Orto bar gonobizzato! (2013)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 18.04.2013
Pubblico: 60
Prezzo del biglietto: 4€

Sììì! Finalmente sono arrivati i giorni belli e il lungo, schifoso inverno è alle spalle. Quest’aprile è particolarmente bello e non ha portato solo sole e temperature piacevoli, ma anche il tradizionale Orto fest, un mese intero di musica, che ogni anno regala pure qualche suono più ruvido. Stavolta a farla da padrone sono soprattutto le serate metal del giovedì, che si svolgono perlopiù sotto l’egida della Kadilnice of Death – giovedì scorso a sfilarsi dal pacchetto una Camel e accendersela è stato il branco di cammelli death/thrash metal tecnico di casa nostra: i Gonoba.

I ragazzi che poco più di un anno fa ci avevano rattristato con lo stop improvviso, a inizio anno ci hanno sorpreso ancora di più con il loro ritorno (in)atteso. E che ritorno, in grande stile: il nuovo disco Endless Cycles conserva tutto ciò che è diventato il marchio di fabbrica dei Gonoba, ma per la band rappresenta anche un bel salto in avanti.

I Gonoba sono tornati sul palco come una mandria in corsa, dimostrando che un anno di pausa non li ha fatti per niente impigrire. All’Orto non è stato diverso. Hanno salutato il pubblico con un’intro strumentale che ci ha fatto capire che potevamo aspettarci di nuovo una tempesta di death/thrash metal tecnico. Quando sul palco si è unito a loro anche il frontman scatenato Hopsy, i Gonoba ci hanno schiacciato per un’ora buona con un’energia senza pietà, mescolando pezzi del primo album Chains of Ignorance e del disco più recente. Il suono eccellente ha fatto risaltare ancora una volta le fantastiche linee di basso di Brane DiGiorgio, ops, Tkalec, che dal vivo si intrecciano in modo magistrale con i riff chitarristici assassini del duo Mitja Prelovšek/Grega Kamenšek. Quest’ultimo, con assoli suonati con una facilità incredibile, ha dimostrato ancora una volta di appartenere alla vera élite dei chitarristi metal sloveni, ed è sempre un piacere vedere le sue dita fondersi con il manico della chitarra. Stavolta a spiccare è stata soprattutto la stampede alla batteria di Koki, a dimostrazione che è uno dei batteristi più prolifici della scena metal di casa nostra, cosa che con un drumming vario e dinamico ha chiarito benissimo proprio su Endless Cycles. Ai Gonoba, ovviamente, non si può pensare senza il pazzo frontman Hopsy, che durante l’ibernazione della band ha accumulato chilometri di palco con i The Canyon Observer. E si vede che ha dato i suoi frutti: è diventato un vero mostro vocale e un frontman molto più forte e sicuro di sé, mentre i suoi simpaticissimi sproloqui da sbronzo tra un pezzo e l’altro restano inconfondibili. La band ha chiuso il concerto di giovedì fin troppo presto con l’inno Camel Metal; visto che ormai hanno alle spalle due album in studio e due demo, nei prossimi show da headliner potrebbero allungare la scaletta almeno di un pezzo o due.

Che dire, è bello rivedere i Gonoba sui palchi: l’affiatamento incredibile e l’energia sul palco sono tornati, e la band è convincente e letale come i cammelli nel cult Atari Attack of the Mutant Camels!

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