Out Of The Blue
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1977
Voto: 5/5
Una delle caratteristiche fondamentali che distingue le grandi band di talento da quelle minori, di cui oggi di solito non si parla più, è la capacità di sfornare in poco tempo anche più album di fila che diventano capolavori e che a distanza di anni restano tra quelli che non possono mancare in nessuna collezione musicale che si rispetti. Uno di questi dischi, che dovrebbe stare in ogni casa e che chiunque dovrebbe ascoltare almeno una volta nella vita, è senza dubbio “Out Of The Blue”, il trionfo più grande nella storia della leggendaria istituzione art rock britannica Electric Light Orchestra.
Il loro carismatico capo, cantante, chitarrista e produttore Jeff Lynne, dopo l’uscita dell’eccellente “A New World Record” (1976), con cui la band era finalmente riuscita a sfondare commercialmente anche in patria e a trasformarsi in una star di livello mondiale, ha continuato sulla scia della ricetta vincente del disco precedente, sfruttando fino in fondo la sua straordinaria ispirazione creativa. In quel periodo era in continua ascesa e dalle sue mani uscivano hit su hit a ritmo vertiginoso (pare che la musica per l’intero album l’abbia scritta in meno di quattro settimane), il che ha fatto di “Out Of The Blue”, appena uscito, non solo il disco di maggior successo degli ELO, ma anche, secondo la maggior parte dei fan, il loro più grande capolavoro. L’album ha regalato alla band ben cinque singoli di successo, che ancora oggi trovano spesso la strada delle radio. Ogni buongustaio di musica avrà sicuramente già sentito i classici ELO di questo disco come “Turn To Stone”, “It’s Over”, “Sweet Talkin’ Woman”, “Mr. Blue Sky” e “Wild West Hero”.
Anche per altri versi “Out Of The Blue” era un album ambizioso, nonché l’ultima avventura di Lynne nel rock sinfonico (prog). Il disco potrebbe tranquillamente essere ascritto anche al pop rock, soprattutto per la quantità di brani vivaci e melodici (non solo gli hit citati). Ciononostante, anche stavolta gli arrangiamenti orchestrali sono curatissimi e creano un ottimo sfondo sinfonico-rock attorno alla voce e alla chitarra di Lynne. Vale sia per gli arrangiamenti d’archi – il violinista Mik Kaminski si è sbizzarrito in tante delizie sul suo violino blu insieme ai due violoncellisti Melvyn Gale e Hugh McDowell – sia per le parti di tastiera di Richard Tandy, fondamentale nel costruire quei veli mistico-atmosferici di cui “Out Of The Blue” abbonda. Una delle particolarità di questo disco è che il terzo lato dell’LP originale (uscito come doppio album) contiene il cosiddetto “Concerto For Rainy Day”, una raccolta di quattro brani collegati tra loro che formano una suite sinfonica piena di effetti sonori, tra cui il soffio del vento. Questo contribuisce a un cambio di atmosfera eccellente e crea un contrasto riuscitissimo con il resto dell’album.
Anche se la maggior parte dei brani, per la sua accessibilità melodica, ti entra subito in testa e molte melodie ti risuonano nelle orecchie per un bel pezzo, non farti ingannare: gli arrangiamenti sono complessi e le capacità tecniche di tutti i membri della band eccezionali. Oltre a un’ottima prova vocale con evidenti tratti beatlesiani, Lynne ha lasciato su questo disco alcune delle sue migliori parti di chitarra di tutta la carriera. I suoi testi, per lo più amorosi e sarcastici, non sono mai stati il massimo dal punto di vista lirico, ma si incastrano alla perfezione nella natura romantica e vivace della maggior parte delle composizioni. Dei 17 brani presenti nell’edizione originale non ce n’è uno brutto, e nemmeno uno mediocre. A Lynne è riuscito di realizzare un sogno di lunga data, un album zeppo di hit o potenziali hit, grazie al quale gli ELO potevano a buon diritto, anche commercialmente, proclamarsi i veri eredi dei Beatles, i loro grandi modelli. Il disco è noto anche per la bellissima copertina con l’astronave, che dopo “A New World Record” è diventata il logo inconfondibile della band. Gli ELO hanno così sfruttato alla grande la mania fantascientifica scatenata in quegli anni da Guerre stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo. Aggiungi la produzione maniacalmente perfezionista di Lynne e la leggenda è servita.
