Opeth – intervista al capo della band Mikael Akerfeldt (2008)
Data dell’intervista: 13.06.2008
Intervistare gli Opeth non capita mica tutti i giorni, no? Al momento gli Opeth sono una delle band metal più interessanti della Scandinavia, grazie alla loro crescita costante e all’evoluzione di un’arte i cui confini musicali i ragazzi spingono sempre più in là, con coraggio, in ogni direzione della sperimentazione sonora. Sulla mappa della musica sono una band completamente diversa da tutto quello che hai sentito finora. Il motore del gruppo è il geniale Mikael Akerfeldt, visionario degli Opeth, tipo schietto e brillante, che alle tre passate del pomeriggio del secondo giorno del Nova Rock festival si è ritagliato un po’ di tempo anche per una breve intervista con RockLine.
RockLine: Ciao Mikael, come va?
Mikael: In questo momento sono piuttosto stanco…
RockLine: Visto che siamo messi malissimo con i tempi, parto subito con le domande. Com’è andato il lavoro in studio per il nuovo album “Watershed”, dopo che gli Opeth hanno rinfrescato la formazione con Frederik Akesson e Martin Axenrot?
Mikael: In un’atmosfera amichevole e rilassata. Se guardi tutta la nostra carriera, questa è stata la prima volta in cui in studio ci siamo davvero comportati da professionisti. Con il lavoro in studio non ci siamo mai fatti troppi problemi. Quando era finito, era finito. Nessuna fretta. Stavolta invece, per la prima volta, avevamo scadenze e piani stabiliti in anticipo. Ma si è lavorato in un clima piacevolissimo. Peter mi è mancato, ma non mi piace guardare indietro. Adesso, con la nuova formazione, gli Opeth sono una band ancora più forte.
RockLine: “Watershed” è finito in rete parecchio prima dell’uscita ufficiale. Qual è la tua posizione sui pirati musicali che permettono il download da internet?
Mikael: Ovviamente non mi piace. Mi piace che su internet si possa far girare la musica. Ma in questo caso non sono d’accordo che, per dire, il nostro album compaia online prima dell’uscita ufficiale. Dopo l’uscita ufficiale, invece, non mi interessa nemmeno se la gente se lo scarica. Tanto non lo puoi impedire. Finché non esce, però, l’album è solo nostro. Internet ci ha aiutato un sacco nella promozione della band e della nostra musica. Però, certo, preferisco di gran lunga che la gente compri la nostra musica invece di scaricarla illegalmente. Io la vedo così. Ma qualcosa succederà in futuro, da qualche parte salterà tutto.
RockLine: Poco tempo fa il capo dei Royal Hunt, Andre Andersen, mi ha spiegato parecchio incavolato che sempre più artisti che vivono di musica stanno mollando la carriera da professionisti, eccetera…
Mikael: Già. La gente perde il posto fisso, le etichette ristagnano, le band si sciolgono. Mi sa che i ragazzini questa cosa non la capiscono bene. Pensano solo all’etichetta, al tizio grasso col sigaro, e non vedono il lavoro della gente normale nelle fabbriche, nei negozi di dischi. Si fissano che le etichette sono avide, e pure le band. Gli Opeth sono lontanissimi dal pensare a come guadagnare milioni di dollari con il nuovo disco. Non capisco i ragazzini che dicono semplicemente: “Lo voglio gratis!” Io vengo da un’altra epoca, gli anni Settanta, Ottanta. Mi piacciono i negozi di dischi, mi piace comprare dischi, a me non sembrano cari. Cari sono il cibo e da bere.
RockLine: Il nuovo album “Watershed” sembra ancora più sperimentale dei precedenti, come se aveste iniziato a lasciar perdere le radici death metal sostituendole con influenze rock anni Settanta. È stata una scelta consapevole o l’album è venuto fuori così com’è, senza calcoli precedenti? Tra l’altro, il tuo cantato pulito sopra i blast beat in Lotus Eater è una cosa che i fan degli Opeth finora non avevano mai avuto…
Mikael: Ogni disco per noi nasce in modo naturale. Per ognuno serve un processo naturale. Può capitare che durante il processo, per un desiderio, mi butti verso una certa direzione musicale che poi voglio portare nella nostra musica. Ma l’evoluzione della nostra musica è del tutto naturale. Non è qualcosa che cerchiamo di forzare. Se provassimo a farlo, la nostra musica farebbe schifo.
RockLine: Gli Opeth perderebbero la vera direzione della loro evoluzione naturale, intendo come band…
Mikael: Sì. E nella band siamo tutti d’accordo su cosa vogliamo. Facciamo esattamente quello che ci va di fare. Non facciamo musica ascoltando quello che ci dettano i fan. Però è una bella sensazione quando comunque senti un fan che ti dice che la nostra nuova musica gli piace un sacco. Insomma, alla fine i fan li abbiamo dalla nostra parte proprio perché insistiamo sulla nostra strada indipendente nel creare la musica degli Opeth e non per via delle mode imposte.
RockLine: Avete deciso di fare una cover di un pezzo di Robin Trrower. Come mai?
Mikael: Sì. È una canzone bellissima. Sono fan di Trower da anni. Abbiamo valutato diverse opzioni su quale cover fare. Ma siccome per natura ci piace esplorare, cioè non siamo una band metal che alla parola “cover” si butta subito su Iron Maiden o Judas Priest, abbiamo scelto Robin Trrower e il suo pezzo, che in fondo è un blues cupo. È stata una sfida particolare mettersi alla prova e infilarsi nei panni di un vecchio gatto rock.
RockLine: E, come contrasto, anche la cover degli Alice In Chains?
