No.4

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Tide
Etichetta: Cela Pametna Založba
Uscita: 2012
Durata: 30:55
Voto: 3.5/5

I Tide, hard rocker sloveni dal taglio new wave che hanno piantato i paletti della loro carriera con l’esordio in studio »Seven Days« nel 2005, tornano sulla scena con il quarto album, dal titolo non certo casuale: »No.4«. Dopo »Regeneration« (2009), con cui i ragazzi avevano sorpreso, perché contro ogni aspettativa si erano buttati con coraggio in esperimenti sonori retro, evocando nel sound del disco perfino la nostalgia del post punk, ovvero del cosiddetto dark rock della seconda metà degli anni Ottanta, che con il trucco di programmazioni elettroniche e campionamenti avvolgeva il loro rock altrimenti tosto e diretto.

Visto che la deviazione stilistica di »Regeneration«, per le orecchie dei palati più fini, era fino alla sua uscita di sicuro il risultato più interessante della band, ma d’altra parte del tutto privo di appeal se l’obiettivo era »comprarsi« le masse della generazione teenager, i Tide con il nuovo album sono tornati a quello a cui sono fedelissimi.  All’immediatezza rock. Se non altro, lo sperimentale »Regeneration« resta il segno di un bel coraggio creativo e un documento della maturità e dell’esperienza di un talento musicale fuori discussione come Kevin Koradin.

Il quarto album ha una produzione sonora eccellente! Nonostante Koradin si sia tenuto accanto in studio il fonico olandese Clifford Goilo, il nuovo disco è tutta un’altra storia, per suono e stile, rispetto a »Regeneration«. Con »No.4« i Tide sono finalmente maturati, cresciuti, e possono con piena sicurezza limitarsi a mantenere questa qualità, a coltivarla e a farla crescere, senza pesi addosso, a questo stadio del loro sviluppo.  Quando parte l’opener Riot Act (uscita anche come primo singolo di presentazione dell’album), perdi di colpo la sensazione di avere a che fare con una band slovena: con il nuovo look sonoro i Tide suonano del tutto internazionali, addirittura americani, e quando entra anche la voce di Kevin Koradin quella sensazione si fa ancora più forte. Non è fuori luogo dire che con questo album i Tide sono maturi per la rotazione fissa nelle sezioni video di MTV. Sia in termini di »mainstream« sia di credibilità artistica. Considerando la costruzione riuscita dello status e della riconoscibilità della band, tracciata dall’esordio »Seven Days«, anche se suona un filo provocatorio, forse ci sta l’osservazione che »No.4« avrebbe dovuto in realtà succedere a »Seven Days« come secondo album. Il nuovo disco è quindi caldissimo e attuale nel suono, nei trend del »mainstream« rock mondiale e pienamente credibile nella composizione. Mette insieme, insomma, tutte le premesse di base che possono allargare ancora la platea di ascoltatori di una band, in questo caso i Tide, e perfino aprire le porte a un potenziale successo internazionale, mentre ai critici musicali questa volta riuscirà davvero difficile appiccicargli addosso qualche »singhiozzo« o »cedimento« espressivo di rilievo.

»No.4« è, in appena 31 minuti scarsi, un album abbastanza vario. Riot Act è un pezzo che catturerà subito l’attenzione dei rocker della vecchia scuola e dei giovani. È una vera crosta di ribellione diretta, dove regna un muro sonoro di riff di chitarra massiccio e voluminoso, in cui è affondata alla perfezione la voce furiosa e implacabile di Kevin. Un infiammabile rock schiumante, ruvido, sfrontato e arrogante, che con il suo linguaggio spinge in modo efficace la »massa grigia« a cadere in tentazione! Sull’album è il momento che segue più evidentemente il trend attuale del revival del rock old school, ma travestito con una produzione alla moda, al passo coi tempi. Dal suono americano. Il pezzo fa capire subito anche che questo è un disco in cui passa in primo piano la band! I Tide come quartetto. Le forze espressive della musica del gruppo sono distribuite in modo uniforme tra i quattro membri! L’opener ti ci trascina dentro senza lasciarti scampo. I Tide suonano vivi e veri in studio. Come se ci avessero suonato un concerto!   Segue la azzeccatissima Mud, dove in un semplice riff stoner che sa di QOTSA si insinua un po’ di sentimento ex-grunge, si può dire perfino un pizzico di distruzione alla Alice In Chains, mentre la voce di Kevin suona molto più disperata e graffiata, ma pienamente convincente! Il pezzo mantiene la natura rovente dell’apertura dell’album, ma allo stesso tempo evoca uno stato d’animo completamente diverso.

