Norrøn Livskunst
Artista: Solefald
Etichetta: Indie Recordings
Uscita: 2010
Durata: 54:01
Voto: 4.8/5
Il movimento black metal nordico, e soprattutto norvegese, ha partorito un piccolo mare di nomi più o meno chiacchierati, ma tra i più noti di questa fetta di spettro ci sono senza dubbio i Solefald, che da bei dieci anni grassi (e rotti) si appendono alla cintura, con classe, gli scalpi di ascoltatori capitati per caso ma fulminati sul posto. Solefald significa sole caduto, ovvero tramonto, e questo crepuscolo è dedicato al risveglio delle vecchie tradizioni, ai ricordi delle origini di un popolo e a una grande ribellione contro ogni comandamento e norma, anche quelli musicalmente prevedibili. Il cuore della persuasione non sta tanto nel nero di una produzione a basso contenuto calorico, nell’ira tonante e nella furia infernale: sul loro settimo capolavoro in studio i Solefald ti portano invece in un’odissea ricca di progressive lungo i sentieri secondari del freddo nord. Questo capolavoro di suoni nasce sotto le dita di due musicisti fuori dagli schemi, multistrumentisti senza dubbio talentuosissimi. Il primo è cantante, chitarrista, poeta, scrittore, nonché principale paroliere e mastermind della band, Cornelius von Jackhelln, che oltre a questa deviante prelibatezza musicale ha “la colpa” anche dei dischi con G.U.T. e Sturmgeist. Il secondo “complice” è un cantante e pianista di successo su più fronti, soprattutto un vecchio lupo di mare della musica, che finora ha collaborato con Carpathian Fores, Borknagar, Asmegin e qualche altro nome dell’underground pagano nero.
Il risultato di un sodalizio creativo piuttosto tempestoso è già il settimo disco, Norrøn Livskunst, che tradotto alla lettera dal norvegese significa arte di vivere nordica. La filosofia del contatto primordiale tra l’uomo e la terra natia spreme via ogni zavorra ideologica superflua e offre un’alternativa al mondo dopo la caduta degli dèi. Non si tratta di un’impostazione satanista: il legame storico con il passato completa il concetto di politeismo nordico con la sensazione di un ricambio d’aria in un pantheon ormai superato. La tradizione trasuda da ogni poro, e la storia portante si dipana attorno a una serie di canzoni scritte nella maniera høgnorska, lo standard lirico tradizionale norvegese, mentre l’album è di fatto la versione musicata di una raccolta di poesie. La maggior parte dei brani, con l’eccezione di Waves Over Valhalla e Stridsljod / Blackabilly, scritti interamente o in parte in inglese, è scritta nella lingua conservatrice dell’alto norvegese, che nel 1917 fu sostituita dall’attuale forma scritta del nuovo norvegese, o nynorsk. Con i testi Cornelius ti accompagna attraverso un deserto desolato e sognante fino al nord imprigionato nel ghiaccio, con un oratorio vocale leggermente cambiato, a tratti più aggressivo rispetto ai lavori precedenti, mentre i concetti condensati passano da melodie cantabili a passaggi metal estremi fino in fondo. I Solefald prendono la bacchetta magica musicale e tornano all’inizio del XX secolo, quando la giovane nazione norvegese cercava le proprie radici e scrittori, artisti e patrioti si ricordarono di nuovo delle saghe, dell’Edda e dell’antica mitologia. Nei villaggi si rialzarono di nuovo i tetti sporgenti delle case costruite con l’antica tecnica vichinga del “dragon style”, sorte sopra vecchi cimiteri dimenticati. Per la gloria e il guadagno facile furono popolati paesaggi stretti nella morsa del ghiaccio, ma proprio nei germogli di un nuovo ricongiungimento con gli dèi nordici un po’ dimenticati e con i progenitori del popolo c’era il fondamento da cui poteva sbocciare il vero black metal, solido e pagano fino al midollo.
Dopo le interpretazioni cromatiche dei due capitoli dell’odissea islandese, gli album Red For Fire: An Icelandic Odyssey, Pt. I e Black For Death: : An Icelandic Odyssey, Pt. II, i Solefald si spostano e si allontanano da concetti impostati in modo più epico, ma solo per avvicinarsi alle proprie fondamenta e al centro della loro identità ribelle. Quello che convince e scuote sono le spesse stratificazioni di suoni ricchi. Oltre alla furia, sul disco trovi quindi un’esecuzione di qualità di prog rock d’esplorazione progressiva, jazz e metal, e l’ibrido di tutto questo fa sì che la band, nonostante il marchio black metal, ti piaccia e ti riempia i vuoti della mente e il cuore, di solito rimasto insoddisfatto e appassito a causa della rapida gratificazione musicale. Le armonie vocali sono una parte imponente di un fascino risonante che conquista (e rende dipendenti) le orecchie degli scettici. Dall’apertura Song Til Stormen, basata su un testo di Olav H. Hauge, Glør I Oska, fino all’atto conclusivo del ritorno a casa attraverso l’oceano in tempesta con il brano Til Heimen Yver Havet, vieni travolto con garanzia da una carezzevole, spietata stampede di parole che non capisci, ma non ti fai problemi. Quello che conta è la freschezza, l’innovazione e l’inclinazione per un eccesso raffinato. Ogni brano spalanca le porte sul proprio cosmo, e tutti gli spigoli affilati sono lì apposta.
La miscela di passione infuocata ha ancora abbastanza del nero lucente dell’onice più scuro, che il duo, votato a una creazione senza confini e affiancato da una serie di ospiti eccezionali, confeziona in un pacchetto che sarà senza dubbio una grande delusione per tutti i fanatici panda-metal ottenebrati, ma un ascolto imprescindibile per gli audiofili votati davvero alla musica o per gli autostoppisti musicologici che amano abbandonarsi libera e spensieratamente alla buona musica. Il disco Norrøn Livskunst è infatti un serio capolavoro, ma con un certo senso per le piccole cose impostate con umorismo che ti rallegrano la giornata. Il lavoro è senza dubbio un superamento sonico del genere, in cui si avventurano solo i più audaci. I Solefald possono tranquillamente infilarsi alla cintura da predatori il mio scalpo, che consegno loro con umiltà e con la coscienza perfettamente purificata e catartica, perché tutti gli argomenti (musicali) da parte loro reggono alla grande e convincono in pieno!
La recensione è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.
Formazione
Lazare – voce, sintetizzatore, batteria elettronica, batteria e percussioni
Cornelius – voce, chitarre e basso
Musicisti ospiti:
• Agnete Kjølsrud (ex-Animal Alpha, Djerv) – voce nel 3° e 7° brano
• Benedicte Maurseth – voce (nel 1°, 8° e 10° brano) e flauto hardanger (nel 1° brano)
• Kjetil Selvik – sassofono (nel 4°, 5° e 7° brano)
• Vangelis Labrakis – chitarra (nel 6° brano)
• King- accreditato per il “wah howle” nel 4° brano (King è il personaggio di un musicista che suona nei Chilihead nel romanzo breve Vogusville di Cornelius Jakhelln)
Produzione
Solefald
Tracklist
1. Song Til Stormen
2. Norrøn Livskunst
3. Tittentattenteksti
4. Stridsljod, (Blackabilly)
5. Eukalyptustreet
6. Raudedauden
7. Vitets Vidd I Verdi
8. Haugferdi
9. Waves Over Vallhalla (An Icelandic Odyssey Part 3)
10. Til Heimen Yver Havet
