Non c’è niente di meglio che guardare il tuo video con Wolf Hoffmann che ti fa l’assolo in cima a un carro armato in fiamme (2011)

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Luogo: Monaco di Baviera / Tonhalle (tour bus) / Germania
Data dell’intervista: 10.02.2011

Peter Baltes è il leggendario bassista della band heavy metal tedesca più leggendaria di tutti i tempi. Dei pionieri del metal teutonico in Europa. Accept. L’incarnazione dell’essenzialità, di un’affilatezza viva e dell’arte di martellare con efficacia frasi chitarristiche spavalde, è oggi il riferimento dei manuali di chitarra e il faro sacro di ogni neofita che voglia cimentarsi con l’heavy metal. Oltre diciassette milioni di album venduti in tutto il mondo in carriera! Tornati sulla scena con il primo album uscito dopo quindici anni di pausa!  Insomma, i grandi Accept. In un nuovo tour mondiale. Mai stati così infuocati e carichi. Come se fossero rinati e, con loro, fosse tornato ancora una volta il 1980. Gli anni corrono e passano in silenzio, ma il carattere non cambia nemmeno di una sfumatura.

Peter Baltes non ha nascosto un entusiasmo e una vivacità fuori dal comune in questa chiacchierata straordinaria. La carica e un’attitudine incredibilmente positiva gliele ha date  il ritorno di successo sui palchi, così come le salve di approvazione arrivate dal mondo della musica, affamato di musica degli Accept quanto gli Accept erano affamati di conquistare i palchi. La belva, insomma, è scatenata e impazzita! Ancora una volta ha spezzato le catene per colpire e servirti una dose di purezza genuina allo stato puro, come la intende l’approccio essenziale della vecchia scuola nel costruire riff di chitarra di pura origine europea.

Come ti trovi con l’andamento del tour attuale? Va tutto secondo i piani?
Peter:  Magari suonerà un po’ strano, ma a essere del tutto sincero non mi sono mai sentito così bene come in questo tour. Siamo tutti ottimi amici, compreso Mark (Mark Tornillo n.d.t.), il nostro nuovo cantante. Fila tutto alla meraviglia. Tutti amano il nostro nuovo album in studio, i concerti stanno andando benissimo e ogni sera, quando parliamo con i fan dopo lo show, ci dicono che è il miglior concerto che abbiano mai visto in vita loro. Siamo molto, molto soddisfatti.

Quindi niente stress. Il meglio che ti potesse capitare in questa situazione. Puoi lasciarti andare e goderti il momento
Peter: Sai, prima di buttarci in questa storia sapevamo più o meno cosa aspettarci. Eppure siamo rimasti molto sorpresi, perché non ci aspettavamo davvero un successo così grande. Parlo del tour. Per 15 anni siamo stati lontani dalle scene. Quindi non puoi mica tornare e dire: “Ecco! Eccoci qua!” e batterti il petto. E sai, ogni mattina quando ci svegliamo non riusciamo a credere che sia tutto vero. Incredibile, davvero incredibile, un clima così bello intorno a noi non ce lo aspettavamo proprio.

