‘No Pain No Gain’, ovvero niente HC senza dolore (2013)

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Luogo: Orto bar, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 28.03.2013
Numero di presenti: 40 – 50
Prezzo del biglietto: 8 €

L’HC è un fenomeno musicale che o lo ami o non lo sopporti proprio a pelle, mentre l’indifferenza, come ogni pacchetto di provocazione che si rispetti, questa musica non la tollera. Onestamente, anni fa ero fottutamente frustrato perché di HC di qualità in Slovenia non ce n’era in abbondanza, e visto che nel genere domina ancora l’ideologia DIY, anche oggi si sa ben poco di cosa ribolla nel sottosuolo HC dalle nostre parti. Per questo vanno fatti i complimenti più sentiti all’entusiasta tandem Dirty Skunks, che con l’idea di prendersi più cura del genere, e soprattutto di portare tra i giovani sognatori del garage una ventata fresca di slancio, voglia di fare musica e costanza, ha lanciato il format di concerti Drunk In Public, dando ai portabandiera ancora sconosciuti della rivolta punkeggiante e hardcore la possibilità di presentare il proprio lavoro al pubblico dell’Orto di Lubiana. Accanto ai nomi meno noti ogni tanto si infila anche qualche nome grosso, e per l’esperienza avuta finora i giovedì sono riservati all’eccesso pubblico di spirito critico e di sfogo concertistico più fisico, tra gli eventi meglio frequentati da questa parte delle Alpi.

Questo giovedì è stato all’insegna dei bagordi HC, e sotto lo stesso tetto hanno alzato la bandiera della rivolta, mettendo in campo competenze, contatti e soprattutto buona musica, i membri dell’asse Lubiana – Litorale. Oltre ai padroni di casa Dirty Skunks si sono presentati anche i membri dell’alleanza Hardcore Koper, mentre le star della serata, nonché il motivo concreto per affrontare il merdoso clima di Lubiana, erano gli HC-isti metallizzati britannici Honour Your Pain. Un nome che già di per sé non promette altro che dolore totale, doloranza e, se in questi quattro anni di carriera vi siete presi il tempo di ascoltarli, soprattutto un blend ad altissimo numero di ottani di sincerità NYHC in versione più distorta. I motivi per andare all’Orto, insomma, non dovevano mancare e, come ha rivelato già il primo sguardo alla sala bella piena, a fare obiezione di coscienza o a darsela a gambe sono stati pochi tra i fedelissimi di questa puzzolentata da club, se mi concedete lo scherzo e il gioco con il fatto che i concerti dell’asse Dirty Skunks richiedono un ascoltatore completo e dedito alla causa. A fare da apripista, con la verifica empirica dell’atmosfera in sala, sono stati i beniamini di casa, i vecchi giovani speranzosi di Lubiana By Default. A giudicare dalla formazione a cinque sul palco, c’era da aspettarsi un concerto senza troppi pensieri. Le due chitarre suonano prima un po’ scordate e un po’ sgangherate, ma dopo le prime battute del primo pezzo diventa chiaro che i By Default, più che una band di precisini, sono una riuscita combriccola HC di amanti del death metal. Oltre a riff solidi e a una ritmica HC piuttosto nella media, va sottolineato soprattutto il carisma del cantante coi baffi, che a prima vista ricorda Dušan Dule Vaupotič, personaggio dei piccoli schermi, e che invece di dispensare consigli utili per farsi strada nella boscaglia sociale del pollaio prealpino serve una bella dose di umorismo alla Borat, un cazzeggio ruvido al punto giusto per le prime linee di battaglia e, soprattutto, voci che dalla dizione HC spigolosa si trasformano spesso in un discorso gutturale di »pig screams«. E la ricetta si ripete in tutti i pezzi, che per struttura ricordano i brani dei usignoli dell’Alta Carniola Dead Dildo Drome, solo che in ciò che si sente c’è meno groove, meno matematica e più spontaneità DIY e immediatezza. Ciononostante, l’esibizione solida resta in un ricordo piuttosto nebbioso, e dei By Default scopro ben poco, perché nonostante suonino insieme pare da sette anni, non si riesce a sapere assolutamente niente. Non hanno un sito, né una pagina FB, e pur con tutta la buona volontà non possono offrire né pezzi su Youtube né un dischetto per una serata di adrenalina tra le quattro mura di casa. Il ghiaccio era rotto e, a giudicare dall’umore che si risvegliava nel pubblico spronato a partecipare, posso aggiungere che questo rompighiaccio HC era un po’ strambo, ma gradito.

