutti i pezzi del disco quello più vicino al rock progressivo. Oltre al solito grande maestro dell’organo Crane, che brilla con assalti solistici sull’Hammond, a entusiasmare di più con improvvisazioni spiritose sono i due “jazzisti”, Goodsall e Parnell.

Il classico »Satan’s Wheel«, brano conclusivo della versione originale britannica del disco, è l’unico pezzo con un testo leggermente occultista, in cui Crane si ricorda con spirito del suo vecchio “amico cornuto”. Stavolta si tratta di un rock duro energico, con tante finezze r’n’b e un tempo veloce, dove colpiscono i complessi cambi di tempo e, naturalmente, la prestazione vocale fragorosa di Farlowe. Su quello che forse è addirittura il pezzo migliore del disco non mancano di nuovo improvvisazioni brillanti, splendida vetrina del talento virtuosistico senza confini di questa formazione di breve durata.

Nelle versioni tedesca e americana del disco (quest’ultima uscita con il titolo »Atomic Rooster IV« e con una copertina diversa) »Goodbye Planet Earth« e »Satan’s Wheel« sono sostituite da un solido strumentale costruito sul piano, »Moods«, in cui il “dramma” entra solo nella seconda parte, e da un blues rock del tutto nella media, »What You Gonna Do?«.

»Nice ‘n’ Greasy« non è affatto un brutto disco dal punto di vista tecnico, perché la  bravura dei singoli strumentisti è sempre a livelli eccezionali e Farlowe regna con una prestazione vocale brillante, ma resta un lavoro tutt’altro che ispirato, in cui si sente chiaramente che la chimica tra i membri non funzionava (più) in modo convincente, mentre a Crane cominciavano a mancare, in modo cronico, idee compositive fresche. L’album arrivò in ritardo e con un altro nome sul mercato americano, e la risposta commerciale fu così tiepida che la Dawn Records, l’etichetta di allora, ruppe la collaborazione con il gruppo. Subito dopo il tour Farlowe, Goodsall e Parnell mollarono lo sfortunato Crane, che per altri due anni, con il nome Vincent Crane’s Atomic Rooster e l’aiuto della blues rock band di supporto Sam Apple Pie, provò a tenere in vita con la respirazione artificiale il “gallo atomico”. Nel 1975 si arrese anche lui e sciolse ufficialmente il gruppo. Nella seconda metà dei Settanta collaborò con Peter Green e con il vecchio compagno di merende Arthur Brown. Poi, nel 1980, con l’aiuto del figliol prodigo John Du Cann e di Preston Heyman, in modo del tutto inatteso riportò in vita per un breve periodo, in formato trio, il “gallo atomico”, ma questa è un’altra storia.

Formazione

Vincent Crane – organo Hammond, piano elettrico, piano, sintetizzatore ARP
Chris Farlowe – voce
Johnny Mandala – chitarra (John Goodsall, con il nome Johnny Mandala)
Ric Parnell – batteria, percussioni

Produzione

Vincent Crane

Tracklist

1. All Across the Country
2. Save Me – versione re-incisa di “Friday the 13th”
3. Voodoo in You
4. Goodbye Planet Earth
5. Take One Toke
6. Can’t Find a Reason
7. Ear in the Snow
8. Satan’s Wheel

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