Quali circostanze vi hanno portato a decidere di rimettere in piedi gli Accept?
Peter: È semplicissimo. Se ricordi, nel 2005 abbiamo suonato qualche concerto con Udo (Udo Dirkschneider, voce, n.d.t.). Abbiamo fatto qualche data nei festival. Già allora avevamo proposto di andare avanti, ma Udo rifiutò dicendo: “No! Io ho la mia band!” Noi dicemmo: “Va bene!” Io e Wolf (Wolf Hoffmann, chitarra, n.d.t.) viviamo negli Stati Uniti. Wolf sta a Nashville, io a Filadelfia. Wolf è diventato un fotografo affermato, io compongo musica per il cinema. Quindi tutti e due siamo a posto e non abbiamo bisogno di una band per campare.  Quando Udo ha detto: “No!”, abbiamo detto: “Ok, chiudiamo per sempre il libro degli Accept”.  Siamo tornati alla nostra solita vita di tutti i giorni. Poi un bel giorno è successo che Wolf è venuto a fare un servizio fotografico vicino a dove abito. Così  l’ho invitato a casa. Ci è venuta l’idea di rifare una piccola “jam” insieme, dopo tanto. Conosco un amico che ha uno studio e un batterista che può dare una mano. Poi abbiamo ragionato che senza un cantante non aveva senso, perché sembrava tutto noioso. Allora un amico ci ha detto che conosceva uno che abita a soli 20 minuti dallo studio, che canta come Udo e che conosce le canzoni. E così l’abbiamo chiamato. Era Mark. Quando l’ho chiamato era raffreddato. Ma appena mi sono presentato come Peter Baltes degli Accept, ha risposto senza esitare, con la voce rauca: “Arrivo subito!” Per prima cosa ha chiesto gli autografi, ah, ah, ah…. Quando Mark è arrivato abbiamo provato Starlight e Flash Rockin’ Man. Poi ho detto: “Fermi tutti!” Io e Wolf ci siamo guardati e abbiamo detto agli altri di aspettare cinque minuti, così potevamo parlare in pace. Ho chiamato Gaby (Gaby Hauke, oggi Gaby Hoffmann, manager degli Accept  n.d.t.) a Nashville. Le ho raccontato cosa stava succedendo, che la cosa aveva un grande potenziale e che poteva essere persino meglio di una volta. Mi ha risposto: “Ok. Ci sono anch’io!” Abbiamo coinvolto Mark, che non ha esitato un attimo, era felicissimo. Ne abbiamo parlato con le nostre famiglie. Mio figlio va al college, quindi adesso ho un po’ più di tempo, ah, ah,… Poi ci siamo detti: iniziamo a scrivere i pezzi e vediamo dove ci porta. Presto hanno cominciato ad accadere miracoli. Ci ha chiamati Andy Sneap. Aveva sentito che stavamo scrivendo canzoni, e lui è sempre stato il nostro più grande fan. Aveva appena finito di produrre l’ultimo album dei Megadeth. Ci ha trovati lui. Ci ha chiamati di sua iniziativa. Noi non sapevamo nemmeno chi fosse Andy Sneap. È venuto da solo a Nashville. Eravamo seduti in una stanza, proprio come noi adesso, ad ascoltare i demo. Wolf mi ha detto: “Mi fermo qui per un po’, da te!” “In che senso ti fermi per un po’?”, ho risposto. E Wolf: “Sì. Così ci ascoltiamo insieme i vecchi dischi, “Restless And Wild”, “Breaker”, “Balls To The Wall”, “Metal Heart”. Con noi è rimasto anche Andy. Così io e Wolf abbiamo riscoperto noi stessi. Che siamo gli Accept. Siamo tornati alle nostre radici. Poi abbiamo messo a confronto il nostro primo riff per il nuovo pezzo. Era la canzone Pandemic.  Abbiamo continuato a scrivere nuovi brani, poi Andy è tornato e abbiamo iniziato a registrare “Blood Of The Nations” (la recensione di RockLine QUI, n.d.t.). Ecco, questa è la storia del nuovo inizio degli Accept.

Anche Mark Tornillo è stato coinvolto nella scrittura del materiale, o avete scritto la musica del nuovo album solo tu e Wolf?
Peter: No. La musica del nuovo album l’abbiamo scritta io e Wolf da soli. Mark è venuto da me più tardi, abita a un’ora e mezza di macchina da casa mia. Così Mark ha provato a vedere come gli stavano i pezzi, era entusiasta dei riff. Ogni tanto, ovviamente, si faceva sentire Wolf da Nashville, mandando campioni in mp3, nuovi riff. Tutti e tre naturalmente abbiamo pesato le cose finché non abbiamo trovato insieme gli accordi giusti su cosa scegliere e come usarlo nei pezzi. In linea avevamo sempre anche Andy, via “Skype”, ah, ah, ah…. Ecco come funzionano le cose oggi.

