Octane Twisted
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Porcupine Tree
Etichetta: Kscope
Uscita: 2012
Durata: 129:00
Voto: 4/5
I britannici Porcupine Tree, alfieri del revival progressive rock guidati da Steven Wilson, grande ‘mecenate’ del movimento prog contemporaneo nonché chitarrista, cantante e produttore tuttofare, sono diventati con gli anni la forza trainante del loro territorio musicale sperimentale. E hanno la nomea di essere una di quelle band che dal vivo suonano persino meglio che in studio. »Octane Twisted« è un doppio documento live che si aggiunge a una serie di dischi dal vivo più o meno interessanti, di cui questa band eccellente ha già messo insieme un bel po’ nel corso della carriera. La sua particolarità principale è che contiene la registrazione dell’esecuzione integrale del concept album ambizioso, nominato ai Grammy, »The Incident« (2009), dopo il quale ai Porcupine Tree ‘è mancato il fiato’ per qualche anno, tanto che hanno preferito prendersi una pausa piuttosto lunga. Tutte le esecuzioni, tranne le ultime tre registrate alla Royal Albert Hall di Londra, sono state registrate il 30 aprile 2010 al Riviera Theater di Chicago.
Come ormai è quasi prassi negli ultimi anni, anche nel tour di »The Incident« la band è accompagnata dal chitarrista e corista aggiuntivo John Wesley, e la sua presenza è fondamentale: è lui a rendere evidente la differenza tra la versione in studio e quella live di »The Incident«, così come il fatto che stavolta Wilson sceglie un approccio vocale un po’ più ‘crudo’ di quello a cui i più sono abituati in studio. Forse è un po’ strano che la band riproduca il suddetto lavoro in studio con una precisione quasi da dottori e con un’applicazione ‘chirurgica’, praticamente al secondo, fedelissima agli originali, con scostamenti improvvisativi davvero minimi.
A qualcuno questa relativa freddezza, questa mancanza di guizzi improvvisativi e questa copia perfetta delle versioni in studio potrebbero dare fastidio ascoltando il primo disco di »Octane Twisted«, però lungo tutta l’esecuzione di »The Incident« i Porcupine Tree scoppiano visibilmente di energia indomita, soprattutto per quanto riguarda la magia strumentale tra i musicisti, sia nei pezzi più prog metal come le iniziali »Occam’s Razor« e »The Blind House«, sia nei momenti più sottili sul genere di »The Great Expectations« e »Kneel and Disconnect«.
In brani come »Drawing the Line«, dove questi maestri delle sfumature stratificate evocano un’atmosfera ambient magica anche dal vivo, si sente al meglio la celebre doppia natura dei Porcupine Tree: da una parte le morbide onde di sintetizzatore firmate Richard Barbieri, dall’altra brutali frasi di chitarra, un tantino più aggressive che nella versione in studio, a cui si affianca con grande efficacia anche l’approccio vocale di Wilson, nettamente più ‘ruvido’. I Porcupine Tree sono una delle poche band progressive rock contemporanee che possono vantare un sound davvero rappresentativo e, anche se buona parte della loro musica, per quanto riguarda l’atmosfera, è piuttosto cupa e malinconica, con messaggi di critica sociale spesso pungenti, ogni tanto si sente comunque che non hanno perso del tutto la fiducia in un ‘domani migliore’, a differenza di certi King Crimson o Van Der Graaf Generator.
Nel brano che dà il titolo al disco, la colonna portante »The Incident«, si sente al meglio l’etica compositiva, produttiva e filosofica di Wilson, che mette insieme con successo certi trucchi di variazione dal taglio modernissimo e idee scelte dagli anni d’oro del progressive rock, il tutto condito da un perfezionismo sonoro tutto suo. Nel testo Wilson dice al pubblico di voler ‘essere amato’, anche se il testo del brano non parla affatto di lui, visto che questo maestro della musica custodisce con grande cura la propria vita privata e sembra quasi una persona asessuata, a cui il sesso e i rapporti con gli altri fanno davvero ‘un baffo’. Eppure, nonostante certe convinzioni filosofiche fuori dal comune e l’aspetto da modello per tutti i topi da computer, quando Wilson prende in mano uno strumento, chitarra o tastiera, e apre bocca, diventa una persona completamente diversa da quella che sembra a prima vista. Solo un genio, infatti, può inventarsi qualcosa di così meraviglioso e ispirante come l’epico viaggio nei meandri nostalgici della coscienza umana intitolato »Time Flies«, dove i Porcupine Tree nell’ottima versione live conquistano con una musicalità reciproca eccezionale, il senso dell’improvvisazione e soprattutto con l’impasto di sfumature ambient magiche.
