Nightwish: Human :II: Nature

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Etichetta: Nuclear Blast Records
Data di uscita: 10.04.2020
Produzione: Tero Kinnunen, Mikko Karmila & Tuomas Holopainen
Durata dell’album: 81.40 min.
Genere: Symphonic Power Metal
Voto: 8.0 / 10


I Nightwish tornano a cinque anni da »Endless Forms Most Beutiful« con il loro nuovo lavoro in studio, il nono per la band. Il titolo »Human :II: Nature« lascia intendere che anche stavolta il gruppo pesca ispirazione dallo stato pietoso del pianeta verde e blu, che diventa sempre più grigio e cupo. Si tratta insomma di una nuova presa di coscienza delle responsabilità dell’uomo come essere che fa parte di tutto ciò che vive sul pianeta, e che si carica sulle spalle le azioni di un’ingordigia senza fine. Azioni, cioè, che hanno portato il pianeta, dal punto di vista ecologico, sull’orlo di una serie di catastrofi (la Terra, a dire il vero, sta già agitando concretamente la coda). Tra le altre cose, i messaggi dell’album toccano anche sfere più intime dell’interiorità umana, come, tra l’altro, esplorare il cuore e trovarci dentro il bene, perché siamo qui per fare del bene e in ognuno di noi c’è del buono, solo che il principio stesso della vita ci spinge a tirare fuori il peggio. Di quest’ultima cosa non ci rendiamo nemmeno conto, ma quando amore, giustizia e onestà diventano un’illusione, raggiungibile solo nei film di Hollywood, allora si capisce in fretta che l’uomo ha rinunciato da tempo a essere parte di madre natura e cerca così di domarla in ogni modo e con ogni mezzo. È davvero incredibile come negli ultimi 50 anni siamo riusciti a spingere il pianeta sull’orlo del baratro a una velocità pazzesca.

Bene, scrolliamoci di dosso questa introduzione filosofica e torniamo alla sostanza di »Human :II: Nature«. Detto senza giri di parole: è un album che spaccherà i fan della band in due fazioni. I Nightwish ci sono già passati quando nel 2005 Tarja Turunen ha lasciato il gruppo, perché molti non hanno mai davvero accettato le sue sostitute. Con l’arrivo di Floor Jansen le passioni si sono un po’ calmate e placate, ma comunque. Il nuovo disco è tutto fuorché ciò che i Nightwish hanno registrato in carriera, sia con Tarja sia con Anette Olzon, quindi dimenticatevi gli inni symphonic power metal brevi e incisivi, che al primo ascolto ti si piantavano in testa e hanno regalato alla band una gloria imperitura.

La band aveva iniziato a uscire dal proprio stampo già con »Imaginaerum«, poi è arrivato »Endless Forms Most Beutiful«, con un’intera orchestra al fianco del gruppo, ma i Nightwish in quel disco si erano ancora tenuti per lo più alle loro collaudate strutture sinfonico-power metal. La cosa interessante, però, è che »Human :II: Nature«, pur registrato senza orchestra, è un album più orchestrale del suo predecessore. Che significa? Che i Nightwish sul nuovo disco fanno tutto da soli, in modo più orchestrale di quanto non fosse sfruttato l’apporto dell’orchestra vera e propria nel disco precedente. Anzi. Per gli standard dei Nightwish, vista l’enorme varietà, l’album ha perfino un’impronta progressive in nuce, perché è di gran lunga il lavoro più ambizioso della band fino a oggi in fatto di sperimentazione “di questo e di quello”. E c’è di più. Non tanto per la durata (di nuovo extralarge), quanto soprattutto per la straordinaria varietà negli arrangiamenti, nella produzione e nelle idee, stavolta si perde perfino quella sensazione “purista, fedele alle radici” di trovarsi davanti a un disco metal. Dal punto di vista della produzione, le frasi di chitarra sono di norma incastonate negli arrangiamenti, come uno dei tanti mattoni dell’accompagnamento, e il fraseggio emerge di rado in qualche brano nuovo (uno dei pochi esempi è Endlessness). Ci sono tanti momenti in cui dominano in modo assoluto gli elementi sinfonici (orchestrali), gli arrangiamenti di tastiera straripano ovunque, gli elementi folk risuonano in modo decisamente più marcato e anche l’uso delle voci funziona in modo molto diverso dalle aspettative. C’è un grande lavoro sui dettagli in arrangiamenti già di per sé ambiziosi. La band inserisce spesso anche voci a cappella, perfino narrazione, e segue con molta astuzia i messaggi dei brani, adattando a loro gli arrangiamenti.

