Di luce, speranza, paure ed evoluzione

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: ristorante Little Italy, Lubiana, Slovenia (2010)
Data dell’intervista: 27.10.2010

Mercoledì sera. Tutto il giorno un unico pensiero in testa: dopo tre anni il ciclo del ritorno e della rinascita di quella straordinaria sensazione di erotismo musicale si ripresenta anche stavolta. Proprio nel cuore della scena alternativa di Lubiana, nel tempio dell’opposizione musicale al mondo convenzionale: la Gala Hala a Metelkova. Il motivo di tanta gioia è il ritorno dei legionari americani del post rock, i Red Sparowes. Dopo tre anni di pausa, le vele della creatività hanno ripreso a gonfiarsi al soffio di un vento fresco. I nuovi messaggi sono maturati ed è arrivato il momento di seminarli di nuovo tra il pubblico. E di tutto questo abbiamo potuto parlare ancora una volta in prima persona con i seminatori, i premurosi custodi del flusso universale delle parole non dette. Davanti al microfono si sono seduti stavolta un vecchio mattone della vecchia entità Red Sparowes, il bassista e polistrumentista Greg Burns, e una giovane forza, la chitarrista Emma Ruth Rundle. Il vecchio e il nuovo si sono stretti la mano e da quel contatto è nata una sensazione nuova e inarrestabile. Della nuova veste, delle idee e di una ventata d’aria fresca per la mente come per il corpo abbiamo parlato prima del concerto, nel caldo rifugio del ristorante Little ltaly.


RockLine: Partiamo da un dato di fatto: avete pubblicato tre album finora e questa è la vostra terza visita a Lubiana. Qualche aspettativa ce l’avrete pure, visto che il pubblico sloveno per voi è tutto fuorché una novità.

Greg Burns: Intendi dire in cosa il concerto di stasera sarà diverso dai precedenti?

RockLine: Esatto!

Greg: Penso che a dare una mano sarà anche la nostra musica, che nell’ultimo disco è cresciuta più che nei primi due, e noi puntiamo di sicuro a far continuare questa tendenza. Stasera suoneremo parecchio materiale nuovo, ma non abbiamo intenzione di trascurare le cose più vecchie. Vi aspetta quindi un mix di vecchio e nuovo, con un occhio di riguardo al nuovo, ovviamente. Alcuni pezzi li conoscerete già… E cambieranno un po’ anche i visual.

Emma Ruth Rundle: Un’altra novità è che stasera vi presenteremo parecchie band di Los Angeles.

RockLine: Proprio questa ricca infornata della vostra scena di club, che gravita attorno allo Smell di L.A., è qualcosa di fresco e insolito per il nostro giro di locali. Come mai per la line-up di stasera, in questo mini Bubin festival, avete scelto proprio i vostri connazionali, e addirittura band della stessa zona?

Greg: In realtà è puro caso che siamo tutti nello stesso posto allo stesso momento a girare l’Europa in tour. Una cosa simile, la data con i No Age, ci era capitata per un pelo anche a Londra, e siccome ci conosciamo già da un po’ (abbiamo suonato con la loro incarnazione precedente, The Vibes, come si chiamavano prima), ci conosciamo bene a vicenda. Nessun dubbio, quindi. L’amicizia e la storia in comune sono stati un buon punto di partenza, nient’altro. Comunque non vedo l’ora di salire sul palco stasera.

RockLine: Quindi dopo esservi passati gli stessi palchi a L.A., ora vi “sverginate” insieme anche le assi dei palchi sloveni?

Greg: Proprio così! Anche se mi rode la curiosità di vedere come il pubblico sloveno prenderà la serata e questo cocktail musicale…

Emma: Perché l’offerta è tutto fuorché simile e omogenea… Il fatto è che la nostra scena di L.A. è attraversata da influenze diverse, proprio come qui da voi. Si tratta di mondi paralleli e di microclimi, che sono la normalità.

Greg: Questo mescolare e questo “crossover” musicale saranno qualcosa di sperimentale, e noi ce lo godiamo, perché ogni volta che veniamo qui in Europa suoniamo davanti allo stesso pubblico. Qualsiasi cambiamento sarà quindi benvenuto.


RockLine: E così stasera ci aspettano psichedelia folk neo-progressive, una spruzzata di lo-fi punk, post rock, esperimenti e qualche scorciatoia meno scontata. Secondo voi tutto questo si incastra in modo complementare con il vostro concept?

Greg: Se parto dal semplice fatto che, per dire, i No Age come band e come persone mi stanno davvero a cuore, è questo che fa pendere la bilancia. Conta quindi con chi abbiamo voglia e piacere di suonare… Magari a qualcuno quello che sentirà non piacerà, a qualcuno sì, ma per me posso dire con certezza che mi lascerò andare alle sensazioni e mi godrò il live con loro, e non vedo l’ora di sentire anche le altre band.