L’album si apre con il romantico-drammatico “Turn To Stone”, grande hit e uno dei brani migliori e più noti nella storia degli ELO. L’incredibile pathos romantico che pervade questo eccellente pop rocker nasce dalla sottilissima interpretazione vocale di Lynne, dagli arrangiamenti orchestrali sognanti, dal ritmo vivace e da semplici ma ben oliate parti di chitarra. Questa combinazione da sogno fa sì che il suo splendido ritornello melodico continui a risuonare nei recettori auricolari dei palati fini della musica ancora a lungo dopo la fine del pezzo. Della popolarità sempreverde di questo classico parla anche il fatto che, insieme a “Mr. Blue Sky” e “Don’t Bring Me Down” (dal disco successivo “Discovery”, 1979), sia stato usato in un episodio del cult della fantascienza britannica Dr. Who. Il successivo hit, “It’s Over”, è un’altra di quelle splendide power ballad degli ELO che conquistano per la loro drammatica espressività, per la natura sottile degli arrangiamenti orchestrali e per le tante ottime armonie vocali. Anche se è poesia da cuore spezzato, a parte il finale drammatico l’atmosfera è tutt’altro che triste e gli arrangiamenti orchestrali suonano parecchio rincuoranti.
In “Sweet Talkin’ Woman”, un altro singolo di successo, gli ELO dimostrano di nuovo alla grande la loro capacità di fondere vari elementi del rock: dal rock sinfonico al pop rock fino al glam rock. Non manca nemmeno un pizzico di disco, soprattutto nella linea ritmica del ritornello. Dopo un’introduzione barocca d’archi si passa a un pop rocker vivacissimo, che conquista con un ritornello quasi da ballare, segnato da splendide armonie vocali e gustosi arrangiamenti orchestrali. In “Across The Border”, che in apertura ha l’effetto del fischio di una locomotiva, emergono alcuni elementi di blues attraverso i riff saltellanti di Lynne, mentre la combinazione di archi e una ricca tavolozza di tastiere (tra cui il mini moog) garantisce l’ampiezza sinfonica. Dopo l’incursione di un motivo latino negli archi, l’ascoltatore ha davvero l’impressione di essere su un treno diretto chissà dove, oltre il confine messicano. “Night In The City” è interessante per i drammatici arrangiamenti d’archi, le varie armonie vocali di accompagnamento e un ritornello un po’ cupo che ricorda alcune loro creazioni del passato, prima di buttarsi con più decisione nel pop rock. “Starlight” è l’incarnazione della raffinatezza romantica, con un’elegante crescita al pianoforte, tanti veli esoterici di mellotron, armonie vocali angeliche e un ritornello eccellente che non ti esce dalla testa per un pezzo, anche se non è mai diventato un hit.
“Jungle” ha un’interessante introduzione sperimentale con versi di animali della giungla ottenuti tramite un particolare effetto sul sintetizzatore, oltre a svariate percussioni esotiche affidate al batterista Bev Bevan. È una combinazione vivace e riuscita di sinfonico, rock ed elementi etnici, con l’immancabile ritornello pop rock. Un brano che fa risuonare il lato scherzoso della band. “Believe Me Now” è un pezzo cortissimo e un po’ più cupo, con tanti arrangiamenti orchestrali drammatici ed effetti. Nella composizione successiva, la calma e malinconica “Steppin’ Out”, l’eredità beatlesiana della band emerge in modo particolarmente marcato. La vocalità colorita di Lynne prepara alla grande il terreno per il ritornello sinfonico centrale con ottime armonie vocali di accompagnamento. Nel ritornello usano a più riprese anche il vocoder. In uno dei versi finali, dopo una sezione orchestrale drammatica, si “intrufola” per un attimo anche un passaggio rielaborato di “Imagine” di Lennon.
Segue la suite “Concerto For The Rainy Day”, il già citato concept sinfonico-prog sui cambiamenti del tempo, aperto da “Standin’ In The Rain” con veri suoni di pioggia in apertura. Col tempo, attraverso un effetto di tuono, sfocia in una sezione drammatica con un crescendo di archi e un assolo di tastiere di Tandy. Neanche qui manca il malinconico ritornello beatlesiano, tra effetti di tuono e passaggi drammatici di tastiere e archi. Poi arriva la straordinaria ballata romantica “Big Wheels”, senza dubbio una delle più belle, se non la più bella in assoluto, della storia della band. Vale soprattutto per lo splendido ritornello con armonie vocali angeliche, un vero paradiso per ogni buongustaio di musica, che si incastrano in modo fantastico con i veli orchestrali di mellotron e degli altri strumenti. Il modo in cui sono costruite le armonie vocali e il livello di pathos che Lynne mette nel suo canto possono tranquillamente competere con i migliori pezzi dei Queen, maestri assoluti della drammaticità vocale. Senza dubbio una delle cose migliori della loro storia, anche se spesso resta trascurata. “Summer Lightning” porta la composizione verso acque più allegre e ottimiste. Ottimi arrangiamenti orchestrali e un eccellente accompagnamento di chitarra acustica sono arricchiti da splendide armonie vocali e da tanti effetti di pioggia e tuono. A chiudere la suite è l’ottimista e vivacissima “Mr. Blue Sky”, un altro grande hit, dove torna a splendere il sole. Anche questo classico non nasconde le sue strizzatine d’occhio all’eredità dei Beatles, soprattutto con il testo scherzoso e il ritmo saltellante. Nonostante l’apparente semplicità, è un brano strutturato con cura, con tanti cambi di motivo. Dopo l’inizio con battiti di mani e un ritmo giocosamente brioso arrivano un ritornello divertente e sottili ornamenti alla chitarra di Lynne. A colpire in particolare sono le armonie vocali operettistiche e corali nella parte finale.