Anche il secondo disco, che a parte il brano »Bonnie the Cat« di »The Incident« contiene versioni live di alcuni dei loro pezzi più amati, ma anche qualche sorpresa non proprio scontata dai dischi del passato, ‘non è da buttare’, anche se qua e là la ritrosia nell’improvvisare dà un po’ fastidio. Con »Hatesong« i Porcupine Tree tornano a »Lightbulb Sun«, uno dei loro primi lavori più ‘commercialmente’ accessibili, quando il loro nome ha cominciato piano piano a emergere dall’oscurità ‘underground’ verso un pubblico più ampio, per poi toccare il picco commerciale proprio con l’album »The Incident«, il che era a dir poco piuttosto insolito, vista la complessità della loro musica e il fatto che non abbiano mai avuto un hit ‘ufficiale’. Non è stata una sorpresa che Wilson, alla fine del tour di »The Incident«, abbia staccato la spina a tutte le attività legate ai Porcupine Tree: una delle ragioni era sicuramente che non sopportava la crescente attenzione dei media commerciali, che lo metteva a disagio.
Funziona particolarmente bene l’epica fusione del classico di »Lightbulb Sun« »Russia On Ice« con il brano »The Pills I’m Taking« dall’album »Fear of a Blank Planet« (2007), mentre le esecuzioni più vecchie della serata sono »Dislocated Day« e »Stars Die«, uscita originariamente nel 1994 come singolo e poi anche nella versione americana dell’album »The Sky Moves Sideways« (1995), il loro primo lavoro in cui si è formata una vera band e non c’era più solo Wilson in regia solitaria. Suonano benissimo anche l’intera versione di oltre 14 minuti del classico di »Stupid Dream« (1999) »Even Less«, uscita poi in una versione più bella e più lunga nella compilation »Recordings« (2001).
Questo doppio documento live si chiude con lo standard di »Deadwing« (2005) »Arriving Somewhere But Not Here«, senza dubbio il culmine dell’intera registrazione, che si becca anche la reazione più rumorosa del pubblico. C’è chi su »Octane Twisted« rimpiangerà di sicuro vecchi favoriti come »Trains«, »Open Car«, »Blackest Eyes«, »Shesmovedon«, »Lazarus«, »Sound of Muzak«, »Fear of a Blank Planet«, »Piano Lessons«, »Radioactive Toy, »Mellotron Scratch« e »Shallow«, ma in fondo è giusto che stavolta i Porcupine Tree abbiano dato la precedenza ai lavori più recenti con l’esecuzione integrale di »The Incident«, ed è proprio per quella che vale di più la pena comprare questa doppia miniera d’oro live.
Con »Octane Twisted« i Porcupine Tree dimostrano ancora una volta che dal vivo, stavolta con un approccio un filo più aggressivo, riescono a essere convincenti quanto in studio, il che non sorprenderà nessuno di quelli che conoscono la loro etica da palco. L’energia del concerto, lungo tutta la registrazione, è insolitamente intensa da cima a fondo, mentre tutte le esecuzioni, come già detto, suonano davvero ‘come da manuale’, con cambiamenti improvvisativi ridotti al minimo e un’intesa massima tra i singoli membri della band. È una registrazione live che, con i suoi contenuti, entusiasmerà soprattutto i fan di lunga data o quelli che hanno sentito parlare dei Porcupine Tree per la prima volta proprio grazie a »The Incident«, anche se la band centellina con cautela ogni minima ‘deviazione’ improvvisativa. Per chi invece la band la sta scoprendo adesso non offre il miglior spaccato del loro volto e del loro lavoro, perché i pezzi più vecchi e più ‘chiacchierati’ sono comunque sottorappresentati in questa raccolta live doppia che per tutto il resto è più che entusiasmante.
Formazione
Steven Wilson – voce, chitarra, tastiere
Richard Barbieri – tastiere
Colin Edwin – basso
Gavin Harrison – batteria, percussioni
John Wesley – chitarra, voci di supporto
Produzione
Steven Wilson
Tracklist
CD 1 – The Incident – Chicago
1. Occam’s Razor
2. The Blind House
3. Great Expectations
4. Kneel And Disconnect
5. Drawing The Line
6. The Incident
7. Your Unpleasant Family
8. The Yellow Windows Of The Evening Train
9. Time Flies
10. Degree Zero Of Liberty
11. Octane Twisted
12. The Seance
13. Circle Of Manias
14. I Drive The Hearse
CD2
1. Hatesong (9.57)
2. Russia On Ice / The Pills I’m Taking (15.02)
3. Stars Die (5.57)
4. Bonnie The Cat (6.11)
5. Even Less (14.28)
6. Dislocated Day (7.05)
7. Arriving Somewhere But Not Here (12:59)