Emma: Anche gli altri sono fortissimi e incredibili…

Greg: Io non li ho sentiti tutti, ma so che tu sì…

Emma: Sono incredibili! Posso solo dire che gli altri due nomi in lista, Head Of Wantastiquet e Abe Vigoda, sono un po’ strani, quindi spero che il pubblico faccia in tempo ad adattarsi e a resettare i propri recettori e sappia godersi quello che ascolta. Sarà interessante.

Greg: Mi ricorda un concerto a L.A. nel 2005, credo, quando suonammo con The Vibes, i The Burning Brides e dei locali che si chiamavano Desperation. Ogni band era diversa e speciale a modo suo. Tra quelli che ascoltammo c’erano anche i The Mae Shi. La scelta delle band era casuale, ma la varietà piacque al pubblico, e io ci scommetto e punto su questo anche stasera.

RockLine: Concentriamoci sul vostro ultimo lavoro in studio, l’album The Fear Is Excrusiating, But Therein Lies The Answer, che è il motivo della visita di stasera. Rispetto ai due dischi precedenti (At The Soundless Dawn ed Every Heart Shines Toward The Red Sun, n.d.r.) la differenza si vede nell’etichetta e nella formazione, ma anche nel suono del disco, che a me suona decisamente più ottimista. Com’è nato il disco e che groviglio di idee state dipanando stavolta?

Greg: Abbiamo allargato la band… (indica la chitarrista Emma)

Emma: Mi sono unita al gruppo nelle prime fasi di scrittura del disco, nel 2008, e sulle differenze con il passato non mi azzardo a parlare se non dal punto di vista della fan. Sono entrata nella band da fan e, ascoltando, si possono cogliere le differenze rispetto ai lavori iniziali. Forse si potrebbe parlare di ottimismo, ma si tratta più che altro di un tentativo di superare i confini musicali di prima, di divertirsi a suonare e di crescere a modo nostro, singolarmente e come collettivo. I confini di genere ci sono sempre e, se ci collochiamo nel post rock, bisogna ammettere che la sua portata è piuttosto limitata. C’è molto orientamento nella scrittura dei pezzi…

Greg: Noi puntiamo a spostare sempre più in là i confini e ad allargare il nostro parco giochi musicale. Il bello è che abbiamo parlato parecchio di cosa volevamo fare e di dove indirizzare la nostra creatività e le nostre emozioni, e abbiamo costruito una storia e delle aspettative su come dovesse essere il risultato finale. Che doveva essere meno cupo e, almeno ai nostri gusti e per quanto riguarda l’immagine sonora, anche più ottimista.


RockLine: Il suono un po’ più leggero e aperto è proprio quello su cui mi concentro. Anche i titoli sono più brevi e meno espliciti e non tolgono all’ascoltatore la possibilità di dare una propria interpretazione a quello che sente…

Greg: I titoli sono sicuramente più da paragrafo e, sono d’accordo, il lavoro è più aperto e lascia spazio alla tua interpretazione. Naturalmente c’era una storia, un filo rosso intessuto nell’insieme, e se metti insieme tutti i titoli, le indicazioni sono lì.

RockLine: Una storia di nuovo forte, ma cosa volevate imprimere nelle anime e nelle orecchie di chi ascolta con questo disco?

Emma: Il disco mette a nudo la natura umana, i tentativi disperati dell’umanità di trovare soluzioni ai propri problemi, e a muovere tutto è la paura. La paura ci spinge a cercare risposte, che siano giuste o no. Con questo ci siamo giocati. Gli esseri umani tenderanno sempre a comportarsi così e a offrire soluzioni che non sono nemmeno per forza legate alla realtà. Che ci si metta sull’anima il cerotto della fede in Dio, la convinzione di non essere soli nell’universo o qualsiasi altra cosa…

Greg: Così in certi momenti possiamo andare fuori strada, e anche se è un errore, fa parte del nostro processo evolutivo. Le deviazioni ci temprano e ci plasmano, culturalmente e biologicamente.
Emma: Il concept quindi non è proprio leggero e non dà conforto, mentre la musica è più leggera. Il concept è in opposizione al suono, insomma. Noi esseri umani, nella disperazione, in un momento senza via d’uscita, siamo pronti e disposti ad aggrapparci a qualunque sostegno che in quel momento ci sembri reale e consolante. Quando siamo nei guai, è così che elaboriamo le vie di fuga.

Greg: La disperazione è solo uno dei risultati di questo comportamento. Può essere positiva, perché genera soluzioni, ci dà la forza di affrontare i nostri demoni. Come dicevo, però, nell’insieme il disco è piuttosto scuro, ma abbiamo diluito il suono di proposito e versato nel calice di assenzio un po’ di dolcificante, un po’ di felicità, raggi di speranza, anche se il risultato finale può essere piuttosto fatale e catastrofico. È nella natura umana.

RockLine: Il trittico è chiuso e, dopo tre, diciamo così, vangeli, resta un po’ di margine di variazione anche per il futuro. Qual è il prossimo passo logico che farete come Red Sparowes sul prossimo disco, che magari state già scrivendo?

