Olympia

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Ferry, Bryan
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 2010
Voto: 4.5/5

Il leggendario Bryan Ferry, incorreggibile seduttore anche a sessantacinque anni, è tornato con il suo tredicesimo album in studio, “Olympia”. Dopo tanto tempo, per la precisione da “Frantic” (2002), stavolta ha infilato nel suo ultimo lavoro quasi solo composizioni originali, se si escludono la cover del classico dei Traffic “No Face, No Name, No Number” e “Song to Siren”, scritta in origine da Tim Buckley.

“Oylmpia” è un lavoro ambiziosissimo sotto ogni punto di vista, che già al primo ascolto riuscirà a entusiasmare in egual misura chi ama la carriera solista di Ferry e i fedelissimi dei suoi Roxy Music. Per la struttura della maggior parte dei pezzi, e con grande gioia dei pochi appassionati di rock progressivo che ancora seguono la sua carriera in solitaria, il disco è quasi più vicino all’art rock che al pop rock.

Il titolo dell’album richiama in egual misura il capolavoro di Manet del 1863 e l’atelier/studio di registrazione di Ferry nella zona ovest di Londra, cioè il posto dove il disco è stato registrato. Il maestro delle soluzioni sonore innovative e dandy indomabile, che negli ultimi anni è entrato a pieno titolo nella sua “terza adolescenza”, si è circondato di una squadra di collaboratori da far invidia, fatta di tanti nomi celebri e di vecchi amici, tra cui spiccano i compagni di merende dei Roxy Music, il tastierista Brian Eno, il chitarrista Phil Manzanera e il sassofonista/oboista Andy Mackay, oltre al leggendario chitarrista e cantante dei Pink Floyd David Gilmour, con cui Ferry aveva già lavorato nel suo album solista “Boys and Girls” (1985).

Menzione speciale anche per il cult bassista jazz fusion Marcus Miller, il cui contributo ritmico sul disco vale davvero oro. Nella scrittura della maggior parte dei brani a dare una mano a Ferry è stato David A. Stewart (Eurythmics), mentre in produzione ha avuto al suo fianco il leggendario Rhett Davies (nella sua carriera piena di soddisfazioni ha curato, tra gli altri, la produzione di giganti del rock come King Crimson, Genesis, Camel, Roxy Music e Dire Straits).

Il fatto che quasi l’intera formazione classica dei Roxy Music abbia registrato alcuni dei pezzi (mancano solo il batterista Paul Thompson e il bassista John Gustafson) si sente eccome, perché il disco ha una forte componente art rock. La maggior parte dei brani era stata pensata in origine per un nuovo album dei Roxy Music che poi non è mai nato, ma Ferry ha cambiato idea quando ha capito che, in studio, la storia della leggendaria band era chiusa per sempre. Le trame di sintetizzatore di Eno regalano a quasi tutte le canzoni quella profondità eterea che ricorda i primi giorni dei Roxy Music, mentre il romanticismo chitarristico di Gilmour sembra nato apposta per fare coppia con il vocabolario lirico di Ferry.

Ma il perfezionista della scuola di Ferry non si è fermato alla pura rifinitura musicale: per la ragazza in copertina stavolta ha scelto addirittura la chiacchieratissima top model britannica Kate Moss, famosa almeno quanto per la sua carriera da modella per i problemi di anoressia e droga. Insomma, anche la copertina richiama la tradizione Roxy Music delle modelle mezze svestite, un’ulteriore prova che “Olympia” è l’album dei Roxy mai nato.

