One Cold Winter’s Night

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Kamelot
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2006
Voto: 3.5/5

Negli ultimi anni i Kamelot si sono costruiti lo status di una delle band di metal melodico più apprezzate: grazie a un fiuto affinato nel fondere con equilibrio melodia, impatto, sinfonismo, epica e drammaticità, mettono d’accordo tantissimi fan del power metal e del metal progressivo. La maggior parte di loro, quindi, avrà aspettato con impazienza il secondo album dal vivo della band, per la prima volta in versione doppia. “One Cold Winter’s Night” è stato registrato a Oslo, in Norvegia, pare durante uno degli inverni più duri e lunghi che da quelle parti si ricordino. Il titolo dell’album la band l’aveva scelto come variazione del titolo del brano “On Cold Winter’s Night” dall’album “Epica” (2003), e molto prima che il concerto venisse registrato, ma l’ironia ci ha messo lo zampino e quella sera è stata davvero gelida e interminabile, con una bufera di neve dietro l’altra. La maggior parte dei pezzi arriva dall’ultimo album in studio “The Black Halo” (2005) e dai due precedenti, “Epica” (2003) e “Karma” (2001). Per la maggior parte dei fan sono tutti e tre tra i loro migliori, quindi nessuna grande sorpresa. La band ne è evidentemente consapevole, e il fatto che da solo “The Black Halo”, intro compresa, porti ben otto brani dimostra che siamo davanti a una delle poche band power metal che non vivono guardando al passato. Dei lavori più vecchi c’è soltanto il loro pezzo più amato, “Nights Of Arabia” (The Fourth Legacy, 1999), che è anche l’unico che si trova pure sul precedente live “The Expedition” (2000). Come negli ultimi album in studio, anche stavolta i Kamelot si sono fatti dare una mano da un bel po’ di musicisti ospiti, tra cui il rinomato chitarrista e produttore Sascha Paeth (Heaven’s Gate), il batterista/cantante Snowy Shaw (ex-King Diamond, ex-Mercyful Fate, ex-Dream Evil) e la cantante Simone Simons (Epica). Tutta questa allegra compagnia ha aiutato i membri della band a far sì che la maggior parte dei pezzi non perda la profondità degli originali in studio.

Il primo disco si apre con una sfilza di brani dall’ultimo album in studio, come l’introduttiva “Un Assasino Molto Silenzioso” con la voce di Cinzia Rizzo, la title track “The Black Halo” e “Soul Society”. La band segue in modo energico le versioni originali e si concede pochissime deviazioni improvvisate. Il padrone di casa Khan parla al pubblico anche nella sua lingua, e l’interazione tra pubblico e band è sempre presente e di alto livello. Tra i pezzi più vecchi convincono anche le ottime esecuzioni di “The Edge Of Paradise”, “Center Of the Universe” (Epica, 2003) e la già citata “Nights Of Arabia” con le sue sonorità orientaleggianti. Il lamento “Abandoned” (The Black Halo, 2005), in cui a Khan si unisce la voce della moglie del chitarrista Thomas Youngblood, è uno dei momenti più emozionanti dell’intera registrazione. Segue “Forever” (Karma, 2001), basata su un celebre motivo del compositore norvegese Edvard Grieg. Qui il pubblico dà di nuovo una mano alla band nei ritornelli e porta il pezzo a un livello di energia superiore. Poi arrivano un breve assolo del tastierista Oliver Palotai, che sfoggia un po’ della sua abilità al pianoforte, e uno dei brani più amati della band, “The Haunting” (The Black Halo, 2005). Il loro pezzo più orecchiabile anche in senso commerciale, in cui a Khan, come nella versione in studio, tiene compagnia con la sua voce lirica la già citata Simone Simons, oggi una delle cantanti più brave e anche più belle del rock, è senza dubbio uno dei vertici del concerto. Per quasi tutto il disco Khan conferma ancora una volta il suo status di uno dei migliori vocalist del melodic metal di oggi, mentre gli altri musicisti suonano in linea con le loro capacità. Con “Moonlight”, dove si sentono sia gli arrangiamenti orchestrali sia i riff d’impatto grazie all’aiuto del chitarrista ospite Sascha Paeth, cioè i due elementi cardine della band, si chiude la prima parte di questa registrazione dal vivo.