In pezzi come Love Is Gone, Believe, Hold On, nel »preludio« strumentale Awakening, e anche nella conclusiva Low si sente la band che flirta con i trend mainstream delle storie di successo commerciale internazionali tipo Kings Of Leon. Cosa vuol dire? Più resa melodica nei motivi, la voce di Kevin adattata a una forma vocale pulita e di falsetto, intonata su registri medi o medio-bassi, e negli arrangiamenti si fanno strada aggiunte di minimalismi di tastiera, perfino loop sonori programmati, l’inserimento di cori armonizzati »Oh-oh« con lo scopo di sottolineare la melodia. Per quanto riguarda la manipolazione del suono, qui si può parlare in parte del fatto che i Tide si sono portati dietro dall’album precedente questo ingrediente in dosi minime e, con il know-how dell’esperienza, l’hanno rimpacchettato e inciso in questo nuovo quadro stilistico. I riff di chitarra regnano comunque nel sound, quindi nessun timore: non c’è modo che tutto questo ti possa in qualche modo »addormentare«. 

Dopo Love Is Gone, un nuovo attacco rock efficace e senza compromessi sull’album arriva con Don’t Look Back e Make Me Feel! Le due, una dietro l’altra, messe in fila in scaletta. Entrambe hanno un’ottima soluzione d’arrangiamento, che bilancia la voracità melodica  (con il picco nei ritornelli) con la grinta rock, l’audacia e l’arroganza che trasmettono semplicemente il modo di suonare della band e la produzione sonora del nuovo album. Dopo la sognante Low in chiusura manca proprio un pezzo del tipo Riot Act, Mud o i due citati nella frase precedente, per mantenere quell’intensità rock schiumante e quella carica che la band esprime e capitalizza così bene nei quattro brani citati.

La ballad Believe è una rarità nella storia della band. Forse con lei i Tide puntano al successo di Waiting For The Rain (»Nothing Left To Loose«, 2007). Vedremo cosa porterà il tempo, dato che Believe è già stata scelta per uscire come secondo singolo di presentazione di »No.4«.

»No.4« è un ritorno più che riuscito e convincente della band sul vero terreno rock! Rispecchia l’integrità solida e la sintonia ritrovate del quartetto! Si sente chiaramente che l’affiatamento della squadra è sintonizzato sulla stessa frequenza e che i carri spingono  nella stessa direzione. »No.4« è un momento nella carriera della band che dà ai Tide un sostegno solido e credibile e un trampolino di lancio con una bella molla, da cui il gruppo può continuare a coltivare la sua espressione musicale e a crescere artisticamente, in tutta tranquillità e senza pesi sulle spalle. Gli arrangiamenti reggono con piena credibilità, specchio di tante esperienze e della saggezza con cui ci si avvicina alla creazione. Per questo l’album »No.4« non è ancora il culmine della carriera della band, ma è comunque il titolo giusto da cui, con un approccio come quello impostato su »No.4«, il gruppo in futuro realizzerà in pieno il suo apice creativo! »No.4« è quindi un disco con una tale qualità di maturazione artistica della band che alla fine deve per forza aprire al gruppo le porte del salto sulla scena internazionale.

Formazione

Kevin Koradin – voce, chitarra
Tine Čas – chitarra
Matej Batelič – basso
Blaž Sotošek – batteria

Produzione

Clifford Goilo & Kevin Koradin

Tracklist

1. Riot Act
2. Mud
3. Love Is Gone
4. Don’t Look Back
5. Make Me Feel
6. Believe
7. Awakening
8. Hold On
9. Low

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