Emma: Secondo me, per quanto riguarda noi come band, è difficile trovare una combinazione di anime più diversa, venute da venti diversi. Le differenze sono parecchie. Ognuno ha il proprio background musicale, il proprio passato musicale, sia come musicista sia come ascoltatore. E come cinque parti di un unico insieme ci esprimiamo individualmente e, nel creare, come combinazione di tutto questo, ma credo che in questo modo di creare e di lasciare spazio alla propria individualità ci divertiamo tutti e lo sentiamo tutti con forza. Penso che sia tutto indefinito. Tutti i generi e quello che facevamo prima sono solo parte di uno stampo. Anche quando magari non saremo più i Red Sparowes, certi fili continueranno a tirarsi e come Red Sparowes faremo sempre e solo quello che ci renderà felici e ci completerà.


RockLine: Visto che per il nostro pubblico sei una grande incognita, puoi partire proprio da qui. Com’è il tuo background musicale?

Emma: Ho suonato in un bel po’ di gruppi locali a L.A., dal folk al rock fino a qualcosa di più leggero e allegro.

RockLine: E cosa ti descrive e ti definisce come musicista?

Emma: Non so se sono capace di rispondere a questa domanda… (ride)

Greg: Posso risponderti io? Emma ha una di quelle qualità verso cui ci siamo orientati nella scelta: come musicista e come chitarrista sa suonare duro e deciso a modo suo, in maniera morbida. La sua personalità si riflette nel suo modo di suonare. A L.A. trovi un mare di musicisti a cui questo manca, magari tecnicamente eccezionali (tipo certi jazzisti) ma con una lacuna. Emma si evolverà musicalmente e lo ha già fatto, ma quello che conta è l’armonia tra cuore e mente. È questo che per noi è stato decisivo. Abbiamo provato un bel po’ di gente che come persone sono eccezionali, ma quella combinazione non si sentiva nel modo di suonare, e viceversa. Con lei, invece, la fusione era perfetta.

Emma: Un complimento e una descrizione così belli non li sentivo da un pezzo… (ride)


RockLine: Partendo da qui possiamo parlare del collettivo e del concetto di ciò che i Red Sparowes rappresentano per voi?

Greg: L’idea della band è sempre stata quella di una piattaforma aperta per la nostra espressione personale, e parte di questa esperienza è anche il pubblico. C’è tanta dinamica e tanto cambiamento, e ci scommetto che nei prossimi anni il cambiamento non farà che crescere. È solo un canale attraverso cui ci inseriamo e ci agganciamo più facilmente alla musica. Aggrapparci a un punto rigido e fisso non è mai stato il nostro obiettivo. Un solo ancoraggio non basta ai Red Sparowes. Il prossimo disco potrà quindi essere parecchio diverso da questo, perché spostare i confini è quello che avevo già indicato prima come il nostro fattore determinante. Fare musica dipende da ciò che ci fa stare bene, e quello che ci piaceva un paio d’anni fa può essere molto diverso da quello che ci va a genio adesso.


RockLine: Possiamo dire che il cielo è il limite, il confine estremo?

Greg: Esatto! Sky is the limit!

RockLine: Una costante è anche la domanda sulle visioni del futuro. A cosa puntate nel breve termine e cosa si prospetta per il futuro più lontano della band e di voi come singoli? Cos’è che tesse i sogni e il cammino futuro dei Red Sparowes?

Emma: Potete sicuramente aspettarvi il quarto lavoro in studio molto prima dei tre anni passati dall’ultimo disco e dal nostro terzo lavoro. Il quarto disco lo avrete in meno di un anno da oggi. Questo ci azzardiamo a prometterlo!

Greg: L’anno prossimo è quindi una scadenza realistica.

Emma: Come band e come singoli abbiamo intenzione di maturare e completarci a vicenda, ma molto è già stato fatto. Ne è il riflesso il suono, e molto visibile è anche il modo in cui i visual si riversano sullo schermo del palco.

Greg: Per due settimane e mezza gireremo per l’Europa tra vari festival estivi qui in Europa. Magari già in primavera… Non so se proprio qui, in Slovenia, ma la nostra carovana girerà di sicuro per l’Europa.

RockLine: Anche in Slovenia non vediamo l’ora di una nuova visita e magari di un quarto sbarco con il quarto disco!

Greg & Emma: Anche noi, e grazie per la vostra fiducia e il vostro interesse.

RockLine: Chiudiamo l’intervista di stasera con un messaggio finale, le ultime parole, ma assolutamente non le ultime in assoluto, per i nostri lettori.

Greg: Non ci sono parole per descrivere la nostra gioia e l’onore di poter tornare qui ogni volta e conoscere persone nuove che, in questa corsa quotidiana, sono disposte a ritagliarsi del tempo e ad ascoltare la nostra musica. Per noi significa tantissimo e vi sono davvero grato per la fiducia dimostrata, e finché ci sarà questa fiducia continueremo a intrecciare storie con gratitudine e tenacia anche in futuro. Grazie! Grazie di cuore!

 

Foto: Nina Grad

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