Come hai preso le grandi differenze emerse in questi 15 anni da quando è uscito il vostro album precedente, “Predator”? Mi riferisco alle differenze nell’approccio alla registrazione di un album in studio, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione della tecnica di registrazione.
Peter: Sì. Oggi è tutto completamente diverso rispetto alla metà degli anni Novanta. Ma io ci sono abituato e so esattamente come vanno le cose. Registro a casa ogni giorno. Anche Wolf è molto aggiornato su tutte le novità. Il vantaggio dell’approccio di oggi sta nella velocità. In poco tempo puoi creare davvero un sacco di roba. Cioè, puoi preparare un sacco di campioni diversi, frasi di chitarra diverse e poi confrontarti con gli altri della band chiedendo: “Che ne dici di questo? E di questo? E quest’altro?…” Ai vecchi tempi, quando si lavorava con i nastri, non avevi molte possibilità. Non potevi sbagliare. I nastri non abbondavano. Oggi invece cancelli semplicemente il file e ne crei uno nuovo. Semplicissimo ed efficace. Anche in fase di missaggio, quando Andy mixava i pezzi, ho potuto registrare qualche linea in più di basso.

Come vivi tutte queste reazioni di entusiasmo del pubblico oggi, dopo diversi anni di pausa? Ci sono differenze? Cosa si prova quando sei sul palco con i tuoi compagni e dai giù con il basso?
Peter: So esattamente cosa intendi. Oggi siamo molto più saggi ed esperti. Quando saliamo sul palco ci divertiamo molto più che ai vecchi tempi. Quando sei giovane sali sul palco a razzo e ti spacchi la testa, oggi invece, quando siamo là sopra, facciamo molta più attenzione al contatto visivo con il pubblico. Osserviamo le reazioni della gente. Guardiamo come e quanto si divertono con la nostra esibizione, con i nostri pezzi. Per esempio, indichi qualcuno nel pubblico dal palco e quello si scatena ancora di più, e anche tu. L’energia è pazzesca!  Non ci siamo mai divertiti tanto sul palco come adesso. E penso che la gente se ne accorga e lo senta, e quando vede che la band si diverte davvero sul palco, comincia a partecipare anche lei con più intensità. Per quanto riguarda gli Accept, le cose si intrecciano in un attimo e il legame tra pubblico e band scatta subito. Ai concerti diventiamo una cosa sola. Quando lo show è finito siamo completamente distrutti. Ma questo non vuol dire che ci rintaniamo subito nel nostro “Nightliner” (il bus, n.d.t.), anzi restiamo fuori, stringiamo mani ai fan, chiacchieriamo. E ogni singola sera il pubblico ci accompagna fuori dopo il concerto con i commenti dei singoli: “È il miglior concerto che abbia mai visto!” Ogni sera ci arrivano commenti così. Questo mi dà le ali e mi sento come un sedicenne. Quindi nell’aria c’è qualcosa che stiamo facendo del tutto nel modo giusto. Non so esattamente cosa. Semplicemente suoniamo la nostra musica e nel frattempo ci divertiamo un mondo. Non ci facciamo problemi se guadagneremo qualche soldo o no. Facciamo davvero una cosa che ci piace fare quando siamo sul palco. Molte volte partono per un tour band i cui membri non vanno d’accordo tra loro, eppure suonano lo stesso. E tu, quando le segui durante l’esibizione, lo vedi e lo senti che non si sopportano, quando sono sul palco. Cosa significa questo per il fan?

