Pakleni trio
Artista: Gordi
Etichetta: Jugoton
Uscita: 1981
Durata: 31:27
Voto: 4.5/5
Era il 1981 e anche in territorio jugoslavo era impossibile fermare gli ingranaggi del tempo e l’ondata di suoni nuovi, più duri, di chitarre distorte. Ne erano consapevoli anche i portabandiera del rock duro di Belgrado, i Gordi, che oggi, insieme alle leggende Divlje Jagode e Pomaranča, piantano uno dei pilastri dell’heavy metal jugoslavo. Da un giorno all’altro hanno mollato l’approccio jazz progressivo e la fioritura hippie di amore e dolcezza con cui si erano fatti strada fin dalla nascita nel 1977, e con un look bizzarro hanno varcato la soglia dell’era dei colori selvaggi, dei leggings aderentissimi, della pelle e dell’esaltazione primordiale dei corpi femminili sudati, della vita veloce e del seme infernale dell’heavy metal piantato dalla nuova ondata britannica. Il trattato di questa nuova creatura, dal battito più rapido e con la febbre dell’adrenalina, è anche il disco Pakleni trio, fino a poco tempo fa una perla ingiustamente trascurata della produzione hard jugoslava.
https://www.youtube.com/watch?v=PfH3Q0HElbo
Il passaggio all’heavy metal, per i Gordi, è stato graduale. Nel 1977 il giovane, grintoso cantante, chitarrista e autore dei testi Zlatimir Zlatko Manojlović si ritrova a un bivio della sua vita. Il servizio militare chiude il capitolo della band Dah, e Manojlović decide di portare avanti il suo obiettivo di penetrazione musicale con un power trio, i Gordi, nome che in serbo significa “orgogliosi”. I Gordi sono legati strettamente anche alla Slovenia: il loro primo disco, Čovek, è stato registrato e pubblicato per l’etichetta di Lubiana RTV, e ha visto la luce solo un anno dopo la fondazione. Un anno più tardi arrivano addirittura due dischi – Gordi 2 e 3 – e la fame creativa li spinge ad andare più lontano e più forte. All’inizio degli anni Ottanta firmano con la più grande e ricca etichetta jugoslava, la Jugoton, e così comincia il passaggio definitivo al metal. Il primo disco che rappresenta l’antologia del periodo metal dei Gordi è proprio lo straordinario Pakleni trio. I Gordi rinunciano al suono delle tastiere e all’aiuto del fratello di Manojlović, Goran, per svolgere il lavoro infernale nel modo più coerente e possente possibile. Parte del fascino sta anche nel cambio alla batteria: al posto di Stevan Milutinović, fino ad allora nella band, arriva un ex membro di Siluete e Bicikl, con un drumming più duro e l’uso della doppia cassa, cosa non proprio frequente nella RSFJ, che fino ad allora potevamo ascoltare solo dalle mani (e soprattutto dai piedi) di Keith Moon o Ginger Baker, e che ha soddisfatto tutti i criteri per cui l’ex patria comune si è guadagnata un parallelo con la NWOBHM.
https://www.youtube.com/watch?v=LtC0sJccJK8
Con la loro produzione eccezionale, al livello di quanto succedeva nella musica mondiale, i Gordi hanno tracciato la strada dura di un linguaggio musicale che per molti, allora, era maledetto ma sempre più attraente. Con nove brani, Pakleni trio mette in fila una serie di pezzi divertenti e soprattutto freschi. L’intesa tra Zlatko Manojlović, con riff di chitarra vivacissimi e pieni di idee e una bella voce, il basso solido di Slobodan Svrdlan e, come detto, il lavoro alla batteria eccezionale e pionieristico per la Jugo di Čedomir Petrović forma una struttura d’acciaio per un disco fuori dal comune. La tensione non cala dalla prima traccia d’apertura, Put do pakla. La musica è a un livello virtuosistico e, siccome all’alba dell’era del metal il confine tra i due generi era sottilissimo, i Gordi passano di continuo dall’heavy metal all’hard rock. Buona parte di ciò che si sente richiama alla mente i Judas Priest, alla maniera di Rainbow o Whitesnake. Il suono sexy delle chitarre in Volim sa di fine anni Settanta, prima che una vignetta erotica di corpi maschili e femminili intrecciati e di umori d’amore porti il pezzo a una velocità e a giri più alti in Tebi ne treba niko. Naivna Venera esalta ancora una volta le curve femminili e la scopata sfrenata di un macho locale con una splendida ragazzina, e dopo un breve rimorso ci becchiamo il missile metal più duro del disco. Strašna riba iz daleka è, sia musicalmente sia nei testi, il pezzo migliore e più brillante del disco. Dopo lo standard hard rock un po’ più lento di Ona je žena arriva il gran finale, nella composizione complicatissima e piena di gioia del pezzo ultra-affilato San, e dopo poco più di mezz’ora di piacere non resta che il tempo per un immancabile replay, o per cercare qualcosa di affine e almeno più o meno altrettanto bello.
La sequenza degli eventi è continuata così: nel 1982 i Gordi hanno pubblicato il disco di culto Kraljica smrti, ma l’interesse e il successo erano troppo pochi per poterci vivere, e nel 1984 Manojlović ha sciolto definitivamente la band, incamminandosi verso acque più soliste. Svrdlan si è poi integrato nella formazione jugo-canadese Warriors, o Ratnici, e i Gordi sono usciti definitivamente di scena fino al 2006, quando il disco Pakleni trio ha rivisto la luce in una versione ampliata e rimessa a lucido. Una traccia, però, è rimasta, e il testimone del ritmo selvaggio e dei suoni nuovi l’hanno raccolto i Divlje Jagode, i Pomaranča di Lubiana e tutta una serie di nomi grazie ai quali anche la Jugoslavia si è iscritta sulla mappa dell’heavy metal.
Formazione
Zlatko Manojlović – voce, chitarra
Slobodan Svrdlan – basso, cori
Čedomir Petrović – batteria, cori
Produzione
Branko Rogošić, Željko Savić & Gordi
Tracklist
1. Put do pakla
2. Igraj, luduj
3. Volim
4. Ona i ja
5. Tebi ne treba niko
6. Naivna Venera
7. Strašna riba izdaleka
8. Ona je žena
9. San