“Sweet Is The Night” è un altro pop rocker divertente, con un ritornello niente male e l’inconfondibile umorismo nero britannico nel testo. Gli amanti del rock progressivo si rifaranno con lo strumentale ambient-sperimentale “The Whale”. Qui la band, con effetti sognanti del canto della balena, svariate parti di tastiera e tanti veli orchestrali ambient, torna per un attimo alle sue radici prog rock e serve un’altra delizia esoterica. “Birmingham Blues” è, come dice già il titolo, un blues rocker poco ortodosso e, per una band di Birmingham, rappresenta uno di quegli esperimenti insoliti che di solito si concedevano almeno una volta per album. Questo pezzo scherzoso poggia su arrangiamenti orchestrali giocosi, un ritmo ondeggiante, battiti di mani e alcune interessanti parti di chitarra di Lynne. Se dovessi proprio scegliere il brano meno interessante del disco, probabilmente punterei su questo.
L’album si chiude con l’eccellente “Wild West Hero”, ultimo dei cinque singoli di successo. Dopo un’introduzione con effetti di cavalcata si passa a una sezione malinconica al pianoforte e alla voce straziante di Lynne. Curioso che le parti “da cowboy” al pianoforte in questo brano le abbia suonate il violoncellista Melvyn Gale. Col tempo, tra svariati passaggi orchestrali, si fa strada un ritornello ottimista e possente, con un testo che ti fa venire facile in mente un cowboy solitario che cavalca verso il tramonto. Tra i bonus della ristampa attuale vale la pena segnalare l’ottimo pop rocker “Latitude 88 North”, con un ritornello dalla magia speciale, come solo gli ELO sanno creare. Questa chicca, che alla nascita aveva solo il ritornello, è stata completata da Lynne nella forma definitiva proprio per la ristampa di “Out Of The Blue.
“Out Of The Blue” anche dopo decenni resta un classico sempreverde del rock e, secondo me, anche il miglior album (con “A New World Record” subito alle calcagna) nella storia di questa leggendaria band. Lo ha confermato anche Lynne, che nelle note di copertina ha definito i due dischi i più grandi traguardi della band. All’uscita di “Out Of The Blue” gli ELO hanno toccato il culmine della carriera e della creatività, hanno suonato davanti ad arene esaurite su un palco a forma dell’astronave della copertina e sono diventati una delle band di maggior successo commerciale dell’epoca. I bei tempi non sono durati a lungo: con il disco successivo, “Discovery”, la band si è lanciata in una breve ma interessantissima avventura disco, a cui è seguito l’inevitabile, graduale declino del successo commerciale e creativo. Ma finché sono stati in cima al mondo della musica, hanno scritto una delle più belle favole di successo. Se per caso non hai ancora questo capolavoro nella tua collezione di classici rock, non esitare e rimedia a questa mancanza il più in fretta possibile.
Formazione
Jeff Lynne – voce, chitarra, mini-moog, percussioni
Bev Bevan – batteria, percussioni, cori
Richard Tandy – tastiere
Kelly Groucutt – basso, percussioni, cori
Mik Kaminski – violino
Melvyn Gale – violoncello, pianoforte
Hugh McDowell – violoncello
Produzione
Jeff Lynne
Tracklist
1. Turn to Stone (3:48)
2. It’s Over (4:08)
3. Sweet Talkin’ Woman (3:48)
4. Across The Border (3:52)
5. Night in the City (4:02)
6. Starlight (4:30)
7. Jungle (3:51)
8. Believe Me Now (1:21)
9. Steppin’ Out (4:38)
10. Standing in the Rain (4:20)
11. Big Wheels (5:10)
12. Summer and Lightning (4:13)
13. Mr.Blue Sky (5:05)
14. Sweet is the Night (3:26)
15. The Whale (5:05)
16. Birmingham Blues (4:21)
17. Wild West Hero (4:40)
Durata dell’album: 63:17