Un approccio così non è spontaneo, non è sincero, è finto…
Peter: Sicuramente è sbagliato. Quando sei lì come fan al concerto della tua band preferita, non conta solo vederla suonare sul palco. Conta di più. In quel momento vuoi vederli sotto i riflettori che si godono il palco e si divertono.  Se vedi la tua band preferita ferma immobile sul palco, in un certo senso ti rovina i bei sentimenti positivi che nutri per lei. E anche i bei ricordi del passato. Non è per niente stimolante. Noi ci presentiamo al pubblico semplicemente per quello che siamo. Nessuna finzione. Mark è un cantante eccezionale. Funziona tutto alla grande, e di sicuro potrai vederlo anche tu stasera, quando suoneremo qui a Monaco di Baviera.

Il nuovo album suona benissimo. Ha un suono incredibilmente vivo. È stato Andy a proporre una produzione così, o avete trovato insieme un accordo su come doveva suonare l’album?
Peter: Ci siamo seduti insieme e ci siamo chiesti: “Come facciamo un album che dia la sensazione di essere stato fatto nel 1984, ma che allo stesso tempo suoni come se fosse stato registrato nel 2009?” Andy si è rivelato il collaboratore ideale. Ha fatto tutto lui. Noi abbiamo solo registrato, ci siamo attaccati agli ampli, abbiamo suonato i pezzi. Alla fine, nei momenti chiave, è stato Andy a fare la parte del leone nel modellare il suono. Tutto lui. Andy non ha complicato molto le cose. Non ci sono tanti effetti aggiuntivi, niente. Il suono delle chitarre è molto grezzo e come tale è stato conservato al massimo. Portato dagli ampli al supporto sonoro e basta. Anche Andy stesso ha detto che voleva solo l’effetto del suonare, niente aiuti extra e niente protesi da studio che avrebbero “abbellito” le cose.

Sorprende infatti il fatto che Andy Sneap sia noto come produttore di band metal estreme.
Peter: In effetti è vero. Per lui gli Accept erano la prima vera formazione heavy metal, una formazione che non è thrash metal. Per lui era qualcosa di completamente nuovo e un’esperienza di apprendimento. Ma come squadra in studio siamo cresciuti molto insieme, i legami si sono intrecciati, siamo diventati davvero ottimi amici e questo ha avuto un ulteriore effetto positivo su tutti. Stasera si unirà a noi sul palco (più tardi, al concerto, Mark Tornillo l’ha solo salutato, ma Andy non è salito sul palco), per il pezzo Balls To The Wall. C’è una gran differenza se in studio hai un produttore che è davvero un grande fan della band. Mi ricordo le situazioni in studio. Wolf, per esempio, stava suonando un assolo, Andy registrava l’assolo di Wolf e tremava quasi per l’entusiasmo. Insomma, è un nostro grande fan. I produttori di oggi, di solito, girano da una band all’altra, il giorno dopo hanno già dimenticato con chi hanno fatto l’album e della band non gliene frega un fico secco. Se invece al produttore importa, anche i risultati sono tutt’altra cosa. E questo vale ovviamente, nello stesso identico modo, anche per la band quando suona il materiale dal vivo. Se si diverte lei, si divertirà con lei anche il pubblico.

Con tutte queste sensazioni positive, supporre che gli Accept prolunghino questa reunion e registrino presto un altro album non è affatto fuori luogo.
Peter: Assolutamente! L’idea è di restare in tour fino a fine luglio. Poi stacchiamo. Finora abbiamo ricevuto davvero tante offerte, ma abbiamo dovuto rifiutarle. Perché vogliamo semplicemente registrare un nuovo album. Lo vogliamo davvero! Andy resta a disposizione, quindi sfrutteremo agosto, settembre e ottobre per lavorare al nuovo album. Spero che a febbraio o marzo 2012 avremo già tutto pronto per il nuovo album degli Accept. E a quello seguirà ovviamente un nuovo tour. Al momento siamo in una posizione ottima. Non dovremo aspettare a lungo. Tutti si chiedono se riusciremo a ripetere un album come “Blood Of The Nations”. Se ci riusciremo, presto diventeremo una band ancora più grande. Davvero grande.

Quindi probabilmente state già annotando con foga del materiale nuovo durante questo tour…
Peter: Sì. Ci stiamo lavorando. Ci stiamo già scervellando sui titoli dei pezzi, raccogliamo idee per la copertina e cose così.