Dal centro siamo poi salpati verso la costa, e gli Izolani Pay With Blood sono, sì, proprio un’altra cosa. Più rifinita e più concisamente ambiziosa, con una band che dopo appena un anno di vita ha già sfornato il debutto, l’EP Get Mad, presentato a Lubiana come qualcosa di completamente fresco e assetato di potenziali sorprese. Mah, in parte, perché il beatdown hardcore è fatto più per il trip intenso del pubblico, mentre quello di Lubiana è, diciamo così, spesso sarcastico e critico verso le novità. Il quartetto di Izola è un conglomerato iperenergetico di chitarre metallizzate, ritmica HC e posa aggressiva con tanto di palle. Dopo le prime battute di For Whom The Bell Tolls dei Metallica, invece della pelle d’oca metallizzata i Pay With Blood navigano dritti nelle acque insanguinate dei First Blood. È evidente che il chitarrista Benjamin Pavliha, con la sua Flying V Jackson atipica per l’HC, e il muscoloso cantante Rok Morgan sono i due rotori dell’energia iperenergetica del quartetto izolano, mentre l’equilibrio arriva da una solida linea di basso di Grega Kurtin e dalla botta del batterista senza pietà Mario Milanič. Get Mad è un dischetto parecchio incazzato e, dopo l’intro in versione cover, i Psx With Blood guardano nelle sfere di cristallo insanguinate e preannunciano il destino con il pezzo Your Destiny. Un two step deathcore micidiale colpisce il cuore della serata senza riserve, ma nemmeno gli inserti acrobatici del quartetto pronto alla resa dei conti fisica e la maglietta del cantante con la scritta »I’m here for mosh« riescono a risvegliare lo spirito moshatore del pubblico di Lubiana. Le salve devastanti, dopo l’espulsione dalla cerchia degli amici con Circle Of Friends, proseguono con Enemies, che nonostante strofe tonanti e ritornelli ruggenti non arriva al vero risultato, perché c’è troppa frenata, troppe pause e troppo poca velocità d’urto, quella a cui mi sono abituato nell’HC con i Sick Of It All, e anche il metallizzare alla Hatebreed non regge una rigidità eccessiva, che i giovani izolani compensano con una presenza scenica sicura e davvero presentabile. »There’s no second chance- just here and now« è il messaggio del pezzo »do or die« No Second Chance, mentre a me ha impressionato di più Truth To Be Told, ma il barometro del piacere resta purtroppo troppo nella sfera del grigiore che si ripete, e il pubblico, con la voglia di staccare e divertirsi, si siede persino sul pavimento dell’Orto di Lubiana e rema con la sua regata concertistica verso l’ultimo terzo di un concerto per ora piuttosto nella media. Non va presa come una critica distruttiva, perché qui conta soprattutto il fatto che i Pay With Blood sono una band che ha appena spento la prima candelina sulla torta, e sotto la crosta di un linguaggio musicale ancora non pienamente articolato si nascondono abbastanza grinta e potenziale per diventare una band che plasmerà ancora il presente dell’HC sloveno. Dopo il primo passo piuttosto grezzo di Get Mad mi aspetto un po’ di rifinitura e uno sfogo di emozioni socialmente critiche ancora più concreto, e a Izola in futuro starò molto più attento, né collegherò più a priori la cittadina costiera solo agli eccessi rave nell’ambasciata Gaviolla …

