Atomic Rooster (1980)
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Atomic Rooster
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1980
Durata: 42:57
Voto: 3.5/5
Nel 1980 gli Atomic Rooster, come la mitologica fenice o, nel loro caso più azzeccato, il gallo atomico, sono risorti dalle proprie ceneri, e lo hanno fatto con un sound completamente rinnovato, specchio fedele di quello che stava succedendo all’epoca nel rock britannico. Il leggendario tastierista e capobanda Vincent Crane (1943-1989), dopo i sette anni passati dall’esperimento funk rock di »Nice ‘n’ Greasy« (1973), era deciso a presentare gli Atomic Rooster a una generazione di ascoltatori tutta nuova, come una band hard rock moderna, capace con la sua energia indomita e il suo impatto di tenere il passo con il movimento allora in voga, la NWOBHM (da noi ‘Nuova ondata del metal britannico’). Di conseguenza, su »Atomic Rooster« ha detto addio a pianoforte, piano elettrico e sintetizzatori, buttandosi a capofitto sul suo amatissimo organo Hammond.
Il tastierista, tormentato da una grave malattia mentale, dopo nove anni ha unito di nuovo le forze con il chitarrista/cantante John Du Cann, con cui era stato a lungo ai ferri corti. I due hanno poi coinvolto anche il batterista occasionale Preston Heyman, ed ecco nata la formazione che ha dato il via alla resurrezione di una band di culto che tutti davano ormai per finita. Così, dopo i primi anni di hard-prog e la successiva fase funk rock, a inizio anni Ottanta gli Atomic Rooster sono saltati in sella a un cavallo hard rock, a tratti quasi heavy metal, conquistandosi una base di fan completamente nuova. »Atomic Rooster« è l’unico lascito di questa formazione di breve durata, ancora oggi molto stimato dagli appassionati di hard rock. Dato che porta lo stesso titolo del loro esordio uscito dieci anni prima, c’è ancora chi, soprattutto tra i non addetti ai lavori americani, fa fatica a ordinare/comprare la loro discografia, cosa che, a pensarci bene, non stupisce nemmeno più di tanto.
Che su »Atomic Rooster«, nonostante i due nomi vecchi e ben noti, suoni una band di tutt’altra pasta rispetto a quella di sette anni prima, lo dimostra già l’opener hard rock »They Took Control of You«, dove frasi di chitarra taglienti, sostenute da massicce trame di organo Hammond, fendono l’aria, mentre le raffiche di batteria fanno da ribelle propulsione ritmica. L’approccio vocale di Du Cann è piuttosto diverso dal suo ultimo contributo al capolavoro »Death Walks Behind You« (1970), perché nel frattempo è diventato parecchio più gutturale e punk. A tratti, anche se di rado, ricorda pure un po’ Alice Cooper. »She’s My Woman« è una ‘sbronza’ amorosa hard rock con un riff di chitarra senza compromessi, una voce infuriata e un possente muro di organi Hammond, attraverso cui una bella mandria di batteria lancia la sua carica.
»He Did It Again«, grazie al suono sbbarazzino degli Hammond, ha un’atmosfera un po’ più serena della maggior parte degli altri pezzi del disco, anche se Du Cann con la sua voce ribelle e un riff di chitarra sporco fa in modo che i ‘galli atomici’ suonino più incisivi che mai in carriera. »Where’s the Show« ha un ritmo punkeggiante che si sposa alla perfezione con la voce gutturale di Du Cann e con una chitarra potente, mentre Crane brilla con spiritosi inserti d’organo che ricordano i suoi tempi migliori dei primi anni Settanta. La brutale »In The Shadows« ha un’atmosfera inquietante e sinistra, grazie alla performance vocale di Du Cann, che stavolta sembra un goblin irritato che sghignazza gutturale dalla sua tana buia. Lo strato implacabile di organi è sorretto da massicci passaggi di batteria e da una chitarra rovente.
»Do You Know Who’s Looking For You?«, dove Du Cann si scaglia di nuovo contro tutto e tutti con la massima ribellione, ha un ritmo dal sapore punk, mentre possenti crash di batteria sbattono contro il solido muro d’organo. Gli Atomic Rooster, senza la minima pausa ballad, tirano dritti per tutto l’album al massimo dell’impatto possibile, e si sente bene anche in »Don’t Lose Your Mind«. Questa, per cambiare, vanta perfino un ritornello melodico, mentre un riff di chitarra infernale, sopra un tappeto di raffiche di batteria spietate, taglia attraverso agitati passaggi d’organo. Lo strumentale »Watch Out«, lanciato a tempo sostenuto, contiene saltellanti variazioni d’organo che si intrecciano alla grande con frasi di chitarra bombastiche e una selvaggia cavalcata di batteria.
»I Can’t Stand It« è un altro hard rock dinamico, con una voce ribelle, un riff di chitarra battagliero e un ritmo pulsante, a cui le possenti trame d’organo danno parecchio respiro atmosferico. »Lost in Space«, il pezzo che chiude l’album, è, un po’ a sorpresa, il brano dall’atmosfera più ampia del lotto: i passaggi d’organo epici di Crane e le vocalizzazioni di accompagnamento, che fanno compagnia al latrato ribelle di Du Cann, esplodono in modo drammatico in un ritornello maestoso, regalando un epilogo epico.
Nella ristampa del 2005, uscita per Angel Air e senza licenza della casa originale EMI, come bonus track ci sono »Throw Your Life Away« e »Broken Window«, uscite in origine come B-side dei singoli »Do You Know Who’s Looking For You?« e »Don’t Lose Your Mind«. Due pezzi in generale piuttosto nella media, nello stesso stile hard rock del resto del disco.
Con »Atomic Rooster« arriva un’altra mutazione sonora: una band di culto già data per spacciata risorge dalle ceneri e sforna un album hard rock sorprendentemente solido, con cui conquista il cuore di un sacco di fan della scena NWOBHM. Peccato che la divertente e insolitamente riuscita ‘marcia metallica’ del duo Crane-Du Cann sia durata poco. Subito dopo la fine del tour, il batterista Heyman ha lasciato la versione ‘metal’ dei ‘galli atomici’, e al suo posto, dopo una brevissima parentesi con il leggendario Ginger Baker (Cream, ex-Hawkwind), è subentrato il ritorno di Paul Hammond. Quando sembrava che la formazione di »Death Walks Behind You« rimessa insieme, capace di pubblicare perfino due singoli nel 1981 e nel 1982 tra un’intensa attività live, avesse finalmente preso il vento giusto nelle vele, l’umorale Du Cann è sparito all’improvviso chissà dove, senza annunciare ufficialmente l’addio alla band. Crane, ‘tradito’ e finito a fare anche il cantante principale, insieme a Hammond si è lanciato nell’ultimo ballo in studio del ‘gallo atomico’.
Formazione
Vincent Crane – organo Hammond
John Du Cann – chitarra, voce
Preston Heyman – batteria, percussioni
Produzione
Vincent Crane e John Du Cann
Tracklist
1. They Took Control Of You (4:47)
2. She’s My Woman (3:12)
3. He Did It Again (4:02)
4. Where’s The Show? (3:52)
5. In The Shadows (6:50)
6. Do You Know Who’s Looking For You? (3:03)
7. Don’t Lose Your Mind (3:34)
8. Watch Out! (instrumental) (4:04)
9. I Can’t Stand It (3:46)
10. Lost In Space (5:50)