Mikael: Beh, nel nostro caso questa suona già meno sorprendente. Nelle nostre mani somiglia di più all’originale, ma comunque non è bella come l’originale, ovviamente.
RockLine: Com’è venuto fuori quel finale così insolito di Burden, con le chitarre scordate?
Mikael: Non lo so, è successo e basta. Mi è venuta l’idea. Volevamo provare come suonava il tutto una volta inserito nel pezzo. Suona di merda, ovvio, non potrebbe essere altrimenti, visto che è tutto scordato in quel passaggio, ma in questo caso lo scopo di quel passaggio è proprio suonare di merda. Creare questo passaggio in contrasto, da una melodia bella a una specie di rumore fastidioso… Si è rivelato molto efficace.
RockLine: Il vostro nuovo album, a livello di temi, è molto vivido e stratificato. Puoi raccontarci quali storie e messaggi stanno dentro ai versi? C’è un concept nascosto dietro?
Mikael: Alcune canzoni si ricollegano leggermente l’una all’altra, ma per il resto l’album non ha nessun concept. Stavolta i testi sono molto personali.
RockLine: In Hesian Peel avete registrato il testo al contrario, cioè al rovescio. Si possono sentire dei versi che invocano Satana. Vi siete ispirati alla famigerata storia che gira intorno a Stairway To Heaven, dei ancora più famigerati Led Zeppelin?
Mikael: Esatto. Però abbiamo registrato dei versi davvero buoni al contrario e il risultato suona davvero bene. Il senso è più o meno questo: “I see you my sweet satan, wondering accros a court yard.”,…
RockLine: Come mai avete deciso di rifare Porcelain Heart in versione melotron?
Mikael: L’etichetta mi ha chiesto se potevamo farlo per il mercato americano. Sta lì come bonus track ed è un trucchetto semplicissimo, ma è un trucchetto proprio per accaparrarsi qualche compratore in più: se la gente vuole l’edizione speciale, allora si porta a casa anche qualcosa in più. Però non è una mossa con cui ci faremo i soldi. Probabilmente in futuro metteremo il pezzo in ascolto su iTunes o qualcosa di simile.
RockLine: Siete appena tornati dal tour americano insieme ai Dream Theater. Com’è andata?
Mikael: Sì, è stato un tour breve con i Dream Theater. Suonavamo in posti da 4000-5000 posti a sedere. È stato rilassante. In quel periodo il nostro album non era ancora uscito, suonavamo solo un pezzo nuovo a sera nella scaletta. Abbiamo usato questo tour come una specie di riscaldamento, a cui seguirà il tour mondiale.
RockLine: E il pubblico negli USA come accoglie la vostra musica?
Mikael: Ogni sera, durante il tour con i Dream Theater, siamo stati molto soddisfatti dei nostri concerti. Ci siamo sempre comportati bene e ce l’abbiamo messa tutta. Però in mezzo al pubblico notavi parecchie facce scure che mi dicevano: “Ma che cazzo è ‘sta roba?”. Ed è giusto così, visto che ai Dream Theater ascoltano gente a cui il death metal non sta proprio a pennello. Nelle prime file, in questo tour, c’era gente con biglietti speciali, una specie di VIP, che i Dream Theater vendevano in numero limitato. Durante i concerti abbiamo provato a incendiare la gente delle prime file come si poteva, ma restavano di ghiaccio. In generale, però, in questo tour siamo stati accolti benissimo. L’esperienza è decisamente molto positiva.
RockLine: Hai già degli obiettivi per le prossime attività con gli Opeth?
Mikael: No. Per ora proprio nessuno. Ho un piano, se lo puoi considerare un obiettivo… Gli obiettivi me li darò quando torno a casa.
RockLine: Hai dato la miglior risposta possibile, per quanto mi riguarda. Quando ho visto il vostro concerto del 18.12.2006 a Treviso (Italia), ho notato che hai un ottimo senso dell’umorismo e che sei un frontman eccellente. Come ci riesci? Ti viene fuori del tutto spontaneo?
Mikael: Oh, grazie. Non lo so nemmeno io. Evidentemente succede da solo. Non sopporto l’idea di dovermi scrivere su un pezzetto di carta le battute che uso sul palco e poi leggerle davanti alla folla. Mi piace l’interazione tra me e il pubblico, mi attira, questa reazione della gente durante i nostri concerti. Non mi piace l’interazione stile istigazione del pubblico: “Get fuckin’ insane!” e roba simile. Nelle pause tra un pezzo e l’altro mi piace imbarcarmi in chiacchierate e le idee per i dialoghi mi escono del tutto non pianificate, proprio come adesso che parliamo noi due. Questo modo mi calza a pennello. Ma non voglio diventare una specie di “gimmick” che spara battute e per cui la gente si ricorda i concerti degli Opeth. Eppure è evidente che a molti piace il modo in cui comunico con il pubblico.
RockLine: A un certo punto a Treviso hai fatto fare al pubblico “headbanging” a vuoto, senza musica, e pensavo di morire dal ridere…
Mikael: Ah, ah, ah… me lo ricordo, sì…
RockLine: Purtroppo ci stanno già mettendo fretta, dobbiamo chiudere questa chiacchierata davvero interessante. Ho una domanda di chiusura del tutto standard. Hai un messaggio speciale per i nostri lettori in Slovenia? Ma certo! A inizio luglio suonate in Slovenia al Metal Camp?
Mikael: Esatto. Non vediamo l’ora di suonare lì. È un paesaggio stupendo e spero che si raduni anche il vostro pubblico sloveno, il più numeroso possibile.
RockLine: Mikael, grazie per il tuo prezioso tempo e ti auguro un sacco di divertimento al concerto di stasera qui al Nova Rock festival?
Mikael: Grazie amico, e in bocca al lupo.
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