Or’ghin (demo)
Artista: Zhabareth
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2009
Voto: 4/5
Oggi la scena musicale è invasa da band di ogni tipo: tante provano a inventare qualcosa di nuovo senza riuscirci granché, e ancora di più sono quelle che pescano l’ispirazione dai loro idoli e quindi non suonano proprio originalissime. Gli Zhabareth però non rientrano né nell’uno né nell’altro gruppo. Il duo formato dal maestro Andre Orsel e dall’allievo Kas Kluitman crea una musica che fonde elementi di metal e jazz con un pizzico di atmosfera ambient. A prima vista (cioè al primo ascolto) potresti bollarli come una specie di “ripoff” degli Exivious, ma no, assolutamente non è così. A pompare ancora di più la “somiglianza” ci pensa Stef Broks, membro di Exivious e Textures, che ha dato una mano extra con la batteria. La musica, infatti, è piena di un’atmosfera jazzistica cupa con qualche riff metal ogni tanto, ma è qui che la somiglianza con altre band simili finisce. Se la musica degli Exivious si regge sulla virtuosismo dei musicisti (penso soprattutto alle dita veloci dei chitarristi, alle batterie ultra complicate …), Or’ghin è un album che starebbe benissimo anche in qualche club o bar, perché costruisce tutto sull’atmosfera epica. L’aria carica che creano i due olandesi è quella che rende il loro demo non solo ascoltabile, ma quasi geniale.
L’EP contiene quattro brani che non ti lasciano indifferente. Già dopo “Zhabareth”, la title track, capisci che i due olandesi non sono due meteore. L’inizio, diciamo pure sparato, crea un mondo di jazzisti dark con paesaggi cupi di riff metal. Un breve assolo di chitarra ci fa comunque capire che Ander e Kas non hanno solo orecchio, ma anche una bella competenza nel padroneggiare strumenti diversi.
Alla title track segue “V’sion”, già un po’ più movimentata e potente. Pur intrisa di chitarra distorta e ritmi pesanti, a guidare il pezzo restano le tastiere, che anche stavolta sono il cuore della composizione. L’ispirazione metal poi si trasforma in un ritmo swing con inserti di chitarra jazz, mentre le tastiere alzano sempre di più un’atmosfera minacciosa.
Quando la musica degli Zhabareth si allontana un po’ dalle basi ambient iniziali, ci pensa la terza traccia, “Echonh”, a riportare quell’atmosfera. Ritmi più lenti, con una batteria molto sporadica e quasi libera, ci catapultano nell’estasi dell’assenza di tempo. Se esiste l’etichetta di genere “ambient jazz-metal”, allora la band olandese se la può appiccicare addosso senza problemi.
L’ultimo brano è, secondo me, il culmine di questo demo. Lo apre Andre Orsel con una melodia di chitarra classica incredibilmente leggera e sensuale, accompagnata dalle tastiere. La fusione è la parola d’ordine dei musicisti, e anche qui non si tratta di sfoggiare le proprie capacità, ma di sentimento e orecchio per la musica. Il pezzo più lungo dell’album oscilla tra caos e ordine, tra inserti jazz di chitarra classica e riff metal distorti; è completamente bipolare. In più, con un assolo si presenta meglio anche Stef Broks. Il tutto all’ombra del sole della musica degli Zhabareth, il cuore di questa band dal suono mistico, il capofila tra tutti gli strumenti: le tastiere di Orsel.
Già il fatto che al progetto si sia unito un batterista del calibro di Stef Broks dice abbastanza: qui c’è una band dal potenziale enorme. Dopo l’uscita dell’EP sono arrivati i complimenti di svariati musicisti di spicco, tra cui Tymon (Exivious, Cynic) e Matt Medeiros (Kalopsia, Funebrarum): parole dolci a non finire.
Forse la musica degli Zhabareth un po’ oscilla, non solo tra i generi, ma anche tra le strade da percorrere e le basi su cui far poggiare le idee. Il duo si sta ancora cercando un po’, ma non si può negare che qualità e voglia ci siano; seguire l’evoluzione della band è d’obbligo. Il futuro per gli Zhabareth è semplicemente luminosissimo.
Formazione
Andre Orsel – tastiere, chitarra solista
Kas Kluitman – basso, chitarra ritmica
Musicisti ospiti:
Stef Broks – batteria
Produzione
Andre Orsel e Kas Kluitman
Tracklist
1. Zhabareth
2. V’sion
3. Echonh
4. Or’ghin