No Guts. No Glory.

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Autore: Urban Bolta

Artista: Airbourne
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2010
Durata: 46:53
Voto: 3/5

Era il 2007 quando gli Airbourne pubblicarono il loro debutto “Runnin’ Wild”. Spensierati e senza pesi sulle spalle, fecero centro. Il debutto fu un successo cristallino, e gli Airbourne diventarono la band su cui da un giorno all’altro puntava quasi tutto il giro musicale. Oggi, tre anni dopo, il mondo per i giovani australiani è cambiato parecchio. Il successo del primo disco, uscito per una major, i tour non-stop in giro per il mondo e in generale un grosso supporto mediatico hanno portato gli Airbourne tra i nomi che conoscono tutti. Tra i nomi da cui in futuro ci si aspetta tantissimo. Forse troppo. Prima di entrare in studio per il secondo full-length, gli Airbourne si sono così ritrovati sotto pressione, perché sia i fan sia l’etichetta si aspettavano molto da loro.

Ed eccoci davanti a “No Guts. No Glory.” Le 13 canzoni sparano una vera dose di rock’n’roll, e mentre le ascolti ti scorrono davanti agli occhi tutte le feste rock vissute e sbevazzate, i bagordi e le altre cazzate che, più o meno, ricordano il tempo libero visto con gli occhi del classico capellone adolescente. A livello di contenuti gli australiani si sono ancorati ancora più saldamente alle acque dell’ingenuità e della ribellione giovanile, anche se metterei la mano sul fuoco che i ragazzi abbiano passato una vita agiata e ben messa anche dal punto di vista materiale, quindi sembra quasi che ci cantino di queste cose di seconda mano. I pezzi sono costruiti con lo stampino, e il culmine arriva di regola nei ritornelli in stile Twisted Sister, Quiet Riot o AC/DC, con melodie e slogan marcatamente da inno, rafforzati da cori di gruppo che moltiplicano il senso di comunità: tanto siamo tutti nella stessa barca. Tutti per uno, uno per tutti!

I pezzi sfrecciano via a velocità supersonica: gli Airbourne sono infatti come un treno rapido, una locomotiva ansimante alimentata da una prevedibile macchina ritmica, con Justin Street al basso e Ryan, il maggiore dei fratelli O’Keeffe, alla batteria. La preparazione tecnica per loro è del tutto irrilevante, perché coltivano uno stile in cui contano tutte le altre cose tranne il gusto per un modo sofisticato di suonare gli strumenti. L’intero album di rock’n’roll rumoroso poggia su riff di chitarra basilari, con rare strizzatine d’occhio alla tecnica slide, il che li lega a doppio filo agli AC/DC. Dei paragoni con i colleghi più anziani e più famosi probabilmente sono già stufi, ma con costruzioni dei pezzi così simili li accompagneranno per tutta la carriera. Dove invece non si può tirare una linea di parentela tra le due band c’è il suono più duro degli Airbourne, il tempo più veloce e la minore presenza di blues nelle linee di chitarra. Il setaccio nel consumare le melodie degli Airbourne è la voce provocatoria di Joel O’Keeffe, che sa essere particolarmente fastidiosa, ma proprio così si incastra alla perfezione nella musica di questi cattivi attaccabrighe australiani. Il pezzo Born To Kill parte subito con un ritornello demolitore e annuncia un vero tsunami di rumore rock’n’roll, la successiva No Way But The Hard Way, appena più lenta, tira fuori quella componente erotica che non manca mai nelle band della loro risma. Uno dei picchi del disco è senza dubbio Bottom Of The Well, uno dei rari brani che all’ascoltatore arrivano su più livelli, perché grazie alla sua lentezza è sfuggito al già citato stampino con cui gli Airbourne sfornano le loro canzoni come se niente fosse.

Con il secondo album gli Airbourne seguono la strada del debutto: veloce, brutale e da inno. Peccato che con “No Guts. No Glory.” si siano buttati forse un po’ troppo di fretta, perché i pezzi si assomigliano tutti un po’ troppo e l’ascoltatore li afferra davvero solo dopo qualche ascolto, nonostante la loro espressione musicale semplicissima: rock’n’roll fino alla morte! Sia chiaro, è un disco più che decente, che vale l’ascolto e la fuga dalla noia, ma per ottenere successi più concreti gli manca un pizzico in più di identità propria. Insomma, “No Guts. No Glory.” colpirà dritto in fronte tutti voi che nell’hard rock cercate una bella dose di divertimento, anche se sul lungo periodo potrebbe lasciarvi non del tutto appagati.

Formazione

Joel O’Keeffe – voce, chitarra solista, tastiere (brano 6)
David Roads – chitarra ritmica, cori
Justin Street – basso, cori
Ryan O’Keeffe – batteria

Produzione

Johnny K

Tracklist

1. Born To Kill
2. No Way But The Hard Way
3. Blonde, Bad And Beautiful
4. Raise The Flag
5. Bottom Of The Well
6. White Line Fever
7. It Ain’t Over Till It’s Over
8. Steel Town
9. Chewin’ The Fat
10. Get Busy Livin’
11. Armed And Dangerous
12. Overdrive
13. Back On The Bottle

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