Dopo due dosi di roba di casa è arrivato il momento di un po’ di carne e sangue d’importazione dall’isola. Gli Honour Your Pain sono stati un passo avanti nello spostare i limiti di qualità e brutalità del beatdown estremo, dell’HC two step metallizzato, e il quintetto di Bristol, dopo tre o quattro anni di esistenza, sa come si serve la buona musica e come si può competere, sia con la presenza scenica sia con un muro sonoro senza compromessi da vincitori assoluti, anche con concorrenti più temprati e soprattutto più noti dall’altra parte dell’Atlantico. Le battute d’apertura di Pit Politics spostano l’ago della bilancia verso il distacco totale: il tandem d’urto di due bestie distorte, spietate e controllate il giusto, la coppia di chitarristi Ash Martin e Brian Perrett, affascina insieme alla solida batteria di Adam Price e al basso potente del capellone in mezzo ai rasati muscolosi, il bassista Matt Hill. Colpisce anche l’intesa immediata del sovrano della gutturalità vocale, stavolta più in sintonia con l’HC, Nick Clay, che decide di competere più che dignitosamente con Lou Koller. Gli Honour Your Pain sono freschi di cintura con l’EP omonimo e sul palco, più che una galanterìa di registrato e più che un qualche dettame di moda già visto e già sentito, offrono quello che sanno fare meglio – brutale sincerità, passione e un talento musicale di prima qualità. Il regolamento di conti sociale della periferia operaia con i sovrani nonchalant e avidi del mondo in cui viviamo è incazzato e senza filtri, e dopo una serie eloquente di titoli di dischi come Taking What’s Ours, Face To The Concrete e Honour Your Pain il quintetto è riuscito in pochissimo tempo a diventare una garanzia che, anche nel localino più piccolo, fa succedere un delirio concertistico totale – in senso positivo! Lubiana non ha fatto eccezione. Dopo Back To The Gutter e i karaoke spontanei del pubblico, che stavolta sapeva a cosa andava incontro, l’universo microscopico dell’Orto era saturo di testosterone, odore di sudore e passione del cuore del tutto sfrenata, e i corpi si sono lanciati in un selvaggio intreccio di contatti da circle pit e moshing di qualità. Nella lista di offerte del possente quintetto britannico non c’era l’anello debole, e il pubblico ardeva sotto la narrazione selvaggia di Between Blood And Pride, mentre uno dei momenti migliori di una festa HC già di prima categoria è stato, almeno per me, il pezzo Stand Aside, durante il quale l’Orto è esploso in un autodistruttivo petto contro petto in un wall of death senza compromessi! Un casino sexy e passione purosangue servita a fette grosse e senza riserve hanno iscritto sul mio muro degli eroi dei concerti di quest’anno, senza dubbio, gli HC-isti di Bristol di prima categoria, e dopo la promessa che non resteremo delusi né fermi, posso solo confermare che i ragazzi, in questi dintorni, non spacciano balle né piantano fiorellini finti!

Dopo una buona ora di esibizione davvero brutale sul palco è rimasto in sospeso ben poco. Le spontanee escursioni sotto il palco nelle sfere del distacco totale sono la prova che di tanta bontà a volte possono far male il collo e la testa, ma danni più seri e vittime più grosse questo evento HC di marzo non ne ha reclamati. Devo ammettere che sono tornato a casa totalmente appagato e felice, e il motivo è che gli alti standard del discorso concertistico sono stati pienamente soddisfatti proprio dagli oratori insulari dell’HC metallizzato. Il metal qui serve solo a rinforzare i sottotoni, per il resto gli Honour Your Pain sono una formazione che irradia la perfetta natura HC di una bestia muscolosa, destinata a fare i conti con le irregolarità sistemiche, le anomalie, l’ingiustizia, e che in modo perfettamente rivoltoso fa in modo che non vi addormentiate ai margini della società accontentandovi di colare statici sotto la pressione dei porci capitalisti. Di roba abbastanza buona ne abbiamo anche in casa nostra, che vi spingiate nelle città costiere come Izola o che diate un’occhiata al sottosuolo della metropoli slovena. Servirebbe loro solo un po’ più di sostegno, determinazione e tempra da palco, e almeno un pezzetto di questo processo di crescita qualitativa lo rappresentano anche eventi come i concerti del tipo Drunk In Public. Invece di ubriacarsi di estratti di luppolo, per il pubblico qui è più importante ubriacarsi di buona musica e dei ritmi giusti. La sfida che possiamo sempre porci è – siamo capaci di superare ciò che abbiamo visto e sentito anche da questa parte delle Alpi? Io credo di sì, ma servirà ancora un po’ più di pratica e determinazione. È l’imperativo dettato dal tempo in cui viviamo. Questo esige eccellenza e qualcosa sopra la media, e con un po’ più di quel trio »blood, sweat and tears« gli imitatori e i ragazzi ancora col latte sui denti potranno diventare veri uomini e titani dell’HC. Questo tempo e questo evento li aspetterei con piacere, e sono convinto che possiamo e sappiamo farcela in pochissimo tempo! Spero di non essermi scaldato troppo …

Scaletta

BY DEFAULT:

  1. Gans
  2. I Now
  3. Slipknot
  4. Bank
  5. Rinf
  6. X
  7. United
  8. II. Now

PAY WITH BLOOD:

  1. For Whom The Bell Tolls
  2. Your Destiny
  3. Circle OF Friends
  4. Enemies
  5. No Second Chance
  6. Truth To Be Told
  7. This Is Who We Are
  8. Step Back
  9. Illusion

HONOUR YOUR BLOOD:

  1. Pit Politics
  2. Back To The Gutter
  3. Between Blood And Pride
  4. Not Alone
  5. Stronghold
  6. Philistine
  7. Stand Aside
  8. Retribution
  9. Falling Upon Def Ears
  10. Caught Between The Gears
  11. Breeding Hostility
  12. This Is Reality

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