Overdrive
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Diamond Dawn
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: year
Durata: 51:21
Voto: 4.3/5
I Diamond Dawn sono un’altra band di recente formazione, arrivata da Göteborg, in Svezia, che ha infilato con coraggio le scarpe della ricchissima eredità dell’AOR! Si è fatta notare con il singolo digitale »Standing As One«, che ha tirato fuori il gruppo dal sottosuolo e l’ha portato addirittura a incuriosire l’italiana Frontiers Records, con cui la scorsa primavera hanno firmato il contratto per il disco d’esordio in studio. Per arrivare a tanto devi essere prima di tutto davvero, davvero bravo. E già alla partenza della carriera.
Il 2012 è quindi stato per i Diamond Dawn un anno di duro lavoro. Ne è nato il debutto in studio »Overdrive«, anticipato a metà gennaio 2013 dal primo singolo, »Take Me Higher« – uscito in formato digitale.
Quando ti metti ad ascoltare questo album, ti viene da dire che i ragazzi si sono meritati il favore di un’etichetta così potente come Frontiers Recrods (senza di lei il rock melodico, di questi tempi, faticherebbe a sopravvivere). Parliamo, detta brutalmente, di un genere musicale oggi un po’ arcaico, che ha toccato il suo apice commerciale negli anni Ottanta. Eppure è anche un genere in cui è maledettamente difficile tenere il passo sul piano degli arrangiamenti e della composizione, e per questo rappresenta una sfida ancora più grande per il musicista che ci si butta dentro.
È il genere rock più vicino al pop in assoluto, e questo vuol dire che chi arrangia deve muoversi con una bravura pazzesca su quella sottile, apparente linea che unisce l’artigianato della perfezione creativa, frutto della propria ispirazione, e un’orecchiabilità melodica che deve conquistarti all’istante, cioè già »al primo colpo«. Anche un ascoltatore che non sta concentrato al 100% su quello che gira alla radio o nel lettore CD. È l’arte che il pop padroneggia ma di cui saggiamente non parla, perché a svelare questa saggezza possono essere solo le tue orecchie.
Semplifichiamo. I Diamond Dawn seguono l’eredità di formazioni più vecchie come Bad Habit e/o Grand Illusion, piaceranno un sacco anche a chi conosce gli Elevener, e non pochi spunti arrivano dai caldissimi Work Of Art. Tutte le band citate, ovviamente, vengono dalla scuola »Scandi AOR / Melodic Rock«. Ci sono comunque momenti in cui il gruppo fa l’occhiolino al glam (Turn It Up). Al contrario, non è difficile imbattersi in simili zone di confine tra i generi anche nei connazionali dei Diamond Drive che scavano nel sleaze / glam rock, Chrash Diet, Wig Wam, H.E.A.T., visto che ogni tanto nei pezzi anche loro si avvicinano all’AOR / Melodic Rock.
Quello che salva questo disco e lo tira fuori dal grigiore della media è una produzione eccezionale. Cattura un calore che mette in risalto allo stesso modo le basse – che »colorano« con efficacia il quadro sonoro – ma soprattutto è una vera brillantezza nel bilanciamento di tutti i mattoni che costruiscono il suono dell’album. Anzitutto c’è un dialogo di tastiere e frasi di chitarra equilibrato e pieno di colore. Le chitarre sono messe bene in evidenza nel riff, le tastiere riempiono lo sfondo da maestre, con un paesaggio stratificato di medie gradevolissimo per l’orecchio. Il gruppo capisce anche il senso di raggiungere il crescendo atmosferico nei ritornelli. E ci riesce anche grazie a un uso sapiente delle linee vocali di base, armonizzate con i cori.
I Diamond Dawn non inventano nulla di nuovo. Masticano il già masticato, eppure tutto in questo disco suona incredibilmente convincente. Ti ritrovi di colpo in piena età dell’oro degli anni Ottanta. Le tastiere incarnano il suono degli Ottanta. La voce è pulita, potente e ben costruita, ultra-melodica, con un dominio chiarissimo. Però dà un po’ fastidio proprio questo sviluppo della potenza vocale, che starebbe meglio in un power metal. Niente da dire sul cantante, il tutto »tiene botta« benissimo, nessun motivo di allarmarsi. Ma ci sono tanti casi in cui la voce nell’AOR / melodic rock funziona al meglio quando si regge sul falsetto. Un esempio tipico dei nuovi rivalisti dell’AOR con una voce che usa solo il falsetto e intanto brucia a pieno sangue sono gli australiani White Widdow. Gli intenditori e quelli dall’orecchio fino si accorgeranno presto che c’è ancora un po’ di spazio per raggiungere contrasti atmosferici più forti e stacchi bombastici tra i pezzi che reggono lo sviluppo dinamico dell’album. Letta così sembra una contraddizione, ma quando richiami alla memoria il carisma vocale di Richard Marx, ti vengono subito in mente un mucchio di domande retoriche su fin dove si potrebbe ancora lucidare il vocabolario dei Diamond Dawn.
Sul piano della qualità, però, i pezzi non traballano. »Overdrive« è un disco che ti prende subito e ti tiene stretto fino all’ultimo secondo. Di ottime soluzioni strumentali nelle parti centrali, che smuovono dinamica e atmosfera, non c’è certo penuria (California Rush) e tutte le caratteristiche dell’album sono rifinite alla perfezione. Come esordio, »Overdrive« è un disco »par excellence«. I Diamond Dawn con questo lavoro hanno detto in modo chiaro e inequivocabile di essere una band di rock melodico scandinavo appena sfornata, su cui bisognerà contare seriamente in futuro. Il debutto è eccellente e merita una possibilità da parte tua. E lascia intendere senza dubbio che col prossimo album i Diamond Dawn cresceranno ancora artisticamente e supereranno »Overdrive« in qualità. Il perfezionismo svedese si è dimostrato ancora una volta un fenomeno planetario difficile da battere. Il lavoro fatto su »Overdrive« conferma solo che, in questi tempi nuovi, gli scandinavi sono la forza trainante nel mantenere in salute la tradizione del rock melodico.
Formazione
Alexander Strandell – voce
Olle Lindahl – chitarra, cori
Johnny Göransson – chitarra
Niklas Arkbro – tastiere
Mikael Planefeldt – basso
Efraim Larsson – batteria, cori
Tracklist
01. Into Overdrive
02. Take Me Higher
03. Crying
04. Standing As One
05. California Rush
06. Indestructible
07. Turn It Up
08. The Hunter
09. Give It All
10. Don’t Walk Away
11. Powergames