Tutto quanto scritto sopra vale già per il primo dei due CD, mentre il secondo fa un passo ancora più in là e offre un’avventura musicale del tutto nuova, che starebbe quasi meglio in un album solista di Tuomas Holopainen. Ed ecco perché arriva a parte, sul secondo CD, e funziona? Sì, come un musical cinematografico di mezz’ora. Interamente strumentale e trattato in chiave completamente neoclassica, con l’aggiunta di fregi celtico-irlandesi. Un’ode a madre natura, insomma. Perfino un pezzo come Tribal ha richiesto al nuovo batterista Kai Hahto di avere all’improvviso otto tentacoli, mentre la band preparava il pubblico a un album diverso già con i singoli usciti prima, a partire dall’ottimo Noise , e in modo ancora più radicale hanno puntato il dito sui cambiamenti stilistici di fondo Harvest e Ad Astra, che poi è la parte conclusiva di un’ambiziosa sinfonia strumentale di mezz’ora, costruita in più parti e intitolata »All The Works Of Nature Which Adorn The World«.  

Per tutti voi che non siete zavorrati dal passato della band, soprattutto da quello che è nato nei primi 15 anni di attività, questa sfida artistica per il gruppo, ovvero il nuovo album, può (in termini di sorpresa) essere un colpo di fulmine, perché con questo disco i Nightwish dimostrano di non farsi problemi a mettere le mani su nuovi elementi e strutture sonore, necessari alla maturazione artistica ed evolutiva, anche a costo di sacrificare quella natura artistica che un tempo ti aveva portato fama, prezzo e grandezza.

Non sorprende che l’album sia scritto in gran parte da Holopainen: era prevedibile. Quello che non era prevedibile è che Holopainen si allontanasse così tanto dallo stile tracciato per la band e che il resto della squadra dei Nightwish glielo lasciasse fare.  Per la prima volta in carriera, gli altri membri accanto a Holopainen sembrano più comparse che altro, compresa la limitazione delle capacità vocali che Floor Jansen sarebbe in grado di sfoderare e che restano inutilizzate. Sorprende invece che gli apporti del nuovo arrivato Donockley siano perfino più incisivi di quelli di Hietala o Vuorinen. Eppure la squadra ha accolto molto bene questa nuova visione di Holopainen. Tutti i membri ascoltano musica molto varia e si mettono alla prova con i loro progetti collaterali e altre band. Lo confermano, tra gli altri, la band di Vuorinen Brother’s Firetribe o l’attuale lavoro solista in studio di Hietala. Del resto, perché prendere a schiaffi la mano che ti dà da mangiare?

Ma visto che la band si sta spostando verso un nuovo orizzonte artistico, non è detto che non possa tornare indietro in qualsiasi momento, cosa che prima o poi probabilmente succederà. Per ora, però, a Holopainen non va e ha bisogno di più spazio per aprire le ali con idee e creatività. Quindi, a quanto pare, per un bel po’ non succederà, il che significa che nei prossimi anni i Nightwish continueranno a riempire le sale in giro per il mondo più per la gloria del passato che per l’ultimo lavoro, che nel suo spostamento artistico ed evolutivo è un’impresa audace, coraggiosa e ambiziosissima, che garantisce comunque un’alta qualità in tutto. Chi aspetta un nuovo album dei Nightwish alla »Oceanborn« o »Wishmaster«, o qualsiasi cosa che gli somigli, stavolta resterà del tutto deluso. L’appassionato di musica con la “mente abbastanza aperta”, invece, saprà riconoscere e apprezzare l’alta qualità che porta »Human :II: Nature«.

autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
CD1.:
1. Music
2. Noise
3. Shoemaker
4. Harvest
5. Pan
6. How’s the Heart?
7. Procession
8. Tribal
9. Endlessness

CD2.: “All the Works of Nature Which Adorn the World“
1. Vista
2. The Blue
3. The Green
4. Moors
5. Aurorae
6. Quiet As the Show
7. Anthropocene (incl. Human Hymn To Nikkal)
8. Ad Astra

Formazione:
Floor Jansen – voce
Emppu Vuorinen – chitarra
Tuomas Holopainen – tastiere, pianoforte
Troy Donockley – cornamuse, flauti, bouzouki, bodhran, chitarra, voce solista nel brano n. 4 (CD1), cori
Marko Hietala – basso, chitarra acustica, voce solista nel brano n. 9 (CD1), cori
Kai Hahto – batteria

Collaborazioni:
Geraldine James – voce narrante su “All the Works of Nature Which Adorn the World” (prima e ultima parte)
Johanna Kurkela – voce narrante nel brano n. 3 (CD1)


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