Come ti trovi con la vostra nuova etichetta, Nuclear Blast Records?
Peter: Sono fantastici. Abbiamo scelto Nuclear Blast Records perché è un’etichetta fondata da appassionati di musica, da fan. Sono cresciuti con noi. Con la nostra musica. Tantissime persone del team di Nucear Blast sono cresciute con i suoni della nostra musica, erano nostri fan ancora prima di fondare l’etichetta. Abbiamo quindi la garanzia che queste persone dell’etichetta faranno di tutto per aiutarci. Non è quindi un’etichetta solo sulla carta. Noi Accept siamo la loro band.

Com’è nato il video per il pezzo Teutonic Terror?
Peter:  Dave Blass ha diretto il nostro nuovo video per Teutonic Terror. Dave vive a Los Angeles, dove gira grossi film. Ed è anche un grande fan degli Accept. Ci ha chiamati e ci ha detto: “Vi prego, venite a Los Angeles! Vorrei girare questo video. Mi occupo io di tutto quello che vi serve!” E così è stato. È venuto fuori un video bello potente, dove vedi Wolf che fa l’assolo con la chitarra sopra un carro armato. Niente mi mette di buon umore come quella scena, ah, ah, ah,… e anche l’inquadratura con le due chitarre incrociate in fiamme, in stile copertina di “Restless And Wild”, proprio verso la fine del video. Quella è una sua aggiunta, una sua idea, perché è un nostro grande fan.

Ci stiamo avvicinando piano piano alla fine di questa chiacchierata interessantissima. In chiusura vorrei farti una domanda piuttosto generale, ma personale. Che tipo di musica e cos’altro ti ha ispirato da giovane a scegliere il basso e una carriera musicale?
Peter: Me lo ricordo benissimo. È stato Roger Glover all’inizio di Smoke On The Water. Il momento in cui entra con il basso nel pezzo. Quel basso era distorto. Mi ha colpito moltissimo. Mi ha lasciato un’impressione fortissima. Allora ho deciso che mi sarei comprato un basso Rickenbecker. È stato il mio primo basso ed è ancora lo stesso di allora. Lo uso ancora.

E un’ultima domanda. Avete in programma di pubblicare un album dal vivo o un DVD? Magari state registrando le esibizioni del tour attuale?
Peter: Sì. Ogni sera registriamo i nostri concerti. Audio e video. Tutti e due. Ma vorrei sottolineare ancora che vogliamo essere rilevanti. Quello che pubblicheremo voglio che sia davvero di qualità. Non abbiamo nessuna intenzione di avere fretta. Vorremmo riassumere a fondo tutto ciò che questo tour rappresenta. Vorremmo una bella immagine, un buon riassunto delle reazioni del pubblico alla nostra esibizione, un riassunto di questa magia del palco, e ci aggiungeremo anche interviste extra e scene dal backstage. Quando sarà tutto preparato come si deve, pubblicheremo davvero un DVD dal vivo.  Nessuna fretta, non abbiamo premura. Ci prenderemo il nostro tempo. La qualità conta più che pubblicare il DVD il prima possibile.

Ecco, è tutto. Peter, grazie di cuore per il tuo tempo e il tuo impegno, ti auguro un grande successo al concerto di stasera a Monaco di Baviera, ci rivediamo più tardi sotto il palco…
Peter: Grazie anche a voi e spero che stasera vi godrete il nostro concerto.

Com’è andato poi il concerto degli Accept a Monaco di Baviera, il 10.02.2011, puoi leggerlo QUI.

È disponibile anche il primo reportage di RockLine dalla tappa europea del tour di “Blood Of The NAtions”, quando gli Accept si sono esibiti a Vienna, il 01.02.2011.

intervista condotta, tradotta e curata da: Aleš Podbrežnik

foto: Urban Bolta

Questa intervista agli Accept è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.

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