Il secondo disco, aperto da “When The Lights Are Down”, uno dei migliori pezzi di “The Black Halo”, è per molti versi ancora più esaltante, perché contiene alcuni dei brani più ambiziosi del gruppo. Tra questi spiccano soprattutto l’ottima esecuzione della saga epica “Elizabeth” (Part I, II & III) (Karma, 2001), stavolta unita in un unico blocco, e ”March Of The Mephisto” (The Black Halo, 2005), probabilmente il loro pezzo più duro in assoluto, che oltre alle voci registrate in studio nel ruolo di Mephisto contiene anche quella del noto batterista Snowy Shaw (ex-King Diamond, ex-Mercyful Fate, ex-Dream Evil). Per il gran finale i Kamelot servono ancora la loro amatissima hit “Karma” (Karma, 2001), a cui segue un breve assolo del batterista Casey Grillo e un altro capolavoro epico e carico di atmosfera, “Farewell” (Epica, 2003). In chiusura è arrivata l'”Outro”, una semplice versione strumentale di “Abandoned” con qualche voce femminile qua e là. Il pubblico comunque è rimasto caldissimo fino alla fine, e questa registrazione dal vivo deve ringraziare proprio lui se non perde in carica, visto che, come detto, la maggior parte dei pezzi segue fedelmente le versioni in studio, qualche “ricamo” a parte. La produzione è eccellente, come da tradizione dei loro lavori in studio.

“One Cold Winter’s Night” è un ottimo live di una band rodata e con una solida esperienza sul palco, che nessun vero fan dei Kamelot lascerà fuori dalla propria collezione. Allo stesso tempo è un buon trampolino per chi vuole conoscere la band più da vicino, anche se non contiene i pezzi più vecchi, di cui comunque non sento affatto la mancanza. Forse dà un po’ fastidio solo il fatto che la band non si conceda più libertà nell’esecuzione dei singoli brani, ma se lasciamo perdere questa fedeltà alle versioni in studio, l’album è una vera chicca per tutti gli amanti del metal melodico. Con questo ottimo live i Kamelot hanno confermato con successo il loro status di una delle band più interessanti e originali del power metal di oggi.

Formazione

Roy Khan – voce
Thomas Youngblood – chitarra e cori
Glenn Barry – basso
Casey Grillo – batteria
Oliver Palotai – tastiere

MUSICISTI OSPITI:
Simone Simons – voce nel ruolo di Marguerite in “The Haunting”
Mari Youngblood – voce nel ruolo di Helena in “Center of the Universe”& “Abandoned” e di Elizabeth Bathory in “Elizabeth pt I, II & III”
Elisabeth Kjærnes – voce in “Nights of Arabia” e “March of Mephisto”
Sascha Paeth – chitarra solista e ritmica in “Moonlight”
Snowy Shaw – voce nel ruolo di Mephisto in “March of Mephisto”
Karianne Kjærnes, Marianne Follestad & Christian Kjærnes – coro
Liv Nina Mosveen – voce aggiuntiva in “Elizabeth”
Shagrath – voce di Mephisto in “March of Mephisto”
Cinzia Rizzo – voce in “Un Assassinio Molto Silenzioso”

Produzione

Patric Ullaeus

Tracklist

CD1:
1. Intro: Un Assassinio Molto Silenzioso
2. The Black Halo
3. Soul Society
4. The Edge of Paradise
5. Center of the Universe
6. Nights of Arabia
7. Abandoned
8. Forever
9. Keyboard solo
10. The Haunting (Somewhere in Time)
11. Moonlight

CD 2:
1. When the Lights Are Down
2. Elizabeth (parts I, II & III)
3. March of Mephisto
4. Karma
5. Drum solo
6. Farewell
7. Outro: Curtain Call

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