Già le battute iniziali di “You Can Dance” ricordano in modo impressionante quelle del classico dei Roxy Music “True to Life”. L’atmosfera del pezzo ti fa comparire davanti agli occhi, senza fatica, l’immagine di un bar notturno con il pianista al centro dell’attenzione, un sacco di bicchieri vuoti e un’anima solitaria al bancone, insomma il tipico ambiente “alla Ferry”. In “Heartache by Numbers”, frutto della collaborazione con gli Scissor Sisters, qualcuno per via del ritmo galoppante e della presenza dell’oboe di MacKay riconoscerà un parallelo con il classico dei Roxy Music “Ladytron”, che arriva dall’omonimo album di debutto uscito nel 1972. “Me Oh My” ha un sostegno fantastico negli slide di chitarra di Dave Gilmour e nei cori femminili, che evocano senza sforzo un romanticismo contagioso. Come hanno fatto nei loro ultimi lavori solisti i suoi storici compagni art rock Peter Gabriel e David Bowie, anche Ferry in alcuni pezzi usa volentieri campionamenti elettronici sullo sfondo.

“Shameless”, che nel testo mette a nudo la decadenza generalizzata dell’alta società di oggi, è uno dei pochi brani del disco senza nessun compagno di merende dei Roxy Music, anche se per atmosfera ci riporta ancora una volta alle canzoni della leggendaria band. “BF Bass (Ode to Olympia)” è uno dei rari pezzi più scatenati, con tante armonie vocali femminili di accompagnamento condotte con eleganza, che aggiungono al brano anche un pizzico di soul. Nel mezzo si sente un’ottima sintonia tra gli interventi chitarristici di Manzanera e le trame di sintetizzatore stese da Eno, che ricorda i tempi migliori dei Roxy Music. Il testo è una satira azzeccata sui “social” network tipo MySpace, Facebook e You Tube, che di solito dividono la gente più di quanto la uniscano. La chiusura del disco è in uno stile molto più sognante e malinconico. Il romantico-ambientale “Reason or Rhyme”, dove a dettare il passo è il pianoforte di Ferry su una base di possenti linee di basso firmate Marcus Miller, è senza dubbio il candidato numero uno al picco dell’album.

Il signor Ferry ha finalmente registrato un album d’autore che abbiamo dovuto aspettare un bel po’ di anni. Ci ha messo insieme le forze con alcuni dei migliori artigiani della musica di epoche diverse e ha creato il suo disco più ispirato dell’ultimo decennio, se non addirittura degli ultimi due. Da una parte è un peccato che l’album non sia uscito come primo disco dei Roxy Music dopo ventott’anni, perché sarebbe potuto diventare un successore più che degno del leggendario “Avalon” (1982), ma in fondo la decisione di Ferry va capita: in studio la cosa più bella era chiudere questa storia quando era in vetta.

Formazione

Bryan Ferry – voce, pianoforte, tastiere
Marcus Miller – basso
Flea – basso
Gary ‘Mani’ Mounfield – basso
Andy Cato – basso
Andy Newmark – batteria
Tara Ferry – batteria
Emily Dolan Davies – batteria
Frank Ricotti – percussioni
John Monkman – elettronica
Radar – elettronica
Chris Mullings – elettronica
Andrew Mackay – oboe
Anthony Pleeth – violoncello
Perry Montague-Mason – primo violino
Emlyn Singleton – secondo violino
Vicci Wardman – viola
Brian Eno – sintetizzatore
Colin Good – sintetizzatore
Shar White – cori
Me’sha Bryan – cori
Alice Retif – cori
Katie Turner – cori
Ruby Turner – cori
Seweuse Abwa – cori
Hannah Khemoh – cori
Aleysha Gordon – cori
Steve Nieve – tastiere
Oliver Thompson – chitarra
Nile Rodgers – chitarra
David Williams – chitarra
David Gilmour – chitarra
Phil Manzanera – chitarra
Neil Hubbard – chitarra
Dave Stewart – chitarra
Jonny Greenwood – chitarra
Chris Spedding – chitarra
Merlin Ferry – chitarra

Produzione

Bryan Ferry e Rhett Davies

Tracklist

1. You Can Dance
2. Alphaville
3. Heartache By Numbers
4. Me Oh My
5. Shameless
6. Song To The Siren
7. No Face, No Name, No Number
8. BF Bass (Ode to Olympia)
9. Reason Or Rhyme
